(FESTA DEL CINEMA DI ROMA – 13ma Edizione, 18/28 ottobre 2018)

Il 16 gennaio 1969 Jan Palach, studente alla Facoltà di filosofia dell’Università di Praga, si recò in piazza San Venceslao, si cosparse il corpo di benzina e si diede fuoco. Il suo fu un atto estremo di disperazione contro l’occupazione militare della Cecoslovacchia da parte delle truppe sovietiche e servì a sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale su ciò che stava realmente accadendo nel suo Paese.

 

Tra le mille prerogative del cinema c’è non solo quella di raccontare storie inventate, ma anche di portare a conoscenza del pubblico qualcosa che fa parte della storia universale come il fatto narrato in questo film, forse dimenticato, che invece merita di essere ricordato per il significato che ha trasmesso e che potrebbe trasmettere alle nuove generazioni che non hanno vissuto in pieno la dicotomia tra un paese occupato ed un paese occupante. Tuttavia Jan Palach, del regista ceco Robert Sedláček, appare eccessivamente didascalico nel voler raccontare gli ultimi mesi della vita di questo giovane studente, che divide il suo tempo tra i propri affetti e lo studio universitario. In un paese dove la presenza sovietica aveva annullato la libertà di espressione, la popolazione si era rassegnata al sopruso, la sua protesta, insieme a quella di tanti altri studenti impegnati politicamente all’interno dell’Università, fu un vero e proprio grido contro l’invasore.

Il film con la sua ambientazione riesce comunque a trasmettere quel clima grigio di tristezza che appesantiva gli animi e che contribuiva nel silenzio a spegnere ogni speranza di indipendenza, ponendo di fatto fine a quell’effimera stagione riformista che era stata indicata come la “Primavera di Praga”. Il protagonista Viktor Zavadil, con il suo sguardo smarrito, contribuisce a rendere l’atmosfera claustrofobica dove non c’è spazio neanche per una logica spiegazione del perché di quel gesto. Certamente un documento importante per i giovani che sconoscono la non libertà e che oramai hanno abbandonato quegli ideali a vantaggio di altri, forse meno nobili. Il film, a volte eccessivamente lento nel farci entrare negli ingranaggi della storia, desta qualche sporadico sbadiglio assieme ad un misto di interesse ed apprensione. Se ne suggerisce la visione a quei ragazzi ignari, che magari hanno incontrato il nome di Jan Palach per indicare una strada o una piazza della propria città: occasione buona per soddisfare magari una propria curiosità.

data di pubblicazione:24/10/2018







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