Gli anni della militanza di Tommaso Buscetta all’interno di Cosa Nostra, la sua cattura in Brasile, l’estradizione in Italia, l’incontro con il giudice Falcone: tappe di un percorso di vita di colui che non si definì mai un pentito ma solo un collaboratore di giustizia. Un vero uomo d’onore che, sentendosi tradito negli ideali in cui aveva sempre creduto e per i quali aveva lottato sin dall’età adolescenziale, decide di rivelare i segreti di mafia che portarono negli anni ottanta a destabilizzare la cupola dei Corleonesi, con a capo Totò Riina, che in pochi anni era riuscita a far diventare Palermo capitale mondiale del traffico di eroina.

 

Dopo Buongiorno, notte del 2003, in cui si narrava del rapimento, della detenzione e dell’omicidio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, Marco Bellocchio torna a parlarci con questo nuovo lavoro di fatti di cronaca senza però farne un mero resoconto. Il regista, sempre ben calato nel suo stile visionario e a volte surreale di raccontare una storia, ne Il Traditore va oltre i fatti per entrare nell’intimo dei personaggi e mostrarne il lato più umano, con le sue contraddizioni e depravazioni. L’immagine che ne viene fuori di Tommaso Buscetta, alias don Masino, è quella di “un uomo d’onore” come usava definirsi il mafioso di una volta che, anche nelle azioni più efferate, onorava sempre quei codici autentici di rispetto dei valori umani secondo gli aberranti codici di Cosa Nostra. Bellocchio spiega bene, con le stesse parole del protagonista superbamente interpretato da Pierfrancesco Favino, come Buscetta non si possa mai definire un traditore per aver rinnegato e accusato i suoi boss, semmai al contrario proprio loro, assetati di potere e di soldi, avevano tradito quei principi cosiddetti morali sui quali da sempre si era basata la logica di mafia.

Il film riesce molto bene a raccontare quel tragico periodo degli anni ottanta, anche ricorrendo a devastanti immagini di repertorio, e fa ben intendere quei meccanismi sofisticati che reggevano il sistema di Cosa Nostra, una struttura che si apprestava a lasciare fuori ogni sentimentalismo a sacrificio di qualsiasi ideale degno di essere rispettato.

Una regia perfetta che riesce bene ad equilibrare momenti di spietata ferocia con altri più intimi e personali del protagonista, rimasto solo nell’affrontare il nemico, quei propri “familiari” che lo vogliono morto dopo avergli ferocemente ucciso i suoi due figli maggiori e tanti altri membri della sua famiglia. Nel film di Bellocchio non c’è spazio per la retorica fine a sé stessa, ma solo per i fatti: l’uomo viene descritto nella sua essenza pura, nobile o perversa che sia, messo a nudo di fronte alla realtà che si è costruito attorno e verso la quale è costretto a scontrarsi per sopravvivere.

Presentato in concorso nell’ultima edizione del Festival di Cannes, il film ha subito ottenuto grande consenso da parte della critica nazionale e internazionale e, pur non avendo ottenuto il Palmares, Il Traditore è sicuramente destinato ad altri importanti riconoscimenti ben meritati, sia per l’ottima regia che per l’interpretazione dell’intero cast formato da attori italiani di eccezionale bravura.

data di pubblicazione:03/06/2019


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