Oltre e prima del Mito e della Leggenda, la storia realisticamente rivisitata di Remo e Romolo, il loro viaggio verso la libertà durante il quale gli Dei o il Fato faranno sì che uno di essi sarà il futuro re di Roma

 

Finalmente un film italiano ambizioso, spettacolare ed originale, lontano per contenuti e qualità dalla produzione corrente della nostra cinematografia. Matteo Rovere si è coraggiosamente assunto il compito di riscrivere la leggenda della fondazione di Roma con il supporto economico di una coproduzione Italo-Belga, il contributo storico-culturale di alcune prestigiose Università, di attori, maestranze, tecnici e troupe altamente professionali. Il risultato offertoci dal giovane regista è veramente apprezzabile, una storia originale e girata con il forte impegno di risultare la piú autentica e la piú veritiera possibile. Tutto è decisamente realistico: costumi ed ambientazioni, fino allo stesso linguaggio usato per gli scarsi dialoghi: il latino, o meglio, un corretto “ proto-latino” opportunamente sottotitolato. La cosa non disturba affatto, dopo poco lo spettatore è talmente preso dalla narrazione filmica e dall’intensità della recitazione dei protagonisti, che ci si scorda dei sottotitoli. Anzi … tutto sembra ancora più vero. La realizzazione può far ricordare film come Apocalypto di M. Gibson, ed il gioco dei rimandi  non si ferma certo qui; il ruolo della natura cosi incombente ed immanente nelle sue valenze spirituali ci può certamente ricordare The New World di T. Malick, così come la lotta per la sopravvivenza fra boschi e paludi non può non ricordarci The Revenant di G. Iñarritu.

Pur con tutti questi possibili rimandi, l’opera di Rovere è però originalissima e supportata da una fotografia più che eccellente, tutta in luci naturali, proprio per evidenziare il ruolo di coprotagonista della Natura, un mondo inospitale, selvaggio e ferino fatto di boschi oscuri e paludi, ove la storia ha il suo decorso naturale e lo stesso spettatore si trova immerso partecipe anche lui della lotta per la sopravvivenza.

Gli attori tutti sono bravi, in particolare sono poi eccellenti i due protagonisti Borghi (Remo) ed Alessio Lapice (Romolo). Certo il film è, a tratti, violento, ma la violenza era una realtà pervasiva di quei tempi, cosi come lo era l’influenza della superstizione o religione sulle azioni degli uomini. Siamo molto lontani dai kolossal in costume, dai peplum eleganti e finti di americana memoria o, dai “sandaloni” italiani con una Roma in cartapesta, siamo invece in un mondo arcaico, selvaggio e primitivo ma reale, fatto di fango, buio, paura e coraggio bestiale.

Una sfida vinta e vinta bene quella di Matteo Rovere. Un film lontanissimo dal banale, dall’ordinario e dalla mediocrità. Un film che, pur con qualche caduta di ritmo, forse troppo lungo e con un finale quasi retorico, avrà comunque un sicuro apprezzamento anche internazionale. Un film infine, da poter leggere anche con le chiavi di lettura attualissime del conflitto tutto umano fra realismo e rispetto del divino, vale a dire le vicende della condizione umana. Un cinema veramente coraggioso ed ambizioso! Ce ne fossero di film così.

data di pubblicazione:18/02/2019


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