Favoletta natalizia dove si narra di un parroco di paese e ladro di oggetti sacri catapultati per “miracolo” nella Palestina ai tempi della nascita di Gesù. Seguono blande complicazioni…e finale miracoloso!

Candido come un soufflè, leggero come un ruscello d’alta montagna, ecco apparire per la gioia-di-grandi-e-bambini, l’ultima fatica dei simpatici (questo sì!) Ficarra&Picone, già cabarettisti di talento, poi attori e financo registi con alterne fortune ( L’Ora Legale la loro migliore prova sullo schermo). Con il super-natalizio, Il Primo Natale (omen nomen) in uscita, si ripropongono nella loro versione più innocua, senza il cinismo di Ficarra (qui nelle vesti di un ladro miscredente e arruffone) e con un buonismo quasi d’altri tempi. L’idea di partenza non è nuova (il viaggio nel tempo a ritroso), con ben altri risultati l’avevamo già vista, tanto per citare, in Non Ci Resta Che Piangere, e la storia pure, ovviamente, rivisitata in più salse e angolazioni diverse (dal Re dei RE ai Monty Phyton). Nell’occasione il duo palermitano, aiutati (?) nella sceneggiatura dal bravo Nicola Guaglianone, s’ingegnano in un film che ha comunque dei pregi rispetto alle tradizionali pellicole nostrane: sarà per la concorrenza di Netflix ( sulla cui piattaforma è probabile che il film finisca, come già gli altri lavori dei due) o per quella dei normali “cine panettoni”, ma Il Primo Natale ha certamente il merito di non essere povero e sciatto nella sua veste. I costi produzione sono stati alti e si vede…! Le avventure in Palestina con i villaggi, gli animali, la gente sono assolutamente credibili, (indiscutibile l’omaggio ai “peplum” di cinecittà, con Romani e tigre nell’arena) e rari per prodotti analoghi ammanniti durante il Natale. Non è quindi la rappresentazione dell’epoca (puntuale e ricca) , né la narrazione della favoletta (i nostri eroi che cercano Giuseppe e Maria per ottenere il miracolo del ritorno ai nostri tempi) a deludere, bensì la mancanza di coraggio complessiva nel non volersi distaccare da battute tranquillizzanti e mai corrosive, il barcamenarsi fra adesione all’ideologia cattolica e critiche superficiali alle religioni, l’occasione di trattare il fenomeno migratorio in modo non barzellettistico. Quanto alle interpretazioni , oltre i due , al loro livelli standard (simpatia, battutine, gags più o meno scontate) va segnalata quella del bravo Popolizio nelle vesti di un superbo Erode. In conclusione, come si diceva una volta, Ficarra e Picone “strappano la sufficienza ma avrebbero certamente potuto fare di più…!”il che non impedirà al pubblico nazional- natalizio di apprezzare il più natalizio dei film.

data di pubblicazione:13/12/2019


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