Siamo alla fine dell’Ottocento in un piccolo villaggio della Danimarca, dove vivono due anziane sorelle, figlie di un pastore protestante che è anche il capo religioso della comunità. Dopo la morte del genitore, le due donne continuano la sua missione dedicandosi completamente agli altri, rinunciando ognuna a crearsi una famiglia. La loro vita è semplice e frugale, così come i pasti che sono solite elargire ai compaesani in difficoltà, come una sorta di mensa benefica per i più bisognosi. Un bel giorno bussa alla loro porta una donna: è Babette Hersant, sfuggita alla repressione della Comune di Parigi dove le sono stati uccisi marito e figlio. Ha con lei una lettera di presentazioni di Achille Papin, una vecchia conoscenza di una delle due sorelle, in cui viene chiesto di ospitare la donna in cambio del suo valido aiuto come governante. Passano molti anni e Babette, che nel frattempo si è conquistata la stima dell’intera congrega, un bel giorno riceve da Parigi diecimila franchi d’oro frutto di una vincita alla lotteria. Come forma di ringraziamento, prima di congedarsi per fare rientro in patria, la donna chiederà alle due sorelle di poter allestire un pranzo in memoria del pastore loro padre, omettendo di dire che userà gran parte di quella esagerata somma di danaro per il banchetto. I dodici commensali non sanno che quello sarà un pranzo speciale; solo il generale Lorens Lowenhielm, ospite d’onore della serata, riconoscerà portata dopo portata che, dietro quelle sofisticate delizie, si nasconde la mano di un prestigioso chef parigino donna che, molti anni addietro in un famoso ristorante di Parigi, riusciva con la sua cucina sublime a trasformare ogni banchetto “in una avventura amorosa”. La seduzione di quel cibo inebrierà tutti i commensali, nessuno escluso, facendo loro superare discordie ed antichi rancori, facendoli quella sera danzare tutti insieme perché “rettitudine e felicità si sono baciate”. Babette rimarrà in Danimarca senza un soldo, ma rafforzando la consapevolezza che “un artista non è mai povero”.

Tratto dall’omonimo racconto di Karen Blixen, Il pranzo di Babette è un autentico capolavoro da non perdere e da rivedere.

Il film venne presentato nella sezione Un Certain Regard de la 40^ edizione del Festival di Cannes dove il regista ottenne una menzione speciale dalla giuria ecumenica, per poi vincere nel 1988 l’Oscar come miglior film straniero e nell’89 il Bafta per la stessa categoria; mentre Stéphane Audran (Babette) fu insignita del Nastro d’argento nel 1988, come miglior attrice straniera.

Alla raffinatezza di questa splendida pellicola ed in onore della splendida Babette, vorrei abbinare la ricetta di un dolce sublime: la torta di mandorle e crema di mia madre Argia.

INGREDIENTI – per la sfoglia: 100 gr di burro – 4 tuorli – 4 cucchiai di zucchero – 2 etti circa di farina 00 (quanta ne assorbe per una consistenza di pasta morbida) – la buccia di 1 limone grattugiato; per la crema pasticcera: 4 tuorli – 100 gr di zucchero – 50 gr di farina 00 – 1/2lt di latte intero o alta qualità – 1 stecca di cannella; per la crema di mandorle: 150 gr di mandorle tritate finemente – 3 albumi – 125 di zucchero – buccia grattugiata di 2 limoni.

PROCEDIMENTO:

La torta consta di tre passaggi: la pasta di base con cui foderare lo stampo, la crema pasticcera e la crema di mandorle.

Per la pasta mettere in una coppa la farina a fontana ed all’interno della cavità i 4 tuorli, il burro a temperatura ambiente ridotto a pezzetti, lo zucchero, e la buccia grattugiata del limone. Mescolare il tutto sino all’assorbimento della farina. Otteniamo una palla di pasta piuttosto morbida ma che non deve risultare appiccicosa sulle dita: qualora lo fosse, aggiungere all’occorrenza un po’ di farina. Mettere la pallina in frigo avvolta alla pellicola trasparente.

Per la crema pasticcera (che può essere fatta anche la sera prima in quanto deve essere fredda e ben compatta), unire ai 4 tuorli i 100gr di zucchero e i 50gr di farina, e girare il tutto con un mestolo di legno senza creare grumi finché non si raggiunge un colore chiaro. Aggiungere il latte a filo, precedentemente riscaldato con all’interno una stecca di cannella che poi va tolta, e mettere a cuocere il tutto a fuoco lento mescolando con il mestolo sino a raggiungere una consistenza piuttosto soda.

Per la crema di mandorle, montare a neve ferma i 3 albumi con lo zucchero, ed alla fine aggiungere la buccia di 2 limoni grattugiati e i 150gr di mandorle pelate precedentemente macinate a grana sottile ma non troppo (non deve essere una farina). Gli ingredienti vanno ovviamente aggiunti agli albumi montati mescolandoli sempre dal basso verso l’alto.

Prendere a questo punto una teglia circolare da 28 cm di diametro (che, preferibilmente, dovrebbe essere di quelle con bordo sganciabile), imburratela e infarinatela, foderatela con la pasta appena tolta dal frigorifero aiutandovi con le mani, creando un bel bordo alto e bucandola sul fondo e ai lati con la forchetta. Inserire quindi sul fondo prima la crema pasticcera ed sopra a chiusura la crema di mandorle. Infornare a forno ben caldo fisso solo sotto a 160°/170° per circa 30 minuti scarsi, trascorsi i quali aprire il forno e vedere se la crema di mandorle è diventata dorata ed il bordo della pasta cotto.

Una volta sfornata, aspettare che la torta sia ben fredda per toglierla dalla teglia sganciando delicatamente il bordo, perché è molto delicata e potrebbe rompersi.

E’ una torta raffinatissima, ottima come fine pasto o per un the.

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