(Teatro Vascello – Roma, 2/7 aprile 2019)

Angelo Baldovino, uomo socialmente fallito al quale nessuno dà più credito, accetta di sposare Agata rimasta incinta da una relazione con il Marchese Fabio Colli. In questo matrimonio di facciata, Angelo si comporterà in maniera del tutto ineccepibile in quanto, in un mondo di disonesti, inizierà ad assaporare “il piacere dell’onestà” non solo per riabilitarsi nei confronti degli altri ma soprattutto per rivalutarsi verso se stesso.

  

 

Dopo quasi otto anni dalla messa in scena di Così è se vi pare, Alessandro Averone, regista e attore teatrale formatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, presenta in questi giorni al Vascello Il piacere dell’onestà centrando in pieno un tema molto caro al drammaturgo siciliano. Pirandello, soprattutto nei suoi lavori teatrali, ha spesso affrontato il problema dell’uomo e dell’impossibilità di mostrarsi per quello che è, non per quello che la società vuol fargli credere di essere. Ecco che Averone ci presenta una serie di personaggi che tra il tragico e il grottesco fanno fatica e smascherarsi per dare spazio alla propria essenza al di là delle apparenze: l’uomo così è solo una immagine esteriore di come gli altri lo rappresentano e quindi ben lontano dal manifestare la propria vera natura. Accanto al regista, sulla scena nei panni di Baldovino, troviamo Marco Quaglia, Alessia Giangiuliani, Laura Mazzi, Gabriele Sabatini e Mauro Santopietro, in una produzione del Teatro Metastasio di Prato in collaborazione con Knuk Company, che compongono un cast di eccezionale bravura. Gli attori si muovono con assoluta presenza scenica rivelando senza difficoltà l’essenza propria dei vari personaggi. Alle maniere affettate e intrise di ipocrisia del marchese Colli, fa da contrappunto il comportamento schietto di Baldovino che, pur adattandosi alle apparenze richieste dagli accordi stabiliti, non può fare a meno di rivelare la propria integrità morale nei confronti di Agata la quale, comprendendo la sua onestà, inizierà a manifestargli il proprio sincero amore. Le scene, curate da Alberto Favretto, sono essenziali mentre giocano un ruolo fondamentale i costumi di Marzia Paparini che, a seconda dei personaggi, sono elaborati ma in alcuni casi caratterizzati da un’apparente banalità.

Le musiche, a cura di Mimosa Campironi, sono apparse a chi scrive a volte stridenti e sconnesse rispetto alla rappresentazione, coerenti solo per l’ouverture da Le Nozze di Figaro di Mozart.

Lo spettacolo sembra comunque trasmettere lo spirito proprio del pensiero di Pirandello dove ognuno, sia in teatro come nella vita di ogni giorno, recita la propria parte secondo un copione dal quale difficilmente ci si può discostare.

data di pubblicazione:04/04/2019


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