(Piccolo Eliseo, 15 novembre – 2 dicembre 2018)

Scena grigia di una provincia inglese qualunque, quattro amici si ritrovano insieme nei pressi di un molo. Di fronte a loro solo il mare e i pensieri. Sono vestiti a lutto e bevono birra, Frankie è morto e come loro aveva solo 25 anni. Chi era Frankie? Cos’è la vita di provincia?

Un testo brillante, giovane, ironicamente intelligente, attuale, solo in apparenza banale, ma mai scontato, che ha guadagnato a Norris il premio Bruntwood 2013. Siamo davanti a un esperimento di scrittura che strizza l’occhio a un Samuel Beckett per il vuoto che i personaggi si portano dentro, ma anche al teatro epico di Brecht, con le sue didascalie che ci informano su dove siamo e a che ora si sta svolgendo l’azione. Il tempo e il ritmo della narrazione sono serrati e mantengono l’attenzione accesa dalla prima all’ultima battuta di questi dialoghi, solo ad un primo ascolto banali. Il testo in fondo è costruito su conversazioni quotidiane che possono svolgersi dovunque, in un bar come in una camera da letto. La storia rappresentata non ha tanto il sapore di un racconto, quanto l’intensità di un lampo che illumina una situazione, la morte del giovane Frankie, uno come tanti in questo luogo di provincia, dove è difficile mostrarsi per quello che si è realmente e dove gli altri fanno fatica a capire e a capirsi. Non è neanche permesso ai suoi amici chiedersi o darsi risposte sulla morte del loro amico, nei posti di provincia salvare la faccia è più importante di qualsiasi altra cosa. Si deve saper tacere la verità, meglio viverla per sé, meglio scappare altrove. Con uno straordinario meccanismo dialogico, fatto di battute che accennano ma non dicono mai chiaramente, Norris riesce a rendere reali questi personaggi, mostrandoci quanto basta per poterne capire la loro più intima essenza. So here we are (Eccoci qua, dunque!) è il titolo originale della pièce inglese.

La situazione iniziale l’abbiamo descritta: quattro amici aspettano su una banchina in riva al mare che arrivi l’ex fidanzata del loro appena defunto amico per compiere un ultimo gesto laico di commiato per lui. Ci si chiede come sia potuto succedere che abbia avuto quell’incidente che gli ha causato la morte. La seconda parte del testo è un flash back sulla notte dell’incidente. Qui si scopre cosa è accaduto a Frankie le ultime ore prima di morire. La storia si intreccia piano piano in maniera perfetta come i filamenti di una ragnatela. I punti si collegano tra loro attraverso un gioco drammaturgicamente perfetto. La verità viene finalmente fuori.

Un testo affascinante quello messo in scena da Silvio Peroni e bravi tutti gli attori della compagnia che meritano di rimanere in scena a godersi l’applauso prolungato e sentito del poco (ahimè!) pubblico presente. Uno spettacolo azzeccato che è ottimo preludio al festeggiamento del centenario del teatro Eliseo.

data di pubblicazione: 23/11/2018


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