La storia vera di Bryan Stevenson, giovane avvocato, laureato ad Harvard, che divenne famoso per aver difeso i detenuti di colore del braccio della morte di un carcere dell’Alabama privi dei più elementari diritti in un sistema giudiziario ostile e razzista.

 

Se questa fosse una pellicola degli anni ’50, ma che dico, ’60 potremmo anche non sorprenderci più di tanto delle ingiustizie, dei pregiudizi, del razzismo tout court di cui sono vittime gli afro americani. Il dato sconfortante è invece che i fatti narrati dal regista Destin Daniel Cretton nel suo sodalizio artistico con Brie Larson (qui anche come attrice nel ruolo di un’avvocatessa locale che si batte per la gente di colore), si sono svolti di recente e sono stati raccontati prima che nel film, nel libro di Stevenson Just Mercy, Storia di Giustizia e Redenzione del 2014, dunque in piena epoca Obama. Del resto, la cronaca e di conseguenza la filmografia statunitense non hanno mai mancato di raccontare le continue umiliazioni patite dai neri d’America. Dai tempi di Il Buio Oltre la Siepe ai film di Spike Lee, alle innumerevoli e spesso notevoli pellicole sui comuni abusi da parte di poliziotti spesso in odore di razzismo (ne cito solo alcune del 2018: Skin, Il Coraggio della Verità, Che Fare Quando il Mondo è in Fiamme, Se La Strada Potesse Parlare ……), tutte pellicole che spesso iniziano con l’arresto di un ignaro afro americano fermato in auto dalla polizia in cerca di colpevoli a prescindere… Anche nella storia narrata da Cretton l’incipit è il medesimo: Walter MacMillan, che nel film ha il volto di Jamie Foxx, lavoratore nero, viene fermato e in seguito accusato del delitto di una giovane bianca. La più becera provincia dell’Alabama all’unisono (polizia, magistratura, governatore) si accontenta di prove e testimonianze superficiali e “condanna” Mac Millan (“..basta guardarlo in faccia!”). Ed è a questo punto della storia che entra in campo il brillante avvocato Stevenson, interpretato da Michael B. Jordan (Black Panter, Creed),il quale non crede alla colpevolezza di Mac Millan e decide di difenderlo nonostante il suo stesso assistito, oramai già nel braccio della morte e in attesa dell’esecuzione della sentenza, e con lui la locale comunità nera abbia perso ogni speranza. Ovviamente il regista è totalmente in sintonia con il giovane “eroe” e lo segue nella sua drammatica lotta contro pregiudizi e ingiustizie riuscendo infine a rendere giustizia all’innocente. Come dicevo in premessa non è il primo e temo non sarà l’ultimo film sul razzismo e più in generale, sulla paura del diverso, ma la pellicola ha efficaci frecce al suo arco: è asciutta, mantiene un buon ritmo, è ottimamente recitato e, purtroppo, riesce a fotografare ancora una volta in modo impietoso il volto di un’America che tollera a tutt’oggi inique disparità sociali e razziali.

data di pubblicazione:11/02/2020


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