Ancora una volta un film campione di incassi in Francia, ancora una volta il cinema francese ci regala l’opportunità di apprezzare quanto i bei ruoli di donna dominino la cinematografia di oltr’Alpe. Abbiamo già ammirato Vittoria in Tutti gli uomini di Vittoria; Aurore in 50 Primavere; Isabelle in L’amore secondo Isabelle; ed oggi abbiamo Nathalie.

Nathalie (Karin Viard), divorziata, è una donna bella e desiderabile, cinquantenne, professoressa in un Liceo parigino e madre di una diciottenne in procinto di far carriera nel mondo della danza classica. Tutto perfetto, almeno così sembrerebbe, il suo mondo inizia però a vacillare all’improvviso, quando d’un tratto si rende conto della sua reale solitudine affettiva e della sua imprevista posizione di debolezza e fragilità. La figlia, sempre più indipendente, può divenire anche una concorrente potenziale, una giovane professoressa insidia il suo prestigio e ruolo proponendo nuovi e migliori metodi didattici, l’ex marito ha una nuova e bella compagna. La svolta esistenziale, i 50 anni, divengono un peso e Nathalie inizia a considerare con occhio diverso il complicato mondo che la circonda e … si difende e … aggredisce tutti!

I fratelli Foenkinos, già affermati scrittori e sceneggiatori, a 6 anni dal loro primo lungometraggio La Delicatezza, ispirandosi ad un loro soggetto originale, tornano a firmare insieme un film dolce ed amaro, a metà strada fra la commedia graffiante e spassosa ed il dramma psicologico. Ci disegnano, con assoluta sensibilità e leggerezza, senza condiscendenze ipocrite, un delicato ritratto di una donna amabile ma destabilizzata dal passaggio dell’età. Costante della produzione filmica dei due fratelli è la descrizione dello stato di incertezza dei momenti di passaggio cruciali della vita, difatti, mentre nella loro opera prima la protagonista affrontava il disagio del lutto e della perdita, questa volta il tema è il disagio dell’ètà che avanza, le ambivalenze e le meschinerie, l’incapacità di condividere le gioie altrui e, non ultimo, anche il tabù della gelosia fra madre e figlia. I registi sono molto bravi, senza voler giudicare navigano abilmente fra dramma e commedia, mantenendo un giusto equilibrio, descrivendo solo le mille sfaccettature di un personaggio complesso, fino al punto che lo spettatore si affeziona alle sue traversie. Nathalie è difatti così totalmente umana ed autentica che nonostante le sue cattiverie, fra lei e lo spettatore non può non scattare una certa complicità. E’ una donna mezzo angelo e mezzo demonio che l’interpretazione della Viard, evitando ogni aspetto caricaturale, rende divertente, umana e simpatica, addolcendone così le tante sfaccettature ed evidenziandone, pur nella comicità delle situazioni, la sofferenza interiore di una persona che è pur conscia dei propri eccessi. Un ruolo che sembra costruito per esaltare proprio le capacità artistiche dell’attrice. Attorno a lei un cast di secondi ruoli impeccabili e ben disegnati. La scrittura del racconto è efficace, i dialoghi sono intelligenti, veri e sottilmente calibrati ed il susseguirsi di situazioni mantiene sempre elevato il ritmo narrativo. L’esito complessivo è discreto.

Alla fine il transfert cinematografico ricercato dai registi riesce perfettamente e lo spettatore si identifica totalmente in Nathalie perché riconosce in lei e nelle sue reazioni qualcosa di nascosto che sente potenzialmente anche proprio. Il complicato mondo di Nathalie è dunque una commedia dallo humour molto corrosivo che però funziona egregiamente e che regala allo spettatore anche un divertente processo di autoanalisi in compagnia della bellezza luminosa della brava Viard.

data di pubblicazione:13/10/2018


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