(FESTA DEL CINEMA DI ROMA – 13ma Edizione, 18/28 ottobre 2018)

Una romantica storia d’amore che diviene struggente perché conosce la tristezza della separazione e che, invece di spegnersi, si autoalimenta. E così l’amore diviene strumento per difendersi dalle ingiustizie e dal dolore, quell’amore che rende forti se viene instillato sin da bambini, come cura per affrontare le brutture del mondo.

 

Se la strada potesse parlare di James Baldwin è il romanzo da cui Barry Jenkins ha tratto ispirazione per il suo ultimo film, che riesce a mescolare, fedele al racconto, romanticismo e tristezza, melanconia e dolcezza, rabbia e dolore. “Beale Street è una strada di New Orleans, dove sono nati mio padre, Louis Armstrong e il jazz. Ogni afroamericano nato negli Stati Uniti è nato a Beale Street, è nato nel quartiere nero di qualche città americana, sia esso a Jackson, in Mississippi, o a New York. Beale Street è la nostra eredità. Questo romanzo parla dell’impossibilità e della possibilità, della necessità assoluta, per dare espressione a questo lascito…”

Siamo nel quartiere di Harlem a Manhattan negli anni ’70. Tish ha appena diciannove anni ed ama profondamente Alonzo, detto Fonny, che ne ha ventidue: i due sono cresciuti insieme e sono dunque inseparabili sin dalla tenera età e, seppur giovanissimi, il loro è un amore profondo. I genitori di lei ne sono perfettamente consapevoli, forse perché anche loro si amano ancora molto, mentre quelli di Fonny, in continuo litigio tra loro, non vedono di buon occhio la ragazza. Queste diverse vedute non impediscono alla coppia di progettare un futuro insieme e l’improvvisa gravidanza di Tish consolida quel legame già così stretto. Ma i loro romantici progetti di una felice vita in comune s’interrompono allorquando Fonny viene accusato di un reato che non ha commesso.

Il tema principale di questo film è l’amore, coniugato attraverso l’indissolubile legame di coppia, attraverso l’altrettanto indissolubile legame con la propria famiglia, attraverso le radicate amicizie del quartiere in cui si nasce e si diventa grandi, tramite un codice sacro non scritto che le famiglie afroamericane hanno, perché l’amore rende forti e pronti ad affrontare i colpi duri della vita, come i pregiudizi razziali ancora tanto radicati nella società americana e non solo.

E solo così, quando il più naturale dei progetti che un uomo e una donna possano avere nella propria vita naufraga in seguito ad un’ingiustizia, il sentimento che li unisce, se forte, può resistere anche alla più dura delle prove. Barry Jenkins, premio Oscar per il bellissimo Moonlight, è riuscito a trasferire sullo schermo la poesia dell’amore ma anche la sua forza che nasce dal contagio che si trasmette in famiglia, in una pellicola emotivamente avvolgente da non perdere.

data di pubblicazione:21/10/2018








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