(Teatro dell’Orologio – Roma, 20 gennaio/1 febbraio 2015)

Alcuni giovani attori della scuola romana di recitazione Teatro Azione, guidati dalla regia visionaria di Kira Ialongo, hanno portato in scena una tra le più complesse opere di Pirandello.

Rimasta incompiuta a causa della morte dell’autore, I giganti della montagna presenta i tratti di un vero e proprio testamento artistico, mettendo insieme alcune tra le principali componenti del teatro pirandelliano. La Ialongo ha deciso di affrontare una sfida non facile, scegliendo di rimanere fedele al testo originale, pur con alcuni necessari tagli, e lavorando molto sulle atmosfere e sulle suggestioni visive e musicali.

Alle difficoltà di un testo già denso di significati, metafisico, in bilico tra vita terrena e aldilà, si aggiunge, infatti, una linea narrativa molto articolata, in cui si incontrano e sovrappongono due comunità di esseri umani, gli “scalognati”, da un lato, e la compagnia della contessa Ilse, dall’altro; i primi accomunati da uno stato di emarginazione sociale e alienazione individuale, i secondi un gruppo di personaggi che hanno perduto per sempre il loro autore, morto suicida, e sono ora “in cerca di un pubblico” a cui poter raccontare La favola del figlio cambiato (altra opera dello stesso Pirandello).

Perfetta la realizzazione di un metateatro portato qui alle sue estreme conseguenze, in cui i personaggi scavallano i più tradizionali binomi di vita-teatro, realtà-finzione, calandosi anche nella dimensione onirica e attraversandola fino a divenire, senza accorgersene, spiriti dell’aldilà, come sembra sussurrare alla contessa Ilse, in preda al terrore, la tenera Sgricia (interpretata in modo eccezionale da Francesca Ceci).

Un’opera di realismo magico che strizza persino l’occhio con autoironia a un certo esoterismo ed è dominata, nonostante la struttura corale composta da attori tutti di ottimo livello, dalla figura del mago Cotrone (l’imponente e carismatico Emanuele Gabrieli), che governa come un abile burattinaio il caos di villa La Scalogna, ricordando tanto il Prospero shakespeariano, e della fragile contessa Ilse (la trascinante Chiara Oliviero), appesa alla vita da un filo sottile come la sua esile figura da ballerina.

Corredato di musiche raffinatissime e scene memorabili (tra tutte la danza della contessa e del suo conte su uno sfondo di lucciole e il teatrino dei fantocci) lo spettacolo scava talmente a fondo nella psiche e nei sentimenti più stratificati, da imporre poi agli attori di richiudere materialmente i molteplici sipari lasciati aperti sul palco, prima di giungere al misterioso e, forse, funesto epilogo: il temuto arrivo dei giganti dalla montagna.

 

data di pubblicazione 29/01/2015


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