Lara è un adolescente androgino impegnato in un percorso che lo porterà a diventare una ragazza a tutti gli effetti. Il mondo che lo circonda, dalla famiglia alla scuola, è molto sincero nei suoi confronti e, senza pregiudizi o ammiccamenti di sorta, tutti lo vedono già al femminile. Con ferma determinazione, Lara decide di sottoporre il suo “scomodo” corpo alla rigida disciplina della danza con massacranti esercizi per realizzare, unitamente ad una appropriata cura ormonale per il cambio di sesso, la sua massima aspirazione di diventare una ballerina.

 

Il ventisettenne cineasta belga Lukas Dhont, qui alla sua opera prima, dopo aver ricevuto ampi riconoscimenti a Cannes insieme al protagonista Victor Polster, è oramai sulla strada verso Hollywood visto che Girl rappresenterà il Belgio ai prossimi Oscar 2019 come miglior film straniero. Merito del regista è quello di aver regalato agli spettatori una storia particolare, molto diversa da quelle così spesso rappresentate sul tema della disforia di genere, nelle quali principalmente si è parlato della sofferenza psicologica di un individuo alla scoperta di una propria identità sessuale e, quasi sempre, in contrasto con un atteggiamento sociale a lui apertamente ostile. Lara infatti, pur ancora fisicamente vincolata al genere maschile, è vista oramai da tutti come una ragazza e come tale si comporta in tutte le situazioni. Qui non ci troviamo di fronte alla tolleranza di una società, sicuramente più evoluta di quella italiana, ma si va oltre in quanto tutti considerano Lara non solo come vuole essere considerata, ma lo fanno senza alcun tabù. L’originalità del film è quella di farci entrare all’interno di quel corpo per condividerne anche i turbamenti adolescenziali, alla ricerca di un duplice posizionamento: sociale e sessuale. Lara, contrariamente a molti giovani della sua età, sa perfettamente dove vuole arrivare ma la sua età non le concede i tempi giusti, prefiggendosi di raggiungere gli obiettivi rapidamente, impaziente di attendere il periodo necessario per preparare il proprio corpo alla trasformazione finale. Un corpo che infatti fa resistenza e che sembra non volersi adattare con tempi così stretti da lei imposti. Fondamentale per il percorso è la figura paterna (Arieh Worthalter) di Lara, che assume nei suoi confronti un atteggiamento sempre attento, premuroso ma mai patetico, complice in questo lungo cammino verso il suo radicale cambiamento.

Mai una caduta di stile in entrambi i protagonisti, uniti in qualcosa di veramente grande ma che loro stessi affrontano con una semplicità a volte disarmante, punteggiata solo da attimi sporadici in cui prevale il puro senso del pudore. Attimi in cui ognuno cerca di guardarsi dentro per capire meglio cosa fare e soprattutto come farlo.

Film delicato e introspettivo, se vogliamo anche pieno di sofferenza, ma il tutto trattato con un rigore cinematografico ed una pulizia delle immagini, soprattutto nei lunghi primi piani, da cui emerge una professionalità da lasciare veramente sbalorditi.

data di pubblicazione:07/10/2018


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