(FESTA DEL CINEMA DI ROMA – Alice nella città, 18/28 ottobre 2018)

In una cittadina del Texas Richie Wincott, un ragazzo appena maggiorenne, esce dall’istituto nel quale è stato praticamente dalla nascita. Senza famiglia né riferimenti, deve cercare di far avviare la propria esistenza e guadagnarsi un ruolo nella società, ma non è facile, e il crimine è una tentazione facile, specie se intorno inevitabilmente arrivano le cattive compagnie. Si mette subito nei guai e viene sospettato di essere il fautore di una rapina. Niente sconti, anzi paradossalmente tutto è ancora più difficile visto che il destino lo fa innamorare di una brava ragazza mettendolo crudelmente di fronte a chi senza saperlo ha ferito mortalmente.

 

Friday’s Child, presentato alla tredicesima edizione di Alice nella città nella sezione Panorama, è la storia di un ragazzo confuso e sperduto che prova ad entrare in un mondo che non gli concede alcun appiglio. Richie è un ragazzo problematico, dallo sguardo quasi assente, dalle poche parole, sussurrate quasi sotto voce (straordinaria l’interpretazione di Tye Sheridan). Ancora incapace di poter trovare una propria stabilità inizia a commettere furti e piccoli crimini per poter sbarcare il lunario. Alla sregolatezza della sua vita si mischia poi il tentativo di trovare un lavoro, finché non si intromette nella sua storia l’elemento devastante, Swim che trascinerà in avventure sempre più estreme che porteranno la polizia sulle loro tracce.

L’ultimo personaggio che accidentalmente si incastra nella vita del protagonista è quello di Joan (molto brava l’attrice Imogen Poots), una giovane ragazza benestante che tenta di introdurre Richie nella sua vita. Ma le loro realtà sono troppo lontane per convivere. E quando forse uno spiraglio sembra aprirsi, il crimine commesso lo punisce in maniera ancora più drammatica, senza lasciargli scampo. L’espiazione forse riuscirà a trasmettergli una speranza per dare un senso al suo futuro.

A.J. Edwards disegna un mondo sfocato tra le strade del Texas, fatto di movimenti fluidi e liberi, grandangoli, vuoti e sovrapposizioni di luci e suoni, tra il reale e l’angoscia con lo sfondo di una natura immobile e ostile. Il regista porta sullo schermo il peso di una vita ai margini, la ricostruzione di una verità degradante, ma questo lo fa sempre mantenendo salda la sua percezione artistica delle immagini, facendo così trasparire le influenze subite dal suo maestro Terrence Malick. Angosciosamente innovativo Friday’s Child, vede inoltre coinvolto anche Gus Van Sant in veste di produttore esecutivo.

Un film che rimane attaccato alla pelle. Nonostante tutto si rimane legati ai personaggi fino alla fine, alla ricerca forse di un senso a tutto quello che sta accadendo, fino all’ultimo sospiro finale, fino a quel colloquio devastante e gelido che nello stesso tempo restituisce una dignità ed una ragione di esistere ad entrambi.

data di pubblicazione:27/10/2018








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