Frances Ha, ovvero del crescere. Non un racconto di formazione, perché la protagonista è una bionda ballerina ormai ventisettenne, ma il tentativo, scanzonato e sconclusionato, come la protagonista del film, di resistere alle prese di coscienza, all’ingresso in un’età cosiddetta adulta. Un Peter Pan in gonnella che si ritrova,  senza un preciso progetto o direzione, quasi accidentalmente, a ballare;  ma più che in una compagnia di danza in cui non riesce ad entrare, lo fa da una casa all’altra, da una relazione alla “singletudine”, senza un dollaro in tasca, e con un’amicizia del cuore altrettanto strampalata e adolescenziale con la sua Sophie.  Con la sincerità di chi, però, non cerca una stabilità e una sicurezza calati dall’alto di una “condotta di vita”, ma vive volteggiando goffamente in una New York dipinta con l’assenza di colori di un bianco e nero accogliente. Gli unici che possono permettersi di fare gli artisti a New York sono ricchi, afferma Frances l’infrequentabile, così definita da uno dei suoi coinquilini.  E guardando le immagini, anche senza una vera e propria citazione, sono transitati negli occhi di chi vi scrive la felina Audry di Colazione da Tiffany, rannicchiata alla finestra,  ma anche la Sabrina che vola a Parigi, una versione “radical chic” della Bridget Jones britannica, le foglie gialle di A piedi nudi nel parco e…. dialoghi pennellati, degni dell’umorismo di un film nordeuropeo:

Proust è un po’ pesante

– Beh, però dicono che va letto

– No, intendevo pesante da portare in aereo

Astenersi spettatori in cerca di “trama”.

data di pubblicazione 5/10/2014


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