(Teatro Belli – Roma, 3/5 dicembre 2019)

Dramma a carattere familiare, For once – per una volta – è la storia di April, Gordon e del loro figlio Sid. Un incidente stradale scuote la routine della loro vita perfettamente equilibrata.

 

 

Immaginate di avere per le mani un bellissimo bicchiere di vetro, dove avete versato magari il vino della buona bottiglia che avete conservato per l’occasione speciale. Mentre già avete assaporato i primi sorsi, il bicchiere vi scivola dalle mani, accidentalmente, e il vetro si frantuma a terra in mille pezzi. Impossibile rimetterlo a posto, non resta che raccogliere le schegge e buttare via tutto. È quello che accade a questa famiglia di una cittadina inglese di provincia. La tranquilla e fin troppo ordinata serenità dell’esistenza dei suoi componenti viene violentemente sconquassata da un incidente in cui perdono la vita i tre migliori amici di Sid (Michele Dirodi), un ragazzo poco più che adolescente, figlio di April (Selvaggia Quattrini) e Gordon (Marco M. Casazza). Quella sera è l’unico a salvarsi miracolosamente, ma perde un occhio sul quale porta ora una benda. Come nel nostro bicchiere l’urto di quella sera genera nella famiglia una frattura. Improvvisamente si ritrovano uno distante anni luce dall’altro, come pianeti di un unico sistema solare, vetri spezzati di un unico bicchiere. Uniti per mantenere una parvenza di relazione civile, ma estremamente lontani nei desideri e nei bisogni. La menzogna diventa per loro un’arma di sopravvivenza. Ma perché mentire? E a chi? A sé stessi, per illudersi di essere comunque felici? O agli altri, per illuderli che tutto va bene lo stesso? Mantenere l’apparenza è la regola da seguire in un paese dove si conoscono tutti.

A turno ognuno confessa al pubblico la propria solitudine e la propria insoddisfazione. Il testo drammaturgico, reso leggero da continue battute ironiche (fondamentali gli interventi del giovanissimo e bravissimo Sid/Dirodi), risulta così una somma infinita di monologhi-sfogo, dove solo noi capiamo la portata del loro più intimo dolore. I tre non si parlano mai; lascia sconcerto la totale assenza di dialogo. Anche scenograficamente ognuno abita il suo spazio: Sid la sua camera, April la cucina e Gordon la sua poltrona. Eppure sono sullo stesso palcoscenico. I racconti che riportano fanno riferimento a cose passate e presenti: il tempo, insieme allo spazio, è anch’esso violentemente frantumato. Sul finale però ecco un inaspettato ricongiungimento, come a dire che in fondo basta un po’ di attenzione all’altro – e meno preoccupazione per il giudizio della società – per ritrovare comunione e serenità.

data di pubblicazione:04/12/2019


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