FIORI SOPRA L’INFERNO di Ilaria Tuti – Longanesi, 2018

Ammetto di averlo letto per il commento di Donato Carrisi anche se, alla fine, devo dire che il personaggio che lo aveva positivamente colpito è stato quello che mi ha convinto di meno: il commissario profiler Teresa Battaglia, colei che sarà a capo dell’indagine su una serie di omicidi avvenuta a Travenì, paesino immaginario delle Dolomiti friulane. Francamente il commissario Battaglia mi è sembrato un po’ troppo costruito: un passato tristemente segnato da un avvenimento che per intrigare il lettore dovrebbe restare segreto e che viene svelato prima della fine del libro; una malattia che potrebbe renderla inabile al lavoro, che ci ricorda il caro vecchio Kurt Wallander dei romanzi di Mankell, e che la Battaglia affronta con estremo stoicismo; una vena di sarcasmo nel suo carattere duro e determinato che in realtà nasconde la sua bonarietà…  un personaggio forse troppo attento a creare un rapporto di empatia con il lettore, ho sicuramente apprezzato di più il “novello” ispettore Massimo Marini “Era poco più di un ragazzo e sembrava uscito da una pubblicità di moda.”.

La location del romanzo è perfetta, siamo rapiti, incantati e intrigati dalle montagne friulane che Ilaria Tuti ci descrive con affetto e rispetto, sono i paesaggi delle montagne tra cui è nata e cresciuta e dalla sua scrittura ne traspare il suo amore sincero.

La tranquillità di queste montagne viene spezzata dal ritrovamento del corpo di un uomo a cui sono stati asportati gli occhi, poco lontano l’assassino ha preparato un fantoccio con gli indumenti della vittima. A questo omicidio ne seguiranno altri altrettanto efferati l’unico indizio per le indagini verrà dai racconti di quattro bambini di Travenì, uniti tra loro da un patto di sangue, che saranno per il commissario Battaglia una sorta di calamita che unirà i pezzi del puzzle che porteranno alla risoluzione del caso “«Forse loro vedono il mondo meglio di noi» disse, in un sussurro. «Vedono l’inferno che abbiamo sotto i piedi, mentre noi contempliamo i fiori che crescono sul terreno»”. Il romanzo si svolge su due piani narrativi che si alternano nei vari capitoli, alle vicende che si stanno svolgendo a Travenì si contrappongono quelle avvenute negli anni ’70 del Novecento in Austria e di cui sono protagonisti, anche in quel caso, dei bambini oggetto di un esperimento basato sugli studi dello psicanalista René Spitz.

Devo dire che non mi è dispiaciuto affatto, la scrittura è estremamente fluida e le descrizioni dei luoghi molto piacevole, in alcuni passaggi mi è sembrato intravedere la mano del maestro Carrisi ma forse sono solo un po’ prevenuta.

Sicuramente una scrittrice da seguire.

data di pubblicazione:12/02/2018

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