(Teatro Vascello – Roma, 2/6 maggio 2018)

Terzo e ultimo appuntamento con Mitiprese al Teatro Vascello di Roma. E gran finale con Festa di famiglia, in scena dal 2 al 6 maggio per celebrare il 60° compleanno di una madre, ma anche per raccontare le dinamiche di violenza e sopruso che spesso si annidano all’interno della famiglia. Il punto di partenza non poteva che essere Pirandello, il signore del teatro borghese del ‘900 che proprio sulla famiglia e sulle relazioni problematiche uomo-donna ha fondato gran parte della sua riflessione: commedie e materiali estratti dalle sue novelle e dai romanzi sono stati assemblati sotto la guida speciale di Andrea Camilleri.

 

 

 

Uno studio denuncia che parte dalla famiglia o meglio dall’intimità della famiglia, da quel nucleo recondito nel quale troppo spesso si perpetrano violenze devastanti ai danni dei più deboli, bambini donne, anziani.

La metafora di Pirandello diventa lo spunto letterario per raccontare la quotidianità ed una storia familiare. Soprusi, percosse, umiliazioni fisiche e morali che diventano cronaca di oggi, sempre più rude, sempre più devastante.

Un eccellente lavoro collettivo che va dalla drammaturgia alla regia condotto dalle magnifiche Fab Four Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariángeles Torres questa volta sostenute e affrontate dai bravissimi Fabio Cocifoglia e Diego Ribon.

Si parte dalla vicenda di Mommina e Rico contenuta in Questa sera si recita a soggetto di Pirandello E’ il giorno del 60° compleanno della mamma, Ignazia. Le tre figlie, Donata, Mommina e Frida le hanno organizzato una piccola festa a sorpresa. Mentre si dispongono attorno al tavolo per la cena si consumano e si sovrappongono tre inferni domestici: il marito ossessivo e violento tortura la debole Mommina, la madre e la figlia più grande Frida rimasta a casa condividono un rapporto malato, fatto di recriminazioni, violenze mai riconosciute, odio e dolori non confessati, mentre l’altra coppia apparentemente più normale (Donata e Leone), convive con a profonda depressione fatta di desideri frustrati. Ma la festa must go on e tra convenevoli e brindisi di rito alla fine arriva la torta.

Un dramma grottesco carico di tensione, un Festen nostrano con inquietanti spunti comici, una scenografia asciutta e fredda scaldata da canzoni degli anni ’50 per un quadro fosco e drammatico, fatto di dialoghi efficacissimi che rimandano alla cronaca ma anche a quell’intimo ferito nel quale più di qualcuno finisce per ritrovare piccole o grandi lacerazioni.

Attualissimo e doloroso. Da applausi.

data di pubblicazione:04/05/2018


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