Matteo è un uomo di successo, circondato dal lusso e dagli eccessi, che ama la vita in tutte le sue manifestazioni più estreme. Ettore è più modesto, insegna in una scuola media di provincia dove vive un’esistenza tranquilla, quasi nell’ombra, ben cosciente dei propri fallimenti personali. Matteo e Ettore sono fratelli. Quando una grave malattia colpisce uno di loro, entrambi dovranno necessariamente confrontarsi, scoprendo il profondo sentimento d’affetto che li unisce.

 

Con questo film, presentato quest’anno a Cannes nella Sezione “Un Certain Regard”, Valeria Golino è alla sua seconda esperienza in veste di regista dopo Miele. In entrambi i film viene affrontato il tema della morte, ma nella sua opera prima come soluzione finale alla sofferenza, come dolce fine, in questo secondo film il tema della morte viene invece affrontato più come qualcosa che incombe ma che si vuole allontanare nel migliore dei modi possibile. Lo scontro fisico e psicologico tra i due fratelli, che non hanno mai saputo dialogare tra loro né tantomeno scoprire ed apprezzare le proprie diversità, rende la situazione quasi paradossale in quanto saranno costretti ad affrontare l’infermità esorcizzandola attraverso una sorta di dissonante “euforia”, un misto di gioia ed ansia per ciò che potrà accadere. Matteo in particolare, che vive di avventure occasionali con uomini e di cocaina, si vedrà costretto a giocare un ruolo più maturo a lui sino ad allora del tutto estraneo, dovendo gestire al meglio qualcosa con cui non si era mai misurato.

La Golino affronta con Euforia il problema dei rapporti interpersonali di fronte alla malattia in maniera quasi ironica, come un pretesto per fare prendere coscienza ai vari personaggi di ciò che si è, a dispetto di ciò che si vuol far credere di essere. Ognuno sembra avere un impedimento a rivelare la propria vera natura a causa di una forza superiore, una sorta di ingiustificato pudore per mascherare le proprie debolezze. Il vero punto di forza del film è che la tensione viene coscientemente alleggerita da situazioni al limite del grottesco, funzionali ad impedire alla narrazione di cadere altrimenti in qualche inevitabile cliché, ciò anche grazie all’utilizzo di un linguaggio fresco e graffiante come a voler minimizzare il dramma incombente.

Molto convincente la prova di Scamarcio, ma altrettanto bravo Mastandrea nella parte di Ettore, uomo oramai alla deriva al quale resta poco tempo per riscattarsi nei confronti della vita; entrambi i personaggi vengono tratteggiati con particolare cura, capaci di esprimersi con profondo realismo. Meno convincenti Isabella Ferrari nella parte della ex moglie di Ettore e Jasmine Trinca nel ruolo della sua nuova compagna. Ottima la fotografia, curata dall’ungherese Gergely Poharnok.

data di pubblicazione:24/10/2018


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