Bisogna innanzitutto premettere che, per chi avesse intenzione di leggere un libro horror, non è questo il libro adatto. Temo che gli insuperabili titoli pubblicati nel ventennio ‘70/’80 siano ormai solo, ahimè, un lontano ricordo: anzi direi che, in questo racconto, di horror non v’è proprio nulla.

Stephen King ci riporta nella cittadina di Castle Rock nel Maine.

Nella prima scena Scott Carey, il protagonista del romanzo, si sta recando dal suo storico amico Bob Ellis, medico in pensione, per raccontargli cosa gli stia accadendo: Scott sta perdendo costantemente peso e, benché il suo fisico resti immutato e lui mangi porzioni sempre più abbondanti, l’ago della bilancia scende inesorabilmente verso lo zero.

La storia che percorreremo con Scott vedrà come protagoniste anche le sue nuove vicine di casa, Missy e Deirdre proprietarie del nuovo ristorante messicano Holy Frijole, coppia omosessuale con la quale, dopo un inizio piuttosto turbolento, comincerà un’amicizia molto affettuosa ed estremamente profonda.

Come dicevo non è certo il libro che ci si aspetterebbe da King, sicuramente lo stile è il suo, limpido e accattivante e qualsiasi storia racconti rimane innegabilmente un grande affabulatore ma, mi accorgo sempre più, di avere difficoltà a recensirlo come il Re, il Maestro; forse sono rimasta ancorata a titoli come IT, Christine la macchina infernale, Pet Sematary (non dimentichiamoci che Castle Rock è stata la cittadina di Cujo).

Mi pare evidente che questo libro sarebbe dovuto essere un omaggio a colui che King definì, in una datata intervista rilasciata al Corriere della Sera, il suo maestro: Richard Matheson, autore di Tre millimetri al giorno, il cui protagonista era proprio Scott Carey.

Nel corso dell’intervista King dice di Matheson: “Quando la gente parla di questo genere, immagino che citi per primo il mio nome, ma senza Richard Matheson io non sarei nemmeno qui… È venuto fuori quando c’era bisogno di lui, e questi racconti mantengono intatto tutto il loro originale fascino ipnotico.

State attenti: siete nelle mani di uno scrittore che non chiede pietà e non ne concede.

Vi spremerà fino all’osso, e quando chiuderete questo libro vi lascerà con il più grande regalo che uno scrittore possa offrirvi: il desiderio di leggerlo ancora”

Ma in questo racconto, estremamente delicato, King dà più peso alla deriva “buonista” della redenzione, da parte di Scott, degli abitanti di Castle Rock nei confronti di Missy e Deirdre – che mi è sembrato un cliché veramente non degno di lui – che alla storia in sé.

Che dire, non mi ha convinta.

data di pubblicazione:08/04/2019

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