Per alcuni scrittori che avviano una popolarità di ritorno c’è sempre il dubbio che il successo di un singolo libro sia il catalizzatore per la pubblicazione di altre dimenticate opere di minor valore. Herman Koch replica sul mercato italiano con questo testo che ha le dimensioni del racconto lungo più che di un romanzo. La trama è esile, il plot micro ma la storia della letteratura è comunque piena di inneschi modesti che sfociano in risultati superbi. Diremo che non è questo il caso. Una modesta vicenda di incomprensione coniugale vede l’intervento del capo-famiglia che si relaziona con la moglie del figlio in una serie di incontri sempre più fitti. L’inespresso è alla base di uno sviluppo pacato che non rasenta mai il dramma. Il libro è anche un auto-fiction perché s’immagina pianificazione dello scrittore che discetta sulla vita dispensando consigli demagogici e inapplicabile che fanno misurare al lettore la distanza tra teoria e pratica. Una vita facile solo sulla carta perché ricca di contraddizioni, svolte, malumori, litigi. S’intuisce che l’interesse del protagonista non è virato sulla semplice risoluzione di un nodo familiare. Improvvisamente tutte le tensioni di dissolvono nel colpo di scena. La famiglia si sfascia prima che avvenga l’irreparabile e ognuno va per conto suo con scelte di vita che riguardano l’estero. Un libro dunque coraggiosamente originale anche se incompleto. Nel novero degli scrittori di scuola nederlandese (attenzione, non olandese) Koch si conferma un capofila, capace di variare toni ed argomenti delle proprie opere. Anche, come in questo caso, sceglie un profilo basso, un linguaggio piano e familiare per raccontarci un meandro intricato di una storia familiare. Sullo sfondo il successo di uno scrittore, il consumismo espresso con facili icone (una Range Rover sport nera, casette di proprietà sparse per l’Europa): evidenze che non lo metteranno al riparto dal disastro. I manuali non risolvono la vita.

data di pubblicazione:27/06/2019

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