Un romanzo molto coinvolgente, perlomeno lo è stato per me che spesso transito, per ragioni di lavoro, dalla stazione di Bologna passando sotto all’orologio per sempre fermo alle 10,25 andando a prendere il taxi davanti a quella che un tempo era la sala d’attesa di II classe, dove esplose l’ordigno che causò la morte di ottantacinque innocenti e il ferimento di duecento persone.

Il romanzo di svolge nell’arco di una unica giornata, appunto quella del 2 agosto 1980, e inizia alle 8 del mattino in una periferia romana dove Matilde e Marta, due amiche e vicine di casa, stanno salutandosi prima della partenza per le agognate vacanze estive.

Matilde sta finendo gli ultimi preparativi prima di partire per il mare con il marito e i suoi due figli adolescenti; ha già preparato tutte le provviste che verranno stipate ordinatamente nella macchina così come verranno caricate, con ordine millimetrico, le valige sul portabagagli sopra al tettuccio dal suo pignolo e grigio marito.

In quel momento si sofferma a pensare a Marta e a l’invidia che prova per la vita della sua amica, per la sua famiglia numerosa, le cinque figlie che creano confusione e allegria nella loro casa senza sapere che, nello stesso tempo, Marta le sta invidiando  proprio la tranquilla routine senza scossoni nella quale vive, priva di tutte le preoccupazioni in cui lei si deve barcamenare proprio a causa delle sue figlie, soprattutto per Gianna che ha scelto di andare a studiare all’università di Bologna.

Alle dieci di mattina Matilde e la sua famiglia partono per il mare, in quel momento Gianna, a Bologna, è in una delle aule dell’Università per assistere all’ultima lezione prima della pausa estiva: dopo poco il suono acuto delle sirene squarcia la pesante afa estiva, il professore interrompe la lezione preoccupato, e poco dopo entra in aula il preside di facoltà, stravolto; i due si parlano e gli studenti apprendono che è successo qualche cosa di veramente grave per la città: “C’è stato un incidente alla stazione centrale, pare sia scoppiata una caldaia o una bombola di gas. L’università sta organizzando un gruppo di volontari per portare aiuto, se qualcuno se la sente ci vediamo tra cinque minuti nella sala professori. Il preside si è proposto per coordinarci. La lezione, come capirete, è sospesa”. Gianna, in un secondo, si rende conto che la presenza a quella sua ultima lezione ha cambiato per sempre la sua vita.

L’Italia apprende la notizia dalla voce dagli speakers radiofonici. Il marito di Matilde si china sulla radio della macchina per alzare il volume e sentire la notizia che ha interrotto la programmazione radiofonica, si rialza e viene abbagliato da un riflesso sull’asfalto, per evitare la luce accecante negli occhi si porta all’estrema sinistra della carreggiata, nel senso opposto sta arrivando una macchina di grossa cilindrata impegnata in un sorpasso…  per un assurdo scherzo del destino alle undici e dieci di quel 2 agosto anche la vita di Matilde cambierà completamente.

Intanto dalla stazione di Bologna si alza una colonna di fumo, nel piazzale antistante gli autobus vengono utilizzati come ambulanze e voci diverse da quelle di una disgrazia cominciano a circolare: “È un disastro, non può essere una caldaia. È un disastro”.

Una valigia con 23 chili di tritolo è stata lasciata su un tavolino portabagagli, a circa 50 centimetri di altezza, proprio sotto il muro portante dell’ala Ovest: la potenza dell’esplosione è stata tale da investire anche il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario e il parcheggio dei taxi antistante la stazione.

Una terza storia si aggiunge a quella di Matilde e Marta ed è quella di Marina Gamberini, reale il nome e reale la sua esperienza di sopravvissuta alla strage. Marina ha solo vent’anni, è stata appena assunta nell’ufficio di contabilità della Cigar, l’azienda di ristorazione della stazione centrale che aveva gli uffici esattamente sopra la sala d’attesa della seconda classe, è l’unica superstite.

Le sue colleghe, Euridia, Rita, Mirella, Franca, Nilla e Katia, sono perite nel crollo del loro ufficio e i loro nomi rimarranno scolpiti per sempre in una targa affissa, dai colleghi della ristorazione, nell’ala ricostruita della stazione.

La scrittura empatica della Ammirati ci incatena alle sue pagine, non si può interrompere la lettura del suo libro; la costruzione dei personaggi, la descrizione delle loro ansie, delle paure, delle sofferenze è straziante e le loro storie non possono non farci riflettere sull’importanza che ha il “caso” nella vita di ognuno di noi.

data di pubblicazione:25/09/2017

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