Un pervasivo e inquietante senso della fine per l’opera finale di un autore sottovalutato, pubblicato in questo caso post mortem con la stima recensiva di personaggi come Roberto Saviano, Nicola Lagioia, Goffredo Fofi, Giuseppe Culicchia. Nemico spietato del politicamente corretto e del buonismo, Rastello ha lottato per dieci anni con una malattia oggi curabile, scandendo il tempo alla rovescia, i suoi sinistri e ferali rintocchi, con considerazioni profonde. Il senso della fine aleggia nelle pause con considerazioni ultimativa e non banali, prive di panico e di orgasmo, offerte con lucidità da chi, per tempo, ha saputo convivere con quello che succederà, peraltro non rinunciando a combattere. Dunque pezzi di arte varia. Dall’esperienza ospedaliera, all’approfondimento della tragedia greca; da una deriva routinaria del volontariato alla critica distaccata della virtualità e di un futuro sfuggente o non decifrabile. L’eredità letteraria e/o testamentaria che ci lascia questo autore richiede spesso una seconda lettura. Le speculazioni, sapendo quello che succederò, somigliano alle profezie. Vicino all’abisso si vede la realtà con un’altra prospettiva, più distaccata e vera. Questo sembra suggerirci l’autore. Nel blog del malato riottoso l’autore ha accompagnato il decorso della malattia con ironia cercando compagni di strada affettuosi e singolari, uniti da quella deriva che accomuna più che mai. Dunque un testo che assimila la letteratura alla saggistica in una diaristica personale di peso e spessore. Che ci fa apprezzare la profondità dell’oggetto-libro di fronte alla caducità e alla banalità del male. Riflette una visione urticante e anti-economicistica. Banale parlare di valori? Qualcuno sembra disposto ancora a crederci. E qualcuno a seguirlo. Rastello è stato scrittore ma anche militante, attivista nei luoghi più sconvolti della guerra nel pianeta. Già direttore di Narcomafie ha conosciuto in trincea il male e poi ha dovuto combatterlo sotto la forma di una malattia subdola e strisciante. L’esperienza delle cose ultime lascia il segno. Indelebilmente.

data di pubblicazione:18/09/2019

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