Un film maturo. Bello. Incredibilmente pacato. Una descrizione perfetta di come le nostre origini ed il nostro antico sentire giuochino un ruolo fondamentale su ciò che diveniamo. Banderas nella sua migliore interpretazione, supportato da un cast di attori di primissimo livello.

 

Salvador Mallo è un famoso regista, ancora molto amato dalla gente, conosciuto in tutto il mondo, ma oramai senza più ispirazione. Vive solo, “ascoltando” il malessere fisico ed interiore che nasce dalle innumerevoli patologie che hanno colpito il suo corpo, segnato anche da un delicato intervento alla colonna vertebrale. Il senso di vuoto che prova nel non riuscire più a scrivere e a dirigere un film, è a tratti colmato da tutta una serie di ricordi a partire da quelli della sua infanzia segnata da molte presenze femminili e da sua madre, donna energica ed infaticabile scomparsa da appena due anni, ma anche da Federico, il suo primo ed indimenticato amore al cui ricordo si affianca quello infantile del suo primo vero desiderio (El primer deseo, titolo nel titolo del film) che solo oggi gli appare chiaro, nitido ed ancora palpitante. La creazione artistica sotto forma di scrittura e di regia cinematografica sono la sua unica terapia, ma Salvador non riesce più a creare; alla disperazione ed alla rabbia per questa deriva che ha colpito la sua mente, Salvador preferisce la solitudine affollata solo dai ricordi, che pian piano riaffiorano regalandogli momenti di inaspettata felicità. L’infanzia trascorsa in un piccolo paesino di provincia ricco di sole, con due genitori poveri che decidono di mandarlo in seminario per garantirgli un’istruzione, l’arricchimento negli anni adulti a Madrid in cui esplode prepotente la passione per il cinema e per Federico che, assieme, rappresentano la sua “dipendenza”, come recita il titolo di una sceneggiatura parcheggiata da anni sul desktop del suo computer.

Amore è ciò che traspare dal nuovo film di Almodòvar, solo amore e null’altro: amore per la vita, per il cinema, per la scrittura, per la luce, per i colori, per le canzoni (magnifica la scelta sul brano del 1961 Come sinfonia interpretato da Mina). Commuove questo Pedro maturo e privo di eccessi, che si mette a nudo come non mai, fragile ma anche consapevole di aver avuto molto o quanto meno tutto ciò che maggiormente desiderava dalla vita. Inevitabile non provare ad immedesimarsi profondamente in quei ricordi che rappresentano l’ossatura di ciò che Almodòvar è diventato. Un film diverso da tutti gli altri, sull’importanza delle proprie radici, scacciando tuttavia la nostalgia dei ricordi.

Banderas non è Almodòvar nelle fattezze fisiche, quanto la materializzazione dei suoi sentimenti e del suo animo: è Pedro senza assomigliargli fisicamente ed è bravissimo, un vero e proprio alter ego segnato da malattie che l’eroina può tentare di placare, ma che solo l’arte del cinema e dello scrivere possono guarire, in un film dal linguaggio semplice, maturo e consapevole, semplicemente da non perdere.

data di pubblicazione:18/05/2019


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