Come base dell’incontro “Cinema e Architettura” con l’architetto Daniel Libeskind di venerdì 21 ottobre 2016 presso l’Auditorium Parco della musica di Roma, è stata prevista la visione di alcune sequenze di film scelte dallo stesso Libeskind.

IL LAGO INCANTATO (Water babies) di Wilfred Jackson,1935

Il primo film scelto è un cartone animato del 1935 che fa parte della collana Sinfonie allegre, prodotto da Walt Disney. Il film non presenta alcuna forma di dialogo ma lascia che siano le immagini a parlare. I primi ricordi che Daniel Libeskind ha del cinema sono legati ad un grazioso stagno che si risveglia dal sonno della notte, dove gli uccellini svolazzano aprendo col canto vari boccioli di ninfee, dove dentro vi sono tanti  piccoli bambini che si svegliano e corrono a giocare in acqua. Questo ricordo è legato ad un bisogno di sfogo e liberazione nella pesante atmosfera della Polonia dove è cresciuto fino alla fine dei suoi studi.

Libeskind conosce il cinema italiano a seguito del suo trasferimento in America (1960) e afferma che la luce è la struttura del cinema italiano. Film è luce, ma la luce è un elemento fondamentale della e nell’Architettura. Bisognerebbe andare di notte e vedere l’architettura per vedere le dimensioni dell’architettura.

IDA di Pawel Pawlikowski, 2013

Ida è un film del 2013 diretto da Paweł Pawlikowski. Di produzione principalmente polacca, è stato scritto dal regista stesso e da Rebecca Lenkiewicz. Nel 2015 ha vinto il Premio Oscar per il Miglior film straniero. Anna è una giovane orfana che vive in convento, prossima a prendere i voti. Viene convinta dalla madre superiora ad andare a far visita alla sua unica parente in vita, la zia Wanda, che in passato non ha mai cercato di contattarla. La zia, soprannominata “Wanda la sanguinaria”, è un giudice che ha mandato alla pena capitale decine di partigiani non comunisti dell’AK. Ora è una donna depressa, amante dell’alcool e in cerca di briciole d’amore. L’incontro tra le due donne segna l’inizio di un viaggio alla scoperta l’una dell’altra, ma anche dei segreti del loro passato.

Nella sequenza scelta di questo film ci sono presenti dei momenti di silenzio ma pieni di parole, la catastrofe viene sentita. Daniel Libeskind coltiva fin da piccolo una passione per la musica, a 11 anni si esibisce alla Carnegie Hall, Egli afferma che la musica entra in architettura. Dal suono alla vista, la luce aiuta a creare un gradevole ambiente per l’occhio e per lo spirito.

L’architettura è una estensione della musica. Fare architettura è creare una coreografia per coloro che abiteranno quello spazio, la visone deve essere chiara e ristretta per chi lo interpreterà.

OCCHI SENZA VOLTO (Les yeux sans visage) di Georges Franju,1960

Una storia dai toni fantastici e surreali sui misfatti di un chirurgo/demiurgo che, dopo aver provocato con la sua guida spericolata un incidente stradale in cui sua figlia è rimasta sfigurata, cerca di ridarle un volto in ripetuti tentativi di trapianto. La storia è tratta dal romanzo di Jean Redon. In questa sequenza è implicito l’olocausto anche se non è esplicitato. Il volto che il chirurgo sta togliendo rappresenta la maschera degli uomini che spesso non rivelano la verità.

THE FOG OF WAR: LA GUERRA SECONDO ROBERT McNAMARA di Errol Morris, 2004

Il film è un documentario del 2003 presentato fuori concorso al Festival di Cannes e vincitore del Premio Oscar come miglior documentario. Il documentario segue la traccia del libro di Robert McNamara, pubblicato nel 1995. Errol Morris organizza il materiale registrato in 30 ore di conversazione con  l’ ottuagenario Robert Strange McNamara, Segretario alla Difesa coi Presidenti John Fitzgerald Kennedy e Lyndon B. Johnson. McNamara in 11 lezioni, cerca di trasmettere ciò che ha imparato nella sua vita.

Questa testimonianza insegna che noi non siamo protetti. Non ci saranno mai tempi senza guerra, siamo sempre a distanza minima dalla tragedia, il bottone rosso non è nelle mani di Dio, dobbiamo imparare dalla storia per non essere condannati. Ognuno di noi commette degli errori e il buon senso dice di non dice di non ripetere gli stessi errori. Magari si può ripetere lo stesso errore due, tre volte, quattro o cinque, ma con le armi nucleari basta un unico errore e si distruggono intere nazioni. La lezione è che noi dobbiamo imparare dalla storia, capire cosa è successo, e trarne una lezione per trasmetterla.

– C’è ottimismo nel cuore dell’architettura?

L’arte è gettare le basi per un futuro migliore. Quando si progetta c’è sempre nel cuore dell’essere umano la speranza, non è un processo legato al fallimento. Quando si progetta un asilo, deve essere ispirato dai bambini, dal futuro. L’Architettura è una storia, deve elevare l’uomo al di sopra della banalità di vita quotidiana. Il mio cliente di riferimento è sempre il bambino, l’architettura si basa sulla meraviglia.

– Puoi separare i 2 esseri, l’essere umano, americano e essere architetto dalla tragedia delle Twin Towers?

Io vivevo nel Bronx come immigrato, è successo a me, è successo a noi. Non si possono separare questi due aspetti.

LA GRANDE BELLEZZA di Paolo Sorrentino, 2013

La grande bellezza, presentato in concorso al Festival di Cannes 2013, ha vinto il Premio Oscar come miglior film straniero, il Golden Globe e il BAFTA nella stessa categoria, quattro European Film Awards, nove David di Donatello (su 18 nomination), cinque Nastri d’Argento e numerosi altri premi internazionali. Il film si apre con una citazione da Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline, che funge da chiave di lettura introduttiva per il “viaggio” narrato ne La grande bellezza: “Viaggiare è molto utile, fa lavorare l’immaginazione, il resto è solo delusioni e pene. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario: ecco la sua forza, va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose: è tutto inventato”.

– Cosa apprezza di Sorrentino?

Sorrentino crea la bellezza , la bellezza è la fonte di ispirazione del cinema. Nei suoi film crediamo di muoverci in una parabola e poi improvvisamente siamo catapultati nella vita reale, il regista lavora tra la parabola e la realtà, tra la complessità e la caduta. Sorrentino aggiunge le parti nel montaggio, non si impilano, ma da allo spettatore la possibilità di decidere in quale mondo vivere, quale mondo caotico e ambiguo decidere di seguire.

– Per un architetto il luogo è importante?

La dolce vita è come La grande bellezza, è un film che parla di Roma. Quando costruisci tieni conto di ciò che hai attorno, quando sono in un luogo, penso a ciò che è vento,  sento i sussurri, mi abbasso a terra, sento le voci che salgono e non le grandi voci. L’architettura è complessa, è molto simile al cinema…è un arte individuale, oltre ad essere bella deve avere anche un fine.

– Possiamo considerarla come un’arte?

Marcel Duchamp diceva che l’architettura è una scultura con tubazioni, ma non fatta di funzionalità. Si è sopravalutato molto il concetto di funzionalità negli ultimi anni, l’architettura è civica, ha un carattere pubblico perché necessita di autorizzazioni, nulla osta e pareri ma è mossa da un principio etico. Il punto di partenza è la tensione verso la bellezza, verso l’arte, in modo che la sorpresa, lo stupore, l’inatteso siano parte anche dell’opera architettonica.

Auguste Flaubert scriveva “Architetti. Tutti imbecilli. Nelle case, dimenticano sempre la scala”.

– Dittatura e architettura?

Molti architetti hanno avuto bisogno di un piglio di Autorità di appoggio e sostegno per potere progettare e eseguire i lavori, a volte devi essere vicino al potere politico per realizzare qualcosa ma io non ne ho avuto bisogno.

data di pubblicazione:23/10/2016

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