Dopo l’improvvisa morte della madre, Dafne, nata con la sindrome di Down, dovrà occuparsi non solo energicamente del padre che lotta contro una forte depressione, ma anche pensare a riorganizzare la sua vita rielaborando il lutto dentro di sé. Di contro troverà fortunatamente un clima di affetto tra i colleghi del supermercato in cui lavora e tra gli stessi clienti, che la circondano d’affetto in maniera assolutamente disinteressata. Nonostante la giovane età, Dafne con il tempo riuscirà a prendere le redini della situazione, gestendo tutto con l’ottimismo che la contraddistingue, mostrandosi capace di superare i momenti tristi e trovare la forza di andare avanti per la sua strada.

 

Federico Bondi è un giovane regista e sceneggiatore italiano che si è fatto già conoscere dalla critica e dal pubblico con il suo primo lungometraggio Mar Nero, più volte premiato nel 2008 al Festival di Locarno. Questo suo secondo lavoro Dafne, che arriva nelle sale nella Giornata Mondiale delle Persone con Sindrome di Down, dopo essere stato vincitore della Sezione Panaroma durante la 69ma Berlinale, è un progetto nato quasi per caso come ha dichiarato lo stesso regista, osservando un giorno per strada un padre anziano e sua figlia con la sindrome di Down che si tenevano per mano. Ripensando a quella scena non esitò a scrivere un soggetto che, dopo l’incontro con la protagonista Carolina Raspanti, diventò una vera e propria sceneggiatura. Il film sin da subito colpisce proprio per l’interpretazione della sua protagonista perché si percepisce come la giovane porti in scena sé stessa, così com’è realmente nella vita: “non è stata Carolina ad entrare nel film, è stato il film a piegarsi a lei”. La Raspanti grazie ad un modo nell’affrontare il quotidiano ricco di verve, coraggio e determinazione, riesce perfettamente a trasmettere quanto sia importante guardare avanti perché, comunque sia, la vita è bella per quello che è e che, qualsiasi sia la nostra condizione genetica, non è una malattia che possa impedirci di viverla pienamente.

Dunque una storia semplice, a metà strada tra commedia e dramma, che ci diverte e commuove al tempo stesso; una narrazione che ci fa percepire quanto “diversi” siano tutte le persone incapaci di percepire e di godere “del qui ed ora”.

Il padre di Dafne, che per tre giorni dalla nascita non ebbe il coraggio di guardare la figlia nella culla, osserva la sua intraprendenza quasi con ammirato stupore perché è proprio lei a dargli la forza necessaria per sopravvivere al dolore per la perdita della moglie: ciò che conta è restare uniti e affrontare insieme con un sorriso quello che verrà.

Un plauso va a questo giovane regista che con la sua spontaneità è riuscito a creare un piccolo gioiello cinematografico e a dare un messaggio forte al pubblico che, dopo la proiezione ufficiale durante l’ultima Berlinale, lo ha ringraziato con un lungo e caloroso applauso, lo stesso che certamente tributerà il pubblico in sala.

data di pubblicazione:21/03/2019


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