(Teatro Eliseo – Roma, 30 ottobre/25 novembre 2018)

Parigi 1640. Cavalieri e servi, paggi e cadetti, attori e spettatori, gente del popolo, c’è tutta una società sulla scena a comporre gli ingredienti della pièce di Rostand, rappresentata per la prima volta nel 1897 è destinata ad avere lunga vita sulle scene per il suo grande valore affidato alla forza dell’arte e della parola. Saranno i romantici versi di Cyrano o la bellezza giovanile di Cristiano a conquistare il cuore della bella Rossana?

 

Al via la stagione numero cento del teatro Eliseo con il Cyrano di Barbareschi. Un numero importante di anni, tanti quanti ci separano dalla morte di Edmond Rostand, autore della commedia, che veniva a mancare esattamente l’anno in cui in teatro si apriva per la prima volta il sipario. Una doppia occasione allora per celebrare questo spazio dedicato all’arte scenica e all’intrattenimento. Ed è proprio un omaggio all’arte la regia di questo spettacolo, cinque quadri divisi in due atti, con cambi di scena a vista. Numerosa la compagnia in scena: 23 attori si dividono le oltre 45 parti che Rostand aveva scritto. C’è un’intera società a essere rappresentata nella storia, in cui è ravvisabile la nostra, fatta di chiacchiere e sfide, spavalderia “guasconesca” e apparenza, che trovano campo fertile tra i social che quotidianamente frequentiamo attraverso lo schermo dei nostri telefonini. Ma siamo nel Seicento e allora al posto degli schermi elettronici abbiamo una quadreria tutta a intorno alla scena, cornici che vanno a coprire tutta la scatola magica dal pavimento del palcoscenico fin sopra la graticcia, lasciando visibile tutta la struttura del teatro stesso, che solitamente è coperta dalle quinte e dal fondale. Una scena avvolgente e di grande impatto visivo quella creata da Matteo Soltanto arricchita dalle cappe, dalle piume, dalle gorgiere e dai merletti nel disegno dei costumi di Silvia Bisconti. Possiamo dire senza ombra di dubbio che l’impegno nella produzione di questo spettacolo ha dato i suoi ottimi frutti. Bravi anche gli allievi e le allieve del corso di recitazione della Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté che accompagnano, con estrema concentrazione e precisa cadenza ritmica, la recita in versi martelliani di Luca Barbareschi nel ruolo principale. In fondo è Cyrano il centro di tutta l’azione, è lui il segreto regista e architetto che sta dietro i movimenti di Cristiano, è lui la parola eccellente che fa innamorare Rossana e che sferza a duello l’arroganza della nobiltà, ancor prima della sua veloce spada. Barbareschi ce lo restituisce in tutta la sua forza, quella che costringe l’attore in scena per tutta la durata della pièce, con una recitazione potente e energica, ben studiata, ma che sa diventare commovente quando deve appoggiare il bacio (il famoso “apostrofo rosa”), che consegna alla sua amata con una leggerezza tale da sembrare una piuma del suo cappello che si poggia delicatamente a terra. Viva l’arte e viva la potenza della parola viene da dire quando la recita è finita: è l’arma con cui Cyrano combatte l’arroganza e la protervia di De Guiche e l’ignoranza di Cristiano, e fa volare alto Rossana che ha orecchie e cuore per ascoltare.

data di pubblicazione:03/11/2018


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