(Teatro Eliseo – Roma, 20 Ottobre 2016)

C’è chi allaccia le scarpe strette, chi preferisce lacci lenti, chi invece le vuole slacciate. Ognuno di noi decide come annodare i lacci delle proprie scarpe così come sceglie in che modo legare con le altre persone: chi predilige relazioni ben salde, chi mantiene contatti deboli, oppure c’è chi vive senza legami. Ma ci sono vincoli che non si possono scegliere e che corrono invisibili tra le persone: sono i legami di sangue.

I lacci tra Vanda e Aldo si sono allentati già da tempo, dopo che lui ha riscoperto la libertà di innamorarsi e l’ha confessata alla moglie. Decidono tuttavia di continuare a convivere per amore dei figli, amore che invece è oramai sparito tra loro. Un patto di ipocrisia che pone un interrogativo eterno: cosa bisogna tacere e cosa bisogna dire per continuare a stare insieme?

Dopo il successo di 25 anni fa con lo spettacolo La scuola, Domenico Starnone torna nei teatri con un testo tratto da un suo omonimo romanzo (e che sembrerebbe, curiosamente, avere una storia simile a I giorni dell’abbandono della moglie Elena Ferrante), su un tema fondamentale e sempre attuale. Lo fa con un cast eccellente, che sarà in scena a Roma – al Teatro Piccolo Eliseo – dal 25 gennaio al 12 febbraio 2017.

Alla conferenza stampa sono presenti gli attori e il regista, che tratteggiano i personaggi della storia, e regalano qualche anticipazione confezionate con piacevoli battute.

– Silvio Orlando: “Solitamente gli attori nelle conferenze stampa sono messi da parte. Starnutiscono molto; bevono tanta acqua; ma poi parlano poco. Oggi invece diamo spazio agli attori. Iniziamo da Roberto Nobile, che fa la parte del vicino di casa della famiglia.”

– Roberto Nobile: “Si sente la mia voce al microfono? Io sono sordo, non sento nulla; e anche nello spettacolo il mio personaggio è sordo: credo sia questa la ragione per cui mi abbiano cooptato. Scherzi in disparte, questo spettacolo è interessante perché permette di vedere dall’interno i conflitti familiari e il mio personaggio fa da tramite tra interno ed esterno; tra giudizio oggettivo che si può dare su quello che accade e l’interno, dove c’è il dolore di una famiglia spezzata.

Lo spettacolo permette al pubblico di ricongiungersi con la storia che ha letto nel romanzo. Mentre il libro lo leggo da solo, con la messinscena condivido con attori e spettatori il racconto: qui c’è tutta la bellezza del teatro!”

– Silvio Orlando: “Grazie Roberto; ora passiamo a Sergio Romano, che fa la parte di mio figlio (anche se siamo quasi coetanei), cercherò prima dello spettacolo di invecchiare velocemente!”

– Sergio Romano: “Non vorrei raccontarvi troppo per non svelare. Interpreto la parte di un figlio pieno di insicurezze, che è il risultato delle relazioni, dei rapporti all’interno della famiglia. Sono contento di poter dare il mio contribuito in questa famiglia non troppo tranquilla.”

– Silvio Orlando: “Ora tocca a Maria Laura, che nella vita fa la parte di mia moglie, mentre nello spettacolo fa la parte di mia figlia: tanto per confondervi le idee!”

Maria Laura Rondanini: “Il nostro è un progetto molto ambizioso, una grande scommessa; le prove stanno all’inizio, ma ci sono tutti i presupposti perché lo spettacolo riesca bene. La vicenda racconta un dramma familiare vero e proprio, una tragedia dell’anima; ma non di un personaggio in particolare, bensì di tutti. Il mio personaggio è simile a quello di Sergio: io rappresento la figlia e sappiamo benissimo ciò che succede quando una famiglia si separa. Sono molto contenta di recitare questo personaggio perché mi consente di tirar fuori tutto il dolore, di andare dietro nella memoria e rammentare di quando ero piccola, ciò che mi ha fatto soffrire: vorrei mettere tutto ciò in scena, tirare fuori questo dolore e sviscerarlo”.

– Silvio Orlando: “Adesso è il turno di Vanessa, che interpreta in scena mia moglie: se non riuscite a raccapezzarvi, è tutto normale!”

Vanessa Scalera: “Vanda è una donna che si è incancrenita nel dolore, nella rabbia. Ma non è una vittima (almeno per come la vedo io). Sono due persone che si sono fatte la guerra e l’obiettivo di questa donna è di continuarla. Sono felice di far parte di questa compagnia e spero di vincere questa scommessa.”

– Silvio Orlando: “Il vero responsabile di tutto questo (ovvero Domenico Starnone) è negli Stati Uniti per tenere delle lezioni ad un’università, però c’è Armando Pugliese (regista) che ci può dire qualcosa di intelligente. Daje armà, dacci dentro!”

– Armando Pugliese: “È la mia terza esperienza con Silvio Orlando, con cui abbiamo fatto assieme altre due commedie di Eduardo De Filippo, peraltro con molto soddisfazione. In quel caso tuttavia eravamo dinanzi ad opere già scritte, quindi il percorso era già tracciato; adesso invece ci troviamo di fronte ad un testo che proviene da un romanzo. E devo inoltre dire che la riduzione teatrale di Starnone pone molte difficoltà ai teatranti. È come un racconto fatto a ritroso, dove bisogna incastrare i pezzi in senso inverso, e non è costruito con la dialettica teatrale classica; anzi, si propone a blocchi, che sono i punti di vista diversi e questi blocchi sono qualche volta sotto forma di monologo, altre di dialogo, altre ancora di racconto e infine di scontro.

Nonostante sia un dramma, in diversi momenti si ride, perché la situazione diventa paradossale. Detto questo, voglio sottolineare che non si tratta solo di un dramma familiare, ma è un dramma generazionale: è il racconto del fallimento della generazione del ’68, che ha saputo andare contro il potere precostituito in diversi modi, però non è riuscita a sostituire al potere altri valori, pertanto ora soffrono tutti di questo fallimento. È una sinfonia del dolore, per il carico di sofferenza che porta con sé. Durante il percorso resta dentro un qualche cosa di amaro (che non è l’amaro averna!), ma un’amarezza del fallimento del passaggio generazionale.

Il percorso di marito e moglie è opposto: il suo è di liberazione, per lei invece è di chiusura. Ritornerà dalla moglie per i figli, e riscoprirà di essere padre, solo per questo rinuncia al nuovo amore. Ma nessuno ritorna da una donna per amore dopo che si è innamorato: per questo motivo sarà una vita d’inferno, l’integralismo della moglie lo mette continuamente alla prova e lui si sottomette per il bene della famiglia; questa atmosfera genera dei figli che scoprono non esistere il paradiso terrestre in cui credevano, di conseguenza crescono malamente e tirano fuori tutte le loro nevrosi, frutto di quelle dei genitori.

Visto che ho a che fare con attori molti bravi, confido che otterremo un risultato decente, (occhiata di Orlando) straordinario!”

Silvio Orlando: “Come avrete capito, la compagnia cerca il basso profilo (scherzando); lo si intuisce anche dal nome della compagnia “il cardellino”: un uccellino piccolo, però con una voce meravigliosa. Non sarà grande come l’aquila, che vola alto nel cielo (a volte troppo alto), ma quando canta nessuno gli può resistere.

Il progetto nasce perché dopo il successo di 25 anni fa de La scuola, ogni anno sono andato da Starnone e gli ho chiesto di scrivere un altro testo. Lui mi rispondeva: “Sì, poi lo scrivo, poi lo scrivo…”. Sono passati 25 anni, ma non ha scritto niente! Però due anni fa ha scritto un romanzo, che ha già di per sé ha una struttura teatrale, e sono riuscito a convincerlo a portarlo a teatro. La storia tratta un tema fondamentale – quello della famiglia – dove le distanze tra genitori e figli ultimamente si stanno sempre più ingrandendo. Spesso, soprattutto in televisione, passa un modello di famiglia irreale, edulcorato: la famiglia del Mulino Bianco, con Banderas che intinge i biscotti nella tua tazza. La gente guarda la televisione, poi guarda attorno a sé, nella propria casa, e non si riconosce. Rispetto al family day, questo è il family night: la lunga notte di una famiglia italiana.

È uno spettacolo che capita in un momento felice della mia vita, nonostante io sia tendenzialmente melanconico.

Un periodo felicissimo, bellissimo, fortunatissimo e mi trovo a fare i conti con un testo di una amarezza straordinaria!

Manca ancora un personaggio, che purtroppo non è presente. Lui non parla ma sarà sempre in scena. È l’ottavo personaggio, da tener presente perché riserverà molte sorprese”.

data di pubblicazione:24/10/2016

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