Estate del 1983: nella villa del Prof. Perlman arriva ospite un giovane americano per completare la propria tesi. Oliver è un uomo pieno di fascino, colto ed intelligente, con una buona dose di empatia e, in breve tempo, riuscirà ad accattivarsi la stima di tutti, inclusa quella di Elio, il figlio del professore. Tra i due nascerà inizialmente un’amicizia sincera che però piano piano sfocerà in un profondo rapporto affettivo. Finito il soggiorno di studio, Oliver tornerà negli Stati Uniti non senza il piacevole ricordo del calore di quella famiglia che lo ha ospitato e dei bellissimi momenti trascorsi con il giovane Elio.

 

Presentato nel 2017 in anteprima mondiale al Sundance Film Festival, Chiamami col tuo nome partecipò subito dopo alla Berlinale dove fu salutato quasi con una standing ovation, polarizzando a buon ragione l’attenzione del pubblico. La storia, tratta dall’omonimo romanzo di André Aciman e di cui il palermitano doc Luca Guadagnino ne ha firmato la sceneggiatura insieme a James Ivory e Walter Fasano, si svolge in una non meglio identificata campagna del Nord d’Italia, dove il professore universitario d’arte antica Perlman e la sua famiglia trascorrono serenamente l’estate. Elio, il diciassettenne figlio del professore, è un ragazzo molto maturo per la sua età, ama trascorrere il tempo tra lettura e musica dilettandosi a suonare al piano brani classici con una notevole professionalità, anche se non disdegna, come tutti i suoi coetanei, passare le sue serate nei bar del paese a bere con gli amici e a ballare. Nella tranquillità della vita di tutta la famiglia, irrompe con forza e vitalità il ventiquattrenne americano Oliver, ospitato nella villa affinché possa completare i suoi studi di dottorato. La frequentazione quotidiana tra i due giovani si trasforma pian piano in una relazione che li coinvolge intimamente senza che loro stessi se ne rendano conto.

La potenza di questo film sta proprio nell’aver utilizzato, attraverso delle immagini definite “idilliache” dallo stesso regista, un linguaggio espressivo semplice e autentico dove non occorrono parole per definire un sentimento di fatto indefinibile. Le scene sono girate in un modo da far sembrare tutto molto naturale e la fotografia ci fa veramente percepire la gradevolezza del paesaggio estivo in cui è ambientata la storia, ricorrendo a volte a delle dissolvenze che con discreto pudore sottraggono lo sguardo dalle immagini più intime. In sottofondo abbiamo un’Italia degli inizi anni ottanta dove, nonostante le turbolenti questioni politiche, imperava ancora l’idea di guardare al futuro con una giusta dose di ottimismo. Il film non è una love story tra due ragazzi, perché sarebbe troppo riduttivo definirla tale: sin dalle prime scene si viene catturati dalla bellezza dei luoghi in cui è ambientato e dall’interpretazione assolutamente naturale dei due protagonisti Timothée Chalamet (Elio) e Armie Hammer (Oliver), come se la narrazione trattata fosse vita vissuta, e sicuramente si deve a questo giovane regista l’abilità di aver reso percepibile, in immagini e dialoghi, che si può dare un esatto contorno alla felicità e all’amore solo quando dopo averli vissuti si prova la sofferenza di perderli.

Distribuito finalmente in Italia dopo aver riscosso ampi consensi in tutto il mondo, Chiamami col tuo nome come tutti sanno ha ottenuto, successivamente alle tre nomination ai Golden Globe, quattro candidature ai premi Oscar 2018: miglior film, miglior attore (Chalamet), miglior sceneggiatura non originale, miglior canzone (Mystery of Love). Non ci sarebbe da meravigliarsi se il film riuscirà ad ottenere anche una sola delle prestigiose statuette, avendo tutti gli ingredienti che lo hanno già reso tanto caro al pubblico americano e non solo.

data di pubblicazione:28/01/2018


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