(Auditorium della Conciliazione – Roma, 30 settembre/20 novembre 2015)

Visionarea è un progetto ideato dall’artista Matteo Basilé e dall’Associazione Amici dell’Auditorium della Conciliazione, strutturato come un vero e proprio Art Space per sostenere e promuovere qualsiasi espressione d’arte contemporanea, anche in collaborazione con altre istituzioni culturali nazionali ed internazionali.

E’ proprio nell’ambito di questo ambizioso programma che si inserisce la mostra fotografica dell’artista Chan-Hyo Bae, sud coreano, presentata nel suggestivo spazio dell’Auditorium di via della Conciliazione, una sorta di vero e proprio Temporary Art Museum, come amano definirlo gli organizzatori dell’evento, decisamente adatto ad accogliere la manifestazione.

Osservando attentamente i lavori in mostra, proposti con un allestimento sobrio e ben pensato, lo spettatore si trova di fronte a delle composizioni ben strutturate, ad una sorta di tableaux vivants, dove non appare più solo l’elemento fotografico in sé ma il tutto viene presentato con una specie di mix tra pittura e messa in scena teatrale, in una ambientazione tipicamente inglese sospesa tra l’aristocratico ed il regale.

Subito ci si chiede: come mai un uomo sud coreano si presenti indossando degli abiti d’epoca femminili, tra pizzi, broccati e merletti, assumendo con assoluta naturalezza e garbo le figure proprie delle grandi nobildonne inglesi? Come mai l’artista si  identifica, visibilmente compiaciuto, in quelle sembianze femminili illustri, capisaldi della storia dell’Impero britannico? C’è da intravedere una volontà denigratoria e dissacrante, oppure un semplice desiderio di indossare un’altra identità più consona al proprio essere, con l’intento specifico di scardinare tutte quelle convenzioni sociali stereotipate e discriminanti?

Ed è proprio da Chan-Hyo Bae che ci arriva la risposta ai nostri interrogativi: l’artista, che oramai vive a Londra da anni con la propria famiglia, afferma che questo suo modo espressivo di mascheramento è indotto da una sua reazione a tutte le forme di discriminazione ed isolamento alle quali è ancora oggi quotidianamente sottoposto, sia come orientale sia come uomo in sé.

Poco importa: lo spettatore, dal suo punto di vista, non può che rimanere affascinato dall’aspetto visionario che caratterizza i singoli lavori fotografici in mostra, sia che si tratti di soggetti fiabeschi sia che riguardi i grandi nomi della storia dell’Impero britannico, l’unico ancora in grado di sopravvivere all’evolversi dei tempi moderni. L’opera d’arte, qualsiasi sia la sua forma espressiva, è comunque l’esternazione di un’idea che nasce, quasi inconsapevolmente, senza necessità di alcuna spiegazione. Il soggetto “altro” è quello che fa sua questa idea che sovente risulta diversa, se non diametralmente opposta, da quello che è l’intento di colui che la crea.

Il pubblico presente all’inaugurazione della mostra, ben curata nei minimi dettagli da Antonio Calbi, Direttore del Teatro di Roma oltre che critico e studioso delle arti sceniche, ha reagito positivamente apprezzando il singolare lavoro dell’artista.

data di pubblicazione 01/10/2015

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