CHOCOLAT di  Lasse Hallström, 2000

CHOCOLAT di Lasse Hallström, 2000

In un tranquillo quasi anonimo paesino francese arriva dal nulla la estroversa Vianne (Juliette Binoche) insieme alla sua bambina Anouk (Victoire Thivisol) per sconvolgere, con l’apertura sulla piazza della sua singolare cioccolateria, le abitudini degli abitanti del luogo. Il sindaco moralista e bigotto (Alfred Molina) non esita a scatenare una guerra  contro la peccaminosa donna che, oltre ad offrire cioccolato in tempo di penitenza quaresimale, socializza persino con l’estroverso Roux (Johnny Deep) a capo di un gruppo nomade di zingari che si sono accampati nei paraggi. Alla fine la donna riuscirà con la sua tenacia ed il suo buon umore a scalfire il cuore di tutti, incluso quello del sindaco, ed a portare un poco di vita nel grigiore freddo di quella comunità chiusa e piena di pregiudizi. Il film non può che suggerirci questa ricetta di un plumcake tutto al cioccolato.

INGREDIENTI: 200 grammi di farina – 1 cucchiaino di bicarbonato – 50 grammi di cacao amaro – 275 grammi di zucchero – 80 grammi di panna acida – 175 grammi di burro morbido – 2 uova – 1 bustina di vaniglina – 175 grammi di gocce di cioccolato.

PROCEDIMENTO: Amalgamare tutti gli ingredienti mescolando bene ed aggiungendo poi 125 ml di acqua bollente, sino ad ottenere un impasto molto fluido, e completando infine il tutto con le gocce di cioccolato. A questo punto sistemare l’impasto in uno stampo da plum cake, foderato di carta da forno bagnata, ed infornare per 45 minuti ad una temperature di 180 gradi quindi coprire lo stampo con carta di alluminio e completare la cottura per altri 20 minuti. Servire da solo o accompagnato con una abbondante cucchiaiata di panna montata.

SABATO DOMENICA E LUNEDI’ di Lina Wertmuller, 1990  (dall’omonima pièce di Eduardo De Filippo)

SABATO DOMENICA E LUNEDI’ di Lina Wertmuller, 1990 (dall’omonima pièce di Eduardo De Filippo)

Sabato Domenica e Lunedì è una commedia di Eduardo ma anche un film per la TV di Lina Wertmuller, grande regista di cinema con alle spalle indimenticabili trascorsi televisivi, basti ricordare Il giornalino di Gian Burrasca (1964) con Rita Pavone e Bice Valori. La vicenda narrata nel film è abbastanza fedele al testo teatrale e prende a pretesto un fine settimana in casa dei coniugi Peppino e Rosina Priore (Luca De Filippo e Sophia Loren), per parlare delle incomprensioni accumulate dai due in trent’anni di matrimonio. E’ sabato, e mentre Rosa è affaccendata nella preparazione del suo famoso ragù, suo marito Peppino dimostra molto nervosismo con tutti ed in particolare con lei; l’indomani, al pranzo domenicale, vengono invitati anche il vicino di casa Luigi Ianniello (Luciano De Crescenzo) e sua moglie: Luigi, grande amico di Peppino, è sempre molto galante con la padrona di casa esaltandone in modo particolare le qualità culinarie, ma Peppino questa volta sembra non sopportare tanta gentilezza e davanti a tutti i presenti si lascia andare ad una memorabile scenata di gelosia, che sconcerta non solo il mal capitato amico e la moglie, ma anche tutti gli altri commensali. Rosina reagisce con molta veemenza alle illazioni del marito geloso, sino ad avere un leggero malore (bravissima la Loren in questa scena quando, davanti gli sguardi increduli di tutti, si mette china sui pavimenti della sala da pranzo e simula come li ha lavati per trent’anni). Il lunedì, “passata la nottata”, sarà giorno di riflessione, pentimento e chiarimenti tra i coniugi Priore.

A questo punto, la nostra domanda è: esiste la ricetta del vero, originale ragù di Rosina Priore? No, non esattamente. Diciamo che ci sono delle “regole generali” per prepararlo, ma poi ognuno ci mette di suo. La presenza della passata di pomodoro e del concentrato di pomodoro sono d’obbligo, ovviamente. Si alla cipolla, no al trito sedano/carota/cipolla, no all’aglio. Originariamente la cipolla si faceva consumare nello strutto, ora sostituito dall’olio extravergine di oliva: può passare. No al basilico, non ci va; si a qualche foglia di alloro. Per quanto riguarda i tagli di carne da utilizzare, questi variano da famiglia a famiglia. Molti hanno modificato, aggiunto e sottratto alcune tipologie di carni per il gusto personale. Sicuramente nel ragù non ci va la carne tritata, quella è un’altra cosa. Generalmente si utilizza la carne di manzo, la cosiddetta “corazza” o “biancostato”. Molti aggiungono braciole (meglio se di lòcena, farcite con un trito di prezzemolo, aglio a pezzetti piccolissimi, parmigiano grattugiato o pecorino, uva passa e pinoli), braciole di cotenna, nervi ecc… Ce ne sono anche di realizzati con salsiccia e polpette. Il ragù attraversa tre fasi: inizialmente si “tira” la cipolla con l’olio o la sugna, poi si rosola la carne, in ultimo si aggiungono concentrato di pomodoro e passata di pomodoro oppure i pelati passati al passaverdure, e si lascia “pippiare” dalle quattro alle sei ore ed oltre. Fatelo la sera prima, riposato è ancora più buono!!

INGREDIENTI (per il ragù napoletano – o’ Ragù): 700 gr di corazza tagliata a pezzi da 4 o 5 cm di lato – 2 braciole di lòcena farcite con prezzemolo, parmigiano o pecorino, uva passa , aglio e pinoli – un paio di “tracchiulelle” o “puntine” di maiale – una cipolla – 6 cucchiai di olio – un bicchiere di vino rosso – 2,5 litri di passata di pomodoro – 140 gr di concentrato di pomodoro.

PROCEDIMENTO: Tritare finemente la cipolla e versarla in un tegame, meglio se di coccio, unitamente all’olio. Dopo un paio di minuti aggiungere la carne e farla rosolare. Questa è una fase molto delicata, bisogna girare spesso la carne e fare in modo che la cipolla non bruci ma si “consumi”. Quando la carne è rosolata e la cipolla è trasparente, sfumare con il vino e continuare la cottura fino a che lo stesso non sia evaporato. Aggiungere il concentrato di pomodoro e continuare a far “tirare” il tutto in pentola, alla fine aggiungere la passata di pomodoro, abbassare la fiamma al minimo possibile, coprire

lasciando il cucchiaio di legno tra la pentola ed il coperchio e farlo cuocere lentamente, “pippiare” per sei ore ed oltre.

Girare spesso il ragù al fine di non farlo attaccare alla pentola. Alla fine vi troverete una salsa densa, i grassi saranno affiorati in superficie ed avrà un colore rosso scuro, molto intenso. Ci andrebbero conditi i classici ziti spezzati, formato ideale di pasta da usare con il ragù, ma anche degli splendidi paccheri vanno bene. Ovviamente, in barba alle regole del galateo, è assolutamente obbligatoria la scarpetta finale, anche se, nelle sei ora di cottura, è facile che qualcuno abbia giocato d’anticipo intingendosi un pezzo di pane!

BIANCA di Nanni Moretti, 1984

BIANCA di Nanni Moretti, 1984

Diretto ed interpretato dal grande Nanni, Bianca è una commedia dai risvolti amari che racconta la strampalata storia di Michele Apicella, insegnante di matematica nell’istituto sperimentale Marilyn Monroe ed innamorato della professoressa di francese Bianca; Michele è un perfezionista eccessivo, osservatore ossessivo delle altrui abitudini, catalogatore di coppie di amici che tiene costantemente sotto controllo nonché di individui anche in base alle scarpe che indossano, ideatore di un ordine corretto delle cose a cui tutti dovrebbero rapportarsi. Ma di questo film, decisamente da rivedere perché “avanti” come tutte le pellicole del regista, due sono le scene cult che tutti ricordano: quella in cui Nanni Moretti è nudo davanti ad un mega barattolo di una famosa crema da spalmare al cioccolato in una notturna crisi di astinenza e quella in cui, durante un pranzo, Apicella rivolge ad un commensale la seguente frase: …Lei, praticamente, non ha mai assaggiato la Sacher Torte? No. Va bè. Continuiamo così, facciamoci del male! Questa ricetta di cioccolatini artigianali facili da fare, ma gustosi e di grande effetto visivo, è dedicata a chi ama Moretti ma, soprattutto, a chi ama profondamente il cioccolato.

INGREDIENTI: 500 gr. cioccolato extra fondente – ½ confezione di riso soffiato – 20/30 pezzetti di candito all’arancia – 30 pirottine circa per cioccolatini; PER DECORARE I CIOCCOLATINI: qualche nocciola – qualche pistacchio sgusciato non salato – qualche acino di uva sultanina di varie dimensioni – qualche pinolo – qualche gheriglio di noce – qualche mandorla pelata.

PROCEDIMENTO: Mettete a sciogliere il cioccolato extra fondente rigorosamente a bagnomaria ed a fuoco moderato, sino a quando sarà completamente liquido. Spegnere il fuoco ed aggiungere il riso soffiato (il quantitativo è molto soggettivo: se comperate una busta al supermercato, circa la metà); mantenete la pentola a bagnomaria per non far rapprendere il cioccolato ed aggiungete qualche pezzetto di candito all’arancia (fate a pezzettini uno di quei canditi interi e non usate quelli a dadini del supermercato: la differenza è abissale!). Girate per amalgamare e finché il composto è ancora caldo con molta pazienza riempite i pirottini, disposti precedentemente su di una leccarda, usando un cucchiaino. Man mano che li riempite adagiate su ognuno di essi gli ingredienti consigliati per la decorazione (si consiglia di fare prima tutti quelli ad esempio con le nocciole, poi tutti quelli con i pistacchi, poi tutti quelli con le uvette… e così a seguire tutti gli altri). Una volta freddi a temperatura ambiente potrete adagiarli in una scatola di latta o in un vassoio. Il gusto di fondo è lo stesso ma la decorazione farà la differenza sia visiva che sulle papille gustative. Consigliati per chi ama molto il cioccolato e …non ne può fare a meno!

PARENTI SERPENTI di Mario Monicelli, 1992

PARENTI SERPENTI di Mario Monicelli, 1992

Parenti serpenti è una splendida commedia drammatica del grande Mario Monicelli. Ambientato a Sulmona durante le festività natalizie, il film descrive perfettamente un falso clima di festa tra i componenti di una numerosa famiglia che sono soliti riunirsi una volta l’anno, facendo finta di essere felici di rivedersi, e mette subito in evidenza quel sottile filo di invidia che esiste tra i fratelli e sorelle e rispettivi consorti, le maldicenze dette a mezza bocca, le falsità. L’ambiente poi si riscalda ulteriormente allorquando la notte di Natale gli anziani genitori (Paolo Panelli e Pia Velsi), di fronte alla tavola imbandita con ogni ben di Dio ed ingenuamente contenti di essere circondati dall’affetto dei figli (Marina Confalone, Monica Scattini, Eugenio Masciari e Alessandro Haber), nipoti, generi e nuora, comunicano che non se la sentono di vivere più da soli e che vorrebbero tanto andare a vivere con uno dei loro 4 figli. Iniziano le prime discussioni, che nei giorni a seguire sfociano in accesi litigi, sino ad arrivare ad un epilogo drammatico ed imprevedibile nella notte di capodanno. A questo film, decisamente imperdibile, vogliamo abbinare un tipico piatto abruzzese per il giorno di Natale: il brodo col cardone, conosciuto anche come zuppa di Natale con cardone e brodo di cappone.

INGREDIENTI (per 6-8 persone): 1.5 kg di cardone – 1 kg di carne possibilmente di cappone – 300 gr di carne macinata – pane raffermo – mollica di pane a dadi – quattro uova- una cipolla – un sedano – un po’ di indivia riccia – una carota – due foglioline di prezzemolo – una bottiglia di passata di
pomodoro – due cucchiai di parmigiano – sale q.b. – olio extra vergine di oliva

PROCEDIMENTO: Il cardo è una pianta, che viene pulita per bene, tagliata a cubetti e poi messa a lessare, per molto e molto tempo. A parte si fa il classico brodo di cappone, quando il cardo è cotto, si scola, e si versa nel brodo e si fa insaporire con quest’ultimo. Vengono aggiunte poi le polpettine di macinato, e la stracciatella con uovo e parmigiano, il pane fritto… una vera bomba calorica, ma davvero ottima. E’ una preparazione lunga, ed infatti si fa solo a Natale… per fortuna ora si trova in commercio il cardo già pulito e fatto a dadini. Questo piatto tradizionale si consuma il giorno di Natale: il brodo, come da tradizione, viene fatto con cappone e viene lasciato bollire per circa tre ore. Per accorciare i tempi di cottura, si può utilizzare la pentola a pressione, il risultato è garantito! Prendete la carne di cappone, lavatela, immergetela in due-tre litri di acqua fredda affinché ceda gradatamente i propri succhi durante la cottura. Aggiungete alla carne: una grossa cipolla sbucciata, una carota pulita, una costa di sedano con le sue foglie, alcuni cucchiai di passata di pomodoro, a vostro gusto, per dare colore al brodo. Le verdure vanno lessate a parte e lasciate intere. Salate, chiudete ermeticamente e lasciate bollire per un’ora e mezza circa, a fiamma bassa. Ultimata la cottura, il brodo va lasciato raffreddare, affinché il grasso in eccesso si rapprenda e possa essere sottratto con una schiumarola. La carne bollita può essere consumata nei giorni successivi. Nel brodo vengono tuffati: della polpettine di carne macinata e soffritta, le coste di cardone sbollentate e tagliate a pezzetti, la stracciatella cioè un battuto di 2 uova e parmigiano e dei pezzetti di mollica di pane fritto. Per le polpettine: prendete la carne macinata, conditela con un po’ di sale e prezzemolo, bagnatevi le mani e procedete fare della palline di composto, delle dimensioni di una nocciola. Soffriggetele in un cucchiaio di olio extravergine d’oliva e tenetele da parte. Il cardone va pulito scartandone le parti più dura, tagliato a cubetti e sbollentato. Lo scarto è molto, pulitelo coi guanti o vi resteranno le mani nere! Lo stesso vale per l’indivia che dovrà essere sbollentata e finemente tagliata. Il piatto finito è molto buono, la fatica sarà ripagata!

MINE VAGANTI, di Ferzan Ozpetek, 2010

MINE VAGANTI, di Ferzan Ozpetek, 2010

E’ il primo film di Ozpetek ambientato nel Salento, ed ha ottenuto molti riconoscimenti internazionali, oltre a 2 David di Donatello 5 Nastri d’argento. Ritroviamo la coralità delle Fate Ignoranti e di Saturno Contro, ma anche una maggiore maturità del regista che appare evidente dalla generosa ironia che aleggia in tutto il film. Bravissimi gli attori. Bellissima la colonna sonora, con due canzoni, una di Patty Pravo e una di Nina Zilli, degne di nota. Abbiniamo a questo film, da rivedere in compagnia di amici, una ricetta a base di orecchiette, veloce e fresca. Ecco la nostra ricetta di orecchiette estive.

INGREDIENTI: 1/2kg di orecchiette fresche -3 carote e 3 zucchine tagliate a julienne – 3 etti di tonno tagliato a cubetti o 1 scatola da 3 etti di tonno in scatola sotto vetro – un pezzetto di zenzero – qualche cappero sotto aceto – 1 acciuga – la buccia grattugiata di un limone – sale e pepe q.b. – olio.

PROCEDIMENTO: Mettere a rosolare con un pò di olio, i cubetti di tonno in una pentola wok (se non si usa il tonno fresco, non bisogna fare questo passaggio); togliere il tonno dopo qualche minuto, aggiungere un po’ di olio e mettere a cuocere nel fondo di cottura così ottenuto le carote e le zucchine tagliate a julienne ed alzare la fiamma: devono cuocere a fuoco vivo. Finita la cottura (devono restare croccanti), aggiungere di nuovo il tonno (in scatola o a cubetti precedentemente rosolati), girare e spegnere il fuoco. Ripassare le orecchiette scolate al dente nel wok con tonno e zucchine; spegnere il fuoco ed aggiungere a crudo un trito fatto da: 1 acciuga, qualche cappero, un pezzetto di zenzero e la buccia di un limone grattugiata. Servire con foglie di basilico fresco ed una spruzzata di olio a crudo. Piatto ottimo per le cene estive.

CASABLANCA di Michael Curtiz, 1942

CASABLANCA di Michael Curtiz, 1942

La ricetta del pollo alla marocchina che vi proponiamo, ci ha ispirato l’abbinamento al un film cult hollywoodiano Casablanca (3 premi Oscar), diretto da Michael Curtiz, con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman. Ambientato in Marocco nel 1941, è una sottile opera antinazista raccontata attraverso l’analisi di una galleria di personaggi, tra i quali Rick Blaine (Bogart), proprietario di un famoso bar a Casablanca, che aiuta Ilsa (Bergman), la donna di cui è ancora innamorato, e suo marito, perseguitato politico, a lasciare in aereo la città. E sulla scia di Suonala ancora, Sam, la frase che più di ogni altra cosa identifica immediatamente questa pellicola, vi invitiamo a provare questa semplice ma sorprendente ricetta a base di pollo. Sovracosce di pollo alla marocchina.

 INGREDIENTI (per 4 persone): 8 sovracosce di pollo – due cipolle bianche – mezzo bicchiere vino bianco – 2 peperoni rossi – un cucchiaio di curry – 200 grammi di albicocche e di prugne snocciolate secche – 50 grammi di mandorle spellate – olio, sale , pepe, peperoncino q.b..

PROCEDIMENTO: Fare soffriggere in abbandonate olio di oliva, insieme alle cipolle, le sovracosce di pollo, pulite della pelle, e fare sfumare con un mezzo bicchiere di vino bianco. Aggiungere i peperoni tagliati a listarelle e lasciare cuocere a fuoco lento. Aggiungere gradualmente le spezie secondo la volontà desiderata; 5 minuti prima della fine della cottura aggiungere la frutta secca. Il pollo va accompagnato da riso bianco bollito e servito caldo.