DOPO MEZZANOTTE di Davide Ferrario, 2004

DOPO MEZZANOTTE di Davide Ferrario, 2004

Martino (Giorgio Pasotti), mite e taciturno, lavora come custode notturno della Mole Antonelliana dove ha sede il Museo del Cinema che, dopo la mezzanotte, diventa il suo regno. In un vecchio magazzino dismesso del museo Martino ha ricavato la sua casa dove, quando non lavora, passa il tempo a vedere vecchie pellicole di film muti: il cinema è la sua vita e la sua vita è mediata attraverso una vecchia telecamera con cui riprende la realtà virtuale da cui è circondato.

Un giorno irrompe nella sua esistenza “sospesa” Amanda (Francesca Inaudi), una ragazza di periferia che fa l’inserviente in un fast food, fidanzata con Angelo (Fabio Troiano), di professione ladro di automobili: costretta a fuggire dalla polizia, Amanda sarà aiutata da Martino che accetterà di nasconderla nella Mole. Di lì a poco la ragazza rappresenterà, per quest’uomo taciturno e solo, l’unico legame con la vita reale.

I tre giovani e bravi interpreti, la voce narrante di Silvio Orlando e una colonna sonora singolare, fanno di questa produzione a basso costo, prodotta e sceneggiata dallo stesso Ferrario, un vero e proprio tributo al Museo Nazionale del Cinema, luogo cinematografico per eccellenza, in cui amore e tenerezza si intrecciano in una commedia sentimentale ben riuscita e fresca, pluripremiata in patria e all’estero.

Per omaggiare la città di Torino non potevamo che abbinare a questo film, così singolare, la ricetta di famosi e tipici biscotti piemontesi, noti in tutto il mondo: i krumiri

 

INGREDIENTI: 200 g di farina di mais – 150 g di farina 00 – 100 gr di zucchero– 200 gr di burro – 3 tuorli d’uovo – 1 bustina di vanillina.

PROCEDIMENTO:

Nel cestello della planetaria (se non l’avete potete impastare tranquillamente a mano), mettete le farine con lo zucchero, la vanillina, i tuorli e il burro ammorbidito a tocchetti. Con la frusta a foglia cominciare ad impastare a velocità bassa fino ad ottenere una palla omogenea simile ad una pasta frolla ma molto più morbida. Togliete il composto dalla planetaria e mettetelo a riposare per 30 minuti coperto con un panno. Trascorso il tempo di riposo, dividere l’impasto in due parti e mettetene una dentro una sacca da pasticciere con bocchetta a stella media. Premere dunque sulla sacca e deporre su una teglia foderata con carta da forno, dei cilindri della lunghezza di 10 cm dando ad essi quella forma leggermente incurvata (che vuole ricordare i baffi di Vittorio Emanule II al quale i krumiri sono stati dedicati) e distanziateli tra loro. Proseguite con il resto dell’impasto e quindi mettete nel forno a 180° fisso per circa 20 minuti. Sfornate i biscotti e disponeteli su una gratella per dolci a raffreddare. Con questa dose si ottengono una trentina di biscotti, ottimi per una colazione da re!

TERRAFERMA di Emanuele Crialese, 2011

TERRAFERMA di Emanuele Crialese, 2011

Giulietta, madre di Filippo e vedova di Pietro, figlio maggiore del vecchio pescatore Ernesto, vive su di una piccola isola del mediterraneo: insoddisfatta della propria condizione, vuole traslocare sulla “terraferma” per dare a suo figlio una vita migliore. Nino, il figlio minore di Ernesto, invece non ne vuole sapere di abbandonare l’isola ma non intende fare il pescatore come il padre, e quindi cerca di guadagnare portando i turisti a fare gite in barca.

Un giorno Ernesto e Filippo durante la loro solita uscita in mare, incontrano una zattera strapiena di migranti africani e, nonostante la Guardia Costiera li avvisi di restare nelle vicinanze della zattera senza prendere nessuno a bordo, Ernesto in ossequio alla legge del mare ne raccoglie alcuni che stanno nuotando verso la sua barca. Tra questi c’è una donna incinta, Sara, e suo figlio, che vengono portati dal vecchio pescatore nella propria casa: nella stessa notte la donna mette al mondo una bambina. Il giorno dopo la Guardia di Finanza inizia la ricerca dei rifugiati; inizialmente Giulietta fa fortemente leva su Ernesto perché Sara con i suoi bambini partano al più presto, per paura che la loro presenza possa compromettere i suoi progetti di vita, ma poi col tempo cresce anche in lei l’empatia nei confronti di questa donna africana, anch’ella desiderosa di una vita migliore e con il progetto di raggiungere suo marito, emigrato al nord anni prima.

La situazione nell’isola lentamente degenera: le forze dell’ordine, nel rispetto della legge, devono impedire di accogliere i migranti, alcuni dei quali moriranno in mare con la conseguente fuga dei turisti dall’isola; il giovane Filippo, assistendo a tutto questo, sente sempre più forte, tra rimorsi e ribellione, il desiderio di pensare al suo futuro.

Terraferma di Emanuele Crialese, regista di Respiro nel 2002 e Nuovomondo nel 2006, è un film profondo, che narra le vicende di una famiglia di pescatori di un’isola siciliana (forse Lampedusa?). Insignito del Premio speciale della giuria alla 68° Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia, Terraferma venne scelto come rappresentante italiano per concorrere nella categoria “Miglior film straniero” agli Oscar 2012 e, nello stesso anno, ricevette anche tre candidature ai David di Donatello.

A questo bellissimo film, attuale e struggente, abbiniamo una ricetta dal sapore di mare: il polpettone di tonno con maionese fatta in casa.

INGREDIENTI: 450 gr di tonno in scatola sott’olio – 300 gr di patate – 4 uova – 60 gr di parmigiano – 150 gr di pangrattato – sale e pepe q.b.- olio extra vergine d’oliva e qualche goccia di limone per condire; per la maionese: 1 limone- olio extra vergine d’oliva – un pizzico di sale – 1 uovo intero

PROCEDIMENTO:

In una ciotola capiente disponete il tonno sott’olio sgocciolato, le uova, le patate lessate in precedenza e schiacciate con lo schiacciapatate, il parmigiano. Amalgamare il tutto e passarlo al passaverdure con trama non troppo fitta (per chi volesse un composto a grana più rustica, può saltare questo procedimento); al composto così amalgamato aggiungere il pangrattato, il sale e il pepe. Fate preriscaldare il forno a 170°/180°. Confezionare quindi il polpettone dandogli la classica forma allungata, avvolgetelo nella carta stagnola e adagiatelo sulla leccarda del forno facendolo cuocere per una quarantina di minuti. A fine cottura lasciarlo raffreddare. Togliete la stagnola e affettatelo. Disporlo in un piatto da portata condito con un filo d’olio e una qualche goccia di limone. Preparare a parte della maionese fatta in casa, mettendo un uovo intero in un frullatore con un pizzico di sale, azionare il frullatore ed aggiungere dal buco qualche goccia di limone e olio extravergine d’oliva a filo senza mai fermarsi; quando la maionese sarà soda disporla in una ciotola e servirla per accompagnare il polpettone. E’ un ottimo piatto per le cene estive, ma la cosa che si raccomanda è di usare un buon tonno!

SORELLE MATERASSI di Ferdinando Maria Poggioli, 1944

SORELLE MATERASSI di Ferdinando Maria Poggioli, 1944

Le sorelle Teresa e Carolina Materassi (Emma e Irma Gramatica) sono due brave ricamatrici tanto famose da essere state persino invitate a Roma dal papa per la perfezione di un lavoro da loro inviato in Vaticano. Le due attempate zitelle conducono una vita abitudinaria insieme alla sorella Giselda (Olga Solbelli), che è andata a vivere con loro dopo essere stata abbandonata dal marito, e alla fidata cameriera Niobe. La serenità della casa viene improvvisamente turbata dall’arrivo del bel nipote Remo (Massimo Serato) che una volta trasferitosi in casa delle zie conduce una vita spensierata, conquistando con la sua seduzione tutte le donne che lo circondano, incluse quelle di casa. Il giovane, dopo tante avventure dispendiose che presto porteranno sul lastrico le zie, oramai ridotte per colpa sua all’indigenza, viene a conoscere la bella ereditiera Peggy (Clara Calamai) la quale con abili stratagemmi riuscirà a conquistare il cuore di Remo che innamorato acconsentirà a sposarla. La notizie delle nozze viene accolta con sgomento in casa Materassi, visto che le donne, incluso la domestica, sono tutte segretamente innamorate del giovane. Gli sposi partono quindi per l’America e le zie, indebitate fino all’osso, riprenderanno a lavorare nella monotonia di sempre. Tratto dal romanzo di Aldo Palazzeschi, il film fu realizzato nel ’44 quindi in piena guerra e in un periodo decisamente difficile per la sua piena diffusione tanto da non essere apprezzato né dal pubblico né tantomeno dalla critica. Dopo il ’45 arrivò il meritato successo soprattutto per la bravura delle protagoniste, attrici già molto note, alle quali si affiancò anche la grande Paola Borboni, che diventerà poi una figura di spicco sulla scena teatrale italiana. Il film ambientato a Firenze ci propone una ricetta di tipico stampo toscano, piatto povero di derivazione contadina: la panzanella.

INGREDIENTI: 400 grammi di pane casereccio raffermo – 4 cucchiai di aceto di vino bianco – 4 cucchiai di olio d’oliva extravergine – 1 cipolla rossa di Tropea – 2 cetrioli – 4 pomodori maturi – basilico – sale e pepe qb.

PROCEDIMENTO: Tagliare il pane a fette non troppo sottili e metterlo in ammollo per 20 minuti in contenitore con acqua fredda e 3 cucchiai di aceto. Strizzare bene il pane e sbriciolarlo in una insalatiera quindi unire i cetrioli puliti e tagliati a rondelle non troppo spesse, i pomodori privati dei semi e tagliati a spicchi, la cipolla tagliata a rondelle sottili, l’olio, 1 cucchiaio di aceto, sale e pepe macinato fresco e basilico sminuzzato grossolanamente. Conservare la panzanella in frigorifero fino al momento di servirla come piatto freddo estivo.

IL GIARDINO DEI FINZI CONTINI di Vittorio De Sica, 1970

IL GIARDINO DEI FINZI CONTINI di Vittorio De Sica, 1970

Micòl (Dominique Sanda) e Alberto (Helmut Berger) appartengono ad una ricca famiglia ebrea dell’alta borghesia di Ferrara. La loro splendida villa e l’annesso meraviglioso giardino con campo da tennis sono spesso frequentati da Giorgio (Lino Capolicchio), anch’egli ebreo ma figlio di un commerciante, e dal giovane comunista milanese Giampiero (Fabio Testi), entrambi innamorati di Micòl. Siamo nel 1938 in prossimità dell’inizio della guerra e per gli ebrei la situazione si fa sempre più critica. Intanto Giorgio trova il coraggio di manifestare apertamente il suo amore ma viene respinto definitivamente. La ragazza ha per lui solo un sentimento fraterno mentre prova forte attrazione per l’affascinante Giampiero con il quale passa una intera note prima che questi venga inviato al fronte. Intanto gli eventi precipitano: Alberto muore improvvisamente a causa di una malattia, Giorgio che in un primo tempo si era rifiutato di seguire il fratello in Francia ora anche lui è costretto a nascondersi e poi a lasciare Ferrara per sfuggire ai nazifascisti mentre tutta la famiglia Finzi Contini viene prelevata dai repubblichini e relegata in una scuola prima della deportazione. Nonostante il grande successo di pubblico ottenuto, non tutta la critica fu favorevole accusando De Sica di essere stato troppo flemmatico nella narrazione e di essersi in buona parte scostato dall’omonimo romanzo di Giorgio Bassani dal quale il film era stato liberamente tratto. Molti comunque i riconoscimenti: Orso d’oro a Berlino, Oscar come miglior film straniero, David di Donatello, Nastro d’argento, Globo d’oro e premio BAFTA. Ambientato e in massima parte girato a Ferrara, ci rimanda ad una ricetta locale molto semplice: frittatina di zucchine e ricotta alla menta.

INGREDIENTI: 200grammi di zucchine – 250 grammi di ricotta – 6 uova – 1 cipollotto – 3 cucchiai di olio d’oliva extravergine – foglioline di menta – sale e pepe q.b..

PROCEDIMENTO: Tagliare il cipollotto a rondelle sottili e farlo soffriggere in una padella con l’olio d’oliva. Unire le zucchine tagliate a julienne, salare e cuocere coperto per 3-4 minuti. In una terrina sbattere le uova con sale e pepe e unire le zucchine intiepidite e le foglie di menta spezzettate. In una padella antiaderente spennellata di olio mettere il composto e formare tre frittatine sottili. Intanto insaporire la ricotta con sale e pepe e successivamente stendere le frittatine su un foglio di pellicola trasparente, spalmare con la ricotta e arrotolarle. Richiudere nella pellicola e lasciare in frigorifero a rassodare. Al momento di servire tagliare le frittate a rondelle spesse 2 cm e sistemarle su un piatto di portata. Decorare con foglioline di menta.

THE FULL MOUNTY – SQUATTRINATI ORGANIZZATI di Peter Cattaneo, 1997

THE FULL MOUNTY – SQUATTRINATI ORGANIZZATI di Peter Cattaneo, 1997

Gaz (Robert Carlyle) e Dave (Mark Addy) sono due poveri disoccupati che vivono nello Sheffield e cercano di sbarcare il lunario ricorrendo a piccoli stratagemmi spesso non proprio leciti quali rubare travi d’acciaio da una fabbrica da tempo abbandonata. Gaz, in arretrato con le spese di mantenimento da corrispondere alla ex moglie, rischia addirittura di perdere la custodia del figlio e deve pertanto inventarsi urgentemente qualcosa per procurarsi i soldi necessari e tamponare pertanto la situazione divenuta oramai insostenibile. Prendendo ispirazione da un gruppo di spogliarellisti molto aitanti e professionali che si esibiscono in un locale, Gaz decide di dar vita ad un simile spettacolo coinvolgendo altri poveri disoccupati come lui di varie età, e non certo con dei fisici scolpiti. Ci sarà poi da affrontare il problema del nudo integrale visto che, ognuno di loro, non vuole proprio saperne. Dopo varie resistenze, saranno proprio le loro compagne a convincerli al grande passo, per cui tutti accetteranno di esibirsi in costume adamitico e lo spettacolo alla fine avrà un enorme successo. Anche il film ebbe un enorme successo commerciale, osannato dalla critica internazionale, riuscendo ad ottenere l’Oscar per la miglior colonna sonora e tre BAFTA su ben undici nomination, incluso miglio film. Una commedia brillante che riesce a mettere bene in luce non solo la crisi economica di un paese con una disoccupazione dilagante, ma anche a mettere in discussione il ruolo sociale del maschio, anch’esso in evidente recessione. Questo tipico film inglese ci suggerisce una ricetta anch’essa tipicamente anglosassone: meat pie.

INGREDIENTI: 250 grammi di carne macinata di suino – 250 grammi di carne macinata di bovino – una cipolla bianca – 1 kg di patate – un tubetto di concentrato di pomodoro – 50 grammi di burro – un bicchiere di latte – noce moscata e spezie varie tipo cumino, timo e maggiorana – olio d’oliva – sale e pepe q.b.

PROCEDIMENTO: bollire le patate, passarle con lo schiaccia patate e farne un purè aggiungendo il latte, il burro, la noce moscata e un poco di sale. Lasciare raffreddare. Fare imbiondire una cipolla in un poco di olio d’oliva e aggiungere i due tipi di carne macinata insieme al concentrato di pomodoro, pepe e le altre spezie nella quantità desiderata e lasciare cuocere per una ventina di minuti. Imburrare una teglia e sistemare uno strato del purè oramai a temperatura ambiente, uno di carne e quindi ricoprire con un altro strato del purè. Spolverare con un poco di pan grattato e aggiungere dei fiocchetti di burro. Infornare per circa 40 minuti ad una temperatura di 180°. Servire il meat pie tiepido.

IO E MIA SORELLA di Carlo Verdone, 1987

IO E MIA SORELLA di Carlo Verdone, 1987

Carlo (Carlo Verdone) è un oboista in una orchestra di musica classica ed è sposato con Serena (Elena Sofia Ricci) anche lei musicista. La madre di Carlo sta per morire, e lui si sente in dovere di contattare la sorella Silvia (Ornella Muti) che vive all’estero in maniera non del tutto chiara. Ritornata quindi in Italia, la donna irromperà con i suoi problemi nella vita del fratello il quale si troverà subito coinvolto in prima persona in situazioni a lui del tutto sconosciute e tutte ai limiti della legalità. Tra l’altro Carlo verrà a scoprire che Silvia è sposata a Budapest e che ha un figlio mentre mantiene una relazione clandestina con un maturo avvocato milanese, a sua volta sposato, solo perché l’aveva tirata fuori dalla galera per una condanna per spaccio di denaro falso. Questo e tanto altro ancora lo sventurato Carlo dovrà affrontare in soccorso di questa sorella che sembra inarrestabile andandosi a cacciare in circostanze sempre più complicate e rischiose, incapace poi di risolvere da sola quanto da lei stessa irresponsabilmente causato. Tutto preso da questi problemi, intanto non si accorge che il suo matrimonio con Serena sta naufragando e che ben presto verrà abbandonato e si troverà da solo e in un mare di guai dai quali difficilmente potrà venirne fuori.

Io e mia sorella fu accolto molto bene dalla critica ed ottenne diversi riconoscimenti tra David di Donatello, Nastro d’Argento, Globo d’Oro e Ciack d’Oro, tutti premi andati principalmente a Ornella Muti come migliore attrice protagonista e a Elena Sofia Ricci come attrice non protagonista oltre a Carlo Verdone per la sceneggiatura insieme a Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi.

La pellicola è interamente ambientata a Spoleto, città umbra che ci ispira una ricetta di facile realizzazione; gli strozzapreti con zucchine.

INGREDIENTI: 400 grammi di strozzapreti – 3 zucchine – 1 limone non trattato – 1 scalogno – 2 cucchiai di panna da cucina – olio d’oliva extravergine – sale e pepe q.b.

PROCEDIMENTO: Tritare lo scalogno e farlo appassire in olio d’oliva, quindi con il pelapatate togliere alle zucchine la buccia verde, affettarle a bastoncini e unirle allo scalogno. Saltare il tutto per due minuti aggiungendo sale e pepe a piacere, ed infine la scorza grattugiata del limone e la panna. Cuocere la pasta e saltarla in padella con questa salsa di zucchine. Volendo si po’ aggiungere un poco di parmigiano grattugiato e qualche fogliolina di menta. Servire la pasta ben calda.

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