PUGILI di Dario Torromeo- Absolutely Free, 2018

PUGILI di Dario Torromeo- Absolutely Free, 2018

Antropologia di uno sport vissuto profondamente dall’autore, giornalista di lungo corso, oggi, dopo il virtuale ritiro di Rino Tommasi (87 anni!) il decano della categoria. La declinazione di uno sport violento è fatta anche di storie umane, divertenti, tragiche e bizzarre, una metafora dell’esistenza. Torromeo ha dedicato 16 libri al pugilato e si orienta come un pioniere in uno sport che appartiene più allo scorso secolo vista la rarefazione dell’attività, legata alla conseguente e progressiva indifferenza del pubblico. Ma chi non ricorda Benvenuti e Mazzinghi, Duilio Loi se non Primo Carnera? L’autore pesca nel mazzo di migliaia di possibile storie, scegliendo invariabilmente quelle che più lo hanno intrigato, all’Italia ed all’estero. Molte nascono dalla tradizione orale, dalla leggenda, da vite vissute, da terribili sfide sul ring. Alternativamente vicende di pugili che hanno toccato la fama e il successo ed altri a cui la vita (e il ring) ha volto le spalle. Ne esce un affresco umanissimo, anche alla portata dei profani perché i medaglioni incastonati nel volume spesso sono carne viva, brandelli sanguinolenti, metaforicamente e non. Pugili finiti anche su un set porno. Sfilano Arcari, Duran, Rosi, Benitez, Camacho e Tyson in una commedia umana che appartiene anche a Sinatra (grande appassionato di boxe) o Bob Dylan che dedicò una canzone a Rubin Hurricane Carter, pugile galeotto. Si dipinge un’umanità variopinta e pittoresca, irriducibile e borderline. Si respira vita e morte perché il pugilato arruola campioni miracolati dalla conquista del titolo mondiale e altri che invece su un pugno letale hanno visto spenta la propria vita. Il libro è un pugno nello stomaco che non vi manda knock out ma non ci lascia indifferenti. C’è chi è salito sul ring poche ore dopo un profondo lutto personale, innamorato di uno sport che è anche considerato “noble art”. La boxe oggi è in crisi e rischia di essere addirittura esclusa dai Giochi Olimpici. Quindi questo testo è anche un tentativo di farla rimanere in vita, perlomeno nella memoria collettiva.

data di pubblicazione:25/03/2019

MIRELLA GREGORI-CRONACA DI UNA SCOMPARSA di Mauro Valentini- Sovera edizioni, 2018

MIRELLA GREGORI-CRONACA DI UNA SCOMPARSA di Mauro Valentini- Sovera edizioni, 2018

Il giallo di Mirella Gregori è agganciato gioco forza a quello della ben più popolare Emanuela Orlandi. Scherzo dei cold case o fortuna? A tutt’oggi non c’è una sicura risposta per argomentare se ci sia un filo di connessione tra le due tragiche scomparse. L’Italia è il Paese dei Misteri (Ustica, Strage di Bologna,etc) e dunque non c’è troppo da meravigliarsi per la sparizione di quasi 36 anni fa di una semplice ragazza del Nomentano che risponde a una voce anonima dal citofono, lascia la propria casa per una piccola divagazione a Villa Torlonia e da quel giorno non fa più ritorno nella propria abitazione lasciando un vuoto immenso nei genitori. Sciacalli, false piste, l’irruzione sulla scena del crimine di Alì Agca, i sospetti sul Vaticano: una ridda inestricabile di congetture piove sulla vicenda abilmente riassunta da un giornalista che si interessa alla viva cronaca e che si è appoggiato alla collaborazione dell’Associazione Penelope e della sorella di Mirella per ricostruirci, a distanza di tanti anni, un complesso vivo di circostanze, di sospetti, lanciando più di un’ombra sugli approfondimenti dell’inchiesta e sulla noncuranza iniziale con cui il caso viene trattato. La prefazione di Pietro Orlandi che in queste settimane conduce un programma sugli “scomparsi” aggiunge forza ed emotività alla narrazione per queste storie il cui capolinea sembra lontano. Ogni tanto riaffiora una voce, una supposizione, una possibile sepoltura senza che ci sia mai una conferma, un avvaloramento della pista investigativa. A fronte dei possibili assassini fa la comparsa una società degradata fatta di depistatori, di approfittatori che non hanno fornito indicazioni utili nonostante il miraggio di un appetibile ricompensa messa in campo dalle famiglie Orlandi e Gregori, nonostante la differenza di possibilità economiche. I parenti superstiti non hanno neanche una tomba su cui pregare e coltivano una speranza che si fa più flebile con il passare degli anni anche se le vicende in questione sono vive nell’immaginario collettivo di tutti gli italiani.

data di pubblicazione:12/03/2019

SEROTONINA di Michel Houellebeck- La Nave di Teseo, 2019

SEROTONINA di Michel Houellebeck- La Nave di Teseo, 2019

Autore maledetto = libro maledetto? Il maestro letterario del politicamente scorretto, atteso puntualmente al varco dalla critica, permea una storia discontinua con l’assunzione del captorix, un medicinale che sembra far cambiare direzione alla vita, riuscendo a tenere sotto controllo la depressione. La vicenda di un funzionario del Ministero dell’Agricoltura sembra il parto della biografia del contestatissimo autore francese. Non si risparmiano rapporti sessualmente scabrosi, incroci pedofili, robusti dosi di cinismo sparse sul sale e il pepe della vita. Il libro si apprezza abbandonandosi al flusso della prosa, senza troppo disquisire sulla credibilità del contesto della provincia francese. Le donne del romanzo forse sono troppe come gli eccessi. L’autore sembra indulgere nel mini-racconto che però non sfocia in una narrazione coerente. Il libro sembra nascere dal rispetto di un’esigenza contrattuale vista la meritata fama di altre opere. Eppure nella nota di copertina viene definito il capolavoro: serrato lirico, a tratti umoristico, crudele, chirurgico, profetico. Davvero troppo ricco soprattutto di pagine e di devianze, di piccoli trucchi del mestiere letterario. Su tutto si stampa un’aria di malinconia e di distacco dalla vita, di uno snobistico vivere di rendita. Che sembra farlo apposta ad auto-appiccicarsi l’etichetta di antipatico. A volte funziona, a volte no perché il ricadere nella parte precostituita appare a volte stucchevole. La vita mediata da un medicinale sembra un pretesto un po’ datato anche se una generazione di americani ha fatto i conti con un prozac che ha modificato profondamente la percezione e lo stile di vita. Sullo sfondo una società liquida, eppure vitale, che l’autore sembra a tratti amare, a tratti detestare. Il mondo che gira attorno a una compressa è la metafora dell’effimero e del transeunte. Per rendere sopportabile un’esistenza che non lo è. Fino all’ultimo capolinea, inevitabilmente la morte.

data di pubblicazione:05/03/2019

LA MIA ITACA – DA GORIZIA A… GORIZIA: I MIEI VIAGGI BASKETTARI di Tonino Zorzi – edizioni Basket coach.net

LA MIA ITACA – DA GORIZIA A… GORIZIA: I MIEI VIAGGI BASKETTARI di Tonino Zorzi – edizioni Basket coach.net

Un libro può contenere una vita? Domanda retorica ma che si pone misurando la vitalità di un giovane 83enne innamorato della stessa e del basket. Racconto di 70 anni di esistenza completamente votata a una professione che è anche una vocazione. Tonino Zorzi è stato prima un ragazzino molto vivace, poi un promettente cestista, quindi un capocannoniere scudettato, infine un coach che ha avuto anche missioni speciali nel guidare la nazionale italiana di pallacanestro. Non si sarebbe mai ritirato se le condizioni di salute non lo avessero costretto. E dunque in questo volume-confessione, totalmente affidato a inesistente velleità letterarie si rivela appieno: esuberante, eccessivo, sopra le righe. Non è un libro specialistico perché contiene un pezzo di trasformazione dell’Italia sportiva e non solo. Dall’oratorio all’americanizzazione spinta. Dunque di qui la libera scelta di non affidarsi a un ghost writer per tradurre in bella calligrafia i racconti sparsi di questa errabonda esistenza. Il volume è spartano e non curato, trabocca di ripetizioni e di refusi. Ma la voglia di raccontare di Zorzi erompe e scardina gli schemi e si fa perdonare la mancata revisione che avrebbe giovato alla migliore confezione e accessibilità del testo. L’anziano che affabula ha il viso dolce di un bambino che distilla dolci ricordi ad aneddoti, affogati in un mare magnum di amicizie. Si tratteggia il basket dei pionieri, della pallonessa, di quando le trasferte nell’Urss venivano ripagate con l’importazione di caviale barattato con le calze di seta. Ricordi vintage dell’epoca che fu, anche sotto canestro. Si espande la generosità di Zorzi nel lanciare giocatori d’avvenire e nell’innamorarsi delle piazze cestistiche che ha frequentato, entrate nel midollo come una seconda pelle. Zorzi ha attraversato tutta la penisola, mai negandosi un ingaggio: da Gorizia a Reggio Calabria, vivendo anni ricchi e anni grami, ma con intatto il sorriso e la soddisfazione di chi è pagato per fare nella vita il mestiere che più gli piace. Altro non avrebbe saputo scegliere né fare.

data di pubblicazione:18/02/2019

CONNESSI E ISOLATI, UN’EPIDEMIA SILENZIOSA di Manfred Spitzer- Corbaccio editore, 2018

CONNESSI E ISOLATI, UN’EPIDEMIA SILENZIOSA di Manfred Spitzer- Corbaccio editore, 2018

Facebook ha festeggiato i 15 anni di vita. Ma non è stato un genetliaco felice. Il fenomeno di abbandono di gran parte dei due miliardi di utenti sugli oltre sette miliardi di popolazione mondiale è evidente e sotto gli occhi di tutti. Provate a cliccare sul profilo dei vostri amici: alcuni sono morti, altri sono digitalmente scomparsi e non si hanno notizie, altri si sono cancellati dal vostro elenco. La ricerca di Spitzer sembra prendere questa tendenza come un fenomeno positivo. C’è una corrispondenza diretta tra il numero dei link postati da un iscritto e il suo relativo grado di infelicità. La sua lontananza dal mondo reale è certificata da questa apparente vicinanza al mondo digitale. La coesione tra virtuale e reale è una sintesi e una sinergia possibile ma estremamente difficile nella pratica, se non altro per una questione di tempo a disposizione. L’iperconnessione porta a risultati di “stampo giapponese”. C’è chi addirittura muore per questo, travolto da un abisso esistenziale che non sembra lasciare spazio per altri attività. La connessione con il mondo è sintonia che si stabilisce su ben altre frequenze. La solitudine induce al dolore. Un dolore misurabile attraverso esperimenti di laboratorio. Provate a scrivere su facebook a una persona che non vi risponde? Non ne ricavate un senso di profondo e irrimediabile frustrazione? Al contrario la partecipazione alla vita sociale e di comunità allunga la vita. Come pure un matrimonio rispetto alla condizione di single. La risposta femminile al lutto e la sua maggiore aspettativa di vita è direttamente funzionale alla migliore predisposizione alla socialità del soggetto femminile e alla sua migliore risposta interattiva agli stimoli esterni. L’autore crea una corrispondenza tra la solitudine e una percentuale più elevata di disturbi cardiaci e di sviluppi tumorali. L’uso prolungato di smartphone atrofizza la capacità di istituire relazioni profonde e autentiche, invita alla passività e a un senso che potremo definire di ripiegamento pessimistico di fronte agli imprevisti della vita.

data di pubblicazione:07/02/2019

LO SPORT TRADITO di Daniele Poto – Edizioni Gruppo Abele, 2019

LO SPORT TRADITO di Daniele Poto – Edizioni Gruppo Abele, 2019

Daniele Poto nella sua opera Lo sport tradito (37 storie in cui non ha vinto il migliore), compie una sorta di amaro percorso attraverso oltre un secolo di storie di tanti sport in cui lo spirito di De Coubertin è stato talora dimenticato per la slealtà umana, ma ancor più spesso calpestato per motivi politici e di bramosia di denaro e potere.

I valori di lealtà e sana concorrenza degli atleti e delle squadre in competizione nelle più diverse discipline sono ormai del tutto soverchiati dagli interessi economici imposti dagli sponsor, dai palinsesti televisivi, da influenze politiche, anche tramite corruzione e doping.

E se è certo che tali fenomeni si verificano con crescente frequenza e gravità, è allo stesso tempo vero che anche in passato, già nella seconda metà dello scorso secolo, si ricordano tanti episodi di “sport tradito”.

L’autore quindi, con grande dovizia di particolari, ci parla dei fenomeni di “doping di stato” delle mitiche nuotatrici della DDR negli anni ’70, più robuste dei nostri attuali campioni di nuoto, così come del fenomeno contemporaneo riguardante le più diverse discipline nella Russia di Putin, passando attraverso il periodo cinese.

Allo stesso tempo apprendiamo delle grandi manovre politiche degli organismi internazionali, a partire dal CIO e dalle Federazioni sportive internazionali, con esclusione di Paesi dai grandi eventi sportivi per fornire un’idea di pulizia, e dai ripescaggi in forma alternativa degli atleti per giungere a compromessi di natura politica e per non sminuire gli eventi televisivi.

Si passa poi alla rappresentazione della slealtà a tutti livelli, dai goal di mano di Maradona durante i Mondiali di Calcio, alla monetina che fa svenire Alemao, fino ai racconti di Mazzola che narra dei falliti tentativi di combine della Nazionale di Calcio, passando per i sorteggi truccati di Platini per favorire la propria nazionale francese.

Purtroppo la memoria del pubblico sportivo è assai corta, per cui si dimenticano tanti eventi che in realtà avrebbero dovuto far perdere ogni credibilità ad un sistema in cui tanti dei protagonisti, atleti, dirigenti ed arbitri, se non sono corrotti sono sleali.

Correttamente l’autore non vuole fornire un quadro completo dei tradimenti dei veri valori dello sport, ma solo rinfrescare la memoria del lettore per ricordare quanto di falso e fasullo ci sia in tante prestazioni ed episodi dello sport, che invece dovrebbe essere esempio di lealtà.

data di pubblicazione:04/02/2019