ZERO UNO INFINITO di Mario Fiorentini e Ennio Peres – Iacobelli editore, 2018

ZERO UNO INFINITO di Mario Fiorentini e Ennio Peres – Iacobelli editore, 2018

Per caso è di vostra conoscenza uno scrittore-matematico che abbia già compiuto cento anni? Il miracolo di lucidità e di intatta capacità pubblicistica è di Mario Fiorentini che ha scritto un pezzo di storia d’Italia da partigiano e ora, celebratissimo, firma con il rinomato giocologo Ennio Peres, un agile e stimolante volumetto che è utile esercizio per la mente oltre che ripasso di alcune nozioni rimosse da molti italiani rispetto al periodo scolastico. Gli obiettivi conclamati del testo sono evidenti: fornire uno strumento gioco e creativo per invogliare i lettori di qualsiasi età allo studio della matematica (materia comunemente, ma a torto, considerata ostica e arida); offrire una serie di spunti stimolanti per riuscire ad approfondire, operando su problemi pratici, la potenzialità degli strumenti matematici. Cibo per la mente ma apprezzabile anche dai profani della materia. Fiorentini è stato professore di geometria superiore all’Università di Ferrara per 25 anni e ha studiato da autodidatta la matematica fino a raggiungere la sospirata laurea. Proprio questo percorso dal basso gli ha ispirato la praticità e il contatto con la vita di tutti i giorni, respirando senso comune e divertimento, nella stesura del libro in combinato disposto con Peres che invece è autentico specialista dell’enigmistica oltre che un pezzo di storia della sinistra italiana. La creatività e la fantasia alimentata dal gioco sono un utile antidoto all’azzardo e alle sue seduzioni. Il punto d’arrivo di molti degli esercizi presentati è sorprendente e Peres ne ha dato una prova al quartiere Esquilino proprio nel giorno di una festa dedicato al compleanno in tripla cifra di Fiorentini, nell’occasione impossibilitato a intervenire per un comprensibile stress da festeggiamento. Una cultura scientifico-matematica certo non contribuisce a risolvere i problemi del Paese ma è una gradevolissima consolazione personale per i cultori della materia, in gran parte lettori dell’immarcescibile Settimana Enigmistica, la rivista che coltiva con orgoglio le centinaia di tentativi di imitazione.

data di pubblicazione:16/11/2018

ARTE di Yasmina Reza – Adelphi, 2018

ARTE di Yasmina Reza – Adelphi, 2018

Se il teatro è conflitto e scoppio delle contraddizioni attraverso un dialogo serrato, oggi Yasmina Reza, unitamente a David Mamet, rappresenta la punta più acuminata e popolare del mainstream scenico. Il suo Carnage ha fatto scuola e questo successivo piccolo atto unico ne è la diretta conseguenza e applicazione su un piano che -potremmo definire- più frivolo. Il nodo del contendere è un quadro. Una di quelle opere contemporanee che quasi nessuno capisce ed interpreta ma che ha un valore commerciale ragguardevole per la semplice firma dell’autore. Il quadro appunto è la scintilla che accende una vivace discussione tra due collaudati amici. E c’è un terzo incomodo piuttosto casuale. Che non ha alcuna competenza di arte ma che, molto semplicemente, non vorrebbe intaccare il legame di amicizia con i due. Se tre è il numero perfetto, anche a tre la concatenazione del dialogo teatrale punta fortemente su questo numero. Andamento prevedibile? Mica tanto. Lo spariglio è l’attentato alla composizione, il beffardo disegno che ne intacca la consistenza. Danno irreversibile? Niente affatto. L’amicizia è salva ed il sottofondo morale è che mantenerla in vita è più importante del valore effimero di una presunta opera d’arte. Naturalmente l’ambiguità è nel fondo. I due amici e litiganti sapevano della possibilità di restaurare il quadro facendolo tornare al primitivo splendore? O solo uno dei due sapeva ed ha lasciato fare l’altro? Come si vede la realtà anche teatrale può non essere mai facilmente decifrabile. Dunque anche in questo lavoro c’è un “Dio del massacro” attivo e funzionante. La ricetta della Reza è collaudata. A qualcuno potrà apparire un po’ ripetitiva ma gli ingredienti del cocktail funzionano in un crescendo nevrotico di grande efficacia. Lo spettacolo da cui è tratto il libretto ha avuto grande successo in Francia ed è stata tradotto e importato in Inghilterra e negli Stati Uniti, in attesa di approdare in Italia. Vista l’esiguità della trama in questo caso è estremamente improbabile una trasposizione cinematografica.

data di pubblicazione:15/11/2018

L’UOMO CHE TREMA di Andrea Pomella – Einaudi editore, 2018

L’UOMO CHE TREMA di Andrea Pomella – Einaudi editore, 2018

Per leggere un manuale sulla depressione ricorreremo a Borgna e a Recalcati. Per constatare la sua traduzione in letteratura, nella vita di tutti i giorni, possiamo avvalerci dell’eclettico Andrea Pomella che, oltre a combattere il male, riesce frequentemente a cambiare lavoro e a prodursi in saggi su Caravaggio, Van Gogh e i Musei Vaticani con la stessa disinvoltura con cui rientra nei panni del malato cronico. L’arte regala seducenti connessioni con la psico-somatica. Il trauma dell’autore è in distacco interiorizzato con il padre. Ma la tara viene saldata a fine libro perché dopo quaranta anni il personaggio rimosso torna a essere genitore, nonno, parente integrato nella famiglia di Pomella. Trattasi di un ritorno alle origini che non cancella la sofferenza precedenza ma la resetta. L’autore vive una depressione creativa in cui sfrutta l’eccesso di sensibilità per leggere un mondo diverso, filtrato dai medicinali specifici e dalle alterne fortune degli incontri con la psicoterapia (personaggi distratti, a volte sinceramente appassionati). Il merito del libro è di restituirci un universo fatto di normalità e di crisi. Un mondo molto capitolino, fatto di vive, di quartieri, di passeggiate riconoscibili. Ci troviamo a partecipare, sia pure dall’altra parte della barricata, come soggetti apparentemente sani e sull’altra, seconda barricata: quella di una lettura attenta e partecipe. Pomella si mette a nudo e infittisce la sua trama narrativa di cittadini puntualmente restituire in bibliografia finale. Appare chiaro che il rimando illuminante, l’accensione è Il male oscuro di Giuseppe Berto, romanzo che nel ’68 venne ridimensionato per la sua evidente estrazione borghese, finendo col venire ampiamente rivalutato in seguito. Pomella alimenta un rapporto quasi fisico con quella trama attraverso la casa di Berto e il suo ricordo. Quel romanzo è un memoir, un percorso da seguire quasi obbligato per uscire dalle spire della depressione e combattere un male che a volte è un nemico esplicito e non più tanto oscuro. La voce dell’uomo che trema è uno scritto importante, a tratti profondo. Che stimola più che far discutere.

data di pubblicazione:12/11/2018

 

VOX di Christina Dalcher – Nord, 2018

VOX di Christina Dalcher – Nord, 2018

L’incipit del libro mi ha molto incuriosita, anche se temevo potesse essere un rifacimento de Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, mentre non è affatto così, i tempi trattati sono molto diversi anche se hanno, come base, la sudditanza della donna nei confronti dell’uomo. Nei ringraziamenti l’autrice scrive: “Spero che questo libro ti abbia fatto arrabbiare un po’. E che ti abbia fatto riflettere”, e con me ha assolutamente raggiunto l’obiettivo!

È stata una lettura coinvolgente, una storia inquietante che viene narrata, in prima persona, da Jean McClellan, una scienziata specializzata in neurolinguistica: è lei che ci spiega cosa sia quel braccialetto che ogni donna porta al polso e che conteggia ogni sillaba emessa, perché il nuovo governo degli Stati Uniti, il Movimento per la Purezza, impone a ogni donna di pronunciare un massimo di 100 parole al giorno, senza alcuna possibilità di “sconti”; e non è tutto, le donne hanno dovuto rinunciare al passaporto, al conto in banca, al lavoro, all’istruzione, perché “Un giorno da mia figlia ci si aspetterà che sappia fare la spesa e gestire le faccende di casa, che sia una moglie devota e diligente, e per queste mansioni serve saper contare e non certo conoscere l’ortografia, né la letteratura. E non serve nemmeno avere una voce”.

L’“idea” da cui prende spunto il nuovo governo è quella di un ritorno al passato più sereno, in cui la donna è la regina del focolare… ma non è chiaramente questo l’obiettivo finale, le donne sono state colpite duramente ma non sono le sole, la stessa sorte viene riservata anche agli omosessuali, ai “traditori” del nuovo pensiero, tutti i colpevoli vengono trasferiti in “fattorie” in cui la loro giornata è fatta di lavori forzati e silenzio più assoluto, lontani dalle famiglie e dagli affetti.

Forse perché madre di due giovanotti che mi amano profondamente e che si trasformano in due bodyguards quando usciamo insieme, sono rimasta particolarmente sconvolta nel vedere il cambiamento del rapporto da Jean e Steven il suo figlio maggiore “Mostri non si nasce, si diventa. Pezzo dopo pezzo, arto dopo arto, creazioni artificiali di uomini folli che, come l’incauto Frankenstein, credono sempre di saperla più lunga degli altri.

Durante la lettura le emozioni si accumulano, l’ansia cresce e con lei la voglia di continuare a leggere, di arrivare alla fine nella speranza di trovare una via di uscita; i capitoli volano via veloci e il pathos tiene il lettore con il fiato sospeso fino alla fine che, a mio avviso, è stata troppo sbrigativa e, forse, più adatta a un thriller fantascientifico più che a un romanzo di questo genere.

In ogni caso un romanzo che consiglio assolutamente di leggere.

data di pubblicazione:12/11/2018

LA DOPPIA MADRE di Michel Bussi – E/O, 2018

LA DOPPIA MADRE di Michel Bussi – E/O, 2018

Sono una entusiasta lettrice dei romanzi di Michel Bussi e ho avuto la fortuna di essere presente al Salone del Libro di Torino dello scorso anno durante la sua presentazione di Non lasciare la mia mano. Il mio giudizio è quindi, in qualche modo, di parte eppure questo ultimo romanzo non mi ha del tutto convinta: non posso certo affermare che non sia un bel libro, ma da Bussi mi aspetto sempre dei romanzi pieni di suspense, così avvincenti che ti obbligano alla lettura fin quando non si arriva alla conclusione della storia quando, finalmente, il genio di Bussi strappa il velo davanti ai nostri occhi lasciandoci completamente sbalorditi nel capire i meccanismi della vicenda.

Al contrario ho trovato un po’ lento quest’ultimo romanzo e mi è mancato il quadro che puntualmente Bussi dipinge, descrivendo sapientemente la location in cui il romanzo si ambienta e trasformandoci da lettori in spettatori.

La doppia madre si svolge a Le Havre, primo porto della Manica e maggiore città nel cuore della Normandia. Molti gli attori presenti in questo nuovo romanzo, senza alcun dubbio i principali sono l’ispettore Marianne Augresse, che con i suoi uomini si sta occupando di quella che è, probabilmente, la rapina del secolo per Le Havre e lo psicologo infantile Vasil Dragonman che sta seguendo il caso di Malone, un bambino di poco più di tre anni che gli confida che la sua mamma, “mamma da”, non è la sua vera mamma.

Il compito di tenere vivi i ricordi del bambino è affidato al peluche Guti, che gli racconta storie che parlano di pirati, di navi, di orchi, di castelli con quattro enormi torri; Guti è la memoria di Malone che, senza le sue storie, dimenticherebbe tutto nell’arco di poche settimane.

Vasil Dragonman chiederà aiuto a Marianne Augresse per indagare su quanto ci sia di vero nella storia che gli sta raccontando Malone prima che i suoi ricordi di bambino possano essere, in qualche modo, cancellati dai nuovi; a farli conoscere penserà una amica comune legata a Marianne da rapporto di profonda simpatia, affetto e stima.

Le due storie sono in qualche modo collegate, il fatto stesso che Marianne si occupi della rapina e, nei momenti liberi, della “mamma da” di Malone lo sottolinea, l’interrogativo è quale possa essere il legame che unisce le due inchieste e solo nelle ultime pagine, in cui Bussi fa emergere le vite e i rapporti tra gli attori del romanzo, capiamo finalmente quale sia il collegamento e non possiamo che apprezzare la conclusione della storia, un po’sui generis per i romanzi di Bussi, ma sicuramente intrigante.

data di pubblicazione:05/11/2018

LA RAGAZZA E LA NOTTE di Guillaume Musso – La nave di Teseo, 2018

LA RAGAZZA E LA NOTTE di Guillaume Musso – La nave di Teseo, 2018

È la prima volta che leggo Guillaume Musso e devo dire che il libro mi è veramente piaciuto, un bel noir, un cold case ricco di suspense con un intreccio che tiene con il fiato sospeso fino all’ultima pagina!

La storia si svolge su due binari temporali diversi, la location è quella di Cap d’Antibes nel prestigioso ed elitario liceo Saint-Exupéry, la nostra voce narrante è quella di Thomas Degalais, ex studente del liceo ora romanziere di successo trasferitosi negli USA, innamorato di Vinca Rockwell la ragazza più affascinante del liceo “… mi sono spesso interrogato sulla natura dell’ascendente che Vinca esercitava su di me, sulla vertigine fascinosa e dolorosa che mi apriva dentro, e ho sempre pensato all’effetto di una droga.”. Insieme a lui, personaggi fondamentali per il romanzo, saranno Maxime e Fanny.

I tre ex studenti e ottimi amici dei tempi del liceo si sono completamente persi di vista appena finita la scuola, ognuno di loro ha percorso strade diverse e ora si ritrovano in occasione della festa per i 50 anni del Saint-Exupéry; ma a riportarli in Costa Azzurra non è stata la nostalgia per gli anni passati insieme ma i misteri che avvolgono la scomparsa, 25 anni prima, di Vinca Rockwell e del suo professore di filosofia, Alexis Clement, del quale tutti la ritenevano l’amante. I segreti che avvolgono queste sparizioni, che legano indissolubilmente i tre ex compagni di scuola, stanno per crollare come le pareti della loro vecchia palestra ed è questo il motivo che li ha riportati, dopo così tanto tempo, al Saint-Ex, questo e le minacce anonime che sono arrivate loro.

Benché tutta la storia si svolga in pochi chilometri quadrati insieme a Vinca, Thomas, Maxime e Fanny troviamo molti altri personaggi di cui Musso tratteggia magistralmente psicologia e sentimenti, le descrizioni “fisiche” di ognuno di loro sono tali da riuscire a “vederli” mentre si muovono all’interno della storia, le descrizioni degli incantevoli luoghi in cui si dipana la storia sono veramente mozzafiato “il percorso angusto ma lastricato, a picco sulle falesie. L’aria era pura e tonificante. Il mistral aveva spazzato via le nuvole e il cielo era disseminato di stelle. Dai bastioni della città vecchia alla baia di Nizza, passando per le montagne retrostanti, si godeva di una vista mozzafiato.

Assolutamente da leggere.

data di pubblicazione:21/10/2018