E DIMMI CHE NON VUOI MORIRE: IL MITO DI NIOBE

E DIMMI CHE NON VUOI MORIRE: IL MITO DI NIOBE

(Santuario di Ercole Vincitore, Tivoli – 6 luglio/23 settembre 2018)

Lo studio della mitologia classica ci ha fatto comprendere come gli dei dell’antichità amavano farsi coinvolgere nelle vicende umane diventando spesso bizzarri, irascibili e soprattutto vendicativi. Nelle sue Metamorfosi, il poeta latino Ovidio ci parla di Niobe, figlia di Tantalo (proprio quello condannato al supplizio eterno) che aveva generato sette maschi e sette femmine. Molto orgogliosa di loro, osò schernire la dea Latona per essere stata capace di generare solo due figli Artemide e Apollo; e questa, per vendicare l’offesa ricevuta, ordinò che venissero uccisi tutti i discendenti di Niobe: costei, oramai sola e disperata, fu tramutata in pietra che iniziò a versare lacrime. Con l’intenzione di narrare le nefaste vicende che colpirono i Niobidi e la loro superba madre, l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este ha organizzato una interessante mostra che affronta un tema iconografico poco conosciuto, attraverso l’analisi del concetto proprio di mito classico in cui si affrontano ed approfondiscono problematiche che in qualche modo si riflettono sulla vita di oggi. Il progetto viene ospitato presso gli spazi imponenti che compongono l’Antiquarium del Santuario di Ercole Vincitore, uno tra i più importanti complessi sacri dell’architettura romana di epoca repubblicana, appena fuori le mura della città di Tivoli. Il percorso espositivo è incentrato sulla figura di Niobe e sul suo dolore dopo la morte dei figli e trova suggestiva rappresentazione in un gruppo scultoreo da pochi anni rinvenuto all’interno di una piscina annessa ad una villa di età imperiale presso Ciampino, che per la prima volta viene esposto al pubblico. Il visitatore, oltre a mirare opere marmoree di notevole interesse, riesce ad “immergersi” nel mito attraverso anche opere letterarie e musicali che, pur trovando radici nell’antichità, sono vere e proprie opere d’arte contemporanea: tra queste il celebre Nudo e Albero di Mario Sironi del 1930 e Red Carpet di Giulio Paolini, espressione moderna delle stragi oggi perpetuate. Ma il riferimento più importante sono le parole di Ovidio: “Privata della famiglia si accascia e diviene di pietra. L’aria non muove i capelli, il colore del viso è esangue, gli occhi sono immoti nel volto, niente di vivo è nel suo aspetto… avvolta in un turbine di vento, viene trasportata nella sua patria e, sulla vetta di un monte, si stempera in pianto…”. Agli amanti dell’arte, e non solo quella classica, si raccomanda una visita alla mostra e al complesso architettonico che la ospita.

data di pubblicazione:07/07/2018

PROCESSI 145 – Roma, aquì y ahora

PROCESSI 145 – Roma, aquì y ahora

(Real Academia de España en Roma, 20 giugno/18 ottobre 2018)

Come ogni anno, in estate, esattamente da 145 anni l’Accademia di Spagna, dalla sua splendida location sul Gianicolo, invita il pubblico ad una grande manifestazione che consente di conoscere opere straordinarie, frutto dello studio di accademici – per lo più spagnoli – durante il loro soggiorno romano. La mostra è un interessante percorso interdisciplinare che si rivolge a tutti coloro che sono amanti dell’arte, della musica e del teatro e si presenta come centro di produzione e innovazione per le avanguardie dell’arte contemporanea, avendo come tema la città di Roma e la sua cultura millenaria come ci appare oggi e come la vedranno le generazioni future. L’allestimento è stato curato da Jesùs Donaire, con il coordinamento generale di Angeles Albert de Leòn, e pone ben 23 accademici in una costellazione di pura creatività come si può evincere dall’istallazione in apertura: un tavolo (mesa) che riassume sinteticamente l’opera di ciascuno di loro e la relazione socio-culturale che li ha tenuti uniti durante quest’anno di permanenza presso l’Accademia. I lavori presentati rappresentano un documento importante che oltre ad evidenziare l’estro di giovani artisti, tende ancora una volta a sottolineare l’importanza dell’Istituzione e il suo ruolo per la diffusione della cultura spagnola in Italia, attraverso la sua lunghissima permanenza nello scenario romano. Quest’anno in particolare, la mostra si è arricchita di nuove discipline come le stampe e al disegno industriale, che si sono ben inserite in una sorta di dialogo e di mutuo interscambio con i settori tradizionali. Un percorso, un vero e prorpio taccuino di viaggio, che ci accompagna attraverso l’opera creativa di artisti che ci inducono a riflessioni profonde sui nuovi orientamenti dell’arte contemporanea. Ogni istanza creativa nasce da una cornice storica capitolina, fonte inesauribile di ispirazione per tutti coloro che desiderano elaborare un proprio linguaggio espressivo e lasciare un segno che, per quanto apparentemente irrisorio, contribuisce sicuramente ad affermare l’incomparabile bellezza di Roma.

data di pubblicazione:24/06/2018

PICASSO TRA CUBISMO E NEOCLASSICISMO: 1915-1925

PICASSO TRA CUBISMO E NEOCLASSICISMO: 1915-1925

(Scuderie del Quirinale e Palazzo Barberini – Roma, 22 settembre 2017/21 gennaio 2018)

Picasso – Méditerranée è un progetto che nasce per rafforzare e mettere in luce i legami tra Picasso e le diverse sponde del Mediterraneo.

In occasione della mostra si possono seguire le tracce del primo viaggio di Picasso a Roma (attraverso delle conversazioni a Roma per circa 8 settimane).

La mostra si svolge nelle Scuderie del Quirinale e nel Gran Salone del Palazzo Barberini.

Arlecchino e donna con collana olio su tela 1907, Le retour du bapteme d’après Le Nain olio su tela 1917, Ritratto di Olga in poltrona olio su tela 1918, studio della scenografia del balletto “tricorne” 1919, Cuadro flamenco 1921, Pulcinella 1920, Deux baigneuses gouache, pastello sanguigna e matita su carta velina 1920, La Coiffeuse matita su carta 1921, Deux femmes courant sur la plage gouache su tavola 1922, Saltimbanco seduto con braccia conserte olio su tela 1923, Baigneuse allongée matita su carta 1923, Les trois danseuses olio su tela 1925, sono alcune delle bellissime opere della  mostra, che racchiude il periodo italiano ma anche quello successivo all’esperienza italiana.

Tutta la mostra meriterebbe di essere descritta per la ricchezza e la bellezza delle opere, ma ciò che stupisce è il contributo prezioso che Picasso è riuscito a dare all’arte della scenografia teatrale.

Si vuole sottolineare l’evoluzione del suo progetto partendo da una manifestazione di allegria in Parade ad una espressività essenziale in Il cappello a tre punte.

Parade è il nome del balletto teatrale ideato da Jean Cocteau e realizzato in collaborazione con l’impresario Sergei Djagilev (fondatore della Compagnia dei Balletti Russi) e ai musicisti Igor Stravinskij e Erik Satie, al coreografo Léonide Massine e naturalmente a Picasso; nel 1917 tutti insieme partirono per Roma alla ricerca dell’ispirazione ma ognuno con la propria sfida, Picasso avrebbe trasferito il cubismo sulle scene.

Stupiscimi è la sfida che Djagilev aveva lanciato a Jean Cocteau con l’intento di mescolare la danza con un discorso contemporaneo in un approccio interdisciplinare dei suoi artisti.

Sergei Djagilev stava ricostruendo la sua Compagnia e voleva riconquistare gli alti standard di qualità e fama che aveva prima della guerra.

Parade metteva in scena l’assaggio di un’esibizione destinata ad attrarre un pubblico e rifletteva l’interesse degli intellettuali parigini per il circo e il teatro di rivista.

Cocteau voleva celebrare la banalità quotidiana, Massine voleva creare qualcosa di nuovo e rappresentativo dell’epoca; da qui i riferimenti a forme d’arte moderne come il jazz e il cinema.

 Parade era un balletto che durava 15’ e veniva messo in scena insieme ad altri 2 o 3 numeri di repertorio della Compagnia dei Balletti Russi.

L’infinità dei disegni dimostrano e documentano l’evoluzione del progetto: testimoniano la curiosità dell’artista e della sua disponibilità a imparare a collaborare.

Non c’è luogo più indovinato del Gran Salone di Palazzo Barberini dove ammirare questa meraviglia.

È una tela di dimensioni di 10.00m x 16.00m, 172 mq di vita, allestita sotto 520 mq di volta affrescata da Pietro Berrettini da Cortona e realizzata da Gian Lorenzo Bernini: étonne-moi!

La mostra è un crescendo di emozioni che esplodono in questa immensa opera “sipario” di “Parade (oggi al Centro Pompidou, Musée national d’art moderne, Parigi),

Si rimane senza parole.

Il cappello a tre punte (tributo alla Spagna da parte di Djagilev per averli aiutati durante la guerra) di Picasso è un’altra opera di scenografia teatrale dove realizzò un’unica scena : uno spazio per numerosi “ensemble” e  40 costumi.

Accettò le critiche dell’impresario e produsse innumerevoli schizzi in cerca della soluzione perfetta.

Picasso mostrò come un soggetto può essere ridotto all’essenziale, la scena lasciava ai costumi lo spazio per respirare.

Nel 1924 Picasso diede inoltre il permesso ad usare come sipario la sua opera Deux femmes courant sur la plage (l’immagine dell’opera è la locandina della mostra) per il balletto Le train bleu.

L’incontro di arte, musica e letteratura crea una sinestesia e diventa un’inesauribile risorsa creativa e un metodo di lavoro che è Picasso.

Uno storico dell’arte disse che non si può veramente capire un’opera d’arte figurativa finché non si prova a “danzarla”.

data di pubblicazione: 1/10/2017

 

PALATINO CONTEMPORANEO. DA DUCHAMP A CATTELAN. ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO

PALATINO CONTEMPORANEO. DA DUCHAMP A CATTELAN. ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO

(Foro Palatino –  Via San Gregorio, 30 – Roma, 28 giugno/29 ottobre 2017)

La mostra si svolge tra lo Stadio Palatino e il peristilio inferiore della Domus Augustana, con le terrazze e le Arcate Severiane.

La mostra presenta 100 opere tra grandi installazioni, sculture, dipinti, fotografie e opere su carta di artisti provenienti da 25 diverse nazioni.

L’intero percorso segue 4 tematiche essenziali: le installazioni architettoniche site-specific  – gli Stendardi –  le Mani, e i Ritratti.

L’arte contemporanea non è affatto in contrapposizione rispetto all’archeologia, a mio avviso è un connubio molto fascinoso ed interessante.

Le opere progettate e  realizzate, scolpite, fotografate, dipinte e disegnate si inseriscono tra le rovine e comunicano con il luogo.

Sono le Architetture che riattivano l’energia del luogo, gli Stendardi che aprono la strada verso il Palatino, le Mani che rappresentano la forza creatrice e la fantasia, i Ritratti che fanno riflettere su noi stessi.

Mauro Staccioli (tra gli artisti presenti ) lo dimostra, creando “diagonale palatina”, una scultura di acciaio rosso (pompeiano) di 24 m che si inserisce nel cuore leggendario di Roma tra le costruzioni severiane che accoglievano coloro che giungevano nella capitale dell’impero percorrendo la via Appia; la diagonale è  il cancello di ingresso ai moderni viaggiatori, segna l’inizio della mostra come un segno che ancorato a terra sale verso l’infinito scendendo il vuoto delle antiche arcate in un attraversamento simbolico del tempo.

L’artista ricorda  che “Creare  scultura significa esistere in un luogo”.

After Love di Vedovamazzei con tettoie che pendono e finestre sconnesse è ispirata al film One Week di Buster Keaton che metteva in crisi il modello piccolo-borghese.

La pericolante villetta è immersa nello stadio Palatino e …punto!

Le opere che provengono dal Museo ALT (arte lavoro e territorio) creato da Tullio Leggeri (collezionista e complice degli artisti) sono caratterizzate da mistero, sarcasmo  equivoco e provocazione.

Le arti del XXI secolo rendono attuale e presente il Palatium, smuovono con delicatezza la Roma Imperiale attraverso questi nuovi linguaggi e creano uno scenario spettacolare.

data di pubblicazione: 30/06/2017

ARTFUTURA – Creature Digitali

ARTFUTURA – Creature Digitali

(Ex Dogana, Via dello Scalo di San Lorenzo – Roma, 28 aprile/10 settembre 2017)

In una città che perde colpi giorno dopo giorno, e che senza interventi di riqualificazione ambientale rischia seriamente di perdere la connotazione di città eterna agli occhi dei milioni di visitatori che la “invadono”, qualcosa finalmente sembra muoversi nel famoso e movimentato quartiere di San Lorenzo.

Assecondando la tendenza moderna di riconquistare spazi precedentemente adibiti a scopi industriali – vedasi il Teatro India e il recupero degli spazi dell’ex stabilimento Mira Lanza nella zona del Gazometro – è nata da poco una idea molto innovativa, ed ambiziosa nello stesso tempo, promossa da MondoMostre, società che si occupa di eventi culturali, e Skira, specializzata in generale nell’organizzazione di mostre.

Il progetto, già in parte avviato e che prevede nel breve cospicui investimenti, consiste nel trasformare la Ex Regia Dogana, vicino all’omonimo scalo merci di San Lorenzo, in un centro polivalente destinato ad accogliere eventi di vario genere che andranno ad impegnare il campo dell’arte, della tecnologia, del cinema, della musica e tanto altro ancora. Lo spazio espositivo, che ha già visto diverse manifestazioni musicali e di moda alternativa firmati da giovani stilisti di tendenza, ha già presentato un denso programma di attività che riguarderà i diversi generi della musica spaziando da quella propriamente classica a quella tecno.

In questo periodo, tra le varie iniziative collaterali, viene allestita una mostra intitolata ArtFutura – Creature Digitali che presenta installazioni di artisti internazionali che si muovono nel campo del digitale, progetto già presentato in circa trenta città sparse per il mondo. I nomi coinvolti sono: Toshio Iwai, Ryota Kuwakubo, Brian Eno, David Byrne, ILM, Pixar, Tomato e Blast Theory oltre ad importanti case di produzione cinematografica come Pixar, Dreamworks e Digital Domain. Questi artisti, ognuno con le proprie peculiarità espressive, partono dall’assioma comune che l’arte contemporanea non può scindersi dall’elemento tecnologico, necessario per stimolare, o meglio riattivare, emozioni e sensazioni in una sorta di empatia con l’ambiente. Attraverso immagini luminose, che sembrano voler scomporre la luce nei suoi elementi primari, il visitatore si trova quasi smarrito in una sorta di esperienza onirica dove proprio la tecnologia ci fornisce materia e forma in movimento come stimolo di una visione propria, tutta proiettata verso un futuro oramai prossimo.

Una esperienza che si consiglia vivamente a chi vuole toccare un qualcosa di intangibile ed entrare in una quarta dimensione tutta da esplorare.

data di pubblicazione: 30/05/2017

 

MODIGLIANI

MODIGLIANI

(Palazzo Ducale – Genova, 16 marzo/16 luglio 2017)

Esattamente dopo un secolo dalla prima esposizione personale di Amedeo Modigliani, il Palazzo Ducale di Genova, nella splendida cornice dell’appartamento del Doge, ci presenta in questi giorni una importante e significativa retrospettiva del notissimo pittore livornese. All’occhio curioso del visitatore la mostra si rivela subito di grande interesse non tanto per il rilevante numero di opere esposte, quanto perché in essa si vogliono evidenziare i tratti più salienti della vita di un artista fragile e sciagurato che morì prematuramente a soli trentacinque anni, lasciando tuttavia dietro di sé un segno profondo tra le avanguardie artistiche che caratterizzarono la Parigi bohémienne del primo Novecento. Il percorso espositivo proposto non ha solo lo scopo di presentarci alcuni suoi celebri dipinti, che caratterizzano lo stile personalissimo proprio dell’artista, quanto di farci comprendere come la sua arte ben si inserisca nell’ambiente artistico-culturale dei quartieri parigini di Montparnasse e di Monmartre, frequentati in quegli anni da pittori e intellettuali provenienti da tutto il mondo. Modigliani, in quel contesto, si distingue comunque per il suo modo di dipingere carico di quella inconfondibile eleganza che ritroviamo specificatamente nei celebri ritratti di donne, figure spesso determinanti nella vita dell’artista, e che si presentano al visitatore con un atteggiamento enigmatico, con uno sguardo intenso, pur caratterizzato da occhi dove le pupille sono assenti, che colpisce per il suo tono profondo e quasi di sfida. Durante la visita si riesce a immaginare di vedere l’imponente figura di Modigliani che si aggira tra i caffè letterari dove lui stesso veniva chiamato Modì, con una strana, ma non casuale, assonanza alla parola “maudit” che in francese significa maledetto, quasi a voler anticipare e sottolineare le avversità esistenziali e affettive che colpiranno il pittore. Nella cerchia degli artisti lui si distinse per la sua bellezza e raffinatezza che, come ebbe a dire il suo caro amico Picasso, erano uniche sulla scena parigina del tempo, così densa di figure interessanti che lo amarono e sostennero sempre, accompagnandolo durante la sua brevissima vita, intensa e sfortunata nello stesso tempo. Questa mostra di Palazzo Ducale ha il merito di farci conoscere un Modigliani quasi inedito, una figura che riesce ad incarnare in sé un misto di genialità e sregolatezza, una sintesi perfetta tra retaggi rinascimentali italiani e la modernità nelle forme delle avanguardie artistiche che caratterizzarono l’arte negli anni antecedenti lo scoppio della prima guerra mondiale. Notevole quindi l’iniziativa della città di Genova che ha voluto proporre uno dei massimi esponenti degli artisti italiani del Novecento, sicuramente tra i più conosciuti dal pubblico non tanto per i suoi dipinti quanto per la peculiarità della sua ricerca espressiva, unica nel suo genere tra le varie rivelazioni artistiche di tutti i tempi.

data di pubblicazione:28/05/2017

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