CANI SCIOLTI di Mimmo Calopresti

CANI SCIOLTI di Mimmo Calopresti

Il rinnovato cinema Aquila (Pigneto, Roma) nella sua palingenesi ha organizzato quattro incontri- evento con proiezioni al centro della scena e degna conclusione, dopo il rituale (e mai passato di moda) dibattito con brindisi biologico a base di vino friulano. Il 17 maggio la tappa ha avuto come epicentro la proiezione di Cani sciolti, mediometraggio firmato proprio dal padrone di casa, il direttore artistico della sala, il calabrese Mimmo Calopresti, cineasta felicemente insediato operativamente a Roma. Il “cane sciolto” in questone è Eduard Limonov, irreggimentabile pensatore russo, un po’ bolscevico, un po’ nazionalista, irreversibilmente immortalato e consegnato alla storia (anche della letteratura) dal mirabile saggio di Emanuele Carrère intitolato L’avversario. Limonov è raccontato attraverso il suo viaggio in Italia (principalmente a Roma) che condensa il momento più emotivo sulla tomba di Pasolini con la recita di alcuni versi liberi, testimoniati dalla macchina da presa. Limonov riconosce in Pasolini un formidabile contradditore e quasi un alter ego. Ne aveva sfiorato la conoscenza in un precedente viaggio a Roma, nel 1974, quando cercava un appartamento in affitto dal prezzo congruo a Ostia, quasi negli stessi luoghi dove il poeta sarebbe andato incontro alla morte un anno dopo. Limonov ha attraversato nella propria irripetibile epopea tante stagioni, contestando Putin e poi diventandone sostenitore. Dissidente persino in America rispetto ai tanti secessionisti russi. Fautore di una “grande madre russa” di cui ne interpreta lo spirito arringante. Suo mentore in Italia l’editore Sandro Teti che gli ha chiesto tre contributi editoriali per documentarne estri e grandezza. Nel poco contestabile “minestrone ideologico” di Limonov ci sono Evola, Guevara, Marx in una poco definita distinzione tra destra e sinistra che forse ha anticipato il sovranismo di sinistra oggi invalso e reso nella politica italiana dalle posizioni di Fassina. Un personaggio singolare, un polemista che farebbe la fortuna dei talk show italiani da cui, anche per motivi logistici, per fortuna si guarda bene dall’andare. Calopresti lo porta a Corviale dove, secondo leggenda, si arresta il ponentino per fargli assaggiare un originale piano urbanistico per il popolo. Oggi, riveduto e corretto con le opportune varianti.

data di pubblicazione:20/05/2019

L’HOMME FIDÈLE di Louis Garrel, 2019

L’HOMME FIDÈLE di Louis Garrel, 2019

Abel (Louis Garrel)e Marianne (Laetitia Casta) sono separati da più di otto anni. Si ritrovano al funerale del migliore amico di lui, l’uomo per cui lei lo aveva lasciato. Tornano insieme, ma il tempo è passato e le cose son molto cambiate: c’è il piccolo figlio di lei che semina dubbi sulla morte del padre e, c’è soprattutto la giovane e bella Eve (Lily-Rose Depp) da sempre innamorata di Abel.

 

A conferma della poliedrica ricchezza e vivacità creativa e realizzativa del Cinema Francese e della capacità dei suoi giovani autori di saper rappresentare tutte le variegate sfaccettature della realtà sociale e culturale del Paese, siamo passati dalle emarginazioni e preoccupazioni sociali di Les Invisibles di cui abbiamo già scritto, alla rappresentazione di un altro aspetto della realtà francese: quel certo mondo tutto e proprio parigino con personaggi belli e brillanti, presi fra problemi d’amore, appartamenti e lavori di prestigio e locations da cartolina della città. A tal proposito, abbiamo visto ieri in anteprima nazionale, in occasione di questa IX edizione del Festival del Nuovo Cinema Francese, L’homme fidèle, l’opera seconda di L. Garrel, giovane e già affermato attore, dotato di talento vivace, geniale figlio d’arte nonché marito di Laetitia Casta (cos’altro di più?). Il talentuosissimo Garrel, con questo suo nuovo film di cui è tutto: cosceneggiatore, attore e regista, mette in scena le vicende di un uomo combattuto ed incerto fra le strategie amorose di due donne, incapace di fare le proprie scelte e che si affida al Destino pronto a farsi prendere da colei che l’ama di più. Un triangolo amoroso assai complicato in cui l’alter ego del regista: Abel, sembra una marionetta contesa nel gioco d’amore. Uno studio sentimentale ben cesellato, un gioco di manipolazione intrigato ed intrigante dai risvolti noir, al cui centro è un piccolo uomo apparentemente goffo, innocente e fedele, affascinato dalle donne e dall’eterno mistero femminino, e, nel contempo, incapace di comprenderle e di capire come poter essere amato da loro.

Figlio di un grande regista della Nouvelle Vague il giovane cineasta ci regala un film in cui umori, sapori e tocchi ricordano scientemente e maliziosamente proprio la Nouvelle Vague: il modo stesso di filmare, l’uso della voce fuori campo, le riprese in esterno lungo le strade di Parigi, l’alter ego che ricorda tantissimo l’Antoine Doinet, alter ego di Truffaut, le varie situazioni, il triangolo amoroso… Citazioni e rimandi a non finire, che fanno la gioia dei cinefili. Una Nouvelle Vague però rivisitata, modernizzata con accenti più ironici e comici che non seri, una variazione sui problemi amorosi resa attuale e fatta con il gusto per l’assurdo, un bel po’di humour ed una falsa suspense. In buona sostanza il regista dimostra di saper attraversare abilmente tutti i generi: dalla commedia di costume al thriller fino alla commedia romantica, con un tocco di maestria e di gradevole furbizia, regalandoci alla fine un film brillante e malizioso, da gustare con piacere. Un film che, questione di ritmo, di atmosfere, di chimica visiva, si fa piacere subito, presentandosi con una sequenza iniziale folgorante che incanta lo spettatore e preannuncia ciò che sarà il film.

Garrel filma, come abbiamo detto, con eleganza, furbizia e malizia e con un tocco minimalista, senza enfasi, ma, in ogni caso è bravo e può permettersi di giocare a fare il piccolo Truffaut o a ricreare atmosfere sentimentali/letterarie alla Sautet, aggiungendoci anche un leggero profumo di W. Allen. Un bel gioco che ha anche il buon gusto, o l’intelligenza, di essere breve e di non fare troppo. Il film infatti dura solo un ora ed un quarto!

La gradevolezza del film è alimentata anche dalla recitazione degli interpreti, tutti nel loro giusto ruolo e felici di recitare e recitare bene. Dunque un film ben scritto, con dialoghi, come è tipico dei film francesi, intelligenti e finemente cesellati. Una delicata commedia romantica, leggera e piena di humour. Un piccolo bijou di cinema che fa venir voglia di continuare a seguire le vicende del suo attore regista e che è come un buon bonbon che si gusta e di cui si conserva un piccolo sapore di dolcezza e felicità, sognando di gustarne presto un altro ancora.

data di pubblicazione:07/04/2019


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LES INVISIBLES di Louis-Julien Petit, 2019

LES INVISIBLES di Louis-Julien Petit, 2019

Un centro di accoglienza per donne senza fissa dimora deve chiudere. Alle assistenti sociali che lo dirigono non restano che tre mesi per provare a reinserire nella Società le donne di cui si occupano. A questo punto ogni mezzo è utile, tutto è ormai permesso: equivoci, raccomandazioni, bugie, falsificazioni.

 

Ecco, in anteprima italiana, in occasione del IX Festival del Nuovo Cinema Francese iniziato il 3 Aprile, l’attesa “opera seconda” del giovane e brillante L. J. Petit. Un film che in Francia ha già avuto un eccezionale successo di pubblico ed anche di critica. Il regista lo potremmo definire un Ken Loach à la française. Come il suo modello inglese, si muove infatti nel solco della denuncia sociale, ma in modo molto meno tagliente e per così dire, meno vendicativo. Il suo è infatti uno sguardo lucido ma al contempo più tenero, in una fusione fra sorrisi, risate e lacrime, sull’incapacità della Società contemporanea di prendere in considerazione e di avere cura dei più fragili e degli emarginati, gli “invisibili”.

Dunque una commedia sociale che descrive, con humoure tenerezza e con pari realismo ed accenti di verità, la vita quotidiana di un centro sociale, di un gruppo di donne emarginate e delle loro assistenti sociali e del loro impegno davanti alle necessità. Una cronaca sociale tutta al femminile piena di ironia e speranza per rendere omaggio e dare voce sia alle donne di cui la Società si è dimenticata o vuole dimenticarsi, sia a quelle che provvedono a soccorrerle e cercano di reintegrarle e renderle di nuovo “visibili”.

L’abilità del regista, malgrado la serietà del tema trattato ed i rischi connessi, è proprio nel saper solo sfiorare, senza impelagarcisi, la demagogia, il buonismo, e, nel saper restare sempre ben lontano da approcci moralistici o dall’impegno militante, dandoci però ugualmente una dimensione vera, intelligente e toccante della Realtà. Un giusto e pudico dosaggio fra momenti intensi e struggenti di verità e momenti di autoironia, in cui l’ironia e lo humour sono scientemente il mezzo più efficace per superare le difficoltà. Il buon umore dunque quale alimento nutriente per dare energia alla speranza di farcela nonostante tutto, e dare forza anche alla solidarietà di gruppo.

Sostenuto da una buona sceneggiatura che compensa qualche momento morto nella narrazione, e, a voler proprio essere ipercritici, qualche piccolo eccesso di buoni sentimenti ai limiti quasi dell’autocompiacimento, il film nel complesso funziona bene e procede con ritmo sostenuto appoggiandosi ad un cast composito, e, soprattutto, ad un gruppetto di attrici di talento, giuste e tutte formidabili ed autentiche nei loro diversi ruoli.

Les Invisibles, pur nella differenza di gusti ed abitudini fra il pubblico francese e quello italiano, giustifica in parte il successo riscosso in patria, è un film certamente non nuovo ed originale, ma di sicuro intelligente, impegnato, toccante e molto realistico senza però essere pesante né tantomeno ingenuo. Un film in cui il regista amalgama abilmente toni drammatici e leggeri in una riuscita fusione di generi fra il realismo ed il mero racconto.

data di pubblicazione: 5/04/2019


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IX FESTIVAL DEL NUOVO CINEMA FRANCESE

IX FESTIVAL DEL NUOVO CINEMA FRANCESE

Ha preso il via dal 3 all’8 Aprile, ancora una volta, Rendez Vous, il Festival del Nuovo Cinema Francese. L’iniziativa, come l’anno passato, si svolgerà a Roma presso il Nuovo Sacher e presso la sala cinema dell’Istituto Francese di Roma per poi partire e toccare con anteprime, focus e presenze degli stessi autori, anche varie altre città: Milano, Firenze, Napoli e Palermo.

L’iniziativa è ormai divenuta un appuntamento fisso di Primavera con il Cinema Francese in Italia e ci offre l’opportunità di scoprire alcuni dei nuovi film francesi di successo, di cogliere le nuove tendenze ed anche di incontrare i nuovi protagonisti della cinematografia d’oltralpe.

Questa IX edizione avrà un focus speciale sulla produzione di Jacques Audiard, pluripremiato ed acclamato autore e regista che, fra l’altro, presenterà personalmente, in anteprima nazionale, il suo ultimo ed insolito lavoro in lingua inglese: il western The Sisters Brothers, vincitore del Leone d’Argento all’ultimo Festival di Venezia e di ben quattro Césars in Francia. Un western atipico ed anomalo, con un ricco cast hollywoodiano, che l’autore decodifica radicalmente, sublimando il genere fino a farne una insolita saga ricca di gusto e di humour, con buona pace degli amanti del western classico.

A parte l’incontro con Audiard, la rassegna è, ancora una volta, l’occasione, anzi l’opportunità per gli amanti del Cinema e di quello Francese in particolare,di seguire gli sviluppi più recenti di una cinematografia vitalissima per produzioni, pubblico, qualità, incassi ed apprezzamenti internazionali. Anche l’anno passato gli indici del cinema francese non hanno conosciuto flessioni, e, tutto conferma il suo stato di ottima salute nonchè la validità delle politiche governative di sostegno alla produzione ed alla distribuzione ormai in funzione già da vari anni. Se ce ne fosse bisogno ne sono una conferma anche i tanti film francesi di qualità che sono passati, in taluni casi hainoi troppo velocemente, sui nostri schermi, al punto che si avvicinano quasi a competere con gli USA la graduatoria per numero di film stranieri distribuiti in Italia.

Filo conduttore dell’intera rassegna, pur nella diversità artistica è la capacità autoriale dei giovani cineasti di saper conciliare le esigenze del Vero con il Racconto nei vari generi narrativi. Ricca ovviamente la presenza dei giovani autori e soprattutto delle autrici. La significativa presenza di quest’ultime intende sottolineare quanto l’autorialità e la rilevanza dei ruoli femminili nella cinematografia francese siano ormai una costante di rilievo a differenza purtroppo di quanto avviene in Italia.

In questo contesto, fra i vari incontri con autori, registi ed interpreti, saranno presentati, nelle molteplici proiezioni giornaliere, una ventina di film di cui, oltre a quelli di Audiard, vi segnaliamo quelli di cui è prevista un’uscita sui nostri schermi: Les Invisibles, una commedia corale tutta al femminile, campione di incassi in patria; Tout ce qu’il me reste de la révolution, brillanti ed argute riflessioni di una ragazza nata “troppo tardi”, sull’eredità del Sessantotto nelle nostra quotidianità; l’attesissima opera seconda del giovane e talentuoso regista ed attore Louis Garrel che unitamente a Laetitia Casta, sulle lontane orme di Truffaut, ci racconta dell’amore e delle donne L’Homme fidèle ; ed infine, per chi ama il genere, il discreto thriller Le chant du loup.

data di pubblicazione:04/04/2019

OSCAR 2019

OSCAR 2019

La notte degli Oscar 2019 non ha incoronato un vincitore che, da solo, si è imposto sugli altri per numero di statuette, ma i film che avevano maggiormente attirato l’attenzione di critica e pubblico si sono divisi equamente i riconoscimenti più prestigiosi.

Il trofeo del miglior film lo conquista Green Book, straordinaria commedia che, seguendo il sentiero del road movie, ha consegnato al grande schermo uno dei più potenti inni alla tolleranza degli ultimi anni. L’esclusione di Peter Farrelly dai candidati alla miglior regia si era fatta indubbiamente notare, ma la vittoria del suo film nella categoria più prestigiosa ristabilisce (almeno in parte) gli equilibri. Lo stesso Green Book, di cui proprio sulle pagine di Accreditati avevamo segnalato soprattutto la scrittura felice, ai aggiudica anche la statuetta per la migliore sceneggiatura originale. La miglior sceneggiatura non originale, invece, è quella di BlacKKKlansman, diretto da Spike Lee.

Il miglior regista è invece Alfonso Cuarón per Roma, elegante e potente affresco in bianco e nero di un’epoca intrisa di cambiamento e di coraggio. Roma si aggiudica anche il premio per il miglior film straniero e la migliore fotografia.

I due attori protagonisti incoronati da questa edizione degli Oscar sono Olivia Colman per lo spiazzante La favorita e Rami Malek per Bohemian Rhapsody, uno dei biopic più discussi del cinema recente. Peccato per Viggo Mortensen, che in Green Book ha probabilmente offerto una delle sue migliori prove di attore.

Per gli attori non protagonisti, invece, i premiati sono Regina King (Se la strada potesse parlare) e Mahershala Ali (Green Book).

Tra i “premi tecnici” svetta certamente Bohemian Rhapsody, con il miglior montaggio, il miglior editing sonoro e il miglior mix sonoro.

Black Panther vanno gli Oscar per la miglior colonna sonora originale, la miglior scenografia e i miglior costume.

La miglior canzone originale non poteva essere che Shallow, di A Star is born, così come i migliori effetti speciali erano il premio “obbligato” per First Man, che ha aperto l’ultima edizione della Mostra d’arte cinematografica di Venezia.

La notte degli Oscar, come al solito, illude alcuni, delude altri, gratifica chi aveva visto giusto nei pronostici. Si tratta in ogni caso di un appassionante bilancio di un anno di cinema, che noi Accreditati, da Venezia e Roma, passando per Berlino, abbiamo cercato di seguire e condividere sulle nostre pagine telematiche con impegno, passione e dedizione.

Riportiamo qui di seguito l’elenco di tutte le candidature, con il film vincitore per ciascuna categoria.

Buon cinema a tutti!

Miglior film
Black Panther 
BlacKkKlansman 
Bohemian Rhapsody 
La favorita
Green Book 
Roma 
A Star is Born 
Vice

Miglior regia
Spike Lee, BlacKkKlansman
Paweł Pawlikowski, Cold War
Yorgos Lanthimos, La favorita
Alfonso Cuarón, Roma
Adam McKay, Vice

Miglior attrice protagonista
Yalitza Aparicio, Roma
Glenn Close, The Wife
Olivia Colman, La favorita
Lady Gaga, A Star Is Born
Melissa McCarthy, Copia originale

Miglior attrice non protagonista
Amy Adams, Vice
Marina de Tavira, Roma
Regina King, Se la strada potesse parlare
Emma Stone, La favorita
Rachel Weisz, La favorita 

Miglior attore protagonista
Christian Bale, Vice
Bradley Cooper, A Star Is Born
Willem Dafoe, At Eternity’s Gate
Rami Malek, Bohemian Rhapsody
Viggo Mortensen, Green Book 

Miglior attore non protagonista
Mahershala Ali, Green Book
Adam Driver, BlacKkKlansman
Sam Elliott, A Star Is Born
Richard E. Grant, Copia originale
Sam Rockwell, Vice

Miglior film straniero
Capernaum (Libano)
Cold War (Polonia)
Never Look Away (Germania)
Roma (Messico)
Shoplifters (Giappone) 

Miglior film d’animazione
Gli Incredibili 2 
Isle of Dogs
Mirai 
Ralph Spacca-Internet 
Spider-Man: Un nuovo universo 

Miglior corto d’animazione
Animal Behavior
Bao
Late Afternoon 
One Small Step 
Weekends

Miglior sceneggiatura originale
La favorita
First Reformed 
Green Book 
Roma 
Vice 

Miglior sceneggiatura non originale
The Ballad of Buster Scruggs 
BlacKkKlansman 
Copia originale
Se la strada potesse parlare
A Star is Born

Miglior colonna sonora originale
Black Panther 
BlacKkKlansman 
Se la strada potesse parlare
Isle of Dogs 
Il ritorno di Mary Poppins 

Miglior canzone originale
All the Stars – Black Panther 
I’ll Fight – RBG 
The Place Where Lost Things Go – Il ritorno di Mary Poppins 
Shallow – A Star is Born
When A Cowboy Trades His Spurs For Wings – Ballad of Buster Scruggs 

Miglior montaggio
BlacKkKlansman
Bohemian Rhapsody
La favorita
Green Book
Vice

Miglior fotografia
Cold War 
La favorita
Never Look Away 
Roma 
A Star is Born 

Miglior scenografia
Black Panther 
La favorita
First Man 
Il ritorno di Mary Poppins 
Roma 

Miglior costumi
The Ballad of Buster Scruggs 
Black Panther 
La favorita
Il ritorno di Mary Poppins Returns 
Maria Regina di Scozia 

Miglior effetti speciali
Avengers: Infinity War 
Christopher Robin 
First Man 
Ready Player One 
Solo: A Star Wars Story 

Miglior trucco
Border 
Maria Regina di Scozia
Vice 

Miglior editing sonoro
Black Panther 
Bohemian Rhapsody
First Man 
A Quiet Place 
Roma 

Miglior mix sonoro
Black Panther 
Bohemian Rhapsody 
First Man
Roma 
A Star is Born 

Miglior cortometraggio
Skin 
Detainment
Fauve
Marguerite
Mother

Miglior corto documentario
Black Sheep 
End Game 
Lifeboat 
A Night at the Garden 
Period. End of Sentence 

Miglior documentario
Free Solo 
Hale County 
This Morning, This Evening 
Minding the Gap
Of Fathers and Sons 
RBG

data di pubblicazione: 25/2/2019

INTERVISTA A CHIARA CAVALIERI

INTERVISTA A CHIARA CAVALIERI

Roma, giovedì 10 gennaio 2019

Torna dal 16 al 20 gennaio al teatro India, dopo essere stato presentato proprio qui a giugno dell’anno scorso in occasione del festival Roma Città Mondo, Famiglia scritto e diretto da Valentina Esposito per la compagnia Fort Apache Cinema Teatro, con Alessandro Bernardini, Christian Cavorso, Chiara Cavalieri, Matteo Cateni, Viola Centi, Alessandro Forcinelli, Gabriella Indolfi, Piero Piccinin, Giancarlo Porcacchia, Fabio Rizzuto, Edoardo Timmi, Cristina Vagnoli e con Marcello Fonte.

Per l’occasione abbiamo incontrato Chiara Cavalieri, una degli interpreti del lavoro, e abbiamo chiesto a lei qualche cosa sullo spettacolo, rubandole qualche minuto prima delle prove.

Iniziamo dalla compagnia: Fort Apache Cinema Teatro.

La compagnia Fort Apache nasce nel 2014 per volontà della regista, Valentina Esposito, che più di dieci anni fa aveva iniziato un percorso di teatro all’interno del Carcere di Roma Rebibbia N.C.. Il suo desiderio fu poi quello di continuare a lavorare con gli ex detenuti fuori dal carcere, inserendoli in un vero e proprio meccanismo lavorativo all’interno del mondo dello spettacolo tramite collaborazioni tra Fort Apache e agenzie di spettacolo, casting e registi. Questa è la conferma di come il teatro possa essere un sistema di reinserimento sociale e professionale. La compagnia è formata quindi da tutti attori professionisti, detenuti in misura alternativa, ex detenuti e non. Il laboratorio inoltre collabora in maniera attiva con l’Università La Sapienza di Roma.

Nella tua carriera hai fatto chiaramente tanti tipi di spettacoli dal teatro classico al contemporaneo, ma hai lavorato anche con migranti, richiedenti asilo, con persone disabili. In questo caso come sei entrata a far parte della compagnia?

Ci sono capitata un po’ per caso, anche se sono convinta che le esperienze non capitano a caso nella vita. Col tempo ho imparato che se ti arriva un’esperienza o un personaggio in un dato momento è perché ti deve arrivare. Quando mi è arrivata la proposta di questo progetto mi sono subito entusiasmata e ora mi ci ritrovo dentro in pieno. Famiglia è il nome dello spettacolo e “famiglia” a tutti gli effetti è diventata questa compagnia per me. D’altronde si lavora insieme e si cresce insieme grazie al lavoro di Valentina che come regista ci da tanto campo libero per la ricerca emotiva del personaggio e dei rapporti che li legano agli altri. È un lavoro di condivisione, e questa è una cosa preziosa. È la prima volta che partecipo a un progetto con ex detenuti e sia umanamente che artisticamente continuo a crescere.

Possiamo chiamarlo teatro sociale?

Possiamo chiamarlo come vuoi… ma il teatro è teatro! Qualsiasi aggettivo ci si metta dopo. Il termine “sociale” nell’accezione più formale è quando il fare teatro viene attuato con un obiettivo “educativo”. In questo caso possiamo chiamarlo sociale perché parte da un gruppo di persone che hanno affrontato esperienze di detenzione. Proprio ieri sentivo un’intervista di Valentina Esposito circa la tematica teatro e carcere e sono rimasta affascinata da questa cosa: il teatro nelle carceri fa diminuire in maniera drastica la recidiva dal 65% al 6% tra coloro che partecipano all’attività artistica e questo è un dato straordinario.

Per questo lo spettacolo viene proposto anche ai ragazzi delle scuole superiori. Nonostante affronti tematiche forti la risposta dei ragazzi è sorprendente, sono attenti e si emozionano. La risposta positiva dei ragazzi si vede anche dai messaggi e dalle richieste di amicizia che ci arrivano sui social dopo lo spettacolo, segno che ciò che volevamo dire è stato da loro recepito.

Andiamo allo spettacolo. Di cosa parla Famiglia?

Parla di rapporti familiari esplorando tutte le sfaccettature tra padre e madre, madre e figlio, fratelli, il conflitto generazionale padre-figlio soprattutto, sulle colpe dei padri che si ripercuotono sui figli e sui figli dei figli. L’occasione per far incontrare tutti è un matrimonio, al quale partecipano anche coloro che sono morti, perché anche loro continuano a essere presenti nella vita familiare. Anzi, forse sono proprio quelli che comandano sulle azioni dei vivi.

Si parla quindi di un concetto universale come la famiglia e quindi non ci si può non riconoscere almeno un po’. E se ne parla alternando momenti di leggerezza e ilarità, momenti di confronto acceso tra i vari personaggi e momenti di assoluta intimità.

Il tuo ruolo?

Io interpreto Filomena, una donna del sud sopraffatta dal contesto sociale e patriarcale che era tipico del secolo scorso (il personaggio appartiene al passato, si parla di almeno di 3 generazioni fa) e che insieme alle altre donne presenti in scena tenta di ricucire ciò che è stato disgregato. Non voglio svelare oltre altrimenti come si dice nel gergo moderno “spoilero” troppo.

Nella compagnia anche Marcello Fonte, premio EFA e Palma d’oro a Cannes 2018 come miglior attore per Dogman di Matteo Garrone. Sarà un vero piacere vederlo in scena con la compagnia con la quale ha sempre lavorato fin da quando si è formata.

Come dice Chiara, che salutiamo e ringraziamo, serve il teatro per tornare a riflettere. Sedersi a teatro e uscire con qualcosa che ti tocca nel profondo è una possibilità che, considerando che tutti siamo vittime della fretta, dell’indifferenza e dell’eccessiva tecnologia, raramente ci è data.