CANI SCIOLTI di Mimmo Calopresti

CANI SCIOLTI di Mimmo Calopresti

Il rinnovato cinema Aquila (Pigneto, Roma) nella sua palingenesi ha organizzato quattro incontri- evento con proiezioni al centro della scena e degna conclusione, dopo il rituale (e mai passato di moda) dibattito con brindisi biologico a base di vino friulano. Il 17 maggio la tappa ha avuto come epicentro la proiezione di Cani sciolti, mediometraggio firmato proprio dal padrone di casa, il direttore artistico della sala, il calabrese Mimmo Calopresti, cineasta felicemente insediato operativamente a Roma. Il “cane sciolto” in questone è Eduard Limonov, irreggimentabile pensatore russo, un po’ bolscevico, un po’ nazionalista, irreversibilmente immortalato e consegnato alla storia (anche della letteratura) dal mirabile saggio di Emanuele Carrère intitolato L’avversario. Limonov è raccontato attraverso il suo viaggio in Italia (principalmente a Roma) che condensa il momento più emotivo sulla tomba di Pasolini con la recita di alcuni versi liberi, testimoniati dalla macchina da presa. Limonov riconosce in Pasolini un formidabile contradditore e quasi un alter ego. Ne aveva sfiorato la conoscenza in un precedente viaggio a Roma, nel 1974, quando cercava un appartamento in affitto dal prezzo congruo a Ostia, quasi negli stessi luoghi dove il poeta sarebbe andato incontro alla morte un anno dopo. Limonov ha attraversato nella propria irripetibile epopea tante stagioni, contestando Putin e poi diventandone sostenitore. Dissidente persino in America rispetto ai tanti secessionisti russi. Fautore di una “grande madre russa” di cui ne interpreta lo spirito arringante. Suo mentore in Italia l’editore Sandro Teti che gli ha chiesto tre contributi editoriali per documentarne estri e grandezza. Nel poco contestabile “minestrone ideologico” di Limonov ci sono Evola, Guevara, Marx in una poco definita distinzione tra destra e sinistra che forse ha anticipato il sovranismo di sinistra oggi invalso e reso nella politica italiana dalle posizioni di Fassina. Un personaggio singolare, un polemista che farebbe la fortuna dei talk show italiani da cui, anche per motivi logistici, per fortuna si guarda bene dall’andare. Calopresti lo porta a Corviale dove, secondo leggenda, si arresta il ponentino per fargli assaggiare un originale piano urbanistico per il popolo. Oggi, riveduto e corretto con le opportune varianti.

data di pubblicazione:20/05/2019

EVA VS EVA. La duplice valenza del femminile nell’immaginario occidentale, a cura di Andrea Bruciati – Massimo Osanna – Daniela Porro

EVA VS EVA. La duplice valenza del femminile nell’immaginario occidentale, a cura di Andrea Bruciati – Massimo Osanna – Daniela Porro

(Villa d’Este – Santuario di Ercole Vincitore – Tivoli, 10 maggio/1 novembre 2019)

Con un titolo che automaticamente ci rimanda al celebre film del 1950 che aveva come protagonista una splendida Bette Davis, è stata appena inaugurata una interessante mostra, grazie alla peculiare organizzazione del team composto dall’Istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este – Villae, il Museo Nazionale Romano e il Parco Archeologico di Pompei, sulle molteplici sfaccettature dell’immagine femminile attraverso i secoli fino ai giorni nostri.

L’idea di base è quella di presentare la donna attraverso i due poli contrapposti del positivo e del negativo, del buono e del cattivo, per esaltare attraverso una serie di opere d’arte e reperti archeologici ciò che di ambiguo la caratterizza. IL percorso espositivo segue due diversi tracciati in due sedi diverse, Ville d’Este e l’Antiquarium del Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, la cui complementarietà è segnata dagli splendidi giardini con fontane che collegano i due siti museali. Partendo dagli aspetti più deleteri dell’immaginario femminile, dove vengono evocate donne diaboliche e dissolute pronte a praticare il male attraverso le proprie arti magiche e seduttive, si passa poi alla rappresentazione più spirituale che la pone al centro dell’universo come unica fonte generatrice capace, donando la vita, di rinnovare l’umanità. Questa rappresentazione trova riscontro non solo attraverso importanti reperti provenienti da Pompei e da altri musei archeologici, ma anche attraverso espressioni proprie d’arte contemporanea fino ad arrivare alla cinematografia di oggi, strumento che è riuscito in qualche modo a plasmare e a rivoluzionare la perenne dicotomia della natura femminile sino a arrivare ai movimenti di liberazione per la difesa dei diritti. Un itinerario che ci fa scoprire la complessità del mondo femminile che ha ispirato e stimolato la fantasia di ogni uomo sino a suscitarne turbamenti e passioni, a volte d’amore a volte d’odio, ma pur sempre frutto di una forte emozione.

Attraverso una serie di figure mitologiche e storiche il visitatore non può fare a meno di pensare alle donne di oggi, per ritrovare attraverso la poliedricità dell’arte un messaggio universale.

Si consiglia la visita possibilmente in una giornata di sole, per gustare appieno la magnificenza dei giardini di Villa d’Este, capolavoro del Rinascimento italiano e patrimonio dell’UNESCO.

data di pubblicazione:12/05/2019

GIACOMO BALLA – Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico, a cura di Fabio Benzi

GIACOMO BALLA – Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico, a cura di Fabio Benzi

(Palazzo Merulana – Roma, 21 marzo/17 giugno 2019)

Dopo 5 anni di radicali interventi di ristrutturazione di ciò che era il vecchio Ufficio di Igiene, dal 2014 Palazzo Merulana è sede della Fondazione Elena e Claudio Cerasi che insieme a CoopCulture cura una ricca collezione d’arte essenzialmente riservata alle opere di artisti italiani del Novecento. Il tutto ha inizio nel 1985 con l’acquisto del quadro Piccoli Saltimbanchi di Antonio Donghi per poi proseguire con lavori della così detta “pittura tonale” degli anni Trenta sino alla corrente realista e espressionista che comprende Capogrossi, Mafai, Scipione, Trombadori, Pirandello e tanti altri ancora fino a completarsi con opere del primo Novecento da Balla a Sironi, da Campigli a Severini fino a Giorgio de Chirico divenuto il centro assoluto di interesse in particolare per una delle sue serie più significative: I bagni misteriosi. Accanto a questi artisti che costituiscono il fulcro dell’arte italiana del secolo scorso, in questi giorni e sino al 17 giugno, è in esposizione una serie di opere di Giacomo Balla del periodo futurista e post-futurista in cui trova rilievo il ritratto del pugile Primo Carnera, campione del mondo nel 1933. Il quadro venne dipinto sui due lati: da una parte è rappresentato un soggetto tipicamente futurista, Vaprofumo del 1926, attraverso quelle forme chiare che intendono suscitare le sensazioni olfattive di un flacone di profumo spezzando così la forma tradizionale ed il concetto stesso di dipinto e ampliando la percezione visiva attraverso un’altra dimensione; pochi anni dopo sul retro l’artista dipingeva un soggetto completamente diverso, vale a dire il ritratto di Carnera. Questo dipinto era ispirato ad una foto di Elio Luxardo pubblicata sulla Gazzetta dello Sport quando il pugile era diventato campione del mondo e la sua particolarità sta nella tecnica usata dall’artista consistente nell’applicare sul fondo della tela una rete metallica su cui poi egli dipinse, creando così un effetto di retinatura che ricorda quello prodotto dalle immagini a stampa dei giornali. Questa tecnica, che fu poi ripresa ad esempio dalla pop art americana (da Warhol a Lichtenstein), aprirà a Balla nuove prospettive ponendo le basi di una sorta di “avanguardia di massa” che, nata all’interno del futurismo, andrà poi oltre per sperimentare immagini che spesso si rifanno a soggetti della moda e del cinema di quel periodo. Il percorso riguarda quindi dipinti futuristi e quelli del periodo successivo mettendoli a raffronto con le immagini dei divi eseguite da grandi fotografi come Anton Giulio Bragaglia e Arturo Ghergo.

Mostra sicuramente da visitare anche per scoprire questo nuovo spazio museale romano il cui restauro, pur realizzato in una struttura antica, ha creato una serie di ambienti moderni e nello stesso tempo funzionali.

data di pubblicazione:05/05/2019

CLAUDIO IMPERATORE. MESSALINA, AGRIPPINA E LE OMBRE DI UNA DINASTIA

CLAUDIO IMPERATORE. MESSALINA, AGRIPPINA E LE OMBRE DI UNA DINASTIA

(Museo dell’Ara Pacis – Roma, 6 aprile/ 27 ottobre 2019)

E’ stata inaugurata in questi giorni, presso il Museo dell’Ara Pacis, una mostra molto interessante sulla figura dell’Imperatore Claudio e delle sue due ultime mogli Messalina e Agrippina nel contesto della corte imperiale caratterizzata da efferati fatti di sangue, intrighi e vicende a dir poco ardite.

Claudio nacque fuori dal territorio italico, esattamente a Lugdunum, l’attuale Lione, nel 10 a.C. ed, a causa delle sue precarie doti fisiche e psichiche, non era mai stato seriamente preso in considerazione da Augusto il quale, come suo successore, avrebbe preferito indicare il fratello Germanico che però morì in strane circostanze. Designato il figlio Caligola per le sue indiscusse abilità politiche ma che disgraziatamente rimase ucciso in una congiura di palazzo, il posto rimase vacante in favore di Claudio che a cinquant’anni venne acclamato imperatore dal corpo militare dei pretoriani.

La mostra, attraverso un curatissimo percorso espositivo, ci presenta i vari personaggi attraverso installazioni audio-visive e preziose opere d’arte provenienti da importanti musei italiani ed internazionali che hanno contribuito ad elevare il valore dell’esposizione ad un livello molto alto. Tra i più importanti oggetti di interesse storico e archeologico esposti, troviamo la famosa Tabula Claudiana su cui è impresso il discorso tenuto da Claudio in Senato nel 48 d.C. sull’apertura ai notabili galli del consesso senatorio, nonché il prezioso cameo con il ritratto dell’imperatore, per gentile concessione del Kunsthistorisches Museum di Vienna, ed il piccolo ritratto bronzeo di Agrippina Minore proveniente dalla Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo.

La Mostra, così articolata, ha saputo ben evidenziare la vita e il regno di un imperatore che, nonostante fosse discusso dagli storici del tempo, mostrò al contrario grandi abilità politiche nel prendersi cura del suo popolo e nel promuovere grandi lavori pubblici, contribuendo così allo sviluppo e all’espansione dell’impero romano. Suscita curiosità il rapporto intrigato di Claudio con le sue quattro mogli e soprattutto con la lasciva Messalina, uccisa con il suo consenso, e con la nipote Agrippina, sua ultima moglie, considerata l’artefice della sua morte allo scopo di agevolare la successione al figlio Nerone.

Il grande evento Claudio Imperatore. Messalina, Agrippina e le ombre di una dinastia è stato curato da Claudio Parisi Presicce e Lucia Spagnuolo, ideato dal Musée des Beaux-Arts de Lyon che ha ospitato l’esposizione sino allo scorso 4 marzo. Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da Ville de Lyon, la mostra è sicuramente da non perdere in quanto ci presenta uno dei più controversi imperatori romani e ci fa scoprire gli elaborati meccanismi di corte e le spietate congiure per la conquista del potere.

data di pubblicazione:08/04/2019

L’HOMME FIDÈLE di Louis Garrel, 2019

L’HOMME FIDÈLE di Louis Garrel, 2019

Abel (Louis Garrel)e Marianne (Laetitia Casta) sono separati da più di otto anni. Si ritrovano al funerale del migliore amico di lui, l’uomo per cui lei lo aveva lasciato. Tornano insieme, ma il tempo è passato e le cose son molto cambiate: c’è il piccolo figlio di lei che semina dubbi sulla morte del padre e, c’è soprattutto la giovane e bella Eve (Lily-Rose Depp) da sempre innamorata di Abel.

 

A conferma della poliedrica ricchezza e vivacità creativa e realizzativa del Cinema Francese e della capacità dei suoi giovani autori di saper rappresentare tutte le variegate sfaccettature della realtà sociale e culturale del Paese, siamo passati dalle emarginazioni e preoccupazioni sociali di Les Invisibles di cui abbiamo già scritto, alla rappresentazione di un altro aspetto della realtà francese: quel certo mondo tutto e proprio parigino con personaggi belli e brillanti, presi fra problemi d’amore, appartamenti e lavori di prestigio e locations da cartolina della città. A tal proposito, abbiamo visto ieri in anteprima nazionale, in occasione di questa IX edizione del Festival del Nuovo Cinema Francese, L’homme fidèle, l’opera seconda di L. Garrel, giovane e già affermato attore, dotato di talento vivace, geniale figlio d’arte nonché marito di Laetitia Casta (cos’altro di più?). Il talentuosissimo Garrel, con questo suo nuovo film di cui è tutto: cosceneggiatore, attore e regista, mette in scena le vicende di un uomo combattuto ed incerto fra le strategie amorose di due donne, incapace di fare le proprie scelte e che si affida al Destino pronto a farsi prendere da colei che l’ama di più. Un triangolo amoroso assai complicato in cui l’alter ego del regista: Abel, sembra una marionetta contesa nel gioco d’amore. Uno studio sentimentale ben cesellato, un gioco di manipolazione intrigato ed intrigante dai risvolti noir, al cui centro è un piccolo uomo apparentemente goffo, innocente e fedele, affascinato dalle donne e dall’eterno mistero femminino, e, nel contempo, incapace di comprenderle e di capire come poter essere amato da loro.

Figlio di un grande regista della Nouvelle Vague il giovane cineasta ci regala un film in cui umori, sapori e tocchi ricordano scientemente e maliziosamente proprio la Nouvelle Vague: il modo stesso di filmare, l’uso della voce fuori campo, le riprese in esterno lungo le strade di Parigi, l’alter ego che ricorda tantissimo l’Antoine Doinet, alter ego di Truffaut, le varie situazioni, il triangolo amoroso… Citazioni e rimandi a non finire, che fanno la gioia dei cinefili. Una Nouvelle Vague però rivisitata, modernizzata con accenti più ironici e comici che non seri, una variazione sui problemi amorosi resa attuale e fatta con il gusto per l’assurdo, un bel po’di humour ed una falsa suspense. In buona sostanza il regista dimostra di saper attraversare abilmente tutti i generi: dalla commedia di costume al thriller fino alla commedia romantica, con un tocco di maestria e di gradevole furbizia, regalandoci alla fine un film brillante e malizioso, da gustare con piacere. Un film che, questione di ritmo, di atmosfere, di chimica visiva, si fa piacere subito, presentandosi con una sequenza iniziale folgorante che incanta lo spettatore e preannuncia ciò che sarà il film.

Garrel filma, come abbiamo detto, con eleganza, furbizia e malizia e con un tocco minimalista, senza enfasi, ma, in ogni caso è bravo e può permettersi di giocare a fare il piccolo Truffaut o a ricreare atmosfere sentimentali/letterarie alla Sautet, aggiungendoci anche un leggero profumo di W. Allen. Un bel gioco che ha anche il buon gusto, o l’intelligenza, di essere breve e di non fare troppo. Il film infatti dura solo un ora ed un quarto!

La gradevolezza del film è alimentata anche dalla recitazione degli interpreti, tutti nel loro giusto ruolo e felici di recitare e recitare bene. Dunque un film ben scritto, con dialoghi, come è tipico dei film francesi, intelligenti e finemente cesellati. Una delicata commedia romantica, leggera e piena di humour. Un piccolo bijou di cinema che fa venir voglia di continuare a seguire le vicende del suo attore regista e che è come un buon bonbon che si gusta e di cui si conserva un piccolo sapore di dolcezza e felicità, sognando di gustarne presto un altro ancora.

data di pubblicazione:07/04/2019


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LES INVISIBLES di Louis-Julien Petit, 2019

LES INVISIBLES di Louis-Julien Petit, 2019

Un centro di accoglienza per donne senza fissa dimora deve chiudere. Alle assistenti sociali che lo dirigono non restano che tre mesi per provare a reinserire nella Società le donne di cui si occupano. A questo punto ogni mezzo è utile, tutto è ormai permesso: equivoci, raccomandazioni, bugie, falsificazioni.

 

Ecco, in anteprima italiana, in occasione del IX Festival del Nuovo Cinema Francese iniziato il 3 Aprile, l’attesa “opera seconda” del giovane e brillante L. J. Petit. Un film che in Francia ha già avuto un eccezionale successo di pubblico ed anche di critica. Il regista lo potremmo definire un Ken Loach à la française. Come il suo modello inglese, si muove infatti nel solco della denuncia sociale, ma in modo molto meno tagliente e per così dire, meno vendicativo. Il suo è infatti uno sguardo lucido ma al contempo più tenero, in una fusione fra sorrisi, risate e lacrime, sull’incapacità della Società contemporanea di prendere in considerazione e di avere cura dei più fragili e degli emarginati, gli “invisibili”.

Dunque una commedia sociale che descrive, con humoure tenerezza e con pari realismo ed accenti di verità, la vita quotidiana di un centro sociale, di un gruppo di donne emarginate e delle loro assistenti sociali e del loro impegno davanti alle necessità. Una cronaca sociale tutta al femminile piena di ironia e speranza per rendere omaggio e dare voce sia alle donne di cui la Società si è dimenticata o vuole dimenticarsi, sia a quelle che provvedono a soccorrerle e cercano di reintegrarle e renderle di nuovo “visibili”.

L’abilità del regista, malgrado la serietà del tema trattato ed i rischi connessi, è proprio nel saper solo sfiorare, senza impelagarcisi, la demagogia, il buonismo, e, nel saper restare sempre ben lontano da approcci moralistici o dall’impegno militante, dandoci però ugualmente una dimensione vera, intelligente e toccante della Realtà. Un giusto e pudico dosaggio fra momenti intensi e struggenti di verità e momenti di autoironia, in cui l’ironia e lo humour sono scientemente il mezzo più efficace per superare le difficoltà. Il buon umore dunque quale alimento nutriente per dare energia alla speranza di farcela nonostante tutto, e dare forza anche alla solidarietà di gruppo.

Sostenuto da una buona sceneggiatura che compensa qualche momento morto nella narrazione, e, a voler proprio essere ipercritici, qualche piccolo eccesso di buoni sentimenti ai limiti quasi dell’autocompiacimento, il film nel complesso funziona bene e procede con ritmo sostenuto appoggiandosi ad un cast composito, e, soprattutto, ad un gruppetto di attrici di talento, giuste e tutte formidabili ed autentiche nei loro diversi ruoli.

Les Invisibles, pur nella differenza di gusti ed abitudini fra il pubblico francese e quello italiano, giustifica in parte il successo riscosso in patria, è un film certamente non nuovo ed originale, ma di sicuro intelligente, impegnato, toccante e molto realistico senza però essere pesante né tantomeno ingenuo. Un film in cui il regista amalgama abilmente toni drammatici e leggeri in una riuscita fusione di generi fra il realismo ed il mero racconto.

data di pubblicazione: 5/04/2019


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