BLUE MY MIND di Lisa Brühlmann, 2017 – Alice nella città (Premio Camera D’oro Alice/Taodue)

(12^ FESTA DEL CINEMA DI ROMA – 26 ottobre/5 novembre 2017)

La giuria del Premio Camera D’oro Alice/Taodue ha scelto di premiare il film Blue My Mind di Lisa Brühlmann con la seguente motivazione “un racconto di formazione che si trasforma in fantasy, una storia di mutazione e di trasformazione. Un esordio che stupisce ed ha anche in se un messaggio liberatorio”. È la storia della quindicenne Mia che, dopo aver traslocato con i genitori alle porte di Zurigo, si butta in una selvaggia adolescenza cercando di fronteggiare gli strani mutamenti che il suo corpo sta subendo, ricorrendo a sesso e droghe, sperando di arginare il fiume in piena che alla fine la stravolgerà.

Blue My Mind è un film scritto e diretto dalla svizzera Lisa Brühlmann, al primo lungometraggio personale. Il film è stato presentato per la prima volta in concorso nella sezione Nuovi Registi al San Sebastián Film Festival 2017. Nel cast molti attori alla loro prima esperienza come Luna Wedler nel ruolo della protagonista adolescente Mia, Zoë Pastelle Holthuizen nel ruolo di Gianna, Regula Grauwiller nel ruolo di Gabriela e Georg Scharegg che interpreta Michael.

Mia è in momento difficile: si trova in una nuova città, deve integrarsi nel contesto scolastico, si sente estranea ai suoi genitori, convinta di essere stata adottata, nonostante abbia tutto. E’ questo il microcosmo attorno al quale si sviluppa la metamorfosi della protagonista, imprigionata in un corpo, in una casa, in una società che non le corrispondono ma delle quali è incapace di liberarsi. Come un vulcano che sta per esplodere, Mia sembra muoversi come un automa, spinta da un istinto sempre più incontrollabile. Sceglie di stordirsi con fughe e disobbedienze, dosi massicce d’alcool e droghe, incontri occasionali che si trasformano in routine, decisa a precipitare pur di non guardare la strada già tracciata che le si profila all’orizzonte. Mia e tutti i suoi compagni sono desiderosi d’estremo. Nessuna via di mezzo è possibile, ciò che li fa vibrare è il rischio ed il desiderio di andare oltre, secondo una istintualità animale che cementa il gruppo. Nel frattempo, l’arrivo delle prime mestruazioni porta con sé un effetto collaterale inspiegabile: da un giorno all’altro, due dita dei piedi le si sono attaccate, unite tra loro da una specie di membrana, e poco più tardi le gambe hanno iniziato a coprirsi di strani lividi. Si scopre poi vorace di pesce crudo, mentre l’acqua del mare gli si para davanti ogni volta che chiude gli occhi, Mia prova ad allontanare il problema coprendosi via via di più e tenendo comportamenti sempre più estremi. Fino al momento in cui, inesorabile, decide di non rifuggire ma di andare incontro a quello che il destino le ha riservato.

Un film epidermico e sorprendente per una regista di cui sentiremo parlare, una metafora sul mondo adolescenziale in chiave fantasy noir molto moderna. Un premio decisamente meritato. Molto bella la colonna sonora e bravissime le protagoniste. Una freschezza di intenti e una efficacia visiva coinvolgente nel condividere il sentiero del peccato e della resurrezione della giovane Mia.

data di pubblicazione:05/11/2017








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