(69 INTERNATIONALE FILMFESTSPIELE – Berlino, 7/17 Febbraio 2019)

Petrunya ha 31 anni ed è laureata in storia, ma non riesce a trovare lavoro perché nel piccolo villaggio della Macedonia, dove vive ancora con i genitori, a nessuno interessa quel titolo di studio e che ad averlo sia una donna. Il giorno dell’epifania è usanza che il prete ortodosso della comunità getti nelle acque gelide del fiume Vardar una croce di legno: tutti i ragazzi si tuffano per cercare il prezioso oggetto che, secondo la millenaria tradizione del luogo, gli assicurerà fortuna durante l’intero anno. Tornando a casa, dopo un ennesimo colloquio di lavoro fallito, Petrunya assiste alla cerimonia e, senza alcun indugio, si getta vestita e riesce a recuperare il crocifisso. Questo fatto renderà furiosi gli uomini del paese che da quel momento in poi non le daranno più pace.

 

Teona Strugar Mitevska è una regista di Skopje al suo debutto qui alla Berlinale. Il suo film, presentato in concorso, è un’amara satira contro la sua società perché ci racconta della ribellione di una donna contro la rigida mentalità patriarcale ancora vigente in Macedonia. La pellicola se da un lato ha aspetti veramente divertenti e al limite del grottesco, d’altro lato invece induce ad una amara riflessione sull’atteggiamento machista di alcuni paesi come quello di questa storia. È pur vero che la ragazza ha infranto un’antica tradizione religiosa, in una competizione che vede la partecipazione solo di individui di sesso maschile, anche se di fatto le autorità non trovano alcuna legge dello stato che vieti espressamente ad una donna di partecipare. L’atto di ribellione, accompagnato dalla tenacia di resistere agli insulti e alle intimidazioni dell’intera comunità, si può certo considerare il primo tentativo di riscatto da parte di Petrunya che, in quel contesto, sembra non avere pari opportunità rispetto agli uomini. Anche in famiglia la donna non trova sostegno e comprensione da parte dei genitori che la considerano un peso inutile e che difficilmente troverà marito non essendo più giovanissima.

Tra il serio ed il faceto il film ci manda un preciso messaggio di emancipazione femminile che fa fatica a decollare. Il ruolo della protagonista è assegnato a Zorica Nusheva nei panni di una donna che oramai non crede più nelle leggi, civili o religiose che siano, né si aspetta alcun riconoscimento per quello che è e per quello che rappresenta. Una lode particolare però va alla regista per aver usato con ironia un linguaggio diretto che, senza tanti preamboli ,ridicolizza l’atteggiamento della chiesa ortodossa e delle pubbliche istituzioni che sembrerebbero quasi indurre alla misoginia.

Di fronte al caso divenuto di dominio pubblico, dove Petrunya rischia addirittura il linciaggio, interviene pure la giornalista Slavica (Labina Mitevska) che cerca in tutti i modi di far carriera sfruttando l’occasione con uno scoop sensazionale per la televisione; sagace l’osservazione di uno dei tanti intervistati: e se Dio fosse in realtà donna?

data di pubblicazione:14/02/2019








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