“I sogni e le fiabe, anche se irreali, devono raccontare la verità”. La verità di Pietro Marcello si declina con il metro della poesia, come ben detto da Goffredo Fofi alla presentazione del film Bella e perduta in una sala romana. Poesia come scelta linguistica per raccontare una storia vera che sembra più una fiaba, il sogno e l’impegno dell’angelo di Carditello, Tommaso Cestrone, pastore campano che diventa custode, volontariamente e gratuitamente, di un’eredità che nessuno sembra volere: una bellissima e perduta residenza borbonica e un bufalo maschio, Sarchiapone, al cui pensiero presta la voce Elio Germano (con un effetto che risulta “barocco” e un po’ disturbante rispetto alla poeticità del resto del film). Un bufalo destinato, come la tenuta, all’oblio, all’eliminazione, perché non trasformabile immediatamente in profitto. Le immagini di una realtà fiabesca si innestano, senza apparente soluzione di continuità (grazie ad un prodigioso lavoro di ricerca e di scrittura, e successivamente del montaggio della brava Sara Fgaier) con quelle di un repertorio documentario da archivi, in un canovaccio in cui Pulcinella porta avanti, al guinzaglio, Sarchiapone, e con esso il sogno di Tommaso – morto durante le riprese del film- della bellezza, della poesia, del rapporto tra uomo e natura da salvare, preservare, conservare. Le immagini di chiusura del film sono quelle del provino di Tommaso, e la bellezza da salvare è la stessa incisa dalle rughe sul suo volto che sorride regalandoci il cielo dei suoi occhi intensi e interroganti.

data di pubblicazione 01/12/2015


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