EASY LIFE di Herman Koch – Piccola Biblioteca Neri Pozza, 2018

EASY LIFE di Herman Koch – Piccola Biblioteca Neri Pozza, 2018

Per alcuni scrittori che avviano una popolarità di ritorno c’è sempre il dubbio che il successo di un singolo libro sia il catalizzatore per la pubblicazione di altre dimenticate opere di minor valore. Herman Koch replica sul mercato italiano con questo testo che ha le dimensioni del racconto lungo più che di un romanzo. La trama è esile, il plot micro ma la storia della letteratura è comunque piena di inneschi modesti che sfociano in risultati superbi. Diremo che non è questo il caso. Una modesta vicenda di incomprensione coniugale vede l’intervento del capo-famiglia che si relaziona con la moglie del figlio in una serie di incontri sempre più fitti. L’inespresso è alla base di uno sviluppo pacato che non rasenta mai il dramma. Il libro è anche un auto-fiction perché s’immagina pianificazione dello scrittore che discetta sulla vita dispensando consigli demagogici e inapplicabile che fanno misurare al lettore la distanza tra teoria e pratica. Una vita facile solo sulla carta perché ricca di contraddizioni, svolte, malumori, litigi. S’intuisce che l’interesse del protagonista non è virato sulla semplice risoluzione di un nodo familiare. Improvvisamente tutte le tensioni di dissolvono nel colpo di scena. La famiglia si sfascia prima che avvenga l’irreparabile e ognuno va per conto suo con scelte di vita che riguardano l’estero. Un libro dunque coraggiosamente originale anche se incompleto. Nel novero degli scrittori di scuola nederlandese (attenzione, non olandese) Koch si conferma un capofila, capace di variare toni ed argomenti delle proprie opere. Anche, come in questo caso, sceglie un profilo basso, un linguaggio piano e familiare per raccontarci un meandro intricato di una storia familiare. Sullo sfondo il successo di uno scrittore, il consumismo espresso con facili icone (una Range Rover sport nera, casette di proprietà sparse per l’Europa): evidenze che non lo metteranno al riparto dal disastro. I manuali non risolvono la vita.

data di pubblicazione:27/06/2019

ANTIGONE, liberamente tratto da Sofocle – regia di Chiara Palumbo e Paolo Manganiello

ANTIGONE, liberamente tratto da Sofocle – regia di Chiara Palumbo e Paolo Manganiello

(Teatro romano di Ferento – Viterbo, 22 giugno 2019 e in tournée)

La tragedia greca ripresa con taglio essenziale e originale all’insegna di un rigore stilistico ineccepibile e in una stupenda cornice ambientale.

 

Una cornice d’eccezione per il via virtuale della stagione estiva del teatro di Ferento che abbinerà momenti alti a pause di intrattenimento (Maurizio Battista). Un’ora di spettacolo come summa emozionale di un anno di lavoro con una compagnia mista di normodotati e disabili inseriti disinvoltamente in un contesto collettivo omogeneo. Evidentemente solo un teatro che non ha interessi commerciali può permettersi di esibire in scena qualcosa come 22 attori. Chiamati a esprimersi con un testo impegnativo ma scarnificato dal lavoro dei registi. Una scarnificazione che non è semplificazione ma interpretazione e scelta. Richiamandosi a una frase di Carmelo Bene, al dovere del tradimento del testo, Manganiello e Palumbo vanno alla caccia delle radici essenziali della tragedia. Significativamente lo spettacolo è stato introdotto da una lectio magistralis di Manganiello che in fondo è stato un atto di accusa nei confronti del teatro contemporaneo, specchio della borghesia, secondo una constatazione già di Pasolini, prima dello sboccio della sua fluente produzione teatrale controcorrente del poeta di Casarsa. Il testo è metabolizzato e quasi ininfluente in questo rinnovato Antigone. Non più di 40 battute totali perché il movimento scenico, l’interazione dei corpi, un corposo sottofondo musicale nella suggestione del tramonto, sono gli ingredienti primari di una combinazione insieme essenziale e affascinante. Non bisogna dimenticare che lo spettacolo a offerta libera devolveva l’incasso all’Associazione Campo delle Rose che si propone di sviluppare una cultura accogliente e inclusiva in favore delle persone con disabilità. Parallelamente si dimostrata inclusiva e accogliente la proposta che ha avuto il patrocinio del Lions Club di Viterbo e ha dovuto superare il vaglio di numerose adempienze burocratiche legate ai vincoli ambientali. Nella filosofia di questa proposta il teatro è rito più che mito. Gli attori, un ensemble affiatato, si spogliano per un’ora dei panni umani per entrare nella parte di archetipi lontani secoli ma ancora tremendamente attuali.

data di pubblicazione:25/06/2019


Il nostro voto:

IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC di Giacomo Papi – Feltrinelli editore, 2019

IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC di Giacomo Papi – Feltrinelli editore, 2019

Il mondo distopico ironicamente riprodotto da Papi somiglia terribilmente a quello attuale. Il profilo del radical chic e il valore della cultura sono aborriti dal Ministro dell’Interno in carica che è formalmente anche primo Ministro, in cerca di una cancellazione perentoria delle due entità e di tutti i termini complicati che possano portare sconcerto in un Paese che deve obbedire a logiche terribilmente semplici. Però anche il politico vive di debolezze e contraddizioni. Così il Grande Ministro sarà costretto a rassegnare le dimissioni quando verrà pizzicato in un cineclub mentre si gusta un complicatissimo film di Alain Resnais. Ha le caratteristiche del gustoso racconto lungo questo romanzo breve il cui plot è il pretesto per descrivere un mondo alla Farenheit 451 dove i libri sono vilipesi e l’odore della carta evaporato. Trattasi di un mondo dove un intellettuale (il padre della protagonista) può essere ucciso a bastonate per la grave colpa di aver pronunciato il nome del filosofo Spinoza durante un talk show. Un universo di minus habens dove al posto dell’Accademia della Crusca che si sforza di immettere nel vocabolario vivo della nazione i nuovi termini del linguaggio quotidiano, compare, come un MinCulPop, l’Autorità Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana. Dove persino il lessico di Dante viene alleggerito delle parole desuete per essere alla portata del volgo. Chiara l’operazione politicamente mascherata del romanzo a tesi che incide sul politicamente corretto per introdurre le sgrammaticate logiche del mercato elettorale e il profilo molto reale dell’attuale partito di maggioranza relativa secondo i nuovi rapporti di forza emersi dalla consultazione europea. Il testo è dunque anche un monito, può essere letto come un manuale di educazione civica al contrario o una sorta di antidoto per vaccinarsi dalle buffe tendenze contemporanee. Oppure come un bizzarro anatema rispetto a terribili scenari futuri. Il ventaglio è ampio al di là del pretesto narrativo.

data di pubblicazione:18/06/2019

 

TRANQUILLI, IL LIBRO DENTRO È SCRITTO GRANDE di Paolo Pesce Nanna – Cut up Publishing, 2019

TRANQUILLI, IL LIBRO DENTRO È SCRITTO GRANDE di Paolo Pesce Nanna – Cut up Publishing, 2019

Narratore umoristico e periferico per scelta l’autore è l’epitome di Centocelle, dei suo miti e dei suoi riti avendone convissuto le sorti per più di mezzo secolo. Sardonico commentatore della porta accanto a dieci anni dall’ultima pubblicazione, invade il nostro immaginario con dodici pezzi facili corrispondenti ad altrettanti mesi dell’anno. Una sorta di Zibaldone politicamente scorretto in cui l’autore rivela il magma etologicamente confuso (ma funzionale) delle proprie passioni: la Roma, il calciotto, il Brasile, la carbonara, il quartiere. Il mondo della Roma di un tempo, di barriera, di pancia e di testa, condivisa con una narrazione che assimila il pubblico al privato. Le scorribande personali (dall’infanzia ai giorni nostri) frammiste ai grandi eventi con data della storia mondiale. Pesce fa capire le proprie predilezioni anche politiche proponendo un mondo in via di sparizione ma ben vivo nell’immaginario di un’intera generazione. I mesi si fanno materia docile svelati nella loro personalità più recondita. Perché l’autore anche quando si atteggia a duro rivela una sensibilità tenera e antenne dritte sulla realtà e sui suoi limiti. Sono pezzi che funzionano anche letti perché l’attore tiene banco con la stand up comedy, con uno sguardo disincantato sulla virtualità ormai merce di tutti giorni e dunque rivela la perfetta identità di un altro secolo. Il suo partner ideale (qui anche prefatore) è Stefano Vigilante con cui ha stretto sodalizio da una decina d’anni. In coppia battono il territorio in quella piccola città che è Centocelle per il pubblico ideale dei centri sociali, delle grandi aggregazioni solidali. Sarà anche questo un universo destinato a sparire? Intanto il Pesce tiene botta candidamente. Convince e fa ridere, si affaccia in qualche teatro importante, rinnega il periodo dark. Insomma, scherzando si prende profondamente sul serio. E ci commuove lungo le 170 pagine di un libro che tiene botta fino in fondo con bella omogeneità di stile.

data di pubblicazione:11/06/2019

OGNI RIFERIMENTO È PURAMENTE CASUALE di Antonio Manzini – Sellerio Editore, 2019

OGNI RIFERIMENTO È PURAMENTE CASUALE di Antonio Manzini – Sellerio Editore, 2019

L’autore di quel fortunato personaggio che è Rocco Schiavone si concede un’evasione dal giallo noir. Ma è un’evasione redditizia perché con un titolo ironico ci racconta i retroscena di un’industria editoriale che ben conosce e maneggia dall’alto di fortunati best seller che, dopo una breve gavetta (precedentemente era noto per l’attività di attore, sia pure impegnato in ruoli non di primo piano) l’ha portato a frequentare interlocutori di altissimo livello. Ma qui si allude alla bottega, alla difficoltà del libro di sfondare in una società che sostanzialmente lo rifiuta. Nei racconti apologhi l’industria editoriale viene vista sotto diversi punti di vista. Quello dell’editore che più che vendere un prodotto deve spacciarlo con le stesse tecniche utilizzerebbe un suo collega per un aspira-polvere. Quello dello scrittore maldestro che cerca inutilmente audience ed è disposto ad agire come ghost writer pur di sopravvivere. Quello dell’autore famoso ed arrogante, demagogico e sbruffone che dietro una prosa velleitaria nasconde un assoluto vuoto pneumatico. Quello dello scrittore di routine che invischiato nella ripetizione obbligata delle presentazioni si vede rispondere sempre le stesse domande e alla fine detestando il firmacopie, le dediche sempre eguali, gli insignificanti alberghi che lo ospitano. Il lettore aspirante-scrittore non sarà più lo stesso dopo questa visita lampo nelle Malebolge dell’editoria. C’è persino un omicidio negli eccessi qui evocati. Il corpo di un aspirante al Premio Nobel viene conservato in un frigorifero per non disperdere il possibile successo del suo ultimo libro. Finirà male con il carcere per gli efferati e cinici organizzatori dell’occultamento di cadavere. Un realismo grottesco domina la narrazione immaginifica e presaga. L’editoria è lo specchio del Paese, ambedue non versano in buone condizioni. S’intuisce che merito, competenza e rispetto non fanno parte dei loro parametri identitari. Più di un italiano su due non legge un solo libro nel corso di un anno solare e l’industria culturale si dibatte incerta in uno strenuo tentativo di sopravvivenza.

data di pubblicazione:07/06/2019