LA CUCINA di Arnold Wesker, regia di Valerio Binasco

LA CUCINA di Arnold Wesker, regia di Valerio Binasco

(Teatro Eliseo – Roma, 2/20 maggio 2018)

La cucina non possiede una vera e propria trama. Entriamo in un ristorante non come ospiti, ma dalla porta che dà direttamente in cucina, lì dove entra anche il personale che ci lavora. Siamo così spettatori di quello che accade in un giorno come tanti, in un luogo come tanti, a persone come tante.

 

 

In cartellone al Teatro Eliseo fino al 20 maggio La Cucina di Arnold Wesker, drammaturgo tra i più rappresentativi del teatro inglese della seconda metà dello scorso secolo, scomparso da appena due anni, impegnato a rappresentare costantemente nei suoi lavori le storie di tanta gente normale, ordinaria, con una scrittura che si ispira direttamente ai dialoghi che si possono ascoltare nei luoghi comuni come la strada, i bar, i luoghi di lavoro. E nel raccontare la vita delle persone comuni, dei semplici lavoratori, necessariamente si tocca la sfera sociale e la tematica politica, che tanto caratterizzano il teatro del nostro autore. Una scelta certamente coraggiosa quella di Valerio Binasco di portare in scena un testo come La Cucina, dalla trama semplice ovvero quasi inesistente (si assiste alla routine giornaliera del lavoro in un ristorante), ma con una complessità nei personaggi, numerosi sul palcoscenico (ben 24) per lo più compresenti durante tutta la durata dello spettacolo. Difficile dunque orchestrare una corale di attori così grande, ma il risultato è armonico, ritmato, ben riuscito e soprattutto divertente. Si apprezza una regia quando questa è curata in ogni suo minimo dettaglio (come del resto la realistica scenografia di Guido Fiorato) e quando gli attori, per tutta la durata dello spettacolo, non abbandonano mai il personaggio neanche quando non hanno una battuta da dire e perfino nell’intervallo, quando li troviamo a servire bicchieri di vino a noi spettatori dietro il bancone del bar del teatro. La musica che si suona è quella rumorosa delle pentole che sbattono, dei coltelli che affettano, dei piatti che si rompono, dei mestoli che girano, delle fruste che sbattono, che diventano metafora della vita stessa dei dipendenti di questo ristorante che serve da mangiare duemila coperti al giorno: camerieri, cameriere, cuochi, sguatteri si mostrano in tutta la loro spontanea umanità e capiamo che la vita è una lunga preparazione e che a volte può non riuscire bene. La si affetta, la si dosa, la si mette in cottura, se dimenticata si brucia oppure può risultare acida come una minestra uscita male, ma è pur sempre vita.

data di pubblicazione:03/05/2018


Il nostro voto:

CANTICO DEI CANTICI, adattamento e regia di Roberto Latini

CANTICO DEI CANTICI, adattamento e regia di Roberto Latini

(Teatro Vascello – Roma, 19/22 aprile 2018)

Il Cantico dei Cantici è uno dei libri certamente più affascinanti e misteriosi contenuti nel canone biblico, scritto probabilmente intorno al IV secolo a.C. e quindi molto antico. È un dialogo serrato tra due amanti che si rincorrono, si cercano, si dicono l’uno all’altra dolci parole piene di amore e accudimento. Nello spettacolo di Latini queste parole vengono contestualizzate nella cornice di un sogno, quello del nostro unico attore sulla scena.

Terzo e ultimo appuntamento per il trittico presentato dalla compagnia Fortebraccio Teatro, in scena al Vascello fino a domenica. Dopo il confronto con due grandi classici della letteratura teatrale, I giganti della montagna e Amleto, Roberto Latini rivede e interpreta uno dei testi più belli di tutta la Bibbia: il Cantico dei Cantici. Il testo originale, un poema che si presenta sotto forma di dialogo tra due amanti, è ripreso in maniera letterale, senza nessuna particolare interpretazione, è quasi una lettura. La scena è semplice, sono sparite le giostre dell’Amleto e gli effetti scenici dei Giganti. Sembra di essere in una cabina di trasmissione radiofonica, ma c’è anche una panchina dove il nostro personaggio si fa trovare addormentato appena entriamo in teatro per prendere posto. Sta già sognando e noi ci addormentiamo con lui non appena si abbassano le luci e con lui iniziamo a sognare. I pochi oggetti presenti sulla scena non svolgono una funzione narrativa, ma solo simbolica. Si accende una scritta non appena termina la musica: ON AIR. Siamo in onda? No, anche questa scritta va presa alla lettera: siamo nell’aria. Si spalanca una dimensione onirica davanti ai nostri occhi, siamo nei pensieri di un innamorato che racconta il suo tormento e la sua gioia, la sua speranza e la sua delusione, la bellezza dell’incontro e la disperazione della lontananza. La recitazione appare più statica in questo terzo appuntamento, ma si fa via via più enfatica verso il finale fino a trasformarsi in una danza erotica e dolce allo stesso momento. La musica è di nuovo protagonista: le parole scivolano e si confondono nelle note del pianoforte nei momenti più lirici, mentre ritmi travolgenti accompagnano i momenti di marcato erotismo.

Uno spettacolo ben riuscito. Premio Ubu 2017 a Roberto Latini come miglior attore/performer e a Gianluca Misiti per il miglior progetto sonoro/musiche originali.

data di pubblicazione:20/04/2018


Il nostro voto: