A STAR IS BORN di Bradley Cooper, 2018

A STAR IS BORN di Bradley Cooper, 2018

(75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

Arrivano le star al Lido ed è un bel vedere. Nella terza giornata è stato presentato A star is born, primo film da regista per Bradley Cooper, con un’interprete d’eccezione, Lady Gaga, nel ruolo che per ben tre volte è stato coperto da illustri attrici. La più recente versione del film è quella del 1976 con la coppia Barbra Streisand e Kris Kristofferson, a cui pare il giovane talentuoso attore si sia ispirato per quella che potremmo definire la storia d’amore per antonomasia.

 

 

Il musicista country-rock Jackson Maine detto Jack (B.Cooper), dopo un concerto incontra per caso una cantante di nome Ally (Lady Gaga) che si esibisce in un locale di drag queen, unica donna ammessa a salire su quel palco per le sue straordinarie doti vocali, ma non sufficientemente bella per avere successo in campo musicale (sfida vinta nella vita dal “personaggio” Lady Gaga). I due si incontrano dapprima solo musicalmente e Jack capisce immediatamente di aver a che fare con un vero e proprio animale da palcoscenico. La loro storia d’amore coronerà tra alti e bassi le loro carriere, una in ascesa l’altra in declino. Il resto è storia già conosciuta ai più.

Due star al debutto, dunque, una come regista e cantante con doti in quest’ultimo caso davvero notevoli, l’altra come attrice da cui aspettarsi un risultato sorprendente essendo già un’interprete particolare nel panorama musicale mondiale. Entrambi sulla scena non risultano perfettamente compatibili: lui bellissimo, alto, con uno sguardo profondo e tenero, lei piccola di statura e non bellissima, con un profilo “greco” che nella carriera reale è diventato il suo punto di forza, elementi che tuttavia insieme sortiscono l’ovvio risultato di far emergere il ruolo da pigmalione di lui nei confronti di una stella che sta per brillare nel firmamento musicale.

A star is born, presentato fuori concorso in prima mondiale a Venezia, è un prodotto perfetto per incantare un pubblico che è alla ricerca di evasione: Cooper non è solo bellissimo ma anche molto bravo, la storia d’amore è di quelle che fanno sognare, i brani musicali scritti dai due interpreti assieme a Lukas Nelson, Jason Isbell e Mark Ronson sono a dir poco accattivanti e creano il vero filo conduttore di tutta la vicenda, senza parlare delle scene e della fotografia, quest’ultima ad opera di Matthew Libatique (Il cigno nero), che completano un pacchetto molto ben architettato.

Tuttavia questa “impossibile storia d’amore”, come l’ha definita il neo regista, che commuove e ci fa sognare, risulta a tratti stucchevole e noiosa a causa di questa nuova (e a volte inappropriata) tendenza di produrre pellicole che superano le due ore che mai come in questo caso pesano, peccando la trama di originalità.

data di pubblicazione:01/09/2018







ACCREDITATI IN LAGUNA: APPUNTI DI VIAGGIO DAL LIDO DI VENEZIA

ACCREDITATI IN LAGUNA: APPUNTI DI VIAGGIO DAL LIDO DI VENEZIA

(75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

La seconda giornata del festival ha da subito mostrato di essere dedicata alla complessità dell’universo femminile, così pieno di mille sfaccettature, grazie alla proiezione di due pellicole, diametralmente opposte, ricche di originalità e gran fascino, entrambe in Concorso.

 

Apre la giornata del 30 agosto ROMA del regista messicano Alsonso Cuarón (il cui titolo rimanda ad un quartiere di Città del Messico), che ricorrendo ad un linguaggio molto semplice raccontato in bianco e nero, parla della vita di due donne appartenenti a ceti sociali differenti che negli anni ’70 si troveranno da sole a crescere i bambini di casa, una come madre l’altra come governante. A cinque anni dal successo di Gravity, Cuarón torna al Lido per raccontarci un personale amarcord sulla sua infanzia tra le mura di una famiglia dove tutto si svolgeva con i rituali tipici di una casa borghese, in un paese in subbuglio per le rivolte studentesche e sociali degli inizi degli anni settanta. Il risultato è un bellissimo film che ha come DNA al suo interno tre elementi basilari: un bianco e nero digitale che, come ha dichiarato il regista stesso in conferenza stampa, non conferisce al film una patina nostalgica essendo molto avanzato da un punto di vista tecnologico, dunque contemporaneo; il personaggio di Cleo, una indigena che vive presso una famiglia borghese con mansioni da governante, una persona “di casa” che cresce i figli della sua signora come fossero i suoi e che questi a loro volta la considerano come una seconda mamma; e come ultimo elemento la memoria, non solo personale del regista di vicende consumate tra le mura domestiche ancora molto vivide, ma anche storica espressa attraverso lunghi piani sequenza che collocano la pellicola ai fatti di violenza del 1971 ad opera dei militari sui manifestanti del movimento studentesco. I personaggi, tutti reali, fanno parte del vissuto di Cuarón che sul set ha ricostruito quasi interamente la casa in cui è cresciuto, con una narrazione che procede in maniera fluida con tratti di puro verismo che rimandano al periodo neorealista italiano.

Il film è stato diretto, prodotto e scritto dallo stesso Cuarón che ne ha curato anche la fotografia, ma sarà Netflix a distribuirlo in Italia e all’estero, segno dei tempi che cambiano come ha dichiarato il regista, perché un prodotto non a colori, non di genere e parzialmente in lingua indigena, non avrebbe di certo avuto molte possibilità a trovare spazi di distribuzione.

Il secondo film di questa seconda giornata è The favourite (La favorita), folle commedia in costume di Yorgos Lanthimos, intrisa di satira e crudeltà, ambientata presso la corte della regina Anna nell’Inghilterra tra il 1702 e il 1707, che narra di due personaggi femminili che si contendono a colpi bassi le grazie della regina. Il film vanta la presenza di tre interpreti d’eccezione: la bravissima Olivia Colman nei panni di una regina Anna stanca ed insicura che, sentendo di non essere amata, come una bambina viziata esercita il suo immenso potere su tutto e tutti; una magnetica Rachel Weisz nei panni di Lady Sarah Churchill, stretta ed intima confidente della regina, che dovrà vedersela con sua cugina Abigail, interpretata da una sorprendente Emma Stone personaggio sfidante che è disposto a tutto pur di sopravvivere a corte. Il film ha il potere di girare solo intorno a questi tre personaggi femminili in un continuo disequilibrio tra privato e politica, con un mondo maschile decisamente fuori fuoco ed asservito. Anche la storia di quel periodo è vista attraverso gli occhi di queste tre donne, sempre in competizione tra loro per la supremazia, al servizio dei loro intrighi e della loro accanita rivalità. Il regista (The Lobster, Il sacrificio del cervo sacro) ha esasperato l’uso del grandangolo per descrivere le scene di interni e dilatarne la visione rispetto all’esterno, evidenziando così un contesto “distorto” in cui poche persone prendono decisioni sulla vita di milioni di altre.

Due film molto interessanti, decisamente da non perdere.

data di pubblicazione:31/08/2018








SULLA MIA PELLE di Alessio Cremonini, 2018

SULLA MIA PELLE di Alessio Cremonini, 2018

(75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

Il 15 ottobre del 2009 il 31enne Stefano Cucchi viene fermato dai carabinieri e trovato in possesso di alcune dosi di stupefacenti, mentre si trovava in compagnia di un amico; trattenuto in custodia cautelare, morirà all’ospedale Sandro Pertini appena una settimana dopo: pesava solo 37 chilogrammi. La cronaca giudiziaria, seguita da tutti i quotidiani nazionali e che ha coinvolto agenti di polizia, medici del carcere di Regina Coeli e carabinieri, sino alla clamorosa riapertura dell’inchiesta in seguito alla battaglia intrapresa dai familiari ed alla testimonianza del maresciallo dei carabinieri Riccardo Casamassima, è storia dei nostri giorni.

Il film vuole essere un misurato resoconto di quei giorni, senza dare giudizi.

 

Apre la Sezione Orizzonti l’opera prima di Alessio Cremonini, che Barbera ha definito in un’intervista a Vanity Fair di questa settimana“il film che non dovrebbe vedere solo chi si occupa di ordine pubblico, ma chiunque abbia a cuore la salute della società”; la pellicola sarà distribuita in contemporanea il prossimo 12 settembre nelle sale italiane da Lucky Red e in 190 paesi da Netflix, che l’ha anche prodotta.

Questo film è l’esempio lampante di come il cinema possa essere lo strumento per raccontare una storia che doveva essere raccontata, grazie ad una rigorosa sceneggiatura che è riuscita a trovare la giusta misura per parlare di persone reali, nell’ambito di una vicenda drammatica peraltro non ancora conclusa. Un plauso particolare va agli attori, una vera e propria squadra interessante, impreziosita dall’intensa interpretazione di Alessandro Borghi nei panni di Stefano Cucchi, capace di calarsi anima e corpo nella pelle del protagonista, non solo fisicamente ma anche nella vocalità: sono poi i suoi occhi a confermare la bravura di questo giovane attore, con cui riesce a mutuare le emozioni interiori di un uomo che vuole cambiare continuando a sbagliare. Jasmine Trinca interpreta la sorella Ilaria, una donna che ha reso pubblico un dolore privato come atto dovuto ad una morte ingiusta e che poteva essere evitata, facendoci conoscere la sua durezza nei confronti di questo fratello che continua a commettere errori, che tuttavia non le impediscono ugualmente di amarlo.

Il film, mostrandoci senza reticenze proprio le debolezze, con misura e rispetto si appella a quella umanità che sovente viene dimenticata a causa di pregiudizi che ci spingono a condannare e a schierarci prima ancora di conoscere.

Un inedito Max Tortora, nella parte del padre di Stefano, sorprende e commuove.

data di pubblicazione:30/08/2018








FIRST MAN (IL PRIMO UOMO) di Damien Chazelle, 2018

FIRST MAN (IL PRIMO UOMO) di Damien Chazelle, 2018

(75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

Intimo ed emozionante: non delude il nuovo attesissimo film di Damien Chazelle First Man. Presentato in prima mondiale il 29 agosto al Lido di Venezia, inaugura il Concorso della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. A 49 anni dall’allunaggio dell’Apollo 11, la pellicola interpretata da Ryan Gosling, Jason Clarke e Claire Foy e prodotta dalla Universal Pictures, è stata definita dallo stesso Barbera “Un lavoro personale, affascinante e originale, piacevolmente sorprendente al confronto con gli altri film epici del nostri tempi, a conferma del grande talento di un regista tra i più importanti del cinema americano di oggi”.

Spazzati via romanticismo, sentimento e musica che avevano caratterizzato La La Land e le “frustate” del batterista di Whiplash, il giovane e talentuoso regista si muove su un territorio completamente diverso, concentrandosi sulla figura di Neil Armstrong negli otto anni che precedettero la missione NASA che lo fece sbarcare sulla luna, in un resoconto in prima persona di un uomo piuttosto reticente ad esprimere i propri sentimenti, padre e marito attento, umile, e non solo la figura iconica che il mondo conosce. Chazelle è riuscito nell’ardua impresa di rispettare il carattere dell’uomo più che descrivere il mito, cercando di mostrarne le emozioni nella vita di tutti i giorni, indagando su ciò che ad ogni missione lasciava sulla terra, riuscendo grazie alla sua collaudata abilità di regista a dare libero sfogo a quello che è il desiderio recondito di ogni bambino di diventare astronauta, come fosse la cosa più semplice al mondo. Non bisogna dunque essere dei supereroi, perché il suo Neil non lo è. La sceneggiatura, scritta da Josh Singer (Oscar per Spotlight) alterna ai momenti professionali, ricostruiti con meticolosa minuziosità, una tranquilla vita familiare, fatta di gioie e dolori che contribuirono, secondo il regista che si è nutrito dei racconti dei figli di Armstrong e della moglie nonché del libro di James R. Hansen, a creare il personaggio pubblico che tutti conosciamo.

Nel luglio 1969, Armstrong comandò la missione di allunaggio Apollo 11; nelle fasi di avvicinamento prese il controllo del modulo lunare sino a farlo atterrare in una zona poco rocciosa: uscito dal Lem, posò il suo piede sinistro sul suolo lunare e fu il primo essere umano a camminare sulla luna. Di quella conquista Armstrong disse: “La cosa più importante della missione Apollo fu dimostrare che l’umanità non è incatenata per sempre a un solo pianeta, e che le nostre visioni possono superare quel confine, e che le nostre opportunità solo illimitate”.

In Italia quel 20 luglio del 1969 sarà ricordato non solo per la più lunga diretta mai affrontata dalla nostra televisione (circa 25 ore), ma anche per quel “Ha toccato! Ha toccato il suolo lunare!” riferita al modulo lunare Eagle, che il giornalista Tito Stagno pronunciò con una manciata di secondi in anticipo rispetto all’inviato Ruggero Orlando, il quale in collegamento da Houston subito dopo replicò “Ha toccato in questo momento”. La disputa tra i due cronisti sul momento preciso dell’allunaggio, coprì ai telespettatori italiani la storica frase di Neil Armstrong “Qui base della Tranquillità, l’Aquila è atterrata”.

Neil Armstrong è scomparso nell’agosto 2012 per le conseguenze di un intervento chirurgico di bypass coronarico: aveva compiuto 82 anni.

data di pubblicazione:30/08/2018








LAZZARO FELICE di Alice Rohrwacher, 2018

LAZZARO FELICE di Alice Rohrwacher, 2018

Alice Rohrwacher ci racconta una favola moderna, intrisa di poesia ed estetica, con radici che affondano nel passato e si nutrono della lirica di pellicole come Miracolo a Milano, e di ambientazioni che ci riportano ad Olmi e al suo L’albero degli zoccoli. La giovane regista con Lazzaro felice ci esorta a salvare la bontà in quanto valore universale senza tempo né luogo, e le conferisce una fisicità incarnandola in un giovane contadino di 20 anni dallo sguardo dolce ed indifeso, sempre disponibile con tutti, felice di stare al mondo pur non sapendo di chi è figlio, il cui spirito puro e semplice, che crede in valori come l’amicizia ma in un modo quasi sacro, riesce a trasmetterci quel religioso senso di perfezione che appartiene solo a chi da’ senza mai volere nulla in cambio, a chi ama senza pretendere di essere amato.

 

Nella tenuta agricola dell’Inviolata, la cattiva Marchesa Alfonsina de Luna, madre distante di un figlio viziato ed egoista, per coltivare tabacco sfrutta una cinquantina di persone ignare della realtà esterna alla loro comunità contadina, trattandoli ancora come mezzadri dell’Ottocento (e non siamo nell’Ottocento), che ricevono da lei solo la possibilità di sopravvivere sui suoi terreni, avendo pagliai e stalle come abitazioni, e le notti di luna piena a volte come sola fonte di luce notturna. In questo posto, non ben identificato e dove gli ignari mezzadri parlano un misto di vari dialetti, vive Lazzaro che viene sfruttato dai suoi stessi familiari, fanalino di coda di una catena di sfruttamenti che dalla marchesa si propaga senza soluzione di continuità. Decenni dopo, Lazzaro riapparirà, tornato – per magia o per miracolo come il suo stesso nome ci suggerisce – per cercare quei posti perduti che troverà profondamente cambiati; i suoi compagni sono lì, giustamente invecchiati al contrario di lui per il quale il tempo sembra non essere passato, e ugualmente poveri ma con una indigenza ascrivibile alla nostra contemporaneità. Passato e presente sembrano mescolarsi, ma Lazzaro rimane uguale a sé stesso, incarnazione di un cuore semplice e puro che la riduzione in schiavitù non è riuscito a schiacciare, ma che tuttavia non può sopravvivere all’indifferenza delle moderne metropoli dove non c’è più posto per la purezza d’animo. Solo un lupo, che per antonomasia è un animale cattivo, fiuta la bontà di Lazzaro, la riconosce e corre via libero tra i rumori della città, come avesse raccolto quel testimone per attraversare indenne i mutamenti dell’umanità.

Film da non perdere per comprendere bene dove stiamo andando e, se necessario, operare qualche cambiamento di rotta.

data di pubblicazione:20/06/2018


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