FAMIGLIA ALL’IMPROVVISO – ISTRUZIONI NON INCLUSE di Hugo Gèlin, 2017

FAMIGLIA ALL’IMPROVVISO – ISTRUZIONI NON INCLUSE di Hugo Gèlin, 2017

Costa Azzurra. Samuel, detto Sam, è un eterno Peter Pan. Lavora in un villaggio vacanze, ma il suo più che un lavoro è un autentico divertimento, fatto di scorribande in motoscafo assieme a turisti assetati di bella vita e bagordi notturni. Nel suo doppio ruolo di accompagnatore e viveur notturno, Sam fa regolarmente strage di cuori ed ogni notte finisce inevitabilmente nel letto di una delle tante turiste invaghite della sua travolgente vitalità. Una mattina si vede recapitare, in maniera a dir poco inusuale, una neonata di appena tre mesi da una bionda ragazza londinese: quell’esserino urlante sarebbe il frutto di una di quelle tante notti d’amore che lui neanche ricorda. La sua vita da quell’istante cambierà.

Inizialmente Sam tenta di respingere quel fagottino di nome Gloria: prende un volo per Londra, lascia in panne la titolare del villaggio che non esita a licenziarlo su due piedi, ed in meno di 24 ore tenta ad ogni costo di rintracciare quella giovane donna, fragile e spaesata, che lo ha fatto diventare padre all’improvviso. Ma il tentativo purtroppo fallisce. Conosce fortuitamente Bernie, un impresario gay che, un po’ per attrazione fisica ed un po’ per fiuto professionale, decide di aiutarlo scorgendo in lui doti da stuntman, e lo scrittura immediatamente. In questa vita vissuta pericolosamente per finzione sui set cinematografici passano gli anni, Gloria cresce e Sam realizzerà che essere padre è il suo vero lavoro ad “alto rischio”: nella sua vita precedente, ad alto tasso di totale disimpegno, non avrebbe potuto neanche immaginare di avere dentro di sé neanche un briciolo di senso di responsabilità, lo stesso che lo porta a garantire alla piccola una vita piena di affetto, di attenzioni e, in un modo tutto suo, anche di regole con l’abilità di farle sembrare divertenti.

Dopo lo scivolone di Mister Chocolat, Omar Sy ritorna ad essere quel ciclone che avevamo conosciuto in Quasi Amici: seduttivo, sinuoso, irresistibile, con quella sua risata che conquista e ci travolge. Famiglia all’improvviso – istruzioni non incluse è una discreta commedia francese dai risvolti drammatici, dove non c’è posto per la retorica o i rimpianti, ma dove al contrario si può trarre insegnamento anche dalle ferite più terribili che la vita ci può riservare.

Il film riesce sapientemente a mescolare risate e lacrime, senza tuttavia rattristare nel complesso lo spettatore che esce dalla sala con un’idea di figura paterna forse fantastica, da supereroe, ma decisamente positiva in un mix perfetto di realismo e fantasia.

Il film, godibile e ben costruito, accontenta diverse fasce di età. La coppia padre-figlia funziona, come funziona sempre più questa nuova cinematografia francese che dimostra di sapersi misurare un po’ con tutto, garantendo sempre prodotti di buon livello anche in presenza di storie semplici come questa.

data di pubblicazione:14/05/2017


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LA SECONDA NOTTE DI NOZZE di Pupi Avati, 2005

LA SECONDA NOTTE DI NOZZE di Pupi Avati, 2005

Il film, che segna l’esordio di Katia Ricciarelli come interprete cinematografica e che le valse il Nastro d’argento come miglior attrice protagonista, è una di quelle chicche che Pupi Avati è riuscito a tirare fuori dal cilindro nella sua lunga e prolifica carriera, fatta di tante pellicole di successo. La storia come sempre, in ogni suo film, parte dalla sua amata Bologna per poi svilupparsi nelle zone rurali della Puglia all’interno di contrade e masserie vicino Monopoli, Fasano, Savelletri e Torre Canne, sino alla bellissima Ostuni. La melanconia, tipica delle pellicole di Avati, ne La seconda notte di nozze è incarnata splendidamente da un bravissimo Antonio Albanese, capace di dare spessore ed umanità al personaggio di Giordano, infatuato di sua cognata Liliana (K.Ricciarelli) sin dall’adolescenza e che continua a coltivare questo puerile sentimento anche da adulto. Liliana, rimasta vedova il giorno seguente alle nozze e donna ancora piacente ma in gravi ristrettezze economiche (siamo nell’immediato dopo guerra), si vede costretta a lasciare Bologna a causa del figlio Nino, un fannullone interpretato da uno splendido Neri Marcorè (che aveva già lavorato con Avati ne Il cuore altrove), tendenzialmente ladro e senza alcun buon sentimento, con l’insana passione per il cinema: il suo sogno è partire per Hollywood per recitare come protagonista in un film e, purtroppo per tutti, lo farà. Nino infatti, per tentare di realizzare il suo progetto, costringe la madre a recarsi in Puglia da Giordano, quello zio un po’ “scemo” e che per questa fragilità era stato a lungo ricoverato in manicomio, ma che possiede ancora qualche acro di terra e per guadagnarsi da vivere aiuta i contadini a disinnescare gli ordigni inesplosi rimasti sotto la terra da coltivare. Giordano accetta la proposta e pur di accogliere in casa l’amata cognata e mettere a tacere le due zie Suntina (Angela Luce) e Eugenia (Marisa Merlini nella sua ultima straordinaria interpretazione), smette con le sue operazioni di artificiere, rinuncia a parte della sua eredità in favore delle avide zie e paga tutti i debiti di Nino.

Riuscirà infine a sposare Liliana, grata a lui per averla salvata da un destino terribile, con il patto tuttavia che il matrimonio venga consumato solo su richiesta della sposa…

A questo film, di cui se ne consiglia la visione a chi non lo avesse visto perché è una commedia melanconica e piacevole, abbiniamo una ricetta semplice, quasi campagnola: i sanacchioli, un dolce pugliese che faceva molto bene mio suocero Romano, al quale dedico con il cuore questa nuova ricetta di cinema.

INGREDIENTI: 1 kg di farina 00 – 300 gr di zucchero semolato – 180 gr di burro – 4 uova – 1 bustina e ½ di lievito per dolci – la buccia grattugiata di 1 limone – un pizzico di cannella – vaniglia – 800 gr di miele millefiori+ ½ bicchiere di acqua – granella si zucchero colorata per decorazione– olio di semi di arachidi per friggere.

PROCEDIMENTO:

Mettere la farina a fontana in una spianatoia, aggiungere le uova nel centro, lo zucchero, il burro a temperatura ambiente a pezzettini, la buccia del limone grattugiata, il pizzico di cannella e la vaniglia. Impastare il tutto. Staccare quindi dei piccoli pezzi e fare dei serpenti di circa mezzo dito di diametro e tagliare degli gnocchetti. Friggere in abbondante olio di arachidi gli gnocchetti e metterli a scolare bene, asciugandoli di volta in volta con carta assorbente. Mettere sul fuoco in una pentola dai bordi alti e bella grande il miele con il ½ bicchiere di acqua e portarlo ad ebollizione; quando sarà bello liquido, aggiungere gli gnocchetti fritti e girarli nel miele con un cucchiaio di legno senza danneggiarli, facendo sì che il miele li ricopra tutti e bene. Fate questa operazione per qualche minuto e se volte rendere il tutto più gustoso aggiungete mentre girate 1 etto di mandorle pelate e tostate.

Rovesciare gli gnocchetti ben imbevuti di miele in un recipiente da portata e decorare con la granella colorata. I sanacchioli mettono allegria e si mangiano come ciliegie: uno tira l’altro!

IL PICCOLO DIAVOLO di Roberto Benigni, 1988

IL PICCOLO DIAVOLO di Roberto Benigni, 1988

Walter Matthau è Padre Maurizio, un prete americano specializzato in esorcismi. Nel liberare una giovane donna dal demonio, questi salta fuori dal corpo della sventurata nella forma di un simpatico diavoletto che si fa chiamare Giuditta (Roberto Benigni). Scappato dall’aldilà per scoprire come funziona il mondo dei vivi e, curioso come un bambino, Giuditta dichiara immediatamente di voler restare sulla terra perché tutto gli sembra molto divertente e nuovo. Dispettoso, stravagante e burlone, Giuditta diventerà ben presto l’ossessione di Padre Maurizio, la cui vita era già abbastanza complicata a causa di una relazione sentimentale con Patrizia (Stefania Sandrelli). Diretto ed interpretato da Roberto Benigni, affiancato da un partner d’eccezione come Walter Matthau, Il piccolo diavolo è una commedia esilarante, ricca di trovate geniali e battute che ancora oggi vengono ricordate come, ad esempio, quando Maurizio viene rimpiazzato dal diavoletto per la celebrazione della Messa che verrà trasformata da questi in una simpatica sfilata di moda: famosa la frase di Benigni-Giuditta “Modello numero 4: Giuditta! Eh, ora io non voglio influenzare nessuno. Guardatelo in silenzio e riflettete. Avete aspettato un’ora ma ora finalmente lo potete vedere: è un modello scintillante, intimo, malinconico e – com’era? – e sincero e… ma è un modello soprattutto adatto per saltare questa Giuditta!”

A questo film, più che mai irriverente del toscanaccio Benigni, non potevamo che abbinare un’altra versione del castagnaccio, più ricca e gustosa di quella classica già pubblicata (vedi Il Mostro). Ecco qui di seguito come si esegue la ricetta del castagnaccio morbido.

INGREDIENTI: 300 gr di farina di castagne – 80 gr di zucchero – 50 gr di olio di semi – 2 uova – 500 gr di latte – 80 gr di noci sgusciate – 80 gr di pinoli – 50 gr di uvetta ammollata nel brandy o nel rum –– sale e rosmarino q.b..

PROCEDIMENTO:

Setacciare la farina di castagne in una ciotola ed aggiungere prima lo zucchero e poi il latte filo mescolando con una frusta, e alternando latte alle uova una per volta; infine aggiungere l’olio di semi; appena il composto diventa liscio, aggiungere le noci tritate grossolanamente, i pinoli interi e l’uvetta strizzata. Tenere da parte qualche pinolo e un po’ di uvetta da mettere sopra la torta. Mettere la carta da forno su una teglia dai bordi bassi e versare il composto livellandolo con una spatola. Cospargere la superficie con l’uvetta e i pinoli rimasti, aggiungendo un pochino di rosmarino. Condire il tutto con un filo d’olio. Cuocere a forno caldo fisso solo sotto a 180° per 30 minuti. Sopra si formeranno delle crepe e la frutta sarà dorata.

IL MOSTRO di Roberto Benigni, 1994

IL MOSTRO di Roberto Benigni, 1994

Scritto dallo stesso Benigni in collaborazione con Vincenzo Cerami, il film si è verosimilmente ispirato ai fatti che insanguinarono Firenze per mano del famoso Mostro di Scandicci. Benigni impersona Loris, un disoccupato che si guadagna da vivere con lavoretti saltuari e qualche truffa e che abita in un appartamento di proprietà di un odioso amministratore di condominio. Perseguitato dai condomini, ai quali ha rubato uno dei sette nani da giardino (Mammolo), Loris cerca sempre di passare inosservato ogni volta che esce dal palazzo per non farsi vedere e fermare da nessuno. Ha tuttavia una strana ostinazione: quella di prendere lezioni di cinese da un professore apparentemente garbato e tranquillo. Ma proprio perché Loris è una brava persona che ha come unica pecca quella di arrangiarsi con qualche piccolo espediente per campare, diventerà inevitabilmente il principale sospettato di essere lui il pericoloso maniaco assassino che da qualche tempo sta terrorizzando il quartiere, uccidendo donne sole ed indifese. Loris, ovviamente ignaro di essere nel mirino delle forze dell’ordine che lo tengono sotto controllo in attesa che compia un passo falso, se la dovrà vedere con una poliziotta in borghese che cercherà di sedurlo per coglierlo in flagranza di reato, e con un psichiatra criminologo (un meraviglioso Michel Blanc) che farà di tutto per riscontrare in ogni suo più normale atteggiamento il segno di una patologia criminale, già data per scontata.

Il Mostro superò, e a ragione, il successo di Jonny Stecchino, ed alcune scene di questa meravigliosa commedia come l’esame di cinese, l’assemblea di condominio, la scene in cui il criminologo cerca di prendere le misure al corpo di Loris fingendosi “un sarto”, quella di Loris con il manichino e molte altre ancora, sono rimaste nella storia della cinematografia italiana.

Non potevamo che abbinare a questo film, in omaggio alla toscanità di questo splendido artista nonchè premio Oscar, una classica ricetta di castagnaccio.

INGREDIENTI: 300 gr di farina di castagne – 300 gr di acqua – 80 gr di noci sgusciate – 80 gr di pinoli – 50 gr di uvetta ammollata nel brandy o nel rum – 50 gr di olio di semi o extravergine d’oliva – sale e rosmarino q.b..

PROCEDIMENTO:

Setacciare la farina di castagne in una ciotola ed aggiungere l’acqua a filo mescolando con una frusta. Aggiungere quindi l’olio di semi (o a piacimento extravergine d’oliva) e, appena il composto è liscio, aggiungere le noci tritate grossolanamente, i pinoli interi e l’uvetta strizzata, tenendo da parte qualche pinolo e un po’ di uvetta da mettere sopra la torta. Mettere la carta da forno su una teglia dai bordi bassi e versare il composto livellandolo con una spatola. Cospargere la superficie con pinoli, uvetta e un pochino di rosmarino. Aggiungere un filo d’olio. Cuocere a forno caldo fisso solo sotto a 180° per 20/30 minuti. Togliere la teglia dal forno non appena sopra il castagnaccio si formeranno delle crepe e la frutta sarà dorata.

LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE di Pif, 2013

LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE di Pif, 2013

“Ma la mafia ucciderà anche noi?”- “Tranquillo, ora siamo d’inverno…la mafia uccide solo d’estate”. Questo primo lungometraggio di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, è una commedia drammatica fortemente ironica, che narra di una sanguinosa stagione dell’attività mafiosa di Cosa Nostra a Palermo attraverso la vita e i racconti di Arturo Giammarresi, in un arco temporale che va dalla sua infanzia sino all’età adulta. Nato in una Palermo amministrata da Vito Ciancimino, Arturo sin da piccolo sembra aver un fiuto particolare nel riconoscere i mafiosi. Siamo negli anni settanta ed in occasione della nascita del suo fratellino, Arturo fa la sua prima importante conoscenza in quanto, tra i padri accorsi al nido per osservare i propri figli appena nati, ce n’era un po’ particolare: Salvatore Riina. Alle elementari conosce la figlia di un famoso banchiere che vive nello stesso stabile di Rocco Chinnici e di cui Arturo diventerà “amico e confidente”: lei si chiama Flora ed Arturo se ne innamora perdutamente; al suo primo carnevale Arturo sceglie di vestirsi da Giulio Andreotti dopo essere stato folgorato da alcune sue dichiarazioni durante una trasmissione televisiva. La vita di Arturo è dunque puntellata da avvenimenti ed incontri che lo riconducono costantemente, anche se sotto aspetti diversi, alla mafia: egli di fatto “assiste”, come una sorta di involontario testimone – ndr. Il testimone è stato un programma televisivo di grande successo di Pif – alle morti di Boris Giuliano, Pio La Torre e Carlo Alberto dalla Chiesa, con i quali in qualche modo “era venuto in contatto” nella sua personale lotta alla mafia, sino a sfiorare le figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in occasione delle stragi di Capaci e Via d’Amelio. Il piccolo Giammarresi conosce anche Francesco, un giornalista che per il suo impegno contro la mafia è obbligato dal direttore del giornale a curare le rubriche sportive: sarà proprio lui, quale figura emblematica di libertà di pensiero e parola, a spronarlo a diventare da grande un giornalista.

La mafia uccide solo d’estate ha ricevuto molti e meritati premi tra cui due David, due Nastri d’argento, l’Europian Film Award, un Globo d’oro; da esso ne è nata una serie TV di grande successo che ha portato anche sul piccolo schermo, in maniera assolutamente insolita, argomenti e situazioni che tutti conosciamo purtroppo molto bene, attraverso la vita ed i racconti del piccolo Giammarresi.

A questo film, ambientato in Sicilia, associamo una ricetta a base di mandorle, ingrediente di cui questa regione è ricca assieme a molte altre buone e splendide cose. Ecco come eseguire dei facili ma buonissimi amaretti morbidi.

INGREDIENTI: 500 gr di mandorle pelate intere – 400 gr di zucchero – 4 albumi montati a neve ferma – 1 cucchiaio da tavola raso di farina – ostie.

PROCEDIMENTO: Accendete il forno a 160° per farlo ben scaldare. Macinare grossolanamente le mandorle e metterle in una coppa, aggiungere lo zucchero ed un cucchiaio raso di farina per dare più corpo; incorporare quindi gli albumi montati a neve girando con un cucchiaio di legno con un movimento dal basso verso l’alto per non fare smontare gli albumi. Aiutandosi con due cucchiai da tavola, fare delle forme di amaretto adagiandoli su ostie, distanziate regolarmente, sopra della carta da forno con cui avrete foderato una leccarda. Mettere la leccarda in forno ben caldo (fisso solo sotto e non termo-ventilato altrimenti gli amaretti si asciugano troppo), e fate cuocere gli amaretti per 10/12 minuti: tirateli fuori appena dorati. Conservare gli amaretti non appena di saranno freddati in una scatola di latta foderata di carta oleata.