TERRAFERMA di Emanuele Crialese, 2011

TERRAFERMA di Emanuele Crialese, 2011

Giulietta, madre di Filippo e vedova di Pietro, figlio maggiore del vecchio pescatore Ernesto, vive su di una piccola isola del mediterraneo: insoddisfatta della propria condizione, vuole traslocare sulla “terraferma” per dare a suo figlio una vita migliore. Nino, il figlio minore di Ernesto, invece non ne vuole sapere di abbandonare l’isola ma non intende fare il pescatore come il padre, e quindi cerca di guadagnare portando i turisti a fare gite in barca.

Un giorno Ernesto e Filippo durante la loro solita uscita in mare, incontrano una zattera strapiena di migranti africani e, nonostante la Guardia Costiera li avvisi di restare nelle vicinanze della zattera senza prendere nessuno a bordo, Ernesto in ossequio alla legge del mare ne raccoglie alcuni che stanno nuotando verso la sua barca. Tra questi c’è una donna incinta, Sara, e suo figlio, che vengono portati dal vecchio pescatore nella propria casa: nella stessa notte la donna mette al mondo una bambina. Il giorno dopo la Guardia di Finanza inizia la ricerca dei rifugiati; inizialmente Giulietta fa fortemente leva su Ernesto perché Sara con i suoi bambini partano al più presto, per paura che la loro presenza possa compromettere i suoi progetti di vita, ma poi col tempo cresce anche in lei l’empatia nei confronti di questa donna africana, anch’ella desiderosa di una vita migliore e con il progetto di raggiungere suo marito, emigrato al nord anni prima.

La situazione nell’isola lentamente degenera: le forze dell’ordine, nel rispetto della legge, devono impedire di accogliere i migranti, alcuni dei quali moriranno in mare con la conseguente fuga dei turisti dall’isola; il giovane Filippo, assistendo a tutto questo, sente sempre più forte, tra rimorsi e ribellione, il desiderio di pensare al suo futuro.

Terraferma di Emanuele Crialese, regista di Respiro nel 2002 e Nuovomondo nel 2006, è un film profondo, che narra le vicende di una famiglia di pescatori di un’isola siciliana (forse Lampedusa?). Insignito del Premio speciale della giuria alla 68° Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia, Terraferma venne scelto come rappresentante italiano per concorrere nella categoria “Miglior film straniero” agli Oscar 2012 e, nello stesso anno, ricevette anche tre candidature ai David di Donatello.

A questo bellissimo film, attuale e struggente, abbiniamo una ricetta dal sapore di mare: il polpettone di tonno con maionese fatta in casa.

INGREDIENTI: 450 gr di tonno in scatola sott’olio – 300 gr di patate – 4 uova – 60 gr di parmigiano – 150 gr di pangrattato – sale e pepe q.b.- olio extra vergine d’oliva e qualche goccia di limone per condire; per la maionese: 1 limone- olio extra vergine d’oliva – un pizzico di sale – 1 uovo intero

PROCEDIMENTO:

In una ciotola capiente disponete il tonno sott’olio sgocciolato, le uova, le patate lessate in precedenza e schiacciate con lo schiacciapatate, il parmigiano. Amalgamare il tutto e passarlo al passaverdure con trama non troppo fitta (per chi volesse un composto a grana più rustica, può saltare questo procedimento); al composto così amalgamato aggiungere il pangrattato, il sale e il pepe. Fate preriscaldare il forno a 170°/180°. Confezionare quindi il polpettone dandogli la classica forma allungata, avvolgetelo nella carta stagnola e adagiatelo sulla leccarda del forno facendolo cuocere per una quarantina di minuti. A fine cottura lasciarlo raffreddare. Togliete la stagnola e affettatelo. Disporlo in un piatto da portata condito con un filo d’olio e una qualche goccia di limone. Preparare a parte della maionese fatta in casa, mettendo un uovo intero in un frullatore con un pizzico di sale, azionare il frullatore ed aggiungere dal buco qualche goccia di limone e olio extravergine d’oliva a filo senza mai fermarsi; quando la maionese sarà soda disporla in una ciotola e servirla per accompagnare il polpettone. E’ un ottimo piatto per le cene estive, ma la cosa che si raccomanda è di usare un buon tonno!

LA TRUFFA DEI LOGAN (LOGAN LUCKY) di Steven Soderbergh, 2018

LA TRUFFA DEI LOGAN (LOGAN LUCKY) di Steven Soderbergh, 2018

I fratelli Logan, non curanti della loro sfortuna leggendaria che li perseguita peggio di una maledizione, si apprestano ad organizzare il colpo del secolo alle spese della Charlotte Motor Speedway. Il colpo dovrà avvenire durante la leggendaria gara di auto Coca-Cola 600 e ad affiancare i due fratelli ci sarà Joe Bang (un irriconoscibile quanto spassoso Daniel Craig), esperto in esplosioni che, seppur in galera, troverà il modo di partecipare ugualmente al colpo. Il suo ingrediente “segreto” per costruire una bomba? Due confezioni di caramelle gommose… a forma di orsetti!

E così l’organizzazione del colpo più goffo della storia parte, inframezzato da stupide gare da reginette di bellezza, piloti vanesi che intralciano i Logan nella loro “folle corsa”, due soci in affari alquanto bizzarri e una serie di rocamboleschi incidenti. Su tutto questo indagherà un integerrimo quanto “rigido” agente dell’FBI (interpretato da una irriconoscibile Hilary Swank) che vorrà vederci più chiaro, senza fermarsi di fronte a quelle alquanto scoraggianti apparenze…

Ironia, una buona dose di umorismo e tanta leggerezza sono alla base di questo nuovo film di Soderbergh che, a giudicare dal finale aperto, fa già presupporre un sequel.

Sulla scia delle tre pellicole che hanno narrato le gesta della banda capitanata da Danny Ocean, ne La truffa dei Logan – presentato alla 12^ Festa del Cinema di Roma con il titolo di Logan Lucky – il regista assolda Channing Tatum (con lui in Magic Mike del 2002) nella parte di Jimmy Logan, offeso ad una gamba e fratello di Clyde (Adam Driver), che invece ha perso un braccio in Iraq. È un’America profonda e sempliciona al tempo stesso quella che emerge da questa pellicola, grazie ad un impacciato gruppo di ladri ingenui, certamente non glamour come la banda della trilogia Ocean’s, ma piuttosto con caratteristiche accostabili a certi personaggi visti in qualche pellicola dei Coen.

Divertente, leggero, autoironico (il regista si cita nel film), con brani musicali ben scelti, un finale non banale che ci fa sognare un po’ e senza che neanche tutti i tasselli tornino al proprio posto, La truffa dei Logan è intrattenimento di qualità, distribuito da Lucky Red.

data di pubblicazione:02/06/2018


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ABRACADABRA di Pablo Berger, 2018

ABRACADABRA di Pablo Berger, 2018

Titolo emblematico per una pellicola ad alto tasso di follia, in cui una casalinga trascurata, un marito insensibile e dai modi bruschi, un cugino particolarmente galante e l’ipnosi, si incontrano tra le vie periferiche di Madrid, dando origine ad una commedia esilarante, dal finale un po’ prevedibile.

 

 

Carmen, per andare al matrimonio della cugina, vuole essere particolarmente originale e copia da una nota rivista di gossip l’acconciatura di Madonna, ma il marito Carlos non ne vuole sapere di arrivare in orario: è più importante la finale di coppa del Real Madrid e… non è il solo a pensarla così! Durante il ricevimento, per pura e semplice goliardia, Carlos si sottopone ad un amatoriale esperimento di ipnotismo proposto a tutti gli invitati dal cugino di Carmen, da sempre suo accanito corteggiatore. Per Carlos, accettare l’invito di farsi ipnotizzare davanti a tutti gli invitati, è un modo come un altro per ridicolizzare quell’uomo che osa mettere gli occhi sulla sua donna, anche se dal canto suo sono anni che la trascura, non provando più per lei alcun interesse. Ma qualcosa durante l’esperimento, apparentemente goffo e mal riuscito, sembra essere accaduto, e Carlos da quel momento non sarà più lo stesso.

Si ride molto durante la proiezione di Abracadabra, presentata nella Selezione Ufficiale della 12^ edizione della Festa del Cinema di Roma, folle commedia del giovane regista spagnolo Pablo Berger che, nel 2014, rappresentò il suo paese agli Oscar nella categoria Miglior film straniero con Blancanieves.

È quasi impossibile non pensare quanto lo stile e la filmografia di Almodóvar abbiano potuto influenzare giovani registi come Berger, che riesce con Abracadabra, in chiave ovviamente grottesca, a raccontare una storia di reincarnazione alquanto surreale, che appassiona senza grossi cali di attenzione. Unica pecca del film è che sul finale delude un po’: la storia perde corpo e la soluzione a tutto ciò che il regista ha messo in scena è alquanto banale e non all’altezza della parte centrale. Tuttavia, se ne consiglia la visone per la ventata di folle leggerezza che trasmette.

data di pubblicazione:17/05/2018


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LA MÉLODIE di Rachid Hami, 2018

LA MÉLODIE di Rachid Hami, 2018

Parigi. Simon è un famoso violinista in attesa di essere convocato per lunga serie di concerti. Nel frattempo accetta un incarico presso una scuola di periferia: si tratta di affiancare un professore di musica nell’istruire un gruppo di alunni per trasformarli in una vera e propria classe-orchestra, secondo un programma scolastico che prevede a fine anno una loro esibizione alla Filarmonica. Tra questi ragazzi, alcuni dei quali vivaci e maleducati, c’è il timido Arnold di origini senegalesi, che mostra subito una spiccata attitudine per il violino.

 

 

Per Simon (Kad Merad), secondo il quale la musica è un’arte universale che può aprire le porte a tutti coloro che la approcciano nel modo giusto, non sono sufficienti passione e tecnica: per riuscire a suonare bisogna innanzitutto divertirsi. Purtroppo, di fronte ad un pubblico di allievi così indisciplinati e sfrontati che devono essere in primo luogo educati a maneggiare con cura lo strumento che è stato loro assegnato, Simon dovrà dar fondo a tutta la sua pazienza per mantenere controllo e disciplina. Fa eccezione Arnold, timido e riservato, che mostra un immediato rigore comportamentale, tanto impegno ed un grande rispetto per la musica. La musica potrà realmente cambiare la vita di questi ragazzi?

Dopo aver visto il primo lungometraggio del regista algerino Rachid Hami non possiamo che dare a questo interrogativo una risposta positiva. La mèlodie è un commovente e tenero film sulla musica in ambiente scolastico ed i giovani attori, tutti bravissimi, scelti in base al loro talento per la commedia, hanno dovuto realmente imparare a suonare il violino, come ha dichiarato uno di loro durante la conferenza stampa all’ultimo Festival di Venezia dove il film è stato presentato Fuori Concorso: “mi ha fatto molto piacere imparare a suonare il violino perché mentre suonavamo eravamo tutti uguali, non c’erano più diversità di razza. È stata una grande opportunità, non sarei qui oggi”.

La mèlodie è uno di quei film corali a sfondo educativo che ci fanno capire come dare anche ad uno solo di quei ragazzi la possibilità di appassionarsi a qualcosa sino ad allora irraggiungibile, permettendogli di ampliare i propri orizzonti, rappresenti oltre che una sfida anche un autentico divertimento. E questo messaggio semplice, delicato e commovente ci arriva soprattutto attraverso la musica: Shéhérazade è il brano che il regista sceglie di far suonare ai ragazzi, una suite sinfonica composta da quattro brani separati, e poi uniti tra loro da una parte solistica affidata al violino.

data di pubblicazione:27/04/2018


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OSCAR 2018, 90^ EDIZIONE: CANDIDATURE E PRONOSTICI

OSCAR 2018, 90^ EDIZIONE: CANDIDATURE E PRONOSTICI

Il 23 gennaio 2018 sono state annunciate le nomination agli Oscar 2018, statuette che saranno consegnate questa notte, 4 marzo, dalla Accademy of Motion Picture Arts and Sciences al Dolby Theatre di Los Angeles. A condurre il comico Jimmy Kimmel, come per la passata e discussa edizione che verrà ricordata più per il clamoroso errore della consegna della preziosa statuetta a La La Landinvece che al vero vincitore Moonlight.

Il film che quest’anno ha ricevuto le maggiori candidature è stato La forma dell’Acqua (13) di Guillermo del Toro, seguito da Dunkirk (8) di Christopher Nolan, Tre manifesti a Ebbing, Missouri (7) di Martin McDonagh, L’ora più buia di Joe Wright e Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson entrambi ex aequo (6) Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve e Lady Bird di Greta Gerwing (5), il nostro Luca Guadagnino con il suo Chiamami col tuo nome (4). Una menzione particolare va alla sezione come miglior film straniero che vede ben 5 pellicole su 5 recensite sul nostro sito Accreditati: Loveless di Andrej Zvjagincev, The Insult di Ziad Doueiri e The Square di Ruben Östlund, A Fantastic Woman di Sèbastian Lelio, oltre a On body and soul di Ildikó Enyedi film ungherese che ha vinto la 67ma edizione della Berlinale.

Le curiosità quest’anno riguardano il mondo femminile, non solo per i ruoli e per le tematiche che sovente hanno pervaso le pellicole, ma anche perché: Meryl Streep è alla sua 21ma nomination per The Post, Greta Gerwing per quella come miglior regia con Lady Bird dopo che nel 2010 The Hurt Locker consacrò Katryn Bigelow, e Rachel Morrison è in corsa per il premio alla migliore fotografia per Mudbound di Dee Rees, film che ha anche ottenuto candidature come miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura non originale e miglior canzone, queste ultime in cui sfiderà Chiamami col tuo nome.

Le nostre previsioni ci vedono chiaramente tifare per le quattro candidature al film di Guadagnino, anche se le più probabili sembrerebbero essere quella ad Ivory per migliore sceneggiatura non originale e quella per la miglior canzone a Mystery of Love; la sfida più significativa sarà comunque quella tra Daniel Day-Lewis e Gary Oldman, mostruosamente bravi entrambi e sui quali è difficile scegliere se non per simpatia! Quanto al film di Guillermo del Toro, erano anni che non sognavamo così: poesia e raffinatezza si sono baciate, per un film toccante ed emozionante dal primo all’ultimo fotogramma, in contrapposizione al noir di Martin McDonagh che ci descrive “la provincia USA più retriva, rappresentata con tanto di stereotipi politicamente e volutamente scorretti”. Per quanto riguarda i ruoli femminili, Frances McDormand dovrebbe avere la meglio, avendo già vinto ai Golden Globes e ai Bafta: peccato sarebbe per la toccante Sally Hawkins e per la sorprendente Margot Robbie (I, Tonya). Infine per gli attori non protagonisti, anche se il favorito sembrerebbe essere Sam Rockwell per Tre manifesti a Ebbing, Missouri è sicuramente da sottolineare come l’America abbia voluto candidare il grande ed indiscutibile Christofer Plummer per Tutti i soldi del mondoin un ruolo che doveva essere di Kevin Spacey; mentre per le interpreti femminili Allison Janney in I, Tonya sembrerebbe davvero aver colto nel segno.

Non resta che darvi appuntamento sulle pagine di Accreditati per scoprire insieme tutti i vincitori!

data di pubblicazione: 4/3/2018

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