LA TRECCIA di Laetitia Colombani – Nord, 2018

LA TRECCIA di Laetitia Colombani – Nord, 2018

È la storia di tre donne che non si incontreranno mai e che non sapranno mai nulla una dell’altra e dei loro destini che, la contrario, si legheranno indissolubilmente. È la storia di tre donne che, ognuna a proprio modo, si ribelleranno al proprio destino, tre lottatrici indefesse che cambieranno il futuro imposto loro da “leggi” ingiuste che non condividono.

La prima che incontriamo è Smita: vive nel villaggio di Badlapur, nell’Uttar Pradesh, in India.
Ogni mattina lo stesso rituale. Come un disco rotto che suona all’infinito la stessa sinfonia infernale, Smita si sveglia nella squallida baracca in cui vive, nei pressi dei campi coltivati dai jat. Si lava la faccia e i piedi con l’acqua che la sera prima ha preso al pozzo riservato ai dalit. Impossibile avvicinarsi all’altro, quello delle caste superiori, sebbene sia più vicino e accessibile. C’è gente che è morta per molto meno. Smita si prepara, pettina i capelli di Lalita, dà un bacio a Nagarajan. Poi raccoglie la sua cesta di giunco intrecciato, la cesta che era stata di sua madre e la cui sola vista le dà il voltastomaco, quella cesta dall’odore persistente, acre e indelebile, che porta tutto il giorno come si porta una croce, un fardello osceno. Quella cesta è il suo calvario. Una maledizione, un castigo. Forse per una colpa commessa in una vita precedente, da pagare, espiare. Questa vita in fondo non è più importante di quelle passate, né di quelle a venire, è solo una delle tante, diceva sua madre”.

Smita è una dalit, una “intoccabile”, il suo lavoro, che le è stato tramandato da generazioni prima di lei, è quello di svuotare i pozzi dei jat dai loro escrementi; ma Smita non può sopportare l’idea che sua figlia debba percorrere il percorso tracciato per lei dalle donne che l’hanno preceduta, Smita vuole che Lalita impari a leggere e scrivere e un giorno possa migliorare la propria vita, e lotterà perché la figlia ottenga quello che è giusto che abbia, contro tutto e tutti.

La seconda donna che incontriamo è Giulia: siamo in Italia, a Palermo, dove il laboratorio della famiglia Lanfredi, fondato nel 1926 dal bisnonno di Giulia,  è ormai l’ultimo in città a occuparsi della “cascatura”, la tradizione siciliana di conservare i capelli tagliati per farne parrucche; “Dà lavoro a una decina di operaie specializzate che districano, lavano e trattano le ciocche di capelli che, una volta assemblate, vengono spedite in Italia e in Europa”. Giulia è la seconda di tre sorelle, l’unica che si sia mai interessata all’azienda di famiglia, l’unica orgogliosa delle parrucche che il bisnonno, il nonno e ora il padre creano con i capelli delle donne siciliane. Una malaugurata mattina il padre ha un incidente e muore, e solo allora Giulia scopre che il loro laboratorio è sull’orlo del fallimento: contro le opinioni della madre e delle sue sorelle, intraprende una vera e propria rivoluzione per risollevare le sorti della sua azienda e, con essa, salvare la sua casa e l’unica vita che ha conosciuto.

L’ultima delle donne che popolano questo romanzo è Sarah: siamo a Montreal, in Canada. “Alle 8.27, posteggia l’auto nel parcheggio, davanti al cartello con sopra scritto il suo nome: Sarah Cohen, Johnson & Lockwood. Quella targa, che contempla ogni mattina con orgoglio, non segnala semplicemente il luogo riservato alla sua auto; è un titolo, un grado è  il suo posto nel mondo. Un riconoscimento, il frutto del lavoro di una vita. Il suo successo, il suo territorio. Qui tutti la stimano. Sarah entra nell’ascensore, preme il tasto dell’ottavo piano, attraversa i corridoi a passo spedito, diretta nel suo ufficio. Non c’è molta gente, spesso è la prima ad arrivare, e anche l’ultima ad andarsene. È  questo il prezzo per costruirsi una carriera, questo il prezzo per diventare Sarah Cohen, equity partner del prestigioso studio legale Johnson & Lockwood”. Poi, però, nel bel mezzo di un’arringa, Sarah sviene e niente sarà più come prima. Sarah cercherà in tutti i modi di nascondere la sua malattia ai colleghi, al suo capo perché sa bene che l’ambiente super competitivo dello studio legale non perdona alcun cedimento, figuriamoci se può ammettere una malattia che la obbligherà a un percorso lungo e rischioso, che la logorerà e fiaccherà. Ma la notizia trapela e Sarah verrà allontanata dai colleghi, sarà solo “una malata”, inutile nelle dinamiche dello studio. Per vincere la sua battaglia dovrà decidere per cosa vale la pena lottare e inizierà proprio dai suoi capelli perché se “Un uomo calvo può essere considerato sexy, una donna calva è solo malata”.

La treccia è filo che unisce il coraggio e la lotta per ribellarsi al loro destino di queste tre donne unite dallo spirito di rivolta contro un destino scritto per loro da altri.

Un libro da leggere.

data di pubblicazione: 11/6/2018

UNA VIENNESE A PARIGI di Ernst Lothar – E/O, 2018

UNA VIENNESE A PARIGI di Ernst Lothar – E/O, 2018

Quello che stiamo leggendo è un diario che venne recapitato a Ernst Lothar nel 1940: lo scrittore lo fece pubblicare l’anno successivo negli Stati Uniti e nel 1942 a Londra, in pieno conflitto mondiale, come monito a tutti coloro che non riconoscevano il pericolo della minaccia nazista e che, di fatto, davano il loro assenso al regime: “Le annotazioni ivi contenute mi sono sembrate così significative e talmente emblematiche delle condizioni psicologiche in cui versavamo noi esuli da decidere di darle alle stampe”.

Autrice del diario è Franziscka Langer. Siamo nel 1939, l’Austria viene occupata dai nazisti e mentre la stragrande maggioranza dei suoi connazionali si rassegna e accetta impotente l’invasione, Franzi, ariana cattolica, non riesce a tollerare né essere in alcun modo complice dell’ascesa di Hitler: abbandona la sua città che ama e i suoi genitori che adora per trasferirsi a Parigi.

Resta abbagliata dalla città, se ne innamora immediatamente; per lei è come rinascere, tornare a respirare la libertà, la tranquillità di poter esprimere qualsiasi idea senza alcuna conseguenza, le serate a teatro, al cinema, i dehors dei bar e dei ristoranti sempre pieni di gente spensierata… tutto l’affascina e a Parigi troverà l’amore della sua vita: Pierre Durand, giornalista de Le Figaro.

Le pagine del diario sono molto coinvolgenti, il racconto di cosa accade è estremamente vivo, le espressioni delle persone, i sentimenti, le paure, l’amore per Pierre, le notizie dei giornali che si fanno sempre più drammatiche, incalzano e trasmettono l’urgenza di continuare la lettura.

Franzi è scappata dalla sua Vienna e ha passato mesi interi a chiedersi se non sarebbe dovuta restare nella sua città per combattere contro l’invasione nazista, si è data della codarda, al funzionario della prefettura di Parigi sì è dichiarata addirittura una “ex-autrichienne”: “Il ministero dell’Interno francese aveva introdotto questa formula per indicare i rifugiati austriaci che non si considerano cittadini del Reich tedesco ma appunto austriaci, come sono sempre stati.”.

Le pagine del diario si caricano sempre più di angoscia con l’avvicinarsi alla fatidica data in cui anche la Francia entrerà in guerra, quella guerra che la diplomazia ha tentato invano di evitare e che si è drammaticamente abbattuta su tutto il mondo, spazzando via ogni certezza, ogni felicità.

Pierre parte per il fronte, mentre Franzi è infermiera volontaria nell’ospedale americano di Neuilly; i nazisti entrano a Parigi e lei scrive: “Da quando ieri ho sentito marciare i nazisti mi sembra che ogni cosa sia stata calpestata – e ovviamente loro vogliono proprio questo, mettere in chiaro che non ci sono più speranze! I loro spaventosi annunci alla radio, i bollettini ingiuriosi sbraitati dai furgoni con gli altoparlanti che percorrono senza sosta i boulevard, l’ordine indecente che hanno instaurato e non si addice a questo posto – tutto deve comunicare un senso di ineluttabilità.

Stavolta Franzi non fuggirà, e affronterà fieramente il suo futuro.

data di pubblicazione:30/05/2018

PELÉ LA PERLA NERA di Daniele Poto – Perrone editore, 2018

PELÉ LA PERLA NERA di Daniele Poto – Perrone editore, 2018

A poche settimane dall’inizio degli “amari” Mondiali di calcio di Russia e a qualche mese dal 78° compleanno di Edson Arantes Do Nascimiento, il giornalista sportivo e scrittore Daniele Poto presenta, in occasione del Salone del Libro di Torino, il suo Pelé la perla nera, la prima biografia italiana del più famoso bisillabo del calcio e forse di tutto lo sport moderno: Pelé.

Trattandosi di una biografia, inevitabilmente viene effettuata una ricostruzione cronologica e storico-statistica della vita del giocatore, che viene inframmezzata da una carrellata di aneddoti legati a vario titolo al protagonista, ma non è un’opera celebrativa oltre ai suoi incomparabili successi di calciatore (non dimentichiamo i 3 mondiali vinti in poco più di un decennio e gli oltre 1.200 goal segnati in carriera); il libro dà anche conto degli errori imprenditoriali e degli insuccessi politici di “O Rei”, fornendo un quadro completo dell’uomo, dalla sua umile origine alla fama mondiale che ancora lo accompagna.

Ma la storia di Pelé non è avulsa da quella del Brasile degli anni ’50: ed è proprio quello che fa Poto, presentando la situazione sociale e politica del suo paese in quegli anni, con un occhio a quello che succedeva a “casa nostra” dove, dalle macerie del dopoguerra, si stava rialzando un’Italia che andava a grandi passi verso gli anni del boom economico.

La lettura ha il duplice risultato che permette ai più agée di ripercorrere i successi dell’atleta e, a tutti coloro che sono nati quando “O Rei” aveva ormai attaccato gli scarpini al chiodo, di farsi un’idea precisa di chi sia stato, in un’epoca in cui i valori del calcio non erano ancora sopraffatti da quello che oggi è soprattutto un business.

data di pubblicazione:14/05/2018

IL MORSO DELLA RECLUSA di Fred Vargas – Sellerio, 2018

IL MORSO DELLA RECLUSA di Fred Vargas – Sellerio, 2018

Finalmente Fred Vargas interrompe le vacanze islandesi del commissario Jean-Baptiste Adamsberg: a farlo rientrare è un telegramma recante la notizia dell’omicidio di una donna investita da un SUV, e la sua presenza è richiesta immediatamente a Parigi. La soluzione del caso è per il nostro “spalatore di nuvole” di una facilità quasi imbarazzante, ed è già pronto a tornare dai suoi nuovi amici nella loro isola che lambisce il circolo polare artico quando la sua curiosità è stimolata da una serie di morti “casuali” avvenute nel Sud della Francia.

Sia l’opinione pubblica che la polizia ritengono che i decessi di alcuni anziani morti a causa del “morso” di un ragno velenoso siano assolutamente fortuiti, ma le casualità non sono amate da Adamsberg che inizia a indagare sul passato dei tre defunti; è solo nell’indagine, i suoi uomini ritengono che la sua pausa islandese lo abbia ancora di più “sfasato”.

Della stessa opinione è anche il comandante Danglar, con il quale ha sempre avuto un unità di pensiero e intenti, che gli dice: “Non ci posso credere, non ci voglio credere. Torni fra noi, commissario. Ma in quali nebbie ha perso la vista, porca miseria?”. Ma, come sempre avviene, è Adamsberg ad avere ragione perché i tre anziani sono legati dalla comune infanzia passata nell’orfanotrofio della Misericordia.

Man mano che le indagini proseguono, gli uomini del commissario ammetteranno il loro errore e si schiereranno a uno a uno al fianco di Adamsberg per coadiuvarlo nelle indagini; unico irremovibile sarà il comandante Danglard che, anzi, diventerà sempre più cupo e inavvicinabile.

Piccolo cammeo di uno degli evangelisti, Mathias, che sarà di supporto all’indagine in uno scavo in un bosco della Linguadoca e di fatto metterà Adamsberg sulla giusta strada per acciuffare il colpevole.

L’intreccio è sicuramente molto particolare e non mi è dispiaciuto, la nota dolente è stata purtroppo la figura del commissario che è esageratamente evanescente, niente a che vedere con il genio che abbiamo conosciuto ne L’uomo dei cerchi azzurri o Parti in fretta e non tornare; per altro questa esagerata evanescenza non è affatto mitigata dalla presenza del commissario Danglar che gli ha sempre fatto da contraltare.

Sono rimasta piuttosto perplessa, attendiamo il prossimo romanzo per capire cosa stia succedendo alla Fred Vargas.

data di pubblicazione:06/05/2018

LA SCIARPA RICAMATA di Susan Meissner – TRE60, 2018

LA SCIARPA RICAMATA di Susan Meissner – TRE60, 2018

La sciarpa ricamata è la storia di due donne unite da una sciarpa con un motivo di calendule, e dei loro due destini che si dipanano a NY a distanza di 90 anni.

Due piani narrativi: Ellis Island, settembre 1911, l’infermiera Clara Wood si prende cura degli emigranti che ogni giorno vi approdano in attesa del visto d’ingresso negli Stati Uniti. Lei è approdata sulle coste dell’isola dopo aver perso l’uomo che amava; tra le migliaia di persone che transitano da quell’isola lo sguardo di Clara è attratto da un uomo che porta stretta al collo “una sciarpa di tessuto indienne, di fattura francese con un motivo indiano… Vicino all’orlo, ricamato in nero, c’era il nome Lily, e il motivo ripetuto era un’esplosione di calendule.

Manhattan, settembre 2011. Taryn Michaels vive con la figlia Kendal nell’Upper West Side sopra allo splendido negozio di tessuti in cui lavora e dove ha cercato faticosamente di  ricostruirsi una vita con una parvenza di serenità, ma in occasione del decimo anniversario del crollo delle Torri Gemelle una fotografa ritrova una scheda di memoria della macchina fotografica che utilizzava quell’infausto giorno e una rivista riporta l’immagine a doppia pagina. Taryn è costretta a rivivere il terribile giorno in cui suo marito è morto nel crollo delle Torri Gemelle, lo stesso giorno in cui uno sconosciuto l’ha raggiunta e le ha salvato la vita scomparendo subito dopo insieme alla sciarpa che Taryn portava in quel momento al collo, “challis francese, di lana, fine Ottocento… Molto probabilmente la stampa è stata fatta con un colorante anilinico, a base di catrame di carbone, motivo per cui i colori originali erano così accesi.”.

Una sciarpa e due tragedie accomunano Clara e Taryn a circa un secolo di distanza, ma fanno solo da sfondo alla storia di queste due donne, ai loro sentimenti, al senso di colpa di chi sopravvive, al dolore delle aspettative tradite, alla paura di affrontare una vita che non è più quella che sarebbe dovuta essere e da cui scaturisce il disperato tentativo di annullarsi, di nascondersi per sfuggire al dolore: ma poi un incontrollato quid cambia tutto e fa riemergere tutta la forza che era in realtà solo sopita e rimette in moto la speranza che le riporta a lottare e a vivere.

Un bel romanzo, due storie coinvolgenti, due bei personaggi femminili, la prosa della Meissner è delicata, da grande narratrice.

data di pubblicazione: 23/04/2018

 

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