TRENO DI NOTTE PER LISBONA di Bille August, 2013

TRENO DI NOTTE PER LISBONA di Bille August, 2013

Il professore di liceo Raimund Gregorius (Jeremy Irons) una mattina, mentre si reca alla scuola in Berna dove insegna, salva dal suicidio una ragazza che, non appena ripresasi, scappa velocemente lasciandogli per caso un libro di un autore portoghese, Amadeu de Prado, medico e membro della resistenza al regime dittatoriale di Salazar, assieme ad un biglietto ferroviario per Lisbona.

Il professore, spinto da una irrefrenabile curiosità di scoprire il perché di quel gesto disperato e soprattutto ciò che si cela dietro quel drammatico momento politico, non esita a prendere un treno notturno per Lisbona, sconvolgendo in tal modo la sua routine quotidiana…

Questo film che, nonostante la bravura del protagonista e la storia abbastanza intrigante non ha avuto il meritato successo al botteghino nè un giusto riconoscimento da parte della critica, ci suggerisce questa ricetta che ha come base il baccalà, tipico ingrediente della cucina portoghese: il gateau di baccalà.

INGREDIENTI (x 6/8 persone):800 grammi di baccalà già preparato e dissalato – una noce di burro -1 porro – 1 cipolla e 1scalogno –  1kg di patate – prezzemolo, sale e pepe q.b. – 100 gr di burro – pan grattato q.b..

PROCEDIMENTO: Sistemare il baccalà a pezzi anche grossi in una casseruola con un poco di burro, pepe e prezzemolo. Aggiungere il porro e lo scalogno a pezzetti a lasciare cuocere a fuoco lento. Intanto bollire le patate in abbondante acqua salata. Cotte le patate, vanno pelate e passate con lo schiacciapatate, poi rimaneggiate con burro e prezzemolo. Aggiungere a questo punto il baccalà, anch’esso da amalgamare alle patate ma lasciandolo a pezzetti, ed il tutto va sistemato poi in una teglia oleata e cosparsa con pan grattato. Sistemato l’impasto nella teglia, va terminato con pan grattato e fiocchetti di burro e pepe.

Mettere in forno pre riscaldato a 180°, una trentina di minuti e servire quindi lo sformato tiepido.

Eötvös:   PERCUSSIONI PER MARTIN GRUBINGER

Eötvös: PERCUSSIONI PER MARTIN GRUBINGER

L’altra sera all’ Auditorium il compositore ungherese Peter Eötvös ha egregiamente diretto l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in un brillante concerto per percussioni, di propria composizione, lasciando al giovane Grubinger l’interpretazione singolare del proprio lavoro: Speaking Drums (Tamburi Parlanti).

Di che si tratta?

Eötvös trascrive in musica alcune opere del poeta ed autore ungherese Sándor Weöres (1913-1989) ed in particolare prende ed assimila tutta una sequenza di parole e le trasforma con sapienza in una base musicale per il percussionista, il tutto prendendo spunto da alcuni musicisti che interagiscono con il proprio strumento mediante la propria voce.

Ecco quindi che troviamo la risposta del perché di Tamburi Parlanti: le parole non hanno un peso in sé, ma al compositore servono per seguire una propria traccia, per costruirci su una struttura ritmica, per generare così quattro poesie per percussione solista e orchestra.

In Speaking Drums la composizione essenzialmente usa il parlato ed il gesto (tribale-selvaggio) del solista che in tal modo dà una immagine spettacolare del sé: suono-voce-movimento in una fusione scenica per esprimere la poesia di Weöres.

Il concerto si adatta perfettamente, come un abito sartoriale su misura, al genio artistico del percussionista Grubinger, forse non a caso nato a Salisburgo, e che interpreta al meglio di sé le intenzioni del compositore.

Pur giovanissimo, è riuscito in poco tempo a farsi conoscere in tutto il mondo, accompagnando orchestre di riconosciuta fama internazionale, ed a portare all’attenzione del pubblico tutta una serie di concerti solistici, recital e brani per musica da camera con sapiente utilizzo delle percussioni.

In questa carrellata musicale anche il pubblico attento dell’Auditorium è rimasto piacevolmente coinvolto dal virtuosismo musicale di questo giovane percussionista il quale con una sorprendente dinamica scenica si è mosso, quasi volando, tra sei diverse postazioni distinte, ciascuna con un set proprio di tamburi, seguendo la partitura non in maniera rigorosa, ma aggiungendo anzi grandi momenti di improvvisazione.

Da notare l’uso che  Grubinger fa delle bacchette quando le lascia quasi rimbalzare sui tamburi che diventano a questo punto un simbolo-totem attorno al quale si può esibire in una danza ritmica ancestrale, emettendo suoni gutturali e parole di poche sillabe associate a pattern ritmici ben studiati.

Di contro l’orchestra replica a queste manifeste provocazioni del solista con massicci interventi, a volte quasi in sordina a volte in netto contrasto tonico, in un dialogo armonicamente perfetto creando così una pagina poetica di altissimo livello.

Oltre al solista, bisogna comunque dare giusto e meritato rilievo a Eötvös, classe 1944, considerato tra le personalità più significative della scena musicale di oggi quale compositore di opere liriche, brani per orchestra e concerti eseguiti da importanti orchestre in festival di musica contemporanea nel mondo.

Pubblico prima sorpreso, poi sempre più attento ed infine entusiasta della performance del giovane percussionista che ha riscosso grandi applausi, concedendo infine un bis sempre caratterizzato dal suo inconfondibile estro e da un naturale, direi innato, virtuosismo.

data di pubblicazione 06/02/2015

I BASILISCHI di Lina Wertmüller, 1963

I BASILISCHI di Lina Wertmüller, 1963

Dopo l’esperienza come aiuto regista di Fellini nel film Otto e mezzo, Lina Wertmüller debutta come regista ne I basilischi, di cui cura anche il soggetto e la sceneggiatura. Girato in un piccolo paese situato tra la Puglia e la Basilicata dove trova radice la sua famiglia paterna, il film, premiato con la Vela d’argento al Festival di Locarno ed altri premi a Londra e a Taormina, narra della pigra vita di tre giovani: Francesco (un monumentale Stefano Satta Flores), Sergio (Sergio Ferrarino) e Antonio (Antonio Petruzzi), incapaci di scrollarsi i pregiudizi della tipica mentalità del profondo sud. Apatici e provinciali, impiegano gran parte delle loro indolenti giornate tra una passeggiata lungo il corso del paese, una bevuta al bar per fare due chiacchiere e la siesta pomeridiana durante la “controra”, quell’intervallo di tempo in cui tutti gli abitanti del paese, dopo aver pranzato, vanno a “coricarsi” e le strade assolate del corso diventano deserto.

Questa pellicola dal sapore tutto mediterraneo, sicuramente da recuperare e gustare, ci ispira una facile ricetta di lasagne vegetariane.

INGREDIENTI (x 8/10 persone):3 peperoni – 4 zucchini – 2 melanzane tonde – 1 litro di latte – 80 gr di burro – 1 etto di farina – noce moscata q.b. – 1confezione di lasagne verdi – mix di formaggi composto da provola dolce, provola affumicata, asiago, emmenthal – 2 etti di parmigiano grattugiato – olio d’oliva per la frittura – sale e pepe q.b..

PROCEDIMENTO: Tagliare i peperoni e gli zucchini a listarelle sottili e le melanzane a piccoli cubetti. Friggere a turno in abbondante olio d’oliva e mettere da parte per un’ora affinché l’olio assorbito durante la frittura venga restituito nel colino o sulla carta assorbente. Il mix di formaggi si può ottenere frullando i vari pezzi in modo da mescolare i vari gusti. Le lasagne possono essere sistemate in teglia anche crude, ma si preferisce sbollentarle per pochi minuti in acqua salata e poi sistemarle su un panno. A questo punto si procede alla preparazione della besciamella alla maniera tradizionale, ma cercando di ottenere una crema molto liquida. Una volta pronti tutti gli ingredienti si procede alla sistemazione a strati nella apposita teglia alternando con i fogli di lasagna e aggiungendo via via abbondanti manciate di parmigiano grattugiato assieme al mix di formaggi. Sull’ultimo strato aggiungere sale, pepe e qualche fiocchetto di burro.

Mettere in forno  a 180° per circa 40 minuti e servire a temperatura ambiente.

MIMÍ METALLURGICO FERITO NELL’ONORE di Lina Wertmüller, 1972

MIMÍ METALLURGICO FERITO NELL’ONORE di Lina Wertmüller, 1972

L’operaio catanese Carmelo, detto Mimì (Giancarlo Giannini) è costretto ad emigrare a Torino in cerca di lavoro lasciando in Sicilia la giovane moglie Rosalia (Agostina Belli).

Lontano da casa, intreccia una relazione con la giovane proletaria Fiore (Mariangela Melato) che gli darà un figlio.

Tornato a Catania, Mimì scopre che la moglie è rimasta incinta da una relazione occasionale con un brigadiere napoletano a sua volta padre di 5 figli.

Per vendicarsi dell’affronto corteggia sua moglie  fino a metterla incinta.

Della morte del brigadiere, rimasto ucciso in un agguato mafioso, viene accusato il povero Mimì e quando, finito di scontare la pena, uscirà dal carcere troverà ad attenderlo una moglie, una amante, la vedova del brigadiere ed otto bambini di cui si dovrà prendere cura.

Pluripremiati i due protagonisti per l’impeccabile interpretazione mentre la Wertmüller ottenne per questa regia la nomination al Festival di Cannes per la Palma d’oro.

Questo film ci suggerisce la pasta con i broccoli alla catanese.

INGREDIENTI (x 6 persone): 2 broccoli – 500 grammi di pasta: si consigliano le mezze maniche o le orecchiette – 1 cipolla – 200 grammi di salsiccia – 30 grammi di pinoli – mezzo bicchiere di vino bianco – 100 grammi di pecorino – olio, sale e peperoncino q.b..

 PROCEDIMENTO: Cuocere i due broccoli in acqua ben salata, scolare bene conservando però l’acqua della bollitura.

Fare rosolare la cipolla in abbondante olio d’oliva ed aggiungere la salsiccia sgranata, sfumando il tutto con una spruzzata di vino bianco.

Cotta la salsiccia, aggiungere i broccoli a pezzetti ed i pinoli e lasciare cuocere una decina di minuti aggiungendo se necessario un poco di acqua della bollitura che verrà poi utilizzata per cuocere la pasta.

La pasta va cotta al dente scolata bene e poi va rimaneggiata con il condimento aggiungendo abbondante pecorino ed un pizzico di peperoncino.

Lasciare riposare qualche minuto prima di servire in tavola.

 

DIVORZIO ALL’ITALIANA di Pietro Germi, 1961

DIVORZIO ALL’ITALIANA di Pietro Germi, 1961

Film cult considerato tra i migliori della commedia all’italiana, vincitore di diversi premi cinematografici ed in particolare: Festival di Cannes, come migliore commedia; Oscar come migliore sceneggiatura originale; 3 Nastri d’Argento per migliore soggetto originale, migliore sceneggiatura e migliore attore protagonista (Marcello Mastroianni) e Golden Globe sempre al protagonista. Il barone Ferdinando Cefalù, detto Fefè (Mastroianni), vive nella città siciliana di Agramonte ed è coniugato con la brutta e assillante Rosalia (Daniela Rocca). Invaghitosi della bella e giovane cugina Angela (Stefania Sandrelli), ricorre ad un ingegnoso stratagemma per liberarsi definitivamente della moglie spingendola tra le braccia di un suo vecchio spasimante (Leopoldo Trieste). Organizzando un classico delitto d’onore, Fefè, dopo varie vicissitudini, riesce a portare a termine il suo piano e così, in mancanza allora in Italia della legge sul divorzio, potrà realizzare il tanto sospirato sogno. Molto suggestiva la scena finale in cui i novelli sposi sono in gita in barca e la giovane Angela, mentre bacia il marito, stuzzica con il piede quello del barcaiolo che li accompagna. Questo film lo associamo alla ricetta della caponata di melanzane alla siciliana.

INGREDIENTI: 4 o 5 melanzane (non quelle tonde) – 1 grande testa di sedano – 150 grammi di capperi sottaceto – 150 grammi di olive bianche carnose – 3 lattine di pomodoro a cubetti – 2 cipolle – zucchero q.b. – aceto di vino rosso.

PROCEDIMENTO: Preparare una salsa di pomodoro con soffritto di cipolla alla maniera tradizionale, salare ed aggiungere un buon cucchiaio di zucchero. Tagliare le melanzane a cubetti abbastanza grossi e lasciare sotto sale per due o tre ore affinché venga fuori l’amaro. Prima di friggere in abbondante olio d’oliva, risciacquare bene le melanzane ed asciugarle. Bollire il sedano e una volta cotto tagliarlo a pezzettini. Freddate le melanzane, si procede all’assemblaggio degli ingredienti: in un recipiente molto grande vanno depositate le melanzane fritte con il loro olio di frittura. Poi si aggiunge il sedano a pezzetti, le olive bianche senza nocciolo, i capperi scolati e sciacquati e la salsa di pomodoro. Gli ingredienti vanno mescolati possibilmente con le mani. La caponata è una piatto delicato e non va maltrattato!!!!

Aggiungere poi l’aceto di vino e lo zucchero a seconda di come si vuole ottenere l’agrodolce, cioè se con prevalenza dell’agro o del dolce. La caponata va fatta riposare almeno un giorno in frigo, ma va servita poi leggermente tiepida.