ADESSO CHE HAI SCELTO, di e con Mimmo Sorrentino

ADESSO CHE HAI SCELTO, di e con Mimmo Sorrentino

(Teatro Due – Roma, 24/26 febbraio 2015)

Nel 1994 nasce il Teatro dell’Argine a San Lazzaro di Savena, Bologna, come progetto artistico, culturale e sociale. I suoi esperimenti teatrali hanno avuto molto successo non solo nel territorio di appartenenza ma anche all’estero. Mimmo Sorrentino, è regista e drammaturgo che aderisce a questo progetto: insegnante di “Teatro Partecipato” presso la scuola “Paolo Grassi “ di Milano, nel 2013, per 24 settimane racconta, nella rubrica “Piazza Verdi” promossa da RAI Tre, le sue storie di vita di teatro sperimentato da diverse realtà sociali in giro per l’Italia. Vince nel 2014 il premio della critica promosso da Anct, Sezione Teatri della diversità.

Il suo spettacolo Adesso che hai scelto, che si sta rappresentando in questi giorni al Teatro Due, esce dagli schemi canonici della drammaturgia teatrale. Ma il dramma c’è, lo percepiamo subito.

Sorrentino ci racconta delle storie vere, di realtà vere che vivono il teatro e lo rappresentano per sé e nel proprio contesto. Fuori da quell’ambiente non avrebbe più senso ed è per questo che le diversità messe in scena sono funzionali agli stessi interpreti per riscattarsi, per conoscersi, per affermarsi: una sorte di necessaria catarsi.

Sorrentino dà l’incipit e spiega le regole del gioco: noi del pubblico saremo qui gli artefici, lo spettacolo lo facciamo noi e decidiamo noi cosa vogliamo che ci venga raccontato. Abbiamo a disposizione 5040 diverse opzioni, non poche direi, ma dobbiamo decidere, badando bene che ogni scelta, una volta presa, comporta una responsabilità perché la imponiamo agli altri.

Il meccanismo funziona, ci si appassiona, ci si diverte a sentire le storie raccontate con una spontaneità che ci coinvolge in prima persona, perché si tratta di racconti di vita vissuta veramente da coloro che vengono riconosciuti come diversi: detenuti, tossici, malati terminali, rom…ma anche medici, magistrati venditori ambulanti, anche loro diversi per “motivi diversi”.

Ognuno ha da raccontare la propria storia e noi ce la lasciamo raccontare.

Saremo poi noi pubblico a chiudere la pièce, perché le nostre poesie scritte al momento sono anche le nostre storie e ci piace sentircele raccontare…

data di pubblicazione 26/02/2015


Il nostro voto:

LA PAURA MANGIA L’ANIMA di Rainer W. Fassbinder, 1974

LA PAURA MANGIA L’ANIMA di Rainer W. Fassbinder, 1974

Germania, inizio anni ’70. Alì (El Hedi Ben Salem) è un immigrato marocchino che deve lottare ogni giorno contro i pregiudizi per le sue origini. Tale ostilità diventerà più manifesta dopo aver sposato una donna tedesca di mezza età, Emmi (Brigitte Mira).

Alì, umiliato per essere stato esposto come un oggetto di desiderio di fronte alle colleghe di lavoro della moglie, decide di abbandonarla e di iniziare una nuova relazione con la barista di un locale dove lui va solitamente a bere birra con gli amici.

Alla fine però Emmi capirà, i due si riconcilieranno e la loro unione, nonostante la differenza d’età, di cultura e di razza, verrà finalmente accettata da tutti, incluso dai figli della donna.

Nella scena finale Alì è ricoverato in ospedale per un’ulcera allo stomaco, tipica malattia da immigrato (Gastarbeiter). Il piatto che abbiamo deciso di abbinare a questo film, tipico della cucina tedesca, è il polpettone di carne.

INGREDIENTI: 800 grammi di carne macinata – 100 grammi di pecorino grattugiato – prezzemolo – sale e pepe q.b. – 2 uova – 2 patate grandi – 100 grammi prosciutto cotto – 100 grammi di emmenthal – uno spicchio di aglio.

PROCEDIMENTO: Fare bollire le due patate in acqua salata; quindi lasciatele raffreddare e schiacciatele anche in maniera grossolana con una forchetta. Intanto preparate l’impasto con la carne macinata aggiungendo sale, pepe, prezzemolo, il pecorino, le due uova e lo spicchio d’aglio triturato ed infine le patate schiacciate.

Una volta preparato l’impasto, date al polpettone una forma allungata introducendo nel mezzo l’emmenthal a pezzi grossi ed il prosciutto lasciato a fette intere. Sigillare bene e sistemare in una teglia ben oleata; infine mettere a forno per almeno 45 minuti ad una temperatura di 180°.

Una volta pronto va fatto raffreddare bene prima di poterlo tagliare a fette, e va quindi servito con un contorno di crauti o di patate al forno (queste ultime possono essere preparate assieme al polpettone stesso).

PER UNA DONNA di Letizia Russo

PER UNA DONNA di Letizia Russo

(Teatro Due Roma – 17/22 febbraio 2015)
La compagnia ATIR (Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca) presenta il terzo spettacolo, nell’ambito della rassegna “A Roma! A Roma!” presso il Teatro Due. Ancora una volta un monologo tutto al femminile, interpretato da Sandra Zoccolan, co-fondatrice del gruppo teatrale che gestisce oggi l’interessante spazio del teatro Ringhiera, nella zona sud di Milano.
Impegnata sia come attrice sia come conduttrice di vari laboratori teatrali, si presenta qui circondata da molti microfoni verso i quali dirige il proprio appello disperato di donna insoddisfatta per un matrimonio piatto e sterile. Ma qui i microfoni non hanno solo una funzione scenica, servono bensì a dare eco alla propria voce interiore, alla voce di quel sé che vorrebbe qualcosa di proibito, di non lecito: una passione verso un’altra donna e l’abbandono di un marito che da anni fedelmente le sta accanto.
Ma come non rimanere aggrovigliati da tutti questi cavi elettrici sulla scena? Essi stessi forse non rappresentano altro che tutte quelle convenzioni sociali che ci attanagliano nella vita e che non ci fanno afferrare la scelta giusta per noi, pur nel rischio di risultare, agli occhi degli altri, ridicoli o quanto meno pazzi.
Letizia Russo, romana classe 1980, autrice anche del testo, riesce a trasmetterci a tratti il travaglio interiore della protagonista, alla quale non rimane altro che lasciarsi condurre da una sorta di filo di Arianna che questa volta non servirà per uscire, ma per entrare nel labirinto della propria coscienza.

data di pubblicazione 19/02/2015


Il nostro voto:

NOTTING HILL di Roger Michell, 1999

NOTTING HILL di Roger Michell, 1999

Notting Hill è una brillante commedia inglese con alla base un articolato intreccio amoroso che vede come protagonista William Thacker (Hugh Grant), un tipico ragazzo inglese che possiede a Londra una modesta libreria specializzata in libri di viaggio; timido e goffo, William vive in una casa dal portone blu a Notting Hill, tipico quartiere londinese, in compagnia di un eccentrico amico pittore di nome Spike (Rhys Ifans). Un giorno entra per caso nella libreria di William Anna Scott (Julia Roberts), famosa star di Hollywood ed è subito colpo di fulmine! Ma la loro storia d’amore non si presenterà così semplice e lineare, perché entrambi verranno travolti dalla enorme popolarità di lei: alterne vicende li porteranno più volte a separarsi e poi, per volere del destino, a rincontrarsi, fino a coronare il loro sogno d’amore. Il film al pari di Pretty Woman è una di quelle commedie sempre attuali e divertenti; memorabili le scene delle interviste con la stampa in cui William si presenta come un giornalista di Cavalli & Segugi, o quella della cena di compleanno della sorella in cui William si presenta a sorpresa in compagnia di Anna Scott o ancora quando Spike, il suo “disgustoso” coinquilino, ingurgita un barattolo di maionese credendo sia yogurt. Ed è proprio questa scena di Notting Hill che ci suggerisce una ricetta con una ricca base di maionese, che sicuramente rappresenta un bizzarro abbinamento in linea con tutta la magica atmosfera del film: l’insalata russa.

INGREDIENTI (x 8/10 persone):600 grammi di patate – 4 carote grosse – 150 grammi di pisellini primavera surgelati – 1 barattolo grande di giardiniera – 2 barattoli grandi di maionese – 1 barattolo di cetriolini – 2 uova.

PROCEDIMENTO: Fare bollire in acqua salata separatamente le patate, le carote ed i pisellini. Una volta cotte e raffreddate, si procede a ridurre le patate e le carote a pezzetti insieme alla giardiniera (questa potete comperarla già tagliata a filini sottili). Aggiungere poi i pisellini. A questo punto esistono delle varianti: si può aggiungere del mais, del tonno o dei gamberetti sgusciati. A proprio gusto. Amalgamare il tutto con la maionese e sistemare l’impasto ottenuto in un piatto da portata. Ripassare sopra un altro strato di maionese e guarnire con i cetriolini e con le uova, precedentemente bollite, raffreddate e poi tagliate a fette sottili con l’apposito strumento.

JOHN ideato e diretto da Lloyd Newson, con il DV8 Physical Theatre

JOHN ideato e diretto da Lloyd Newson, con il DV8 Physical Theatre

All’Auditorium Parco della Musica di Roma, dal 7 febbraio al 2 aprile è in corso, nell’ambito del Festival della Nuova danza, l’undicesima edizione di Equilibrio che ancora una volta porta nella capitale alcuni tra i più prestigiosi nomi nel panorama internazionale  della danza contemporanea. La manifestazione propone quest’anno come tema la coppia, vista come cellula primordiale che genera la comunità, pretesto per farci scoprire il senso di appartenenza o di rifiuto da parte dell’altro e che prende senso solo se inserita in un contesto sociale più ampio: la coppia e la comunità visti dunque come fatti, che in un passato ancora prossimo, stanno continuando a tormentare le nostre coscienze.

In tale contesto si inserisce lo spettacolo John, per la coreografia dell’australiano Lloyd Newson ed il suo collettivo di danzatori DV8 Physical Theatre, lavoro impegnativo che spinge il pubblico, non solo per le tematiche trattate ma soprattutto per il linguaggio utilizzato, a porsi in una posizione direi quasi al limite dell’imbarazzo. Non è tanto la storia di John a sconvolgere lo spettatore, quanto il mezzo espressivo usato che sembra vada al di là di qualsiasi ragionevole buon senso. Nei 75 minuti di scena, infatti, si è sopraffatti in maniera prevalente dalla parola: la storia incalza senza lasciare respiro e si è completamente assorbiti dal rincorrere il senso della cronaca, in un susseguirsi di sotto titolature che non danno accesso ad un minuto di pausa per concentrarsi più serenamente sulla danza vera e propria. Nulla invece da obiettare sulla performance di Hannes Langolf (John) e degli altri della compagnia, soprattutto per quanto concerne la capacità comunicativa dei loro corpi, né alla messa in scena dello spazio, delimitato da mura e porte, in un continuo ruotare con un movimento tutt’altro che disorientante; ma il compiacimento nell’affrontare minuziosamente tematiche per le quali forse era sufficiente un accenno, senza doverle necessariamente prolungare sino all’esaurimento della tolleranza, hanno sortito un risultato a tratti irritante.

data di pubblicazione 15/02/2015