I DUE AMICI di Louis Garrel, 2019

I DUE AMICI di Louis Garrel, 2019

Due amici, ognuno, a modo suo, immaturo ed ai margini della società parigina: Clement(Vincent Macaigne) fragile, candido, sentimentale e depresso, si arrangia facendo la comparsa; Abel(Louis Garrel) bel tenebroso, seduttore, sicuro di sé ed egoista fa il benzinaio ma ha velleità di scrittore. Clement si è invaghito di Monà(Golshifteh Farahani)che lavora in uno snack alla Gare du Nord e che ha accettato di scambiare qualche chiacchiera con lui dopo il lavoro prima di dover assolutamente correre a prendere il treno(lo spettatore sa perché). Il povero Clement non trova di meglio che chiedere aiuto proprio ad Abel. Riuscirà l’amicizia fra i due a resistere alla presenza fascinosa, all’attrazione, alla rivalità e al tradimento?

 

Una volta tanto dobbiamo ringraziare la vituperata Distribuzione che, visto il discreto apprezzamento avuto da L’uomo Fedele (da noi recensito ad Aprile, in occasione della sua anteprima nell’ambito della IX edizione del Festival del Nuovo Cinema Francese), ha ritenuto di importare anche quest’altro film di Garrel. Così, complice l’Estate cinematografica, quasi come in una retrospettiva, abbiamo modo di vedere come “seconda” l’opera prima del nostro talentuosissimo direttore/attore. Il film d’esordio infatti risale al lontano 2014 ed era stato presentato alla Settimana della Critica a Cannes 2015!

Garrel che è anche coautore, si inserisce con questo suo lavoro nel filone dei drammi sentimentali tipico della tradizione artistica francese, e, giocando sulla contrapposizione di personalità e sul ribaltamento dei ruoli e delle situazioni, affronta il tema classico del triangolo amoroso, elemento questo quasi indissociabile all’arte del raccontare storie d’amore. Soprattutto nel Cinema Francese in particolare. Garrel riprende tutti gli archetipi del Genere, li amalgama con elementi eterogenei e ci regala un triangolo amoroso bizzarro, ma, ciò nondimeno con tutte le tensioni crudeli che formano e deformano le geometrie del triangolo stesso con il procedere della storia, fra le incongruenze a volte tragiche dei due amici e la serietà/drammaticità del comportamento della giovane desiderata. Come in tutte le “opere prime” non mancano ingenuità o la riproposizione di situazioni già viste mille volte altrove, ma Garrel sa, a tratti, giocare bene sulla rottura dei toni, alternando leggerezza delle situazioni alla serietà dei sentimenti, tensioni e pause contemplative.

Il vero centro del triangolo è però l’Amicizia, il più bello e complesso dei sentimenti, la crisi di un’amicizia, la rottura di una relazione di amicizia, raccontata così come si può raccontare di una rottura di una relazione amorosa: il momento in cui l’altro/a, amico o innamorata che sia, diviene “tossico” ed il distacco allora si rende necessario per poter sopravvivere.

Il film riposa tutto sull’alchimia perfetta fra Macaigne e Garrel, ma è illuminato dalla finezza recitativa e dalla bellezza della Farahani, all’epoca compagna di vita e d’arte del regista, dopo la V. B. Tedeschi e prima di L. Casta. Dei bei ruoli per un trio di attori ottimi, sullo sfondo una Parigi minore e notturna, accompagnati da una partitura musicale molto coinvolgente.

I Due Amici , a mio parere, è un film quasi bello e quasi sbagliato al tempo stesso, un film che la critica apprezzerà, non piacerà a tutti gli spettatori e rischierà di annoiarne molti. Il film difatti, è rimasto come sospeso oscillando fra commedia e mélo pesante ed a tratti teatrale. Sembra quasi aver rinunciato alle sue ambizioni. Troppi temi appesantiscono la storia e la narrazione ed annacquano lo spirito originario della commedia francese classica e della Nouvelle Vague di cui è evidentissimo l’influsso su Garrel che, del resto, gioca a rendere palese omaggio ed a citare i vari Truffaut, Godard e Sautet, in un cocktail sì seducente ma , a tratti, assai pesante.

Comunque sia in Garrel c’è del notevole talento, ed il successivo e più smaliziato L’Uomo Fedele ce ne ha già dato conferma.

data di pubblicazione:14/07/2019


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LA PRIMA VACANZA NON SI SCORDA MAI di Patrick Cassir, 2019

LA PRIMA VACANZA NON SI SCORDA MAI di Patrick Cassir, 2019

Marion (Camille Chamoux) e Ben (Jonathan Cohen) entrambi trentenni, prossimi ai quaranta, borghesi, in carriera e… parigini, si incontrano tramite Tinder. Non hanno nulla in comune, ma scatta una forte attrazione fisica. Dopo una scoppiettante nottata decidono di partire in vacanza insieme. Lei aveva progettato Beirut, lui Biarritz, e… vanno in Bulgaria! Una vacanza che metterà a dura prova il loro idillio nascente, fra ostelli e spiagge affollate …

Siamo ormai agli inizi di Luglio ed andare al cinema e vedere un buon film sta diventando un’impresa sempre più difficile. Il quadro dei film in sala, fatte salve due/tre eccezioni, è veramente sconcertante, e, nonostante le belle promesse, anche quest’anno le prospettive di programmazione per i prossimi mesi estivi sono veramente deprimenti. Quindi, complici la “dipendenza cinematografica” e la gran calura, unite alla speranza di combinare un po’ di fresco in sala ed un film che consentisse di distendersi senza troppo riflettere, ci hanno fatto scegliere un film che ha avuto un discreto apprezzamento di pubblico in Francia e che qui da noi ancora resiste in sala, ad oltre una settimana dalla sua prima uscita. Ma… a fine stagione anche i francesi ti rifilano un croissant confezionato frettolosamente e per palati e gusti molto, molto, molto facili.

La prima vacanza non si scorda mai è l’opera prima di P. Cassir un giovane cineasta che viene dal mondo della grafica e che ne ha anche scritto la sceneggiatura insieme alla Chamoux, sua protagonista femminile ed anche sua compagna nella vita. Il regista intendeva proporci la storia di una coppia negli istanti in cui si sta formando. Quei primi istanti in cui nasce e si forgia l’intimità, quella sequenza di attimi in cui due innamorati si scoprono l’un l’altro. La storia di un amore, la magia e la follia dell’innamoramento, unitamente alla difficoltà intima di adattarsi ed accettare l’altro o di cambiare se stessi, soprattutto quando si hanno caratteri o comportamenti già definiti.

L’autore non è riuscito però a trovare il giusto tono ed equilibrio fra commedia romantica, commedia di costume e satira delle ossessioni del turismo contemporaneo. Certo, si ride e si sorride, le situazioni e le battute sono buffe e la coppia di protagonisti ha un buon senso della commedia e fanno entrambi scintille specie nella prima parte del film, ma, purtroppo, la regia è troppo convenzionale e la sceneggiatura e la messa in scena sono troppo fragili e tenui. Il film così scivola ben presto in una serie di gags e soprattutto di clichés caricaturali, trash e grossolani. Il giochino allora si rompe, perde la sua forza e la sua credibilità e la comicità delle situazioni si disperde tutta, e l’efficacia dei primi momenti non è che un lieve ricordo. Resta solo la sensazione di un’occasione che avrebbe potuto dare anche risultati migliori.

Comunque sia il film di Cassir è un film che se cinema addicted o accaldati, permette di distrarsi senza troppo riflettere, anzi, senza affatto riflettere, ed anche di ridere e sorridere. Nulla di più! Assolutamente nulla di più!!

data di pubblicazione:02/07/2019


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AMERICAN ANIMALS di Bart Layton, 2019

AMERICAN ANIMALS di Bart Layton, 2019

Un gruppetto di studenti benestanti, stanchi ed annoiati della loro vita piatta e banale, cercano di uscire dalla pesantezza della routine e fare qualche cosa di eccitante. Pianificano un furto che più folle non si può: rubare un raro libro antico custodito nella biblioteca della loro Università nel Kentucky. Però … nulla va come previsto.

 

Layton è un giovane cineasta britannico, conosciuto come valente documentarista ed autore di docufiction. Questa sua ultima opera, di cui ha anche scritto la sceneggiatura, è stata già presentata e premiata al Sundance Festival, ed è interamente ispirata ad una storia vera. L’autore ci racconta i fatti connessi con il furto con una capacità evocativa così fuori dal comune che riesce a tenerci legati alla nostra poltrona di spettatori dall’inizio alla fine, facendoci totalmente immedesimare con i personaggi e con il loro progetto. La vicenda è tutta narrata al passato e la narrazione unisce e fonde abilmente in un ottimo amalgama realtà e finzione, vale a dire: ricerca dei fatti e rappresentazione dei fatti stessi. Nel film infatti, pur prevalendo la fiction, i veri protagonisti del colpo sono intervistati e raccontano davanti alla cinepresa lo svolgimento degli eventi reali di ieri, e, contemporaneamente, con costanti cambi temporali, la scena si sposta sulla rappresentazione diretta dell’azione e di quegli stessi eventi con gli attori al loro posto. L’effetto filmico che ne risulta non è solo credibile ed equilibrato ma è anche rimarchevole e godibile grazie ad un montaggio accelerato perfetto, senza alcuna cesura o tempi morti, e ad un ritmo narrativo sempre sostenuto ed incalzante, accompagnato da una musica rock di fondo che scandisce il succedersi dei fatti.

Oltre alla narrazione del furto ed alla satira graffiante di una certa America, quel che veramente sembra interessare all’autore è capire “il perché” degli avvenimenti raccontati. Perché mai dei ragazzi privi di veri problemi abbiano prima potuto pensare e poi addirittura potuto decidere di mettere in moto un tale progetto criminoso, perché mai abbiano voluto provocare il Destino. Forse, perché convinti di dovere avere una vita interessante, e, in assenza, di potersene creare una.

Comunque sia, il film mantiene tutta la struttura degli Heist Movies classici e dei migliori film del genere che lo hanno preceduto, anzi l’autore si diverte a citarli esplicitamente e ad ammiccare a Tarantino, facendo riferimento, non ultimo, anche a Rashomon, il vero ed unico modello di un racconto di testimonianze contraddittorie a seconda di chi narra la “verità” della storia. Apprezzabile infine la capacità di Layton nel dirigere i suoi giovani attori che infatti, sotto la sua guida, sono tutti molto credibili nel rendere evidenti i passaggi emotivi e psicologici dei vari personaggi che passano dalla noia iniziale, all’euforia della fase di pianificazione del furto, al panico durante la fase esecutiva, al senso di colpa e disillusione finale. Da seguire in particolare i talentuosi astri nascenti Evan Peters e Barry Keoghan.

American Animals, pur non sembrandoci all’altezza delle aspettative generate dall’entusiastica accoglienza ottenuta in America, va comunque segnalato perché è pur sempre un piccolo gioiello che rinnova il genere, un buon melange fra film comico e heist movie, una pellicola da vedere e da godersi, convinti che il buon cinema lo si trova sempre più spesso fra i piccoli film.

data di pubblicazione:06/06/2019


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PALLOTTOLE IN LIBERTÁ di Pierre Salvadori, 2019

PALLOTTOLE IN LIBERTÁ di Pierre Salvadori, 2019

Yvonne (Adèle Haenel) giovane poliziotta in una cittadina del sud della Francia, è vedova inconsolabile ed inconsolata di un poliziotto caduto in servizio ed ora aureolato di una reputazione di eroe. Quando viene a sapere che, in realtà, il marito era un corrotto della peggiore specie e che aveva anche inviato in prigione un innocente, schiacciata dalla delusione e dai sensi di colpa cerca di rimediare ai torti commessi dal padre di suo figlio e … 

 

Pierre Salvadori giovane e brillante regista francese, giunto al suo nono lungometraggio, affronta ancora una volta con gioiosità e vivacità il tema, a lui caro, delle apparenze e delle false verità ingannevoli. Saltando dal comico alla farsa ed alla commedia e poi viceversa, fondendo romanticismo, poesia, qui pro quo, gags e dichiarazioni d’amore, l’autore restituisce valore alla Commedia, giocando abilmente con i codici classici del cinema poliziesco e del noir d’azione.

O meglio, con un occhio chiaramente rivolto a B. Wilder, a B. Edwards ed a tanti altri grandi, Salvadori si reinventa, con buoni risultati, uno stile tutto personale in buon equilibrio fra commedia e pochade, si impadronisce di un tema poliziesco e gioca volutamente, con brio comico e con le risorse della commedia stravagante, proprio sui canoni dei film d’azione, dei polizieschi e dei noir, senza però, e qui è il punto di merito, cadere o scadere nella parodia.

Il film racconta il folle tentativo di Yvonne di rimettere un po’ di ordine nel mondo, un mondo ove tutti però mentono, abbelliscono e trasformano la dura realtà della verità aiutandosi così a vivere. Un mondo quello attorno alla nostra giovane poliziotta (ed attorno a noi) ove ognuno si racconta e racconta la propria storia, un mondo ove la finzione stessa diviene realtà, come nel Cinema che trova la sua ragion d’essere proprio nel rendere reale e credibile l’immaginazione.

Il film è scritto in modo apprezzabile, con un’ottima meccanica narrativa, dialoghi frizzanti, situazioni credibili e perfettamente cesellate, con un ritmo indiavolato e con un montaggio perfetto. Salvadori poi con una regia sofisticata, governa il tutto saldamente e con maestria, giocando con colori vivaci e falsi cieli stellati proprio per infondere l’idea del meraviglioso che può rendere più bella la quotidianità, in quel gran gioco continuo di luci ed ombre che è la finzione. Bravo è il quartetto di protagonisti e coprotagonisti, tutti talentuosi e capaci di commuovere e far ridere sul filo dei loro sentimenti contraddittori e che, a tratti, ricordano con i loro virtuosismi i grandi momenti della Commedia Hollywoodiana. Pur se in un ruolo secondario brilla A. Tatou sempre seducente e brava.

Pallottole in libertà è dunque un piccolo film frizzante e fresco che innova e sorprende uscendo dai sentieri battuti e ribattuti delle commedie nostrane che non sanno far altro che usare clichès narrativi visti e stravisti. Una piccola e buffa commedia poliziesca, originale e vivace, una fantasia delicata ed anche tenera per raccontare la realtà, non solo fra sorrisi e risate ma anche con la poesia e la profondità, a tratti toccante, che accompagna la fine delle illusioni o anche l’uscita dall’infanzia. Il che ci ricorda che le migliori commedie fanno anche piangere un pochino e che, comunque sia, la forza consolatoria della finzione e … del Cinema può anche aiutare a meglio vivere e, che è anche bello lasciarsi “portar via” dalla storia o dalle storie.

Se ci riuscite andate a vederlo, vi divertirete e sarà piacevole lasciarsi “portar via” e vedere flirtare un po’ il reale con l’immaginario.

data di pubblicazione:03/06/2019


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CYRANO, MON AMOUR di Alexis Michalick, 2019

CYRANO, MON AMOUR di Alexis Michalick, 2019

Parigi fine 1800, il giovane drammaturgo Edmond Rostand (Thomas Solivérès) ha famiglia, è oberato di debiti, poco o nessun successo ed è da tempo privo di ispirazione. Per uno strano concorso di circostanze ha un’opportunità, deve però comporre un testo teatrale che andrà in scena entro poche settimane. Non ha alcuna idea di cosa scrivere, fra incertezze, attori capricciosi e scrittori gelosi troverà però la Musa che riaccenderà la sua creatività ed assisteremo allora alla genesi ed al trionfo imprevedibile del suo capolavoro: il Cyrano de Bergerac.

Se avete perso Cyrano, mon amour, per distrazione, per mancanza di tempo, o, non sia mai, per supponenza snobistica, cercate di recuperarlo in qualche saletta cinematografica, non ve ne pentirete e mi darete ragione, in caso contrario, scriverete.

Si tratta di “buon cinema popolare”, il che non significa affatto sciatteria recitativa o creativa oppure banalità narrativa, ma, al contrario, essendo il Cinema essenzialmente Divertimento e Spettacolo, è invece un cinema che unisce grazia, talento, qualità e sano divertimento. Si tratta di una bella commedia elegante, buffa e divertente che conferma che humoured intelligenza possono coesistere con successo, servita per di più, da un castingdalla notevole capacità comunicativa. Un film che, nello scenario di una programmazione dominata solo da Blockbusterse da film insignificanti e stereotipati, avrebbe meritato una visibilità maggiore.

Il giovane autore e regista franco-britannico Alexis Michalick, dopo averla già portata con successo in teatro, trasferisce, con abilità e talento, sullo schermo la storia della genesi creativa del capolavoro di Rostand. Come già aveva fatto J. Madden nel 1999 con Shakespeare in love, anche in questo film, il regista, pur con qualche licenza e fantasia rispetto alla verità storica, ci fa entrare dietro le quinte per illustrarci e farci vivere il caotico, comico ed imprevedibile percorso del processo creativo di un capolavoro. In genere gli adattamenti cinematografici di piècesteatrali producono film imprigionati nella piatta logica del “campo/controcampo” ed in allestimenti con scenografie piatte e limitate. Il nostro autore è invece abile nell’evitare di fare solo del teatro filmato. Il film è infatti tutt’altro che statico, anzi, al contrario, ha un ritmo molto elevato, un montaggio mozzafiato, una scrittura briosa e dialoghi intelligenti e frizzanti ed infine un apprezzabile gusto nell’uso della cinepresa mobile. Per di più arredi, costumi e locationsimpeccabili ci regalano anche un affresco lussuoso e credibile della Parigi della Belle époque.Al buon risultato generale del lavoro contribuisce certamente Thomas Solivérès, eccellente nel rendere la giovanile fragilità, gli imbarazzi e le esaltazioni creative di Edmond Rostand. Con lui bravi tutti i secondi ruoli, tutti perfetti e divertenti nei loro personaggi.

Cyrano, mon amour è dunque un film intelligente e divertente, brioso e ricco di spirito e humourmalizioso che da spazio alla verità delle emozioni, un film in cui ci si può anche commuovere alla fine dell’ultimo atto. Una commedia fresca e vivace, forse poco profonda e con qualche clichè, a voler essere proprio ipercritici, ma sicuramente un puro piacere visivo apprezzabilissimo. Un buon cinema che non ha bisogno di ricorrere ad effetti speciali o di colpire lo spettatore allo stomaco.

data di pubblicazione: 25/5/2019


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