AMERICAN ANIMALS di Bart Layton, 2019

AMERICAN ANIMALS di Bart Layton, 2019

Un gruppetto di studenti benestanti, stanchi ed annoiati della loro vita piatta e banale, cercano di uscire dalla pesantezza della routine e fare qualche cosa di eccitante. Pianificano un furto che più folle non si può: rubare un raro libro antico custodito nella biblioteca della loro Università nel Kentucky. Però … nulla va come previsto.

 

Layton è un giovane cineasta britannico, conosciuto come valente documentarista ed autore di docufiction. Questa sua ultima opera, di cui ha anche scritto la sceneggiatura, è stata già presentata e premiata al Sundance Festival, ed è interamente ispirata ad una storia vera. L’autore ci racconta i fatti connessi con il furto con una capacità evocativa così fuori dal comune che riesce a tenerci legati alla nostra poltrona di spettatori dall’inizio alla fine, facendoci totalmente immedesimare con i personaggi e con il loro progetto. La vicenda è tutta narrata al passato e la narrazione unisce e fonde abilmente in un ottimo amalgama realtà e finzione, vale a dire: ricerca dei fatti e rappresentazione dei fatti stessi. Nel film infatti, pur prevalendo la fiction, i veri protagonisti del colpo sono intervistati e raccontano davanti alla cinepresa lo svolgimento degli eventi reali di ieri, e, contemporaneamente, con costanti cambi temporali, la scena si sposta sulla rappresentazione diretta dell’azione e di quegli stessi eventi con gli attori al loro posto. L’effetto filmico che ne risulta non è solo credibile ed equilibrato ma è anche rimarchevole e godibile grazie ad un montaggio accelerato perfetto, senza alcuna cesura o tempi morti, e ad un ritmo narrativo sempre sostenuto ed incalzante, accompagnato da una musica rock di fondo che scandisce il succedersi dei fatti.

Oltre alla narrazione del furto ed alla satira graffiante di una certa America, quel che veramente sembra interessare all’autore è capire “il perché” degli avvenimenti raccontati. Perché mai dei ragazzi privi di veri problemi abbiano prima potuto pensare e poi addirittura potuto decidere di mettere in moto un tale progetto criminoso, perché mai abbiano voluto provocare il Destino. Forse, perché convinti di dovere avere una vita interessante, e, in assenza, di potersene creare una.

Comunque sia, il film mantiene tutta la struttura degli Heist Movies classici e dei migliori film del genere che lo hanno preceduto, anzi l’autore si diverte a citarli esplicitamente e ad ammiccare a Tarantino, facendo riferimento, non ultimo, anche a Rashomon, il vero ed unico modello di un racconto di testimonianze contraddittorie a seconda di chi narra la “verità” della storia. Apprezzabile infine la capacità di Layton nel dirigere i suoi giovani attori che infatti, sotto la sua guida, sono tutti molto credibili nel rendere evidenti i passaggi emotivi e psicologici dei vari personaggi che passano dalla noia iniziale, all’euforia della fase di pianificazione del furto, al panico durante la fase esecutiva, al senso di colpa e disillusione finale. Da seguire in particolare i talentuosi astri nascenti Evan Peters e Barry Keoghan.

American Animals, pur non sembrandoci all’altezza delle aspettative generate dall’entusiastica accoglienza ottenuta in America, va comunque segnalato perché è pur sempre un piccolo gioiello che rinnova il genere, un buon melange fra film comico e heist movie, una pellicola da vedere e da godersi, convinti che il buon cinema lo si trova sempre più spesso fra i piccoli film.

data di pubblicazione:06/06/2019


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PALLOTTOLE IN LIBERTÁ di Pierre Salvadori, 2019

PALLOTTOLE IN LIBERTÁ di Pierre Salvadori, 2019

Yvonne (Adèle Haenel) giovane poliziotta in una cittadina del sud della Francia, è vedova inconsolabile ed inconsolata di un poliziotto caduto in servizio ed ora aureolato di una reputazione di eroe. Quando viene a sapere che, in realtà, il marito era un corrotto della peggiore specie e che aveva anche inviato in prigione un innocente, schiacciata dalla delusione e dai sensi di colpa cerca di rimediare ai torti commessi dal padre di suo figlio e … 

 

Pierre Salvadori giovane e brillante regista francese, giunto al suo nono lungometraggio, affronta ancora una volta con gioiosità e vivacità il tema, a lui caro, delle apparenze e delle false verità ingannevoli. Saltando dal comico alla farsa ed alla commedia e poi viceversa, fondendo romanticismo, poesia, qui pro quo, gags e dichiarazioni d’amore, l’autore restituisce valore alla Commedia, giocando abilmente con i codici classici del cinema poliziesco e del noir d’azione.

O meglio, con un occhio chiaramente rivolto a B. Wilder, a B. Edwards ed a tanti altri grandi, Salvadori si reinventa, con buoni risultati, uno stile tutto personale in buon equilibrio fra commedia e pochade, si impadronisce di un tema poliziesco e gioca volutamente, con brio comico e con le risorse della commedia stravagante, proprio sui canoni dei film d’azione, dei polizieschi e dei noir, senza però, e qui è il punto di merito, cadere o scadere nella parodia.

Il film racconta il folle tentativo di Yvonne di rimettere un po’ di ordine nel mondo, un mondo ove tutti però mentono, abbelliscono e trasformano la dura realtà della verità aiutandosi così a vivere. Un mondo quello attorno alla nostra giovane poliziotta (ed attorno a noi) ove ognuno si racconta e racconta la propria storia, un mondo ove la finzione stessa diviene realtà, come nel Cinema che trova la sua ragion d’essere proprio nel rendere reale e credibile l’immaginazione.

Il film è scritto in modo apprezzabile, con un’ottima meccanica narrativa, dialoghi frizzanti, situazioni credibili e perfettamente cesellate, con un ritmo indiavolato e con un montaggio perfetto. Salvadori poi con una regia sofisticata, governa il tutto saldamente e con maestria, giocando con colori vivaci e falsi cieli stellati proprio per infondere l’idea del meraviglioso che può rendere più bella la quotidianità, in quel gran gioco continuo di luci ed ombre che è la finzione. Bravo è il quartetto di protagonisti e coprotagonisti, tutti talentuosi e capaci di commuovere e far ridere sul filo dei loro sentimenti contraddittori e che, a tratti, ricordano con i loro virtuosismi i grandi momenti della Commedia Hollywoodiana. Pur se in un ruolo secondario brilla A. Tatou sempre seducente e brava.

Pallottole in libertà è dunque un piccolo film frizzante e fresco che innova e sorprende uscendo dai sentieri battuti e ribattuti delle commedie nostrane che non sanno far altro che usare clichès narrativi visti e stravisti. Una piccola e buffa commedia poliziesca, originale e vivace, una fantasia delicata ed anche tenera per raccontare la realtà, non solo fra sorrisi e risate ma anche con la poesia e la profondità, a tratti toccante, che accompagna la fine delle illusioni o anche l’uscita dall’infanzia. Il che ci ricorda che le migliori commedie fanno anche piangere un pochino e che, comunque sia, la forza consolatoria della finzione e … del Cinema può anche aiutare a meglio vivere e, che è anche bello lasciarsi “portar via” dalla storia o dalle storie.

Se ci riuscite andate a vederlo, vi divertirete e sarà piacevole lasciarsi “portar via” e vedere flirtare un po’ il reale con l’immaginario.

data di pubblicazione:03/06/2019


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CYRANO, MON AMOUR di Alexis Michalick, 2019

CYRANO, MON AMOUR di Alexis Michalick, 2019

Parigi fine 1800, il giovane drammaturgo Edmond Rostand (Thomas Solivérès) ha famiglia, è oberato di debiti, poco o nessun successo ed è da tempo privo di ispirazione. Per uno strano concorso di circostanze ha un’opportunità, deve però comporre un testo teatrale che andrà in scena entro poche settimane. Non ha alcuna idea di cosa scrivere, fra incertezze, attori capricciosi e scrittori gelosi troverà però la Musa che riaccenderà la sua creatività ed assisteremo allora alla genesi ed al trionfo imprevedibile del suo capolavoro: il Cyrano de Bergerac.

Se avete perso Cyrano, mon amour, per distrazione, per mancanza di tempo, o, non sia mai, per supponenza snobistica, cercate di recuperarlo in qualche saletta cinematografica, non ve ne pentirete e mi darete ragione, in caso contrario, scriverete.

Si tratta di “buon cinema popolare”, il che non significa affatto sciatteria recitativa o creativa oppure banalità narrativa, ma, al contrario, essendo il Cinema essenzialmente Divertimento e Spettacolo, è invece un cinema che unisce grazia, talento, qualità e sano divertimento. Si tratta di una bella commedia elegante, buffa e divertente che conferma che humoured intelligenza possono coesistere con successo, servita per di più, da un castingdalla notevole capacità comunicativa. Un film che, nello scenario di una programmazione dominata solo da Blockbusterse da film insignificanti e stereotipati, avrebbe meritato una visibilità maggiore.

Il giovane autore e regista franco-britannico Alexis Michalick, dopo averla già portata con successo in teatro, trasferisce, con abilità e talento, sullo schermo la storia della genesi creativa del capolavoro di Rostand. Come già aveva fatto J. Madden nel 1999 con Shakespeare in love, anche in questo film, il regista, pur con qualche licenza e fantasia rispetto alla verità storica, ci fa entrare dietro le quinte per illustrarci e farci vivere il caotico, comico ed imprevedibile percorso del processo creativo di un capolavoro. In genere gli adattamenti cinematografici di piècesteatrali producono film imprigionati nella piatta logica del “campo/controcampo” ed in allestimenti con scenografie piatte e limitate. Il nostro autore è invece abile nell’evitare di fare solo del teatro filmato. Il film è infatti tutt’altro che statico, anzi, al contrario, ha un ritmo molto elevato, un montaggio mozzafiato, una scrittura briosa e dialoghi intelligenti e frizzanti ed infine un apprezzabile gusto nell’uso della cinepresa mobile. Per di più arredi, costumi e locationsimpeccabili ci regalano anche un affresco lussuoso e credibile della Parigi della Belle époque.Al buon risultato generale del lavoro contribuisce certamente Thomas Solivérès, eccellente nel rendere la giovanile fragilità, gli imbarazzi e le esaltazioni creative di Edmond Rostand. Con lui bravi tutti i secondi ruoli, tutti perfetti e divertenti nei loro personaggi.

Cyrano, mon amour è dunque un film intelligente e divertente, brioso e ricco di spirito e humourmalizioso che da spazio alla verità delle emozioni, un film in cui ci si può anche commuovere alla fine dell’ultimo atto. Una commedia fresca e vivace, forse poco profonda e con qualche clichè, a voler essere proprio ipercritici, ma sicuramente un puro piacere visivo apprezzabilissimo. Un buon cinema che non ha bisogno di ricorrere ad effetti speciali o di colpire lo spettatore allo stomaco.

data di pubblicazione: 25/5/2019


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L’HOMME FIDÈLE di Louis Garrel, 2019

L’HOMME FIDÈLE di Louis Garrel, 2019

Abel (Louis Garrel)e Marianne (Laetitia Casta) sono separati da più di otto anni. Si ritrovano al funerale del migliore amico di lui, l’uomo per cui lei lo aveva lasciato. Tornano insieme, ma il tempo è passato e le cose son molto cambiate: c’è il piccolo figlio di lei che semina dubbi sulla morte del padre e, c’è soprattutto la giovane e bella Eve (Lily-Rose Depp) da sempre innamorata di Abel.

 

A conferma della poliedrica ricchezza e vivacità creativa e realizzativa del Cinema Francese e della capacità dei suoi giovani autori di saper rappresentare tutte le variegate sfaccettature della realtà sociale e culturale del Paese, siamo passati dalle emarginazioni e preoccupazioni sociali di Les Invisibles di cui abbiamo già scritto, alla rappresentazione di un altro aspetto della realtà francese: quel certo mondo tutto e proprio parigino con personaggi belli e brillanti, presi fra problemi d’amore, appartamenti e lavori di prestigio e locations da cartolina della città. A tal proposito, abbiamo visto ieri in anteprima nazionale, in occasione di questa IX edizione del Festival del Nuovo Cinema Francese, L’homme fidèle, l’opera seconda di L. Garrel, giovane e già affermato attore, dotato di talento vivace, geniale figlio d’arte nonché marito di Laetitia Casta (cos’altro di più?). Il talentuosissimo Garrel, con questo suo nuovo film di cui è tutto: cosceneggiatore, attore e regista, mette in scena le vicende di un uomo combattuto ed incerto fra le strategie amorose di due donne, incapace di fare le proprie scelte e che si affida al Destino pronto a farsi prendere da colei che l’ama di più. Un triangolo amoroso assai complicato in cui l’alter ego del regista: Abel, sembra una marionetta contesa nel gioco d’amore. Uno studio sentimentale ben cesellato, un gioco di manipolazione intrigato ed intrigante dai risvolti noir, al cui centro è un piccolo uomo apparentemente goffo, innocente e fedele, affascinato dalle donne e dall’eterno mistero femminino, e, nel contempo, incapace di comprenderle e di capire come poter essere amato da loro.

Figlio di un grande regista della Nouvelle Vague il giovane cineasta ci regala un film in cui umori, sapori e tocchi ricordano scientemente e maliziosamente proprio la Nouvelle Vague: il modo stesso di filmare, l’uso della voce fuori campo, le riprese in esterno lungo le strade di Parigi, l’alter ego che ricorda tantissimo l’Antoine Doinet, alter ego di Truffaut, le varie situazioni, il triangolo amoroso… Citazioni e rimandi a non finire, che fanno la gioia dei cinefili. Una Nouvelle Vague però rivisitata, modernizzata con accenti più ironici e comici che non seri, una variazione sui problemi amorosi resa attuale e fatta con il gusto per l’assurdo, un bel po’di humour ed una falsa suspense. In buona sostanza il regista dimostra di saper attraversare abilmente tutti i generi: dalla commedia di costume al thriller fino alla commedia romantica, con un tocco di maestria e di gradevole furbizia, regalandoci alla fine un film brillante e malizioso, da gustare con piacere. Un film che, questione di ritmo, di atmosfere, di chimica visiva, si fa piacere subito, presentandosi con una sequenza iniziale folgorante che incanta lo spettatore e preannuncia ciò che sarà il film.

Garrel filma, come abbiamo detto, con eleganza, furbizia e malizia e con un tocco minimalista, senza enfasi, ma, in ogni caso è bravo e può permettersi di giocare a fare il piccolo Truffaut o a ricreare atmosfere sentimentali/letterarie alla Sautet, aggiungendoci anche un leggero profumo di W. Allen. Un bel gioco che ha anche il buon gusto, o l’intelligenza, di essere breve e di non fare troppo. Il film infatti dura solo un ora ed un quarto!

La gradevolezza del film è alimentata anche dalla recitazione degli interpreti, tutti nel loro giusto ruolo e felici di recitare e recitare bene. Dunque un film ben scritto, con dialoghi, come è tipico dei film francesi, intelligenti e finemente cesellati. Una delicata commedia romantica, leggera e piena di humour. Un piccolo bijou di cinema che fa venir voglia di continuare a seguire le vicende del suo attore regista e che è come un buon bonbon che si gusta e di cui si conserva un piccolo sapore di dolcezza e felicità, sognando di gustarne presto un altro ancora.

data di pubblicazione:07/04/2019


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LES INVISIBLES di Louis-Julien Petit, 2019

LES INVISIBLES di Louis-Julien Petit, 2019

Un centro di accoglienza per donne senza fissa dimora deve chiudere. Alle assistenti sociali che lo dirigono non restano che tre mesi per provare a reinserire nella Società le donne di cui si occupano. A questo punto ogni mezzo è utile, tutto è ormai permesso: equivoci, raccomandazioni, bugie, falsificazioni.

 

Ecco, in anteprima italiana, in occasione del IX Festival del Nuovo Cinema Francese iniziato il 3 Aprile, l’attesa “opera seconda” del giovane e brillante L. J. Petit. Un film che in Francia ha già avuto un eccezionale successo di pubblico ed anche di critica. Il regista lo potremmo definire un Ken Loach à la française. Come il suo modello inglese, si muove infatti nel solco della denuncia sociale, ma in modo molto meno tagliente e per così dire, meno vendicativo. Il suo è infatti uno sguardo lucido ma al contempo più tenero, in una fusione fra sorrisi, risate e lacrime, sull’incapacità della Società contemporanea di prendere in considerazione e di avere cura dei più fragili e degli emarginati, gli “invisibili”.

Dunque una commedia sociale che descrive, con humoure tenerezza e con pari realismo ed accenti di verità, la vita quotidiana di un centro sociale, di un gruppo di donne emarginate e delle loro assistenti sociali e del loro impegno davanti alle necessità. Una cronaca sociale tutta al femminile piena di ironia e speranza per rendere omaggio e dare voce sia alle donne di cui la Società si è dimenticata o vuole dimenticarsi, sia a quelle che provvedono a soccorrerle e cercano di reintegrarle e renderle di nuovo “visibili”.

L’abilità del regista, malgrado la serietà del tema trattato ed i rischi connessi, è proprio nel saper solo sfiorare, senza impelagarcisi, la demagogia, il buonismo, e, nel saper restare sempre ben lontano da approcci moralistici o dall’impegno militante, dandoci però ugualmente una dimensione vera, intelligente e toccante della Realtà. Un giusto e pudico dosaggio fra momenti intensi e struggenti di verità e momenti di autoironia, in cui l’ironia e lo humour sono scientemente il mezzo più efficace per superare le difficoltà. Il buon umore dunque quale alimento nutriente per dare energia alla speranza di farcela nonostante tutto, e dare forza anche alla solidarietà di gruppo.

Sostenuto da una buona sceneggiatura che compensa qualche momento morto nella narrazione, e, a voler proprio essere ipercritici, qualche piccolo eccesso di buoni sentimenti ai limiti quasi dell’autocompiacimento, il film nel complesso funziona bene e procede con ritmo sostenuto appoggiandosi ad un cast composito, e, soprattutto, ad un gruppetto di attrici di talento, giuste e tutte formidabili ed autentiche nei loro diversi ruoli.

Les Invisibles, pur nella differenza di gusti ed abitudini fra il pubblico francese e quello italiano, giustifica in parte il successo riscosso in patria, è un film certamente non nuovo ed originale, ma di sicuro intelligente, impegnato, toccante e molto realistico senza però essere pesante né tantomeno ingenuo. Un film in cui il regista amalgama abilmente toni drammatici e leggeri in una riuscita fusione di generi fra il realismo ed il mero racconto.

data di pubblicazione: 5/04/2019


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