THE MULE (Il Corriere) di Clint Eastwood, 2019

THE MULE (Il Corriere) di Clint Eastwood, 2019

Tratto da un articolo comparso sul New York Times, la storia è quella di Earl Stone, anziano floricoltore in disgrazia che, cooptato da un cartello di trafficanti, in virtù della sua abilità nella guida del suo pick-up (con cui ha raggiunto 41 stati su 50 senza mai prendere una contravvenzione e senza essere mai fermato dalla polizia), diviene un corriere della droga. Ovviamente ci saranno problemi…

 

  

È una storia vera e paradossale, trattata alla maniera dell’ultimo Eastwood, questo gigante della cinematografia, in grado a quasi novant’anni(è del 1930) di sfornare film e interpretazioni di costante altissimo livello. Da quando Sergio Leone lo scherniva dicendo che aveva solo due espressioni da attore “una col cappello e una senza”, l’affascinante cowboy nato nella serie tv Rawhide e assurto alla fama con i western all’italiana dello stesso Leone, ne ha fatta di strada raggiungendo vette autoriali e interpretative, assolute. Regista onnivoro, conservatore in politica, ma capace di trattare temi scomodi a livello sociale come neanche Dalton Trumbo, negli ultimi anni, Clint Eastwood, ha sfornato, da regista, autentici capolavori, cito a caso, le due pellicole su Iwo Jima, Gli Spietati, Mystic River e Gran Torino con il quale, idealmente, si collega il film in questione. The Mule, infatti, al di là della trama apparentemente “nera” (in fondo tratta di attività illegali) è una commedia o se preferite una tenera ballata e il vecchio Earl ricorda moltissimo l’anziano burbero di Gran Torino, questa volta, però, in salsa “light”. I toni prevalenti del film sono infatti leggeri, Clint/Stone, attempato floricoltore dell’Illinois, è una simpatica vecchia canaglia, innamorata più dei suoi fiori che della sua famiglia, ascolta musica country, la canticchia, fa il cascamorto con le donne a prescindere dall’età (sua e delle donne), appena può balla, scherza e gigioneggia. Non è però un personaggio positivo a tutto tondo: è egoista, un po’ vanesio, a volte cinico, e, torto più grave, nella sua lunga vita sa di essersi sistematicamente dimenticato di tutti gli eventi importanti di figli, nipoti e specialmente della devota moglie. Perchè parlare, allora, di commedia o di una ballata sentimentale e non di un noir, perché ad una lettura più attenta sono i temi drammatici a inserirsi in quelli soft della commedia e non il contrario. Anzi, se proprio vogliamo evidenziare difetti, in una pellicola che scorre fluida e leggera per buona parte della durata, questi sono legati alle virate sulle parti drammatiche o su quelle esageratamente “buoniste” (vedi l’incontro con l’agente della DEA o quello al capezzale della moglie morente), forse un logico dazio pagato alla non più giovane età del protagonista e francamente distonico rispetto all’andamento complessivo della pellicola, una sorta di tardiva redenzione …

La storia non è nuova, altri film e fiction (su tutte Breaking Bad) hanno affrontato storie vere e paradossali enfatizzandone il senso grottesco, ma la grandezza di Eastwood sta nell’apparente normalità con cui tratta un tema rischioso e in realtà drammatico come quello della droga e dei suoi cartelli. Ma lo fa, da par suo, con una leggerezza e un’ironia capaci ancora una volta di lasciare il segno. Il Corriere, forse non è un capolavoro, ma certamente un’occasione da non perdere per lo spettatore/trice anche e/o soprattutto perché la sola ingombrante figura del protagonista, alto, ancora bello, elegante, onesto nel non voler nascondere i segni del tempo, in termini di mera presenza scenica, sovrasta gli altri bravi comprimari, tra cui un asciutto Bradley Cooper (l’agente DEA) e una intensa Dianne Wiest (la trascurata moglie).

data di pubblicazione:10/02/2019


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IL COLPO DI SCENA di e con Carlo Buccirosso

IL COLPO DI SCENA di e con Carlo Buccirosso

(Sala Umberto – Roma, 15 gennaio/3 febbraio 2019)

Carlo Buccirosso interpreta il vice questore Armando Piscitelli, onesto paladino della giustizia in un commissariato di provincia. E’ spalleggiato da validi e fedeli collaboratori nella lotta al crimine, “la barbarie di tutti i santi giorni”. Non tutto andrà liscio fino al sorprendente… colpo di scena.

 

Carlo Buccirosso, in questi ultimi anni, sta raggiungendo il successo che merita. Attore poliedrico, ma anche autore, si divide felicemente ed equamente fra cinema (ora fa il Boss, ora l’amico affidabile, ora il piccolo truffatore) e il teatro leggero. Nell’occasione, però, ha scritto e interpretato un testo che in qualche misura può spiazzare i suoi più tradizionali appassionati. Il Colpo di Scena, è infatti quello che potremmo definire un thriller o per certi versi un divertente noir viste le implicazioni sociali e una certa durezza della narrazione in alcuni frangenti. Diciamolo subito, non è, quindi, una commedia classica, naturalmente la cifra stilistica è “alla Buccirosso” (ritmo e battute in rapida successione) ma, l’architettura dello spettacolo e gli intenti del regista non sono solo quelli del puro divertimento. In alcuni momenti, infatti, il vice questore Piscitelli (Buccirosso) ci va giù pesante e, a modo suo, lancia invettive contro il potere statale, la violenza contro le donne, la stupidità dei giovani schiavi delle mode, trasformandosi in una sorta di missionario votato a ripulire la terra dalla barbarie… in buona sostanza strappando risate ma invitando anche a riflettere … Lo spettacolo si divide in due atti ben distinti fra loro, nel primo ci troviamo in un piccolo commissariato di provincia dove l’integerrimo vice questore tiene a rapporto la sua squadra: l’ispettore Murolo, da lui tartassato perché “lecchino”, i rampanti giovani poliziotti, Varriale e Di Lauro, la sovrintendente Signorelli (“la Tettona”), affidabile e innamorata da sempre del suo capo. A parte la triste routine offerta della delinquenza spicciola, il vero nemico del vice questore è un tale Michele Donnarumma, personaggio forse losco che assurge a capro espiatorio e vittima predestinata del rigore maniacale del Piscitelli. Nel secondo atto, la scena si trasferisce nella casa di montagna dove vive il genitore del Piscitelli, ex colonnello dell’esercito afflitto da Alzheimer con a seguito badante guarda caso rumena!) e neurologa di fiducia. In quel contesto, avverranno eventi tali da minare le tetragone certezze del vice questore fino all’atteso, ma imprevedibile…colpo di scena, che, ovviamente, non si anticipa ai lettori-spettatori. Scritto, diretto e interpretato da Carlo Buccirosso, Colpo di Scena, è uno spettacolo realizzato attraverso un’abile regia, scenografie di buon impatto teatrale, dialoghi e personaggi ben caratterizzati.

Seppure un po’ schiacciati da un Buccirosso, autentico mattatore in scena, sono tutti bravi tutti gli interpreti, ottimi comprimari, tra gli altri : Gennaro Silvestro (il truce Michele Donnarumma), già ammirato nella fiction I Bastardi di Pizzo Falcone, Gino Monteleone (il tartassato ispettore Murolo), Elvira Zingone (la badante Gina), ma tutti e undici gli attori in scena, applauditi dal pubblico della Sala Umberto, in occasione della prima del 15 gennaio, hanno dato vita a un interessante progetto di teatro leggero, quindi popolare, ma al tempo stesso in grado di coinvolgere e far pensare a temi meno frivoli. Consigliato!

data di pubblicazione:16/01/2019


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VICE – L’UOMO NELL’OMBRA di Adam Mc Kay, 2019

VICE – L’UOMO NELL’OMBRA di Adam Mc Kay, 2019

Da semplice operaio del settore elettrico ad Amministratore Delegato della potente Halliburton, a Vice presidente degli USA con ampie deleghe. Il film ripercorre la straordinaria carriera di un uomo senza grandi scrupoli come Dick Cheney, nell’ombra, vero artefice della politica americana sotto la presidenza di G.W. Bush.

Già apprezzato regista della Grande Scommessa, sapida commedia nera arricchita dalle interpretazioni di Christian Bale e Amy Adams, Adam Mc Kay, cinquantenne regista e sceneggiatore di Philalphia, si ripete affrontando un tema più impegnativo, la biografia di un discusso artefice, sotto traccia, della politica americana, Dick Cheney. Ancora una volta, lo fa alla sua maniera: la satira spinta e una regia spiazzante e variegata nel ritmo e nelle invenzioni. Ancora una volta, utilizzando i suoi attori feticcio, uno straordinario e camaleontico Bale (Cheney in tutte le età e in tutte le stazze) e una perfetta Amy Adams (Lynne, l’affidabile e ambiziosa compagna di una vita), affiancandogli altri grandi interpreti, tutti candidabili agli Oscar, quali Steve Carell (nel ruolo di Donald Rumsfeld) e Sam Rockwell (uno stralunato G.W. Bush). La pellicola segue il percorso di Cheney dall’arresto per guida in stato di ubriachezza, agli stimoli a cambiar vita offertigli dalla ancor giovane e ambiziosa fidanzata, ai primi timidi contatti con la politica nel partito repubblicano (sarà il fedele portaborse di Donald Rumsfeld) alla costante ascesa nell’olimpo della vita politica ed economica ai tempi del modesto e impacciato G.W. Bush.

Seppure con qualche momento di stanca, forse acuito dalla voce del narratore che vorrebbe rappresentare l’americano medio (destinato, fra l’altro ad un finale che non rivelo…), il film è qualcosa di totalmente differente da altri analoghi biopice, nella sostanza, l’occasione per una rappresentazione, forse crudele e impietosa, ma certamente realistica  di un ‘America dove non ci sono nobili ideali (emblematica la clamorosa risata di Rumsfeld  in risposta alla domanda del giovane Cheney: “ma noi in che cosa crediamo?”) ma solo mezzi anche perversi per raggiungere il potere e il denaro ad ogni costo.

Ecco allora che il film se da un lato è “solo”la storia del più giovane capo gabinetto della Casa Bianca (durante l’amministrazione Ford), ex giovane sbandato, “salvato” da Lynne Ann Vincent e assurto a cariche sempre più prestigiose e remunerate, dall’altro è un percorso della vita americana politica e non che ripercorre eventi che hanno coinvolto il mondo intero con conseguenze spesso catastrofiche. Ribadisco, tuttavia, che il tono della narrazione è lieve e disinvolto, spesso arricchito di momenti anche divertenti, anche se le didascalie che accompagnano i titoli, ci riportano alla triste storia degli ultimi anni. Ci ricordano, ad esempio, l’invasione dell’Iraq costruita al tavolino su prove inesistenti che costò la morte ad oltre 30 mila soldati americani e a quasi 600 mila civili iracheni… Verrebbe da esclamare col cinismo di Cheney: È l’America bellezza!

La pellicola di Mc Kay, dunque, è molto densa: anche grazie ai grandi interpreti, tutti da Oscar nelle varie categorie, il risultato è un film, raffinato, un tantino verboso, ma che fa pensare e non lascia indifferenti.

data di pubblicazione: 5/1/2019


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GAGMEN – I FANTASTICI SKETCH con Lillo&Greg

GAGMEN – I FANTASTICI SKETCH con Lillo&Greg

(Teatro Olimpico – Roma,18 dicembre 2018/6 gennaio 2019)

Tutto quello che vi fa ridere di Lillo&Greg, ma anche di Greg&Lillo, riproposti in scena al Teatro Olimpico da martedì 18 dicembre al 6 gennaio. La novità è offerta dal richiamo a super eroi mica tanto super, ed è l’occasione per festeggiare i primi 25 anni dell’affiatata coppia alle prese con i loro variegati repertori.

 

Se le risate del pubblico rappresentano un indice di gradimento assoluto, potremmo dire che i nostri simpatici eroi godono di un riconoscimento popolare pari quasi quanto quello dell’attuale governo… Questo almeno a giudicare dalla presenza e dal calore che il pubblico della prima (vips, generone romano, colleghi più o meno famosi e tanti giovani, vecchi e bambini) ha loro tributato, dunque, un pubblico entusiasta ed eterogeneo. Da qui l’accostamento al Salvimaio. Claudio Gregori e Pasquale Petrolo (Greg: quello alto e Lillo quello basso…) sono infatti trasversali, possono piacere a destra e a sinistra e al centro: hanno attraversato – e ancora lo fanno imperterriti – tutti i generi della comicità, da quella più facile e immediata, diciamo “nazional-popolare” a quella più sofisticata, mutatis mutandis, alla Woody Allen o ai Marx Brothers, sempre comunque in chiave personale e in salsa romanesca. Grazie a una forte vis comica connaturata e ad una immediata simpatia, i due spaziano dal teatro al cinema, dalla radio alla televisione e sanno altresì recitare, ballare, suonare (basti ricordare l’esperienza di Latte e i Suoi Derivati). Naturalmente, non tutti gli sketch sono allo stesso livello e, a voler essere critici, spesso si ha la sensazione – inevitabile – di averli già visti, senza peraltro riuscire a frenare un sorriso o una risata in virtù della resa irresistibile della coppia in scena. Ecco allora che il nuovo (?) spettacolo imbastito per festeggiare i loro 25 anni sulla scena, si trasforma in un gioioso riassunto delle puntate precedenti, dove l’originalità è rappresentata dalle scenette legate a presunti supereroi e agli intermezzi musicali (un’unica canzone interpretata in differenti stili) del bravo Attilio Di Giovanni. Nell’occasione i due, ma anche i loro comprimari Vania della Bidia ( “la bonona” oggetto del desiderio) e Marco Fiorini, reggono il gioco dello sfottò della razza umana nella sua più bieca normalità in modo convincente, regalando un divertimento sicuro per oltre due orette. Nello spettacolo che andrà in scena fino al prossimo 6 gennaio ci sono molti dei “cavalli di battaglia” del duo e qualche simpatica novità, ma, il senso di tutta l’operazione è quello di una festa dove si ride facilmente senza pensare troppo, in linea con quello che gran parte degli italiani hanno voglia di fare in tempi non estremamente sereni.

data di pubblicazione:20/12/2018


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LO SCHIACCIANOCI ideazione e coreografia di Massimiliano Volpini, con i danzatori del Balletto di Roma

LO SCHIACCIANOCI ideazione e coreografia di Massimiliano Volpini, con i danzatori del Balletto di Roma

(Teatro Vascello – Roma, 18/31 dicembre 2018)

La rilettura in chiave “ecologica” di un classico è la proposta del coreografo Massimiliano Volpini in scena fino al 31 dicembre al Del Vascello. La storia solo marginalmente ricorda la complessa e lunga favola di fine Ottocento, indissolubilmente legata alla grande musica di Tchaicovsky.

 

Non c’è delusione, ma evidente sorpresa nella fruizione del celebre balletto così rivisitato. Stupisce la nuova ambientazione ( non più la dimora borghese della fiaba di E.T.A. Hoffman) che ci conduce nei bassifondi di una metropoli fra “un popolo degli abissi” o “invisibili” o ribelli senza causa, alle prese con problemi di sopravvivenza e in lotta perenne con agguerriti “vigilanti”/topi. A ricordarci vagamente l’originale ci pensa la storia dei due giovani (Clara e Il Fuggitivo) che provano a superare il muro che divide la città affrontando cruenti scontri che ricordano La battaglia dei topi dell’originale  trasformandola in lotte di strada. A un certo punto, sembra di essere dalle parti di West Side Story, ma il coinvolgente incedere della musica e la bravura dei giovani protagonisti,  pur alle prese con le  nuove coreografie, tranquillizzano anche gli spettatori più scettici. Il viaggio immaginato dal fantasioso Massimiliano Volpini ha certamente i suoi pregi, certamente, quello della sorpresa: non ci sono i pupazzi e soldatino di recupero ma un’ambientazione da periferia in abbandono. Ne consegue che anche i costumi nella scena di apertura sono bizzarri e gli stessi  materiali  come il cartone, il legno, il vetro  fanno pensare a una scelta ecologica del suo ideatore (un riciclo virtuoso?). Dimenticando però tutto quello che c’è dietro (retropensieri sul concetto di festività, smarrimento delle identità sociali, lotta al sistema…), lo spettacolo ha comunque una sua forte ragion d’essere grazie alle coerenti coreografie e l’abilità dei giovani della compagnia del Balletto di Roma, tutti particolarmente espressivi e ben affiatati,  con Eleonora Pifferi (Clara) e Paolo Barbonaglia (Il Fuggitivo) su tutti. A riportarci, sia pure marginalmente, dalle parti dell’originale ci pensa un secondo atto, più tradizionale, che regala anche  il balletto sulle punte di innegabile fascino per i cultori del genere.

La risposta del pubblico non è mancata a riprova che, anche attraverso impostazioni originali, se ben diretti e rivisitati in modo intelligente, i “classici” riusciranno sempre a sopravvivere magari   interessando nuove platee di giovani. In questa chiave Lo Schiaccianoci di Volpini può dirsi tentativo riuscito.

data di pubblicazione:20/12/2018


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