76. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA – LA BIENNALE DI VENEZIA, 29.08—–8.09 2018

76. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA – LA BIENNALE DI VENEZIA, 29.08—–8.09 2018

Alberto Barbera, nella cornice ormai consueta del Cinema Moderno di Roma, svela (ma non troppo) le proiezioni che scandiranno la 76. edizione della Mostra d’arte cinematografica di Venezia, che si terrà al Lido dal 28 agosto al 7 settembre.

Stando alle parole del Direttore, mai come quest’anno la Mostra sarà Donna. Non solo per il significativo numero di registe presenti nelle diverse Sezioni, ma soprattutto perché il tema della condizione femminile e, in particolare, quello della violenza contro le donne, individua una delle “tendenze” ricorrenti dei film di questa edizione.

Un altro significativo Leitmotiv, a più riprese sottolineato da Alberto Barbera, è costituito da film che riflettono sul passato alla evidente finalità di meglio comprendere il presente. Così, per esempio, Citizen Rosi (di Didi Gnocchi e Carolina Rosi, nella Sezione Fuori Concorso) non è solo un ricordo di Francesco Rosi, ma un modo di ripercorrere la storia di Italia attraverso i lavori di uno dei cineasti più attenti alla descrizione della nostra contemporaneità.

Non mancheranno, infine, i generi (guerra, thriller, animazione), a conferma che anche le nuove generazioni non rinunciano del tutto alle “stampelle” offerte da schemi narrativi consolidati, sebbene rivisitati e adattati alle nuove esigenze del linguaggio cinematografico.

Quanto agli italiani, si segnalano Francesca Archibugi (Vivere), Gabriele Salvatores (Tutto il mio folle amore) e Andrea Segre (Il pianeta in mare) nella sezione Fuori Concorso; Pietro Marcello (Martin Eden), Franco Maresco (La mafia non è più quella di una volta), Mario Martone (Il sindaco del Rione sanità) e Ciro Guerra (Waiting for Barbarians, con Johnny Deep) rappresentano invece il nostro Paese in Concorso.

È targata Italia (e porta il nome di Luca Barbareschi) anche la produzione dell’atteso J’accuse di Roman Polanski, una documentata ricostruzione dell’Affaire Dreyfus che, ovviamente, mantiene sempre ben focalizzata la prospettiva sul presente.

C’è anche tanto made in USA nella Selezione ufficiale: Marriage story di Noah Baumbach (con Scarlett Johansson, Adam Driver, Laura Dern, Alan Alda, Ray Liotta, Julie Hagerty), Ad astra di James Gray (con Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Ruth Negga, Liv Tyler, Donald Sutherland), l’attesissimo Joker di Todd Phillips, prequel della saga di Batman con Joaquin Phoenix e Robert De Niro e il ritorno di Steven Soderbergh con The Laundromat (con Meryl Streep, Gary Oldman, Antonio Banderas, Jeffrey Wright, Matthias Schoenaerts, James Cromwell, Sharon Stone).

Torna in Concorso Roy Andersson (About Endlessness), già vincitore del Leone d’oro nel 2014 con Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza.

Promettono bene, inoltre, Ema di Pablo Larraín e The perfect candidate di Haifaa Al-Mansour.

Tra le proiezioni speciali fuori concorso si segnalano Irréversible-Inversion intégrale, che Gaspar Noé ha montato nella sequenza cronologica invertita (e dunque “regolare”) rispetto a quella della versione originale, e Eyes Wide Shut, accompagnato dal breve documentario Never just a dream, che racconta “il sogno” di Stanley Kubrick.

Il film di apertura della Mostra sarà La verité di Kore-Eda Hirokazu (in Concorso), con Catherine Deneuve e Juliette Binoche, mentre Venezia 76. sarà chiusa da The Burnt Orange Heresy di Giuseppe Capotondi (Sezione Fuori Concorso). Le serate di apertura e di chiusura saranno condotte da Alessandra Mastronardi.

Le giurie sono così presiedute: Lucrecia Marcel (Venezia 76), Susanna Nicchiarelli (Orizzonti), Emir Kusturica (Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis), Laurie Anderson (Venice Virtual Reality), Costanza Quatriglio (Venezia Classici).

Ecco qui di seguito tutti i film in Concorso e…arrivederci al Lido con Accreditati!

  • La vérité di Hirokazu Kore-Eda
  • The Perfect Candidate di Haifaa Al-Mansour
  • About Endlessness di Roy Andersson
  • Marriage Story di Noah Baumbach
  • Wasp Network di Olivier Assayas
  • Guest of Honor di Atom Egoyan
  • Ad Astra di James Gray
  • A Herdade di Tiago Guedes
  • Gloria Mundi di Robert Guédiguian
  • Waiting for the Barbarians di Ciro Guerra
  • Ema di Pablo Larraín
  • Saturday Fiction di Lou Ye
  • Martin Eden di Pietro Marcello
  • La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco
  • The Painted Bird (Nabarvené ptáče) di Václav Marhoul
  • Il sindaco del rione Sanità di Mario Martone
  • Babyteeth di Shannon Murphy
  • Joker di Todd Phillips
  • J’accuse di Roman Polanski
  • The Laundromat di Steven Soderbergh
  • 7 Cherry Lane di Yonfan

                                                                              data di pubblicazione:26/07/2019

SEGRETI DI FAMIGLIA di Enrico Luttmann, regia di Marco Maria Casazza

SEGRETI DI FAMIGLIA di Enrico Luttmann, regia di Marco Maria Casazza

(Teatro de’ Servi – Roma, 15/31 marzo 2019)

La famiglia, gli affetti e il passato assumono una consistenza particolare quando la malattia irrompe nel recinto apparentemente invalicabile delle mura domestiche. Proprio nel momento in cui risulta chiaro che il presente non sarà eterno, si ha l’impressione che tutti i nodi vengano al pettine, che tutte le parole non dette siano riportate a riva dalle onde del mare, che tutti i segreti siano pronti per essere svelati.

 

Grazia (Viviana Toniolo) e Adamo (Stefano Messina). Una madre e un figlio. Un’insegnante e uno scrittore. I due sono legati da un affetto profondo e radicato, anche se costellato da una serie di silenzi e da una rete di segreti su cui, in fondo, ogni famiglia poggia le sue fondamenta.

Adamo è un autore di soap-opera, che non sono come le telenovelas: le soap-opera sono scritte per non avere mai una fine, mentre le telenovelas sono destinate, prima o poi, a finire. Dopo una delusione lavorativa, Adamo torna a casa dalla sua mamma, desideroso del tepore di quel nido nel quale si ha l’illusione di sentirsi al sicuro. Grazia, però, sta facendo i conti con una malattia diagnosticatale da poco: ha deciso di non parlarne con suo figlio, ma i segreti emergono in superficie con una prepotenza alla quale non avrebbe senso alcuno opporre resistenza.

Due soli attori e una scenografia ridotta all’essenziale, che riempiono lo spazio scenico con leggerezza e intensità. I protagonisti restituiscono l’impressione di una simbiosi equilibrata e, al tempo stesso, profonda. Viviana Toniolo è semplicemente impeccabile nelle vesti di Grazia, icastica burbera dal cuore (in fondo) molto tenero.

Segreti di famiglia non è tanto uno spettacolo sulla malattia e sulla morte o, meglio, sulla fine della vita. È piuttosto una riflessione sul dolore dell’abbandono e sulla comprensione reciproca, sull’importanza del dialogo e sulla forza dell’amore.

Le questioni portate sul palcoscenico sono di quelle che inducono a riflettere, che costringono a interrogarsi, ma la scrittura di Enrico Luttmann riesce, specie attraverso la pungente ironia di Grazia, a stemperare i toni, a guidare lo spettatore nel labirinto di un percorso sospeso tra passato e futuro, con il presente a fare da problematica cerniera.

Particolarmente meritoria, poi, la decisione della direzione del Teatro de’ Servi che, dopo la replica pomeridiana del 16 marzo, ha ospitato l’incontro Persona e dignità – la vita e i suoi confini. Consapevolezza e libertà di scelta, al quale hanno preso parte, tra gli altri, l’autore e il regista dello spettacolo Segreti di famiglia e Mina Welby, in qualità di Presidentessa dell’Associazione Luca Coscioni. Il connubio tra il teatro e l’impegno civile riesce sempre a produrre buoni frutti: bisognerebbe solo ricordarlo più spesso.

data di pubblicazione: 17/03/2019


Il nostro voto:

OSCAR 2019

OSCAR 2019

La notte degli Oscar 2019 non ha incoronato un vincitore che, da solo, si è imposto sugli altri per numero di statuette, ma i film che avevano maggiormente attirato l’attenzione di critica e pubblico si sono divisi equamente i riconoscimenti più prestigiosi.

Il trofeo del miglior film lo conquista Green Book, straordinaria commedia che, seguendo il sentiero del road movie, ha consegnato al grande schermo uno dei più potenti inni alla tolleranza degli ultimi anni. L’esclusione di Peter Farrelly dai candidati alla miglior regia si era fatta indubbiamente notare, ma la vittoria del suo film nella categoria più prestigiosa ristabilisce (almeno in parte) gli equilibri. Lo stesso Green Book, di cui proprio sulle pagine di Accreditati avevamo segnalato soprattutto la scrittura felice, ai aggiudica anche la statuetta per la migliore sceneggiatura originale. La miglior sceneggiatura non originale, invece, è quella di BlacKKKlansman, diretto da Spike Lee.

Il miglior regista è invece Alfonso Cuarón per Roma, elegante e potente affresco in bianco e nero di un’epoca intrisa di cambiamento e di coraggio. Roma si aggiudica anche il premio per il miglior film straniero e la migliore fotografia.

I due attori protagonisti incoronati da questa edizione degli Oscar sono Olivia Colman per lo spiazzante La favorita e Rami Malek per Bohemian Rhapsody, uno dei biopic più discussi del cinema recente. Peccato per Viggo Mortensen, che in Green Book ha probabilmente offerto una delle sue migliori prove di attore.

Per gli attori non protagonisti, invece, i premiati sono Regina King (Se la strada potesse parlare) e Mahershala Ali (Green Book).

Tra i “premi tecnici” svetta certamente Bohemian Rhapsody, con il miglior montaggio, il miglior editing sonoro e il miglior mix sonoro.

Black Panther vanno gli Oscar per la miglior colonna sonora originale, la miglior scenografia e i miglior costume.

La miglior canzone originale non poteva essere che Shallow, di A Star is born, così come i migliori effetti speciali erano il premio “obbligato” per First Man, che ha aperto l’ultima edizione della Mostra d’arte cinematografica di Venezia.

La notte degli Oscar, come al solito, illude alcuni, delude altri, gratifica chi aveva visto giusto nei pronostici. Si tratta in ogni caso di un appassionante bilancio di un anno di cinema, che noi Accreditati, da Venezia e Roma, passando per Berlino, abbiamo cercato di seguire e condividere sulle nostre pagine telematiche con impegno, passione e dedizione.

Riportiamo qui di seguito l’elenco di tutte le candidature, con il film vincitore per ciascuna categoria.

Buon cinema a tutti!

Miglior film
Black Panther 
BlacKkKlansman 
Bohemian Rhapsody 
La favorita
Green Book 
Roma 
A Star is Born 
Vice

Miglior regia
Spike Lee, BlacKkKlansman
Paweł Pawlikowski, Cold War
Yorgos Lanthimos, La favorita
Alfonso Cuarón, Roma
Adam McKay, Vice

Miglior attrice protagonista
Yalitza Aparicio, Roma
Glenn Close, The Wife
Olivia Colman, La favorita
Lady Gaga, A Star Is Born
Melissa McCarthy, Copia originale

Miglior attrice non protagonista
Amy Adams, Vice
Marina de Tavira, Roma
Regina King, Se la strada potesse parlare
Emma Stone, La favorita
Rachel Weisz, La favorita 

Miglior attore protagonista
Christian Bale, Vice
Bradley Cooper, A Star Is Born
Willem Dafoe, At Eternity’s Gate
Rami Malek, Bohemian Rhapsody
Viggo Mortensen, Green Book 

Miglior attore non protagonista
Mahershala Ali, Green Book
Adam Driver, BlacKkKlansman
Sam Elliott, A Star Is Born
Richard E. Grant, Copia originale
Sam Rockwell, Vice

Miglior film straniero
Capernaum (Libano)
Cold War (Polonia)
Never Look Away (Germania)
Roma (Messico)
Shoplifters (Giappone) 

Miglior film d’animazione
Gli Incredibili 2 
Isle of Dogs
Mirai 
Ralph Spacca-Internet 
Spider-Man: Un nuovo universo 

Miglior corto d’animazione
Animal Behavior
Bao
Late Afternoon 
One Small Step 
Weekends

Miglior sceneggiatura originale
La favorita
First Reformed 
Green Book 
Roma 
Vice 

Miglior sceneggiatura non originale
The Ballad of Buster Scruggs 
BlacKkKlansman 
Copia originale
Se la strada potesse parlare
A Star is Born

Miglior colonna sonora originale
Black Panther 
BlacKkKlansman 
Se la strada potesse parlare
Isle of Dogs 
Il ritorno di Mary Poppins 

Miglior canzone originale
All the Stars – Black Panther 
I’ll Fight – RBG 
The Place Where Lost Things Go – Il ritorno di Mary Poppins 
Shallow – A Star is Born
When A Cowboy Trades His Spurs For Wings – Ballad of Buster Scruggs 

Miglior montaggio
BlacKkKlansman
Bohemian Rhapsody
La favorita
Green Book
Vice

Miglior fotografia
Cold War 
La favorita
Never Look Away 
Roma 
A Star is Born 

Miglior scenografia
Black Panther 
La favorita
First Man 
Il ritorno di Mary Poppins 
Roma 

Miglior costumi
The Ballad of Buster Scruggs 
Black Panther 
La favorita
Il ritorno di Mary Poppins Returns 
Maria Regina di Scozia 

Miglior effetti speciali
Avengers: Infinity War 
Christopher Robin 
First Man 
Ready Player One 
Solo: A Star Wars Story 

Miglior trucco
Border 
Maria Regina di Scozia
Vice 

Miglior editing sonoro
Black Panther 
Bohemian Rhapsody
First Man 
A Quiet Place 
Roma 

Miglior mix sonoro
Black Panther 
Bohemian Rhapsody 
First Man
Roma 
A Star is Born 

Miglior cortometraggio
Skin 
Detainment
Fauve
Marguerite
Mother

Miglior corto documentario
Black Sheep 
End Game 
Lifeboat 
A Night at the Garden 
Period. End of Sentence 

Miglior documentario
Free Solo 
Hale County 
This Morning, This Evening 
Minding the Gap
Of Fathers and Sons 
RBG

data di pubblicazione: 25/2/2019

GREEN BOOK di Peter Farrelly, 2019

GREEN BOOK di Peter Farrelly, 2019

Un uomo bianco e un uomo nero, due classi sociali differenti, due pianeti apparentemente distanti e incomunicabili, un viaggio insieme alla (ri)scoperta di se stessi. Green Book è un film che fa bene all’anima e al cinema, con un impareggiabile Viggo Mortensen a fare da protagonista.

 

Tony Vallelonga, detto Tony Lip (Viggo Mortensen), è un italoamericano che vive nel Bronx dei primi anni Sessanta. Lavora nei locali notturni come “uomo della sicurezza” e, giorno per giorno, cerca il modo di portare a casa quanto necessario ad assicurare a sua moglie Dolores (Linda Cardellini) e ai suoi figli una vita dignitosa: non importa se si tratta di ingurgitare hot dog, di guidare il camion della spazzatura o di “giocare” a dadi o a carte.

Una nuova opportunità di lavoro, però, lo mette di fronte a una scelta per niente scontata: fare da autista a Don Shirley (Mahershala Ali), uno dei pianisti più virtuosi della sua generazione, un uomo colto ed erudito, ma soprattutto un uomo di colore. Lo aspetta una tournée negli Stati del Sud, quelli dove gli avamposti del razzismo sono più difficili da violare: otto settimane lontano da casa, con un “capo nero” da cui prendere ordini, ma con una buona paga pronta a ricompensarlo se l’artista porterà a termine il suo viaggio senza problemi. Dopo qualche esitazione, i due partono a bordo di un’automobile color carta da zucchero, muniti dell’indispensabile “libro verde”: il green book è una sorta di guida turistica, molto diffusa all’epoca, in cui gli afroamericani potevano trovare l’elenco dei ristoranti e degli alberghi a loro “riservati”.

La diffidenza iniziale tra Tony e Shirley si trasforma progressivamente in empatia. Tony protegge Doc, mentre Doc insegna a Tony a scrivere delle lettere d’amore che non si riducano alla rassegna di quel che mangia a colazione o a pranzo.

Osservando Doc dallo specchietto retrovisore, Tony si accorge fin da subito che la mente del suo compagno di viaggio è affollata da molti pensieri: è quello che succede alle persone intelligenti, e chissà se poi è davvero così divertente essere intelligenti. Il genio e il talento, del resto, sono nulla senza il coraggio: il coraggio di dire no, di scendere dal palco quando le luci dei riflettori diventano dei fari che abbagliano le coscienze, di non rinnegare le proprie origini, ma anche di non lasciarsi ingabbiare dagli stereotipi che in quelle origini affondano le loro solide radici. Il coraggio di non perdere la dignità, di insistere, di resistere, di rinascere.

Ispirato alla storia vera di Tony Lip, padre di uno degli sceneggiatori del film (Nick Vallelunga), Green Book non lascia certo indifferenti. La ricetta del road movie è quella tradizionale: l’uomo bianco e l’uomo nero, il povero e il ricco, un viaggio insieme alla (ri)scoperta di se stessi, con l’immancabile osmosi di personalità tra due personaggi apparentemente agli antipodi. Gli ingredienti, però, sono di prima qualità e riescono a fare la differenza anche in una pellicola che, sulla carta, si candidava a divenire uno degli ennesimi esercizi di un genere cinematografico ormai (fin troppo?) collaudato. La sceneggiatura è coinvolgente e mai banale, i personaggi mostrano sfumature caratteriali indubbiamente interessanti, ma è Viggo Mortensen a rendere Green Book un autentico gioiello: grandioso nella sua interpretazione dell’ “uomo straordinariamente comune”, mai sopra le righe eppure capace di “bucare lo schermo”. Senza contare le battute recitate in italiano: meriterebbe un Oscar solo per quelle.

Con Green Book, insomma, si ride, si piange e si riflette, come nelle buone “commedie d’autore” che si rispettino.

data di pubblicazione: 31/1/2019


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BEN IS BACK di Peter Hedges, 2018

BEN IS BACK di Peter Hedges, 2018

Una madre, un figlio, l’amore indissolubile che li tiene legati, l’inferno della tossicodipendenza che trasforma le persone ma non i sentimenti.

 

È la vigilia di Natale. Holly Burns (Julia Roberts) e la sua famiglia allargata si preparano per la rappresentazione annuale in chiesa, per i regali, per la cena in cui ogni ingrediente deve essere quello giusto. Manca solo un tassello allo splendido mosaico che si va componendo: manca Ben (Lucas Hedges), il figlio maggiore di Holly, che sta cercando di disintossicare il suo corpo e la sua anima dal terribile demone della droga. Così, quando Ben si materializza di fronte alla porta di casa, Holly non riesce a trattenere le sue lacrime di gioia. La sua seconda figlia Ivy (Kathryn Newton) e il suo secondo marito (Courtney B. Vance), invece, sono terrorizzati: hanno paura che Ben non sia pronto, che non sia ancora capace di mantenere le sue promesse, che la droga tenga ancora in ostaggio la parte migliore di un ragazzo cui è stata rubata la spensieratezza dell’infanzia e della gioventù.

Holly e Ben raggiungono un accordo: Ben potrà restare a casa solo ventiquattro ore, poi tornerà nella comunità presso la quale sta faticosamente portando avanti il suo programma di disintossicazione. Holly si divide tra la gioia e il sospetto, tra l’amore della madre di Ben e il terrore della madre di un tossicodipendente.

Il ritorno di Ben, in effetti, non si rivela privo di conseguenze. A seguito di un incidente in casa, Holly e suo figlio inizieranno uno spasmodico viaggio proprio durante la notte di Natale: un viaggio che per Holly somiglia molto a una discesa agli inferi, che la porterà a guardare negli occhi le persone e i luoghi, colmi di disperazione e di degrado, in cui Ben ha trascorso buona parte della sua giovane vita. Holly imparerà a conoscere meglio suo figlio e, soprattutto, il temibile potere oscuro dell’eroina. Nonostante tutto, però, resterà la madre di Ben, pronta a rischiare anche la sua vita pur di essere presente quado suo figlio avrà bisogno di lei.

Ben is back, seguendo le cadenze di una parabola del figliol prodigo in versione contemporanea, è certamente un film che si caratterizza per una buona scrittura, a cui però manca un tratto che lo caratterizzi in maniera decisiva: l’impressione è quella di un racconto, pur nel complesso godibile e, nell’ultima parte, commovente, che non riesce a raggiungere le vette del film “da incorniciare”. Inappuntabile e da applausi la prova di Julia Roberts, il cui volto è capace di raffigurare l’intera gamma delle emozioni da cui è travolto il suo personaggio: la felicità, la paura, l’orgoglio, il coraggio, la disillusione. Non sempre all’altezza il coprotagonista Lucas Hedges, diretto dal papà Peter, che, per contro, non riesce a reggere il peso delle innumerevoli ed eterogenee sfaccettature che affrescano un personaggio indubbiamente complesso.

Un film da vedere, dunque, se non altro per il “coraggio” di riportare sul grande schermo il tema della tossicodipendenza, molto di moda negli anni Novanta e rispetto al quale è bene che (almeno) il cinema non spenga i riflettori.

data di pubblicazione: 30/12/2018


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